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CAPOTOSTI

 

 

 

Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org
 Mondiali Cross: il Kenya detta legge
A Kampala, i keniani conquistano la staffetta mista ed entrambi i titoli senior con Kamworor e Cheptai. Successi under 20 per l'ugandese Kiplimo e l'etiope Gidey.
L'infinito dualismo tra Kenya ed Etiopia ha appena scritto un nuovo capitolo della sua storia ai Campionati del Mondo di corsa campestre. Oggi a Kampala, in Uganda, 12 sono le medaglie con la bandiera keniana (4 ori, 5 argenti e 3 bronzi), mentre 9 (4 ori, 4 argenti e 1 bronzo) quelle per i colori etiopi. I padroni di casa dell'Uganda festeggiano con tre podi (1 oro e 2 bronzi), poi Turchia, Eritrea e Bahrain si aggiudicano un bronzo a testa. Nella gara senior maschile si conferma il keniano Geoffrey Kamworor e la connazionale Irene Cheptai vince il titolo fra le donne. Anche l’under 20 etiope Letesenbet Gidey ripete il successo femminile di due anni fa, invece l’ugandese Jacob Kiplimo conquista in casa l’oro juniores. Tre successi per team su quattro vanno all’Etiopia, con il Kenya che si impone nella classifica senior femminile, oltre che nella staffetta mista. Poca fortuna per l'Italia: la staffetta mista con Soufiane El Kabbouri, Margherita Magnani, Giulia Aprile e Joao Bussotti chiude decima (25:14), mentre le azzurrine finiscono in sedicesima posizione. La migliore under 20 italiana al traguardo, prima anche tra le atlete europee in gara, è la più giovane della spedizione: l'ancora 16enne trentina figlia d'arte Nadia Battocletti, 34esima (22:27). Prossima edizione, la 43esima, dei Mondiali di cross nel 2019 ad Aarhus in Danimarca.
IL RACCONTO DELLE GARE
ANCORA KAMWOROR - La fuga di Joshua Cheptegei infiamma Kampala, ma si spegne nell'ultimo giro dei 10km quando il ventenne ugandese deve cedere il passo a Geoffrey Kamworor. Il 24enne keniano, vicecampione mondiale dei 10.000 e iridato di mezza maratona, non si lascia sfuggire la doppietta e conferma il titolo del 2015 in 28:24. Dietro di lui il connazionale Leonard Barsoton (28:36) e l'etiope Abadi Hadis (28:43). Cheptegei, stremato, arretra fino alla trentesima posizione (30:08). A squadre, però, è l'Etiopia ad avere la meglio per appena un punto sul Kenya. Bronzo all'Uganda che precede Eritrea e Stati Uniti.
SEI DONNE PER LA SESTA VOLTA DEL KENYA - Non era mai successa una cosa del genere. Sei atlete ai primi sei posti dell'ordine d'arrivo, tutte con la stessa bandiera, quella del Kenya che per il sesto anno consecutivo si aggiudica l'oro individuale della prova senior. La campionessa del mondo è Irene Cheptai, forse, l'atleta meno pronosticata alla vigilia, ma che era già finita sul podio per team delle ultime edizioni. 25 anni, ha portato a termine la gara (per la prima volta sui 10km anche per le donne) in 31:57 superando le connazionali Alice Aprot Nawowuna (32:01) e Lilian Rengeruk (32:11). Quinta l'iridata uscente Agnes Tirop (32:32) finita tra le due compagne di squadra Hyvin Kiyeng Jepkemoi (32:32) e Faith Kipyegon (32:49), olimpionica dei 1500. Nella classifica per nazioni, il Kenya (10 punti) domina staccando nettamente Etiopia (45) e Bahrain (58).
UNDER 20, KIPLIMO SUPERSTAR - L'Uganda fa festa con Jacob Kiplimo che conquista la vittoria sugli 8km degli under 20 (22:40). Il neo giovane iridato - all'anagrafe risulta nato il 14 novembre del 2000 - nel 2016 era già stato bronzo nei 10.000 metri a Mondiali U20 su pista e poi aveva preso parte anche ai 5000 delle Olimpiadi di Rio. Kiplimo, che è tesserato per l'Atletica Prato, vive e si allena in Italia sotto la guida del tecnico Giuseppe Giambrone, fondatore del Tuscany Camp di San Rocco a Pilli (Siena). Oggi alle sue spalle sono finiti l'etiope Amdework Walelegn (22:43) e il keniano Richard Kimunyan (22:52). Primo "non africano" al traguardo è il giapponese Nazuya Nishiyama (27esimo, 25:15), mentre l'Europa compare nell'ordine d'arrivo a partire dal 31esimo posto dello spagnolo Mario Garcia (25:26).
A squadre affermazione dell'Etiopia (17 punti) su Kenya (27) ed Eritrea (55), con l'Uganda che resta ai piedi del podio per un solo punto (56).
GIDEY FA IL BIS - Solo altre quattro atlete nella storia della rassegna erano riuscite nell'impresa di replicare il titolo mondiale junior. Oggi Letesenbet Gidey è diventata la quinta under 20 di sempre a conquistare due ori iridati giovanili di campestre. 19 anni appena compiuti (il 20 marzo), l'etiope era già salita in cima al podio nell'edizione 2015 di Guiyang. Stavolta sui 6km si è lasciata alle spalle in 18:34 la connazionale Hawi Feysa (18:57) e la keniana Celliphine Chespol (19:02), campionessa mondiale U18 e U20 delle siepi. La migliore delle azzurrine è la più giovane del team, Nadia Battocletti: la non ancora 17enne allieva trentina chiude 34esima in 21:27, prima delle atlete europee, seguita dalla veneta Ilaria Fantinel (al 69° posto) e dalle piemontesi Alessia Scaini (72°) e Valentina Gemetto (81°), mentre non completano la prova Michela Cesarò, per una caduta in cui dopo un chilometro ha urtato il ginocchio su uno dei tronchi posizionati nel percorso, e Francesca Tommasi, che si è fermata all'inizio dell'ultimo giro. Alla fine l'Italia si piazza sedicesima e l'Etiopia vince anche il titolo a squadre con un solo punto di vantaggio sul Kenya, terzo posto per l'Uganda.
STAFFETTA KENIANA, AZZURRI DECIMI - Il primo titolo mondiale di staffetta mista di cross (4x2km) va al Kenya con la frazione iniziale lanciata dal tricampione iridato dei 1500 metri Asbel Kiprop. Completano l'opera (crono finale 22:22) i connazionali Winfred Mbithe, Bernard Koros e Beatrice Chepkoech alla quale spetta soltanto il compito di difendere il prezioso vantaggio dall'attacco finale di Genzebe Dibaba. La primatista mondiale dei 1500 recupera il distacco, ma tra lei e l'avversaria keniana restano 8 secondi che lasciano l'argento all'Etiopia (22:30) davanti alla Turchia (22:37) trascinata dai big Ali Kaya e Yasemin Can. Per l'Italia c'è il decimo posto (25:14) raggiunto dal quartetto azzurro con Soufiane El Kabbouri (5:47), Margherita Magnani (6:40), Giulia Aprile (7:09) e Joao Bussotti (5:38).
42. Campionati Mondiali di corsa campestre
Kampala (Uganda), 26 marzo 2017
Podi individuali e a squadre
SENIOR
Uomini (10km): 1. Geoffrey Kamworor (KEN) 28:24; 2. Leonard Barsoton (KEN) 28:36; 3. Abadi Hadis (ETH) 28:43. Team: 1. Etiopia 21 punti; 2. Kenya 22; 3. Uganda 72.
Donne (10km): 1. Irene Cheptai (KEN) 31:57; 2. Alice Aprot Nawowuna (KEN) 32:01; 3. Lilian Rengeruk (KEN) 32:11. Team: 1. Kenya 10 punti; 2. Etiopia 45; 3. Bahrain 59.
Staffetta mista (4x2km): 1. Kenya (Asbel Kiprop, Winfred Mbithe, Bernard Koros, Beatrice Chepkoech) 22:22; 2. Etiopia (Welde Tufa, Bone Cheluke, Yomif Kejelcha, Genzebe Dibaba) 22:30; 3. Turchia (Aras Kaya, Meryem Akdag, Ali Kaya, Yasemin Can) 22:37; 11. ITALIA (Soufiane El Kabbouri, Margherita Magnani, Giulia Aprile, Joao Bussotti) 25:14.
UNDER 20
Uomini (8km): 1. Jacob Kiplimo (UGA) 22:40; 2. Amdework Walelegn (ETH) 22:43; 3. Richard Yator Kimunyan (KEN) 22:52. Team: 1. Etiopia 17 punti; 2. Kenya 28; 3. Eritrea 55.
Donne (6km): 1. Letesenbet Gidey (ETH) 18:34; 2. Hawi Feysa (ETH) 18:57; 3. Celliphine Chespol (KEN) 19:02; 34. Nadia Battocletti 21:27; 69. Ilaria Fantinel 22:38; 72. Alessia Scaini 22:51; 81. Valentina Gemetto 23:34; rit. Michela Cesarò e Francesca Tommasi. Team: 1. Etiopia 19 punti; 2. Kenya 20; 3. Uganda 63 punti; 16. Italia 256.

Manyonga sfida il muro: "Ora punto ai 9 metri"
Da ragazzo saltava scalzo in una township sudafricana, ora il lunghista con 8.62 è 12° all-time: "L'8.95 resiste da 25 anni. Troppi"
Lo ha detto chiaro e tondo: "Voglio diventare il primo uomo al mondo a volare oltre i nove metri". Più in là di Mike Powell, più in là della leggenda di Bob Beamon, più in là dei sogni e della fantasia. A Luvo Manyonga è consentito. Il 26enne sudafricano, venerdì scorso, sfruttando l'aria rarefatta dei 1271 metri sul livello del mare di Pretoria, è atterrato a 8.62 (+1.2). Nessuno saltava così lontano da nove anni. La misura, la dodicesima all-time all'aperto al pari di quella raggiunta del giamaicano James Beckford (al conto si potrebbe aggiungere l'8.71 al coperto del tedesco Sebastian Bayer agli Euroindoor di Torino 2009), è valsa anche il record africano della specialità. Il precedente, di Khotso Mokoena, era di 12 cm inferiore (Madrid, luglio 2009). Il personale, invece, di 14 (firmato a Bruxelles, il settembre scorso).
IL SOGNO — Insomma: l'impresa realizzata allo stadio universitario della capitale amministrativa del Paese, nel corso dei Gauteng North Championships, è ricca di valori e di significati. Soprattutto perché realizzata da un atleta che non sbuca dal nulla - Manyonga è vicecampione olimpico in carica - e che sta dimostrando grande continuità. Due settimane prima, a Bloemfontein, s'era spinto a 8.46. E nella serie di Pretoria, dopo l'8.62 (raggiunto al primo tentativo), sono arrivati anche un 8.29 e due 8.34. "E pensare - ha commentato il suo coach Neil Cornelius - che nulla è stato finalizzato. Una misura così non era certo stata programmata: avevamo fatto solo lavori di quantità. Eppure tutto è venuto così facile". Ecco, allora, l'obiettivo (l'utopia?) dei nove metri. "Il primato del lungo - dice Luvo - l'8.95 di Powell, resiste da oltre 25 anni. Sono troppi. È ora di migliorarlo. E io credo di poterci provare. Non so quando, non fisso una data: ma prima o poi succederà". Con tutto il fascino legato all'eventuale caduta di un muro che, oggi, pare infrantumabile.
IL PASSATO — Il ragazzo, talento indiscusso, ma inizialmente osteggiato dal padre che lo avrebbe voluto rugbista come lui, ha alle spalle una storia controversa. Oro ai Mondiali juniores di Moncton 2010 (7.99) e quinto a quelli assoluti di Daegu 2011, era poi entrato in un pericoloso tunnel. Cresciuto nella miseria della township di Mbekweni, alle porte di Paarl, dove saltava scalzo su strade sabbiose e impolverate, travolto dall'improvvisa popolarità e da un certo benessere figlio di quei risultati, ha rischiato una brutta fine. Squalificato diciotto mesi per doping, ha toccato il fondo quando, dopo aver evitato un arresto e essere rimasto coinvolto in una sparatoria, il suo vecchio allenatore, Mario Smith, è morto in un incidente stradale. Pareva perso, poi poco alla volta, grazie allo sport, si è ripreso. Fino a questi exploit in serie. Con la beffa dei Giochi di Rio, dove in finale lo statunitense Jeff Henderson (8.38 alla sesta e ultima prova) lo ha preceduto di un solo centimetro.
IL FUTURO — L'atletica sudafricana sta vivendo un periodo d'oro. Da Wayde Van Niekerk a Caster Semenya, abbonda di stelle. E Manyonga, nelle scorse settimane, ha aggiunto carichi da novanta. Prossimo appuntamento, per Ludo, il 21-22 aprile coi campionati nazionali di Potchefstroom, per i quali già monta l'attesa per l'annunciata sfida sui 100 tra Van Niekerk, che doppierà coi 200 e Akani Simbine, a Rio quinto e negli ultimi venti giorni tre volte sotto i 10"00, fino al 9"92 (+1.2) di sabato scorso. Manyonga, poi, sarà al meeting di Diamond League di Shanghai del 13 maggio. I nove metri potrebbero essere meno lontano di quel che si pensa.


Mondo: Harrison e Baker frecce americane
STRADA, VITTORIE AFRICANE - A Parigi mezza maratona con doppia tripletta kenyana: Morris Gachaga in 1h00:38 ha preceduto Paul Lonyangata (1h00:40) e Alex Korio (1h00:42), mentre Ruth Chepngetich in 1h08:07 ha battuto nettamente Poline Wanjiku (1h10:51) e Edith Chelimo (1h10:59). Nella 42km giapponese di Otsu uno-due dei kenyani con Ezekiel Chebii (2h09:06) e Vincent Kipruto (2h09:15) davanti all'ugandese bronzo mondiale a Pechino Solomon Mutai (2h09:59). A Rabat doppio successo etiope con Fikadu Debele (2h09:37) e Worknesh Alemu (2h30:04). Marcia di densità spaventosa in Cina: ben trentacinque ventisti sotto 1h23, quindici cinquantisti sotto le 4h02 e tredici ventisti sotto 1h30. Successi di Wang Kaihua in 1h17:54 (performer n.18 all-time), Niu Wenbin in 3h46:12 e Lu Xiuzhi in 1h26:28, davanti di un secondo su Wang Na.
Ai campionati USA l'ostacolista avvicina il record del mondo dei 60hs in 7.74, lo sprinter il mondiale 2017 in 6.45. Grandi prestazioni su 300 e 600 metri.
I campionati statunitensi indoor di Albuquerque vanno in archivio con un bilancio di due "world best" senior e uno nella categoria under 20, per un totale di otto primati mondiali stagionali, pur se solo due ottenuti in eventi propri del programma internazionale e sei su distanze e concorsi cosiddetti "spuri". Oltre a ciò, il ritorno di atleti di primissimo piano e alcune prestazioni molto vicina ai vertici statistici assoluti. Le note più importanti si sono registrate perciò con i nuovi primati mondiali stagionali di Kendra Harrison sui 60 ostacoli e di Ronnie Baker sui 60 piani. La Harrison è volata in batteria a 7.74, personale e sesta prestazione di sempre a sei centesimi dal record del mondo, per poi vincere la finale di stretta misura in 7.81 per un solo centesimo su Jasmin Stowers, scesa al personale di 7.82. Lo sprinter Baker ha sottratto anche lui un centesimo alla sua precedente world lead vincendo la finale dei 60 in 6.45 regolando di quasi un metro LeShon Collins (6.54, personale bissato dopo quello di 6.57 nel turno preliminare).
RITORNO DELLE PRIMEDONNE - Alla prima uscita stagionale l'olimpionica e iridata indoor di getto del peso Michelle Carter e la 19enne Vashti Cunningham, anche lei oro a Portland un anno fa, hanno vinto e convinto: 19,03 (con un altro lancio da 19,01) per la lanciatrice, 1,96 alla prima prova e tre errori a due metri per la saltatrice, che ha così stabilito la miglior prestazione mondiale under 20 del 2017. Statisticamente ha fatto meglio Candace Hill, pluridorata ai mondiali allievi di Cali, che all'ennesimo assalto ha migliorato il "record" under 20 dei 300 indoor in 36.56, sottraendolo a Francena McCorory (36.67 dieci anni fa). Non le è bastato per vincere il titolo nazionale, giocato in una gran volata a due tra Phyllis Francis e Joanna Atkins nell'altra sessione di finale: 36.15 e 36.18, sesta e settima prestazione all-time.
WORLD BEST PER LYLES E BERRY - Noah Lyles, unico a precedere Filippo Tortu nella finale mondiale junior dei 100 metri della scorsa estate, ha vinto i 300 metri in 31.87, un centesimo meno del precedente limite mondiale di Wallace Spearmon. Lyles ha preceduto Paul Dedewo, atleta 25enne di origini nigeriane, in crescita da un paio di stagioni e giunto tardi all'atletica.
Con 31.92 Dedewo si colloca al terzo posto nella storia dei 300 indoor, davanti a gente come Kerron Clement e LaShawn Merritt. L'altro world best è arrivato dal martellone donne (attrezzo da 20 libbre): Gwen Berry, seconda oltre i 25 metri nella storia della specialità, ha aperto la finale con 25,22, proseguito con 25,21 e chiuso la pratica con 25,60, quattro centimetri più lontano del limite di 25,56 che era detenuto da Brittany Riley. La Price, con 24,30, ha stabilito la quarta misura all-time.
600 METRI, ANNATA RECORD - La non molto praticata distanza, così come quella dei 300, ha trovato in questa stagione grande linfa nel circuito USA. Tantissime gare, col risultato di produrre record e prestazioni nei pressi. Quello che è riuscito sui 300 a Lyles non è stato replicato, davvero per poco, da Ajee' Wilson e Courtney Okolo sui 600 donne. La vice-iridata indoor degli 800 Wilson ha vinto la finale in 1:23.84, a soli 40 centesimi dal miglior risultato di sempre della russa Kotlyarova. L'olimpionica della 4x400 Okolo le ha tirato il collo in finale, chiudendo in 1:24.00. Sono terza e quarta di sempre. Il record nazionale resta a un soffio, 1:23.59 di Alysia Montano.
ANCHE SOWINSKI MEGLIO DI MOTCHEBON - Sui 600 uomini, che quest'anno hanno visto il "record mondiale" portato due volte e registro con il primo "meno 1:15", ha vinto Erik Sowinski in 1:15.07, quarta prestazione all-time e sotto al limite che fino a due mesi fa era del tedesco Motchebon. Altri mondiali stagionali da Albuquerque: 2:18.60 del bronzo olimpico Murphy sui 1000 in 2:18.60, 24,02 di Alex Young nel martellone da 35 libbre e 10:19.14 di Shelbi Houlihan sulle due miglia, questa sì gara disputata per la prima volta nel 2017 e con scarso peso di interesse. La Houlihan ha vinto anche il miglio in un mediocre 4:45.18.
MERRITT C'E': 7.51 - Tra gli altri risultati, il successo di Aries Merritt sui 60hs in 7.51, di Sam Kendricks nell'asta con 5,85 all'esordio stagionale, di Kynard nell'alto con 2,30. Altri titoli a Blankenship nel miglio in 3:59.22 e Paul Chelimo sulle due miglia in 8:28.53. Dai concorsi, 7.93 di Ward nel lungo, 17,10 (due volte) di Carter nel triplo e 20.78 di Moore nel peso. Multiple a Cato con 5.738 punti.
Tra le donne, asta a Sandi Morris con 4,70 (Suhr rinunciataria, ha disertato i campionati), titolo dei 60 all'olimpionica della 4x100 Akinosun in 7.08 (personale), i 1000 alla Lipsey in 2:37.97, Bougard prima nel lungo (6,44) e nel pentathlon (4.558 punti), triplo a Tori Franklin con 13,86. Un'edizione tutto sommato in toni tecnicamente discreti con ottime cose su distanze non proprie del programma ufficiale e, come avviene dal lungo periodo, disertata da tre quarti dei big dell'atletica USA.
FINE STAGIONE INDOOR - Il calendario invernale in pista si concluderà la prossima settimana con i campionati NCAA, dove torneranno 200, 400, 800 e via dicendo, distanze soppiantate da 300, 600, miglio eccetera ai campionati nazionali. L'appendice successiva dei New Balance Nationals, a New York, sarà la rassegna delle categorie giovanili, zeppe di atleti in rampa di lancio come Alyssa Wilson, pochi giorni fa al record nazionale under 20 del peso con 17,51.
PRIMAVERA SUDAFRICANA, SIMBINE E' UN JET - Akani Simbine vola nell'altitudine di Pretoria. Il primatista sudafricano dei 100 metri è sceso nuovamente sotto i 10" sui 100 (9.93) e correndo i 200 in 19.95 ha realizzato la terza prestazione nazionale sulla distanza dopo il limite di Jobodwana (19.87) e il 19.94 di Wayde van Niekerk. In luce anche lo junior Munyai, che in 20.10 ha migliorato il vecchissimo record di categoria di Dempers (20.16), portandosi alla quinta prestazione all-time under 20, e ha sfiorato il record anche sui 100 (per un centesimo) chiudendo in 10.20.


Kipsang sfiora il record a Tokyo: ecco il muro da abbattere
Kipsang va forte nella capitale giapponese, firmando la dodicesima prestazione di sempre
PER UN SOFFIO
Profumo di record, almeno per 30 km, nella maratona di Tokio vinta dal keniota Wilson Kipsang nel grande tempo di 2h03’58, dodicesima prestazione mondiale all time. Questi i suoi parziali per ogni frazione di 10 km oltre a quello finale sui 2km e 195 metri. : 28:50 + 29:15 + 29:22 + 30:02 + 6:29. Passaggio alla mezza maratona in 61.21 ed ai 30 km in 1h27’27, migliore prestazione mondiale sulla distanza (prec. Dennis Kimetto con 1h27’38 nel 2014 a Berlino), con un passaggio a metà gara in 1:01:21. L’attacco al record mondiale di Dennis Kimetto di 2h02’58 è poi svanito nella quarta frazione di 10 km che Kipsang ha percorso in 30.02, sempre un grande tempo visto che si parla di un ritmo di corsa da 3 minuti al km, ma non certo sufficiente per togliere il primato a Kimetto. Per riuscirci Kipsang avrebbe dovuto mantenere la stessa media dei primi tre quarti di gara coprendo anche la quarta frazione di 10.000 metri in 29:09 per approdare così al km 40 in 1h56’37 e poi finire gli ultimi 2 km e 195 metri in 6.20. Facile a dirsi.
kipsang
PRIMATO A RISCHIO. Certamente, visto il numero di risultati di alto livello che piovono un po’ da tutte le parti nella maratona maschile l’attuale primato del mondo di Kimetto potrebbe anche cadere entro la fine del 2017, soprattutto se, nella solita Berlino, decisamente la gara con il tracciato più veloce, ci sarà anche questo anno un cast di atleti in grande forma come è sempre successo in passato.
I MURI
Senza andare nella preistoria ricordando che il primo record mondiale riconosciuto dalla Iaaf è il 2:55: 18 dell’americano Johnny Hayes, l’atleta che vinse i giochi olimpici di Londra nel 1908 dopo la squalifica di Dorando Pietri ( che era arrivato primo in 2:54:46 ma con l’aiuto vietato di alcuni ufficiali di gara) proviamo a prendere in esame tutti i muri abbattuti sotto il tempo delle 2 ore e 10 minuti. Centonove anni fa Hayes vinse dunque il titolo olimpico correndo a circa 4 minuti e 10 secondi al km. In oltre un secolo di storia della maratona le medie dei successivi primati del mondo sono scese vertiginosamente. Vediamo di quanto partendo dal primo muro di 2 ore e 10 minuti, che si può considerare come l’inizio dell’era moderna della maratona.
TRA I ’60 E GLI ’80
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 10 MINUTI. Il primo uomo sotto le 2 ore e 10 minuti fu l’australiano Derek Clayton con 2:09:36 il 3 dicembre del 1967 a Fukuoka. (media 3.04 al km)
PRIMA VOLTA SOTTO 2 ORE e 9 MINUTI. Ancora un australiano alla ribalta stavolta con il baffuto Robert De Castella che il 6 dicembre del 1981 corse a Fukuoka in 2:08:18 (media 3.03 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 8 MINUTI. Stavolta il primatista mondiale è il leggendario fondista portoghese Carlos Lopes che il 20 aprile del 1985, a 38 anni di età! Corre in 2:07:12 (media 3.01 al km).
ARRIVA L’AFRICA
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 7 MINUTI. Nell’albo dei primatisti mondiali irrompe per la prima volta l’Africa con l’etiope Belayneh Dinsamo che il 17 aprile 1988 a Rotterdam corre in 2:07:50 ( media di 3.00 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 6 MINUTI. E’ Khalid Kannouchi un marocchino emigrato in America facendo anche il lavapiatti il primo uomo a scendere sotto le 2 ore e 6 minuti. L’impresa avviene il 24 ottobre del 1999 a Chicago con 2:05:42 (media 2.58.5 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE 5 MINUTI. Il nuovo primatista è un atleta keniota fenomeno del cross e della pista. Si chiama Paul Tergat ed il 28 settembre del 2003 corre a Berlino in 2:04:55 ( media 2.57.5 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 4 MINUTI. Da un fenomeno come Paul Tergat ad un extraterrestre della pista come l’etiope Haile Gebreselassie che il 28 settembre, sempre a Berlino, buca quasi chirurgicamente, il muro delle 2 ore a 4 minuti con 2:03:59 (media 2.56 al km).
STORIE DEI ’10
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 3 MINUTI. Non è certamente famoso come Paul Tergat ed Haile Gebreselassie, due autentici fenomeni della pista, il keniota Dennis Kimetto, appartiene all’ultima generazione dei grandi specialisti delle corse su strada che frequentano molto poco o quasi niente le gare del mezzofondo prolungato in pista. Non a caso Kimetto, oltre a quello sulla maratona realizzato, quasi inutile dirlo, ancora a Berlino il 28 settembre del 2014 con 2:02:58, (media 2.55 al km) detiene anche il primato del mondo sui 25 km con 1:11: 18 ed anche, sino ad ieri, quello dei 30 km con 1:27:38 poi migliorato di passaggio dal connazionale Wilson Kipsang con 1:27.27 nella gara di Tokio.
G.Rondelli
Crippa 5000 da primato 13:23.99 a Birmingham
Nell'ultima tappa del World Indoor Tour l'azzurro è quinto e migliora il record italiano in sala. Mo Farah al primato europeo in 13:09.16. Record anche per la Muir sui 1000 metri in 2:31.93.
Yeman Crippa ha stabilito oggi pomeriggio a Birmingham il record italiano assoluto dei 5000 metri indoor in 13:23.99, nella gara che ha visto l'olimpionico Mo Farah arrivare al nuovo limite europeo in 13:09.16, al termine di una sfida incerta fino alla fine. Il ventenne azzurro delle Fiamme Oro ha nettamente abbassato il limite nazionale detenuto da quasi trentacinque anni da Venanzio Ortis che aveva corso in 13:39.43 a Milano il 10 marzo 1982. Magnifica prova, con Crippa nelle posizioni di coda nella prima parte di gara, bravo negli ultimi due chilometri a risalire fino a centrare il quinto posto e ottenere nientemeno che la decima prestazione europea all-time e la seconda prestazione europea under 23 sulla distanza. Crippa era al debutto sulla distanza al coperto. All'aperto vanta 13:36.65, ottenuto lo scorso anno a Bellinzona, un crono ora nettamente migliorato. La prestazione odierna del bicampione europeo junior di cross trova, nelle liste italiane di sempre outdoor, solo dodici interpreti che sono stati capaci di far meglio.
FARAH RECORD IN 13:09.16 - Farah si è imposto in 13:09.16, nuovo limite continentale che migliora il 13:11.13 del francese Tahri, non essendo mai stato ratificato il 13:10.60 che lo stesso Farah ottenne sempre a Birmingham esattamente sei anni fa. A tenere in bilico il successo del britannico, fino alla fine, l'ex-kenyano Albert Rop che ha ottenuto il record asiatico in nome del Bahrain in 13:09.43. Sotto il vecchio primato d'Europa anche il francese Amdouni in 13:10.60 (record nazionale). Al primato nazionale anche il marocchino El Bakkali, quarto in 13:11.18. Tutti i primi cinque classificati hanno migliorato i rispettivi record nazionali.
FESTA DOPPIA, ANCHE LA MUIR DA PRIMATO - Giubilo tutto british nella tappa conclusiva del World Indoor Tour IAAF, grazie all'altra impresa centrata dalla scozzese Laura Muir sui 1000 metri, un altro tentativo di record annunciato. Già al primato continentale sui 3000 pochi giorni fa, la Muir ha segnato davanti a un pubblico in delirio il nuovo limite in 2:31.93, a un secondo dal record mondiale indoor fissato da Maria Mutola a 2:30.94 diciotto anni fa a Stoccolma. Lanciata verso l'impresa dall'eccellente lavoro della lepre di lusso Jenny Meadows, la Muir ha realizzato la seconda prestazione all-time sulla distanza, migliorando il limite continentale di 2:32.16 appartenente alla russa Yuliya Chizenko. I passaggi della Muir (600 metri in 1:29.71, il primato personale di 2:00.56 agli 800, e l'ultimo giro in 31.39) non sono bastati per raggiungere la vetta mondiale assoluta ma quella europea sì, e con che determinazione. A cinque secondi la seconda, l'americana Grace in 2:36.97.
THOMPSON & POZZI, DUE FRECCE - Il jet di Birmingham è la due volte campionessa olimpica della velocità Elaine Thompson, che corre 60 metri al fulmicotone e chiude in un eccezionale 6.98, mondiale stagionale e settima prestazione all-time a sei centesimi dal record mondiale di Irina Privalova. Partenza rabbiosa, accelerazione da manuale e assetto perfetto per la più bella gara di velocità dell'anno. Non è record nazionale, Merlene Ottey riuscì una volta a 6.96 e ben due volte a 6.97, ma è impresa maestosa. Sei i centesimi di miglioramento sul recedente primato personale. La seconda, la connazionale Evans (vince la classifica di specialità) è a quasi due decimi, che sulla distanza sono una enormità. Mondiale stagionale anche per Andrew Pozzi sui 60hs, il terzo della stagione, ostacolista in credito con la fortuna dopo i numerosi infortuni che ne hanno ritardato la competitività a altissimi livelli.
Ritrovata la salute, eccolo dominare la stagione al coperto e abbassare di un centesimo il suo mondiale stagionale (7.43). Nessun contatto con gli ostacoli, tecnicamente bravissimo.
LOXSOM & BLANKENSHIP, USA IN VETTA - Due mezzofondisti USA che centrano un doppio record mondiale stagionale nello stesso meeting, nonostante presenze africane, sono un evento raro. Ci sono riusciti i bianchi Casimir Loxsom, recentemente primatista mondiale sui 600 metri, che ha dominato gli 800 metri in 1:46.13, nuovo limite mondiale stagionale, resistendo al ritorno tardivo del bosniaco Tuka (1:46.59, record nazionale), e il barbuto Ben Blankenship (3:36.42), che al termine di una gara incerta ha avuto la meglio sull'australiano Gregson. Sconfitti i kenyani (ma Birgen si aggiudica vittoria nel Tour e biglietto iridato), ottima gara dell'emergente svedese Berglund, quarto in 3:37.69.
LE ALTRE GARE MASCHILI - Bel 60 uomini vinto dal leader stagionale Baker in 6.55. In un centesimo a 6.58 piombano sul traguardo in tre, Kim Collins, l'inglese Kilty e il giamaicano Clarke. Pavel Maslak vince dominando i 400 in 45.89 e si aggiudica la vittoria di specialità. Si permette anche di vincere contro il grenadino Taplin, che l'aveva battuto due volte in pochi giorni e cha ha chiuso quarto in 46.38, preceduto per millesimi dallo sloveno Janezic e dal dominicano Santos (46.16). Nonostante la gara medioce di oggi (2,20) il bahamense Thomas si è aggiudicato la classifica dell'alto maschile del World Indoor Tour. Oggi il migliore è stato lo statunitese Kynard con 2,31. A contrastarlo solo Robbie Grabarz, secondo con 2,28. La vittoria nel lungo con 7,89 regala al sudafricano Mokoena il biglietto che scade tra un anno, mondiali indoor nello stesso impianto. Bella soddisfazione per un atleta non più giovanissimo ma che ha in serbo ancora soddisfazioni.
LE ALTRE GARE FEMMINILI - Sui 3000 metri Sifan Hassan ha lanciato il finale poco prima della campana ma la kenyana Obiri ha eseguito un micidiale cambio di velocità a cento metri dal traguardo vincendo in 8:29.43 (personale e seconda prestazione stagionale). Per la Hassan il record nazionale in 8:30.76 e la quarta prestazione europea all-time, la migliore se si escludono le atlete russe. Zuzana Hejnová vince i 400 rimontando la britannica Laviai Nielsen. Il crono (51.77) è la seconda prestazione europea del 2017. Gli 800 hanno avuto ancora la migliore interprete nella polacca Joanna Jozwik, vincitrice in 2:01.12 dominando come da copione. Per lei c'è il biglietto assicurato per il mondiale indoor 2018. Bene le europee Lindh (2:01.69) e Oskan-Clarke (2:01.71), meno la co-favorita canadese Bishop (2:02.19), alle prese con una condizione non brillante. Esercizio di stile di Christina Manning, vincitrice dei 60hs in 7.83 a un centesimo dal personale. Ha battuto nettamente la statunitense Nelvis (7.94) e Sally Pearson (7.96). L'olimpionica Stefanidi ha vinto l'asta con 4,63 ma la vittoria in classifica è andata all'elvetica Büchler, seconda con 4,53. Nel lungo duello casalingo tra la Ugen e la Sawyers. Meglio la prima con 6,76 contro i 6,71 della connazionale. Esito scontato nel peso: vince la magiara Marton con la miglior prestazione europea stagionale (18,97).
I vincitori del World Indoor Tour IAAF, automaticamente selezionati per il mondiale indoor di Birmingham 2018, sono Orlando Ortega (60hs), Donald Thomas (alto), Pavel Maslak (400), Bethwell Birgen (1500) e Godfrey Mokoena (lungo) tra gli uomini, Joanna Jozwik (800), Patricia Mamona (triplo), Anita Marton (peso), Hellen Obiri (3000), Gayon Eavsn (60) e Nicole Buchler (asta) tra le donne.

Otto metri per tre: Jacobs, Randazzo e Howe!
Spettacolo sulla pedana del lungo degli Assoluti Indoor: vince Jacobs con 8,06. 8,05 per il ventenne Randazzo e 8,01 per un ritrovato Howe
Salto in lungo-show nella prima giornata dei Campionati Italiani Assoluti Indoor di Ancona. Sotto il tetto del palaindoor tre atleti infrangono il fatidico muro degli 8 metri in una gara senza precedenti al coperto in Italia. Vince Marcell Jacobs (Fiamme Oro) con 8,06, un centimetro meglio del ventenne siciliano Filippo Randazzo (Fiamme Gialle) che per la prima volta nella sua carriera mette l'8 in prima cifra: 8,05, quinto azzurro di sempre al coperto. Ma l'altra bella notizia di oggi è che, dall'altra parte del muro, con 8,01 c'è anche Andrew Howe (Aeronautica). Era da quasi 7 anni (dall'8,12 degli Europei di Barcellona 2010) che il recordman nazionale assoluto, argento mondiale 2007, non varcava la soglia degli 8 metri. Una gara dai contenuti eccezionali che vede la classifica proseguire con il quarto posto di Kevin Ojiaku (Fiamme Gialle) 7,93 e il quinto di Stefano Tremigliozzi (Aeronautica) 7,83. Immediata l'eco a livello europeo di questa triplice impresa. Nel ranking continentale 2017 Jacobs (oggi 8,06) è secondo con 8,07, Randazzo è terzo con 8,05 e Howe è quarto con 8,01. Tre azzurri ai piani alti della graduatorie stagionali (meglio ha fatto solo il francese Jean-Pierre Bertrand, 8,08) a due settimane dal grande appuntamento degli Europei Indoor di Belgrado (3-5 marzo). Come già detto, questa trio "over 8 metri" nella stessa gara è qualcosa di inedito in chiave italiana a livello indoor. All'aperto, invece, i precedenti sono ben due. Il primo con Fausto Frigerio 8,15, Milko Campus 8,06 e Giovanni Evangelisti 8,03 il 5 luglio del 1990 a Cagliari in occasione del meeting Terra Sarda; l'altro con Nicola Trentin 8,16, Andrew Howe 8,07 e Stefano Dacastello 8,00 a Casal del Marmo (Roma) durante la finale dei Societari Assoluti 2004.
A sei mesi di distanza dal quarto posto sulla 20km alle Olimpiadi di Rio, la pugliese Antonella Palmisano (Fiamme Gialle) mette in bacheca il terzo titolo in sala della sua carriera in 12:08.83: è la migliore prestazione mondiale 2017 ad appena tre secondi dal personal best (12:05.68 nel 2015).
Scalpitano e vincono le nuove leve degli ostacoli. I 60hs delle donne fanno scintille grazie a due giovanissime interpreti: la primatista italiana under 20 Elisa Di Lazzaro e la campionessa europea under 18 dei 100hs Desola Oki. Stavolta, però, la sfida vale il titolo assoluto e ancora una volta il record italiano junior che la Di Lazzaro (18enne triestina trapiantata a Fidenza nell'inesauribile vivavio del Cus Parma guidato dal tecnico Maurizio Pratizzoli) deteneva dal 5 febbraio e che qui migliora di altri tre centesimi a 8.25. Sfiorato lo standard di iscrizione (8.24) per i prossimi Europei Indoor di Belgrado. Seconda è la Oki, stesso club e stesso allenatore, che con 8.29 centra il personale. Al terzo posto, Micol Cattaneo (Carabinieri), la più esperta del podio con 8.30.
In luce anche Hassane Fofana (Fiamme Oro) davanti a tutti in 7.73 sui 60hs, primato personale ribadendo lo standard di iscrizione per gli Europei Indoor di Belgrado. Brava Laura Strati, la veneta momentaneamente trasferitasi a Madrid per ragioni di studio, atterra a 6,59 e diventa la quarta lunghista italiana di sempre al coperto, l'ottava in Europa quest'anno. Nel peso ennesimo successo della pluricampionessa d'Italia Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) con 16,17, è il suo ventesimo titolo in carriera.


Jepchirchir, doppio record mondiale
Nella mezza maratona di Ras al-Khaimah, la keniana migliora il limite iridato sui 21,097 km (1h05:06) e anche quello dei 20 km (1h01:40)
La keniana Peres Jepchirchir ha stabilito questa mattina il nuovo record mondiale di mezza maratona con 1h05:06 a Ras al-Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti. Per la 23enne africana, di passaggio, è arrivato anche il primato del mondo nei 20 chilometri in 1h01:40. Ambedue i precedenti limiti appartenevano all’altra keniana Florence Kiplagat, che li aveva ottenuti quasi due anni fa a Barcellona, il 15 febbraio 2015, rispettivamente con 1h05:09 e 1h01:54. Una doppia impresa al termine di un grande duello tra la Jepchirchir, campionessa mondiale in carica dei 21,097 km, e la connazionale Mary Keitany, due ori iridati sulla distanza e vincitrice nelle ultime tre edizioni della maratona di New York, seconda in 1h05:13 con la quarta prestazione alltime (terza performer di sempre) che non basta per evitare la sua prima sconfitta sulla “mezza” dal 2007 dopo tredici successi di fila. Proprio nella velocissima gara araba, la Keitany era riuscita a centrare entrambi i record mondiali nel 2011 con 1h05:50 e 1h02:36, ma se li è visti sottrarre dalla Kiplagat sulle strade della città spagnola nel 2014 con successivo miglioramento nel 2015.
Ora invece è il turno della Jepchirchir, che prima di oggi poteva vantare un personal best di 1h06:39 quando nella scorsa stagione finì quarta a Ras al-Khaimah e ha realizzato quindi un progresso di oltre un minuto e mezzo correndo in “negative split”, con una flessione solo negli ultimi 800 metri per accasciarsi momentaneamente al suolo dopo il traguardo. Infatti la seconda parte di gara è stata più veloce della prima, considerando non solo la frazione dal decimo al ventesimo chilometro in 30:33, contro i 31:07 dei primi 10 km, ma anche la progressiva accelerazione in ogni segmento di cinque chilometri, testimoniata dai parziali di 15:40, 15:27, 15:25 e 15:08. Solo Kenya per le prime quattro, con Joyciline Jepkosgei sul terzo gradino del podio in 1h06:08 (settima alltime) e l’oro olimpico di maratona Jemima Sumgong alle sue spalle in 1h06:43, poi la star etiope Tirunesh Dibaba, tre volte campionessa a cinque cerchi su pista, quinta con 1h06:50. Il terzetto al comando ha fatto segnare prestazioni che si inseriscono ai piani altissimi delle liste alltime sui 15 km, dal quarto al sesto posto: Keitany 46:30, Jepkosgei 46:31 e Jepchirchir 46:32, mentre la Keitany diventa seconda di sempre nei 20 km (1h01:52). Anche al maschile, dominio degli atleti keniani che conquistano prima e terza posizione: vittoria in 59:10 di Bedan Karoki, vicecampione mondiale di cross e di mezza maratona, davanti all’etiope Yigrem Demelash (59:19) e ad Augustine Choge (59:26).

Dibaba è record anche sui 2000
A Sabadell, in Spagna, la mezzofondista etiope firma il miglior crono di sempre sulla distanza con 5:23.75. Primato personale sui 3000 per l’azzurro Razine (7:50.78), nei 400 metri Bazzoni 54.39.
Un altro primato mondiale per Genzebe Dibaba. La mezzofondista etiope ha realizzato questa sera al meeting internazionale di Sabadell, in Spagna, il più veloce crono di sempre sui 2000 metri indoor con 5:23.75. Battuto quindi il precedente limite di 5:30.53, stabilito dalla romena Gabriela Szabo a Sindelfingen (Germania), l’8 marzo 1998, ma il tempo di oggi è inferiore anche al record all’aperto di 5:25.36 che appartiene dal 1994 all’irlandese Sonia O’Sullivan. Adesso la fuoriclasse africana, 26 anni da compiere proprio domani, è in possesso di ben sei migliori prestazioni mondiali al coperto: infatti detiene anche quelle di 1500, miglio, 3000, due miglia e 5000 metri, oltre al record all’aperto sui 1500 metri, la specialità in cui è campionessa iridata in carica e argento olimpico.
Nella riunione spagnola, in gara due azzurri con un bel secondo posto e progresso personale per Marouan Razine nei 3000 metri. Il 25enne dell’Esercito è finito alle spalle del vicecampione europeo dei 5000 metri, Adel Mechaal: 7:48.39 per lo spagnolo e 7:50.78 per il piemontese che migliora di oltre cinque secondi il recente primato personale sulla distanza (7:56.26 il 4 febbraio a Mondeville), sfiorando l'ingresso nella top ten italiana alltime. Un crono inferiore anche al suo miglior risultato di sempre all’aperto sui 3000 metri (7:54.58 nel 2011 a Lucerna), nuovamente sotto allo standard richiesto per l’iscrizione agli Europei indoor di Belgrado (3-5 marzo).
Stesso piazzamento per la quattrocentista Chiara Bazzoni (Esercito) in 54.39 alle spalle del 53.98 centrato dalla spagnola Laura Bueno. La velocista senese, componente della 4x400 azzurra che ha vinto il bronzo agli Europei di Amsterdam, toglie così di quasi mezzo secondo allo stagionale di 54.88 realizzato in occasione della sua prima uscita il 15 gennaio ad Ancona.
Nei 1500 vinti dallo spagnolo Marc Alcala in 3:39.99, quinto posto con 3:43.34 di Goran Nava: il 35enne del Cus Pro Patria Milano, portacolori della Serbia, fa segnare un crono in linea con il minimo di partecipazione per la rassegna continentale in sala, che quest’anno si svolgerà nella capitale del Paese per cui gareggia a livello internazionale. Il polacco, argento mondiale a Pechino 2015 e campione europeo in carica, Adam Kszczot si aggiudica gli 800 metri in 1:46.31 sfiorando la già sua world leading 2017. Sui 400, il dominicano Luguelín Santos, argento olimpico a Londra 2012, mette in fila tutti in 46.72 e nel peso lo spagnolo Borja Vivas infrange per quattro volte la soglia dei 20 metri con una bordata di 20,41.

Lisek in orbita a 6 metri
Nell'asta 6,00 del polacco e mondiale junior di Duplantis (5,72). Bolt superstar a Melbourne per il primo step della Nitro Athletics Series. Scozia sull'onda anche con Butchart e Hawkins.
Piotr Lisek è il decimo astista a superare la quota dei sei metri in una competizione indoor. E' successo in un centro commerciale di Potsdam, dove la gara allestita garantiva i parametri tecnici per l'omologazione. Record nazionale polacco "overall" migliorato di 8 centimetri, record dell'evento pure salito di 8 centimetri (era del tedesco Otto). Con Lisek il totale degli specialisti capaci i superare i 6,00 sale a ventuno. Il giorno dopo Lisek ha perso Nell'All Star Perche di Clermont-Ferrand, secondo con 5,71 a parità di misura con il campione olimpico Thiago Braz, che ha battuto nuovamente Renaud Lavillenie (5,71 anche per lui, in progresso). Vittoria al campione del mondo Shawn Barber con 5,83.
NITRO SHOW INEDITO, BOLT VINCE - La serie con concezione spettacolare nuova di zecca inaugurata a Melbourne ha avuto un gran battage mediatico e un protagonista assoluto che non poteva essere che Usain Bolt, mille medaglie e fans in quantità illimitata. Punto più divertente e godibile del meeting, la conclusiva 4x100 mista vinta dal quartetto composto da Powell, Bolt, Jenna Prandini e Jeneba Tarmoh. Pubblico in visibilio per l'azzeccata combinazione e per la formula, che ha premiato gli All-Stars di Cavalier Bolt. 40.64 il crono dell'insolito quartetto in staffetta, 1080 punti il sigillo della vittoria contro i 1.050 della squadra australiana. Successo doppio per Asafa (6.64 sui 60) e per la Prandini (16.99 sui 150 metri). Lo show continua con altre due date previste per il 9 e l'11 febbraio.
STORL DOPPIA FELICITA' - A poche ore dalla nascita del primogenito, il campione d'Europa di getto del peso David Storl ha ripreso a Rochlitz, sua città natale, la leadership mondiale della specialità scaliando l'attrezzo a 21,37 nell'ultima prova disponibile, dopo aver toccato i 21,20 con un lancio precedente. In gara anche Christina Schwanitz, reduce dal successo di Karlsruhe, vincente con 18,37.
Il settore lanci del continente ha partorito nel weekend anche il record nazionale del lussemburghese Bertemes, 20,63 a Metz, e l'esordio indoor del polacco Bukowiecki, che a Spala ha "aperto" con 20,84.
COLLINS SENZA PRECEDENTI - E' difficile immaginare che un altro sprinter di 40 anni compiuti si esprima sui tempi che hanno riportato Kim Collins nelle cronache recenti. Il 6.52 di Mondeville, a un centesimo dalla miglior prestazione mondiale di 6.51 dello statunitense Coleman, resterà negli annali come il record mondiale master meno probabile da infrangere. Venti anni corrono tra il velocista caraibico e lo splendido atleta norvegese Karsten Warholm, in primo piano nel fine settimana grazie ai risultati ottenuti ai campionati nazionali: il 45.96 sui 400 è record nazionale indoor, sia assoluto che under 23, entrambi migliori del primato norvegese all'aperto, nonché miglior crono europeo dell'anno. Il giorno dopo altro record under 23 sui 200 e discesa sotto i 21.00 con 20.91. Forma-top anche per l'elvetica Lea Sprunger, capace della miglior prestazione europea sui 200 in 23.06 e ventiquattr'ore dopo di quella mondiale sui 400 (51.46), con primato nazionale mancato di cinque centesimi. Altro miglior risultato tecnico europeo 2017 dal triplo donne, 14,33 della romena Panturoiu a Bucarest.
ALTO IN CRESCITA - Dopo il bielorusso Seliverstau (primo 2,30 ufficiale a Karsruhe) il gruppo si infoltisce col polacco Bednarek e il messicano Rivera, entrambi a 2,30 nella prima tappa del Moravian Tour di Hustopece (1,92 della britannica Lake nella gara donne). Nel frattempo il russo Lysenko è salito prima a 2,32 poi ieri nel Russian Winter di Mosca a 2,33, ancora primato personale, davanti a un Ukhov in ripresa da un infortunio e al campione europeo under 23 Ivanyuk, entrambi a 2,31.
Sempre ieri a Mosca esordio di Darya Klishina con 6,64 e 4,70 dell'astista Sidorova.
USA, MONDIALE JUNIOR DI DUPLANTIS NELL'ASTA - Lo svedese 17enne Armand Duplantis (doppia nazionalità anche statunitense) ha migliorato con 5,72 il record mondiale under 20 indoor di salto con l'asta che il tedesco Holzdeppe deteneva con 5,68. Il fine settimana ha registrato anche eccellenti prestazioni sulle distanze spurie a New York: 1:08.40 della canadese Sage Watson sui 500 metri, primato continentale, sesta prestazione all-time e migliore al mondo dopo le atlete russe, 1:24.68 di Ajee' Wilson sui 600, altro record del contintente, terza prestazione all-time a nove centesimi dal record nazionale, e 32.37 di Lalonde Gordon sui 300, ottavo di sempre. Ottimo anche l'1:25.21 della Okolo a Lincoln, ora sesta all-time. In evidenza anche i giovanissimi: la 18enne Samantha Watson ha corso i 600 in 1:27.13 (primato high school) nella stessa gara della Wilson (seconda il nome nuovo Barowski in 1:26.74). Dietro Gordon, eccezionale 32.87 di Tyrese Cooper, under 18 classe 2000, autore della miglior prestazione mondiale under 18 e under 20 e primo a scendere sotto i 33.00 (precedente 33.01 di Michael Timpson nel 1986).
SCOZZESI IN PRIMA PAGINA - Nel miglio e sui 1500 uomini doppia world lead in 3:54.23 (e 3:37.58 di passaggio ai 1500) dello scozzese Andrew Butchart. Sempre nei 1500, record europeo junior dello spagnolo Adrian Ben in 3:43.10 a Madrid. Tra gli altri risultati, nuovo progresso del bianco Daniel Kuhn in 1:46.42 (su pista gigante) e ritorno di Aries Merritt che ha corso i 60hs in 7.63 in Arizona. Come detto la scorsa settimana il record scozzese di Callum Hawkins (1:00:24) è caduto per un errore nella misurazione del percorso della mezza maratona di Glasgow. Il britannico si è subito preso la rivincita sulla malasorte vincendo la mezza giapponese di Marugame in 1:00:00 (terzo europeo all-time) regolando di quasi un minuto il primatista etiope Atsedu Tsegay (1:00:58). Il tutto a poche ore dall'altro giubilo tutto scozzese provocato da Laura Muir, neo-primatista europea sui 3000 indoor a Karlsruhe. Nella gara donne vittoria-bis di Eunice Kirwa in 1h08:07. La co-favorita Shalane Flanagan ha dato forfait.

Napoli City Half Marathon: show, record e successi
Sbaragliati i precedenti record della Napoli City Half Marathon, che ha celebrato la sua quarta edizione e la prima insieme a Napoli Running con circa 4.000 arrivati.
Era la gara più attesa di questo primo inizio dell’anno, tante promesse, tanta visibilità, le iscrizioni chiuse con tre settimane di anticipo. Un successo annunciato da tempo anche se alla fine bisogna sempre attendere la partenza e l’arrivo, attendere che tutto si svolga davvero al meglio. E così è stato. Tanta gente e record: di partecipazione e col cronometro.
Un evento che registra un percorso che passa attraverso molte aree storiche e paesaggistiche della città, ma allo stesso tempo presenta una serie di sfide notevoli, tra cui due salite e un tunnel di 900 metri verso la fine che rendono questa gara una vera e propria sfida. “È stato un primo passo verso la realizzazione di un sogno – dice Carlo Capalbo – Presidente del Comitato Organizzatore di Napoli Running”.
Dematteis
LA CRONACA – Il gruppo degli uomini partiti in prima linea si sono subito portati in testa. Quattro keniani e un italiano che hanno staccato finda subito il resto dei corridori, dopo poco il gruppo si è ridotto a quattro: Paul Kariuki Mwangi, Philip Kibungei Tarbei, Michael Kipkemboi Chelule ed Eliud Mwangi Macharia.
Dal sesto chilometro il gruppo si è nuovamente ridotto a soli tre atleti e qualche minuto dopo solo Eliud Mwangi e Philip Kibungei, entrambi parte di RunCzech Racing, stavano già correndo ben sotto al di sotto del record di gara. I due hanno siglato un parziale al decimo chilometro un tempo di 28:35, un ritmo che, se avessero mantenuto, li avrebbe fatti arrivare sotto 61 minuti, ma le salite e un leggero vento hanno rallentato gli atleti nella seconda metà della gara. I due in testa hanno lottato fino all’ultimo metro con un finale emozionante in sprint, concludendo entrambi in 01:01:21. Philip Kibungei è stato il vincitore in quello che era il suo debutto in Europa su questa distanza. A seguire c’erano Paul Mwangi e Michael Chelule ed un terzo gruppo con Bernard Dematteis italiano e Roman Prodius, moldavo.
Michael Chelule ha abbandonato verso la fine e Mwangi è arrivato terzo con quattro minuti dietro il leader. Dematteis e Prodius hanno combattuto insieme per guadagnare rispettivamente quarto e quinto posto.
La gara femminile è stata caratterizzata da una prestazione quasi dominante di Eva Vrabcova, l’olimpionica ceca, anche lei parte di RunCzech Racing, che ha la caratteristica di partecipare sia alle Olimpiadi estive sulla maratona che con le Olimpiadi invernali nello sci di fondo. E’ partita con un ritmo record fin dalla partenza. Laila Soufyane, la top italiana campionessa di mezza maratona in carica, che aveva sperato di correre accanto a lei per lottare per la vittoria, si è staccata dopo pochi chilometri. Vrabcova ha corso con il miglior tempo personale per i primi 10 chilometri, 32:38, rallentando solo nel punto più collinare nella seconda metà del percorso, concludento in 1:11:54, mentre la Soufyane è arrivata comunque sotto il record precedente della gara con 1:14:11.
Carlo Capalbo, il Presidente del Comitato Organizzatore di Napoli Running si è detto molto soddisfatto dei risultati di questo primo sforzo comune ed ha espresso il suo ringraziamento a tutti i partner, comprese le istituzioni, al team e a tutti i volontari per il loro contributo alla bella riuscita dell’evento. Napoli Running, è una società fondata dallo stesso Capalbo con Maurizio Marino, Antonio Esposito e Benedetto Scarpellino; un progetto che, oltre alla Napoli City Half Marathon, comprende anche la Sorrento Positano Marathon e Half, Coast to Coast, tenutasi appena un mese fa in uno dei paesaggi più emozionanti al mondo, la costiera amalfitana. Oltre a questi due eventi, Napoli Running lavorerà, nel prossimo futuro, insieme alla città, per la rinascita della Maratona Internazionale di Napoli, prevista nel 2018.
CLASSIFICHE
UOMINI
Philip Kibungei Tarbei KEN 1:01:21
Eliud Mwangi Macharia KEN 1:01:21
Paul Kariuki Mwangi KEN 1:05:37
Barnard Dematteis ITA 1:07:36
Roman Prodius MDA 1:08:03
Ismail Adim MAR 1:08:52
Antonello Landi ITA 1:09:50
Luca Tassarotti ITA 1:10:05
Raffaele Giovannelli ITA 1:10:12
Giuseppe Soprano ITA 1:10:30

DONNE
Eva Vrabcova CZE 1:11:54
Laila Soufyane ITA 1:14:11
Deborah Toniolo ITA 1:16:59
Gloria Rita Anto Giudici ITA 1:21:21
Barbara Bani ITA 1:22:00
Samantha Galassi ITA 1:22:06
Stefania Leondiadis ITA 1:22:43
Anna Pedevilla ITA 1:25:10
Loredana Brusciano ITA 1:26:08
Carla Mazza ITA 1:27:25

Howe vola ancora: 7.89. "Grazie a Donato"
Domenica nel lungo Andrew ha centrato la miglior misura dal 2010: "Io e Fabrizio, insieme per tornare: con lui imparo a volare basso. La misura? Non ci speravo. Mi manca un centimetro per andare agli Euroindoor, ma serve stabilità"
Non saltava così lontano dal 1° agosto 2010. Quel giorno, 5° agli Europei di Barcellona, planò a 8.12, dopo l’8.15 di due giorni prima in qualificazione. Poi tante, troppe stagioni di purgatorio, con una punta massima di 7.68 nel 2011. Andrew Howe domenica, ad Ancona, ha riaperto le ali: quel 7.89 (indoor) – sesta prestazione mondiale e terza europea 2017 – è pieno di significati. Con una storia da raccontare, che corre in parallelo a quella di Fabrizio Donato, altra gloria azzurra, da poco più di tre mesi inseparabile compagno di allenamento e qualcosa di più. Il tutto in un'intervista di Andrea Buongiovanni che potete trovare in edicola oggi con la Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni stralci:
Si può vincere?
"Siamo solo all’inizio, il tragitto è nuovo e pieno di insidie, ma raramente sono stato così a mio agio in atletica. Fabrizio è un grande, un numero 1. Un vero professionista che, in quel che fa, mette tanta passione".
Come si articola la vostra collaborazione?
"Vivo a Castelporziano, dove lui fa base, in casa del discobolo Fabrizio Apolloni e torno a Rieti nei weekend. Coordiniamo tutto, sedute in pista e in palestra, facciamo grandi duelli di balzi. Sfrutto la sua grande esperienza, il suo occhio e un approccio diverso da quello al quale ero abituato".
Quali i prossimi obiettivi?
"Il 18 farò gli Assoluti di Ancona: mi manca un cm al minimo per gli Euroindoor di Belgrado. Cerco stabilità: domenica, a parte una rinuncia, ho praticamente fatto quattro nulli".

Usain Bolt dovrà restituire una medaglia d’oro
Quella della staffetta 4x100 metri delle Olimpiadi del 2008, perché un suo compagno di squadra è risultato positivo ai test antidoping
Usain Bolt dovrà restituire una delle sue nove medaglie d’oro olimpiche dopo che il suo compagno di squadra nella staffetta 4×100 metri alle Olimpiadi di Pechino del 2008 Nesta Carter è risultato positivo ai test antidoping. Insieme a Bolt e a Carter dovranno restituire la medaglia anche Michael Frater e Asafa Powell. Il campione di Carter è stato riesaminato insieme a quelli di altri 453 atleti, ed è risultato positivo alla dimetilamilammina, stimolante proibito dall’Agenzia Mondiale Anti Doping. Nel 2008 la squadra giamaicana vinse la staffetta con un tempo di 37,10 secondi, davanti alle squadre di Trinidad e Tobago e Giappone, che ora riceveranno rispettivamente la medaglia d’oro e d’argento. La squadra brasiliana, che era arrivata quarta, riceverà la medaglia di bronzo. Carter faceva parte anche della squadra giamaicana che vinse l’oro alle Olimpiadi di Londra 2012, e ai mondiali del 2011, 2013 e 2014, gare che però non sono state coinvolte nelle indagini. Bolt ha perso il record di “tripla tripla”, stabilito con la vittoria in tre Olimpiadi consecutive, dal 2008 al 2016, dell’oro nei 100 metri, nei 200 metri e nella staffetta 4×100 metri.
Da diversi mesi si sapeva che il Comitato Olimpico Internazionale aveva deciso di rifare i test sui campioni di sangue di Carter risalenti al periodo delle Olimpiadi del 2008, perché sospetti di contenere tracce di sostanze dopanti. Allora il campione di Carter non aveva presentato anomalie: sui circa 4500 test condotti per le Olimpiadi di quell’anno, solo nove atleti erano stati trovati positivi. Bolt aveva detto che avrebbe accettato di riconsegnare la medaglia in caso il suo compagno fosse risultato positivo. «Spezza il cuore, perché negli anni hai lavorato duro per vincere le medaglie d’oro e diventare un campione. Ma è una di quelle cose. Le cose capitano, nella vita» aveva detto Bolt, che non ha ancora commentato la revoca ufficiale della medaglia.

Harrison 7.75 profumo di record
E' Kendra Harrison l'atleta della settimana. La statunitense primatista mondiale dei 100 ostacoli (12.20 a Londra la scorsa estate), conosciuta anche con il nomignolo di Keni, ha esordito nel Rod McCravy Invitational disputato al Nutter Fieldhouse di Lexington. I primi 60 ostacoli stagionali della Harrison hanno prodotto due world-lead in sequenza: 7.85 in batteria, poi il 7.75 che le vale la nona prestazione all-time (in condivisione con la tedesca democratica Jahn e con la canadese Felicien, che ottennero i rispettivi crono nel 1983 e nel 2004), il personal best, la terza prestazione USA di sempre e il secondo crono della storia sul suolo statunitense, a un centesimo da Gail Devers. Sette centesimi prima, non certo un abisso, c'è il primato mondiale della svedesina Susi Kallur (7.68), una gemma datata 2008 che, se saprà resistere agli assalti, tra un anno festeggerà con il brindisi del decennio la sua longevità. Alla Harrison, che centrando il primato si troverebbe nella posizione unica di detenere contemporaneamente i limiti mondiali sulle distanze indoor e outdoor sugli ostacoli alti, va per ora la soddisfazione di aver corso i 60 hs più veloci da quasi cinque anni (7.73 dell'australiana Pearson ai mondiali di Istanbul). Un super start, considerando che i progetti a lungo termine della Harrison, annunciati alcune settimane fa, prevedono una frequentazione più assidua dei 400 ostacoli, abbandonati temporaneamente la scorsa stagione, dove vanta 54.09.
KORIR WORLD BEST SUI 600 METRI - Tra i migliori risultati delle ultime riunioni negli USA c'è la nuova miglior prestazione mondiale sui 600 metri, stabilita dal semisconosciuto Emmanuel Korir, un ragazzo di 21 anni e mezzo che la scorsa stagione si guadagnò l'ottavo posto nei Trials olimpici kenyani di Nairobi e che da alcuni mesi è studente a El Paso. Esordito negli USA sugli 800 in 1:46.50 (sulla pista non regolamentare di Nashville), venerdì scorso a Albuquerque ha migliorato, non senza grande sorpresa, l'annoso "world best" del tedesco Nico Motchebon (1:15.12 risalente al 1999), correndo per la prima volta la distanza indoor sotto l'1:15, chiudendo in 1:14.97. Nel paragone con la distanza praticata all'aperto, sono ben ventiquattro gli atleti ad aver corso più velocemente i 600. Il migliore è ancora Johnny Gray (1:12.81 trent'anni fa), crono che hanno tentato invano di abbattere David Rudisha e Pierre-Ambroise Bosse l'anno scorso nella Diamond League di Birmingham (1:13.10 per il kenyani, 1:13.21 per la miglior prestazione europea del francese).
WILSON 24 ORE DOPO - L'eco del risultato di Korir risonava nelle cronache e a distanza di un giorno non è mancato molto per l'impresa anche in quota rosa: nei New Balance Games di New York Ajee' Wilson, vicecampionessa del mondo indoor a Portland sugli 800 metri, ha corso i 600 in 1:25.23, quinta di sempre al mondo e seconda negli States, a otto decimi dalla miglior prestazione mondiale detenuta dalla russa Olga Kotlyarova (1:23.44 risalente al 2004), in una lista all-time inflazionata dai tempi di atlete russe.
MONDIALI STAGIONALI - Aggiorniamo l'elenco con l'ultima tornata: oltre alle prodezze della Harrison, di Korir e della Wilson, sono stati ottenute le migliori prestazioni mondiali stagionali maschili sui 200 dal trinidegno Jereem Richards (20.57), dal 20enne My'Lik Kerley sui 400 (46.31), sugli 800 dall'interessante personaggio Daniel Kuhn (1:47.03, atleta bianco dal futuro luminoso) e nell'alto dal bielorusso Seliverstau (2,28 a Hirson, escludendo il russo Ukhov già a misure superiori). Tra le donne, 23.19 di Phyllis Francis sui 200, 4:12.59 e 4:30.14 (1500 di passaggio sul miglio e ovviamente miglio) della canadese Kate Van Buskirk, 14,10 nel triplo della portoghese campionessa europea Patricia Mamona e 12:50.13 della francese Emilie Menuet sui 3000 metri di marcia. Altri buoni risultati da Lexington non valgono a causa dello sviluppo della pista (290 metri). Oltre la cortina della sospensione della federazione russa, ricordiamo i 2,00 nell'alto di Mariya Kuchina.
SPRINT, ITALIA vs MONDO - Dopo il buon inizio del nostro settore velocità e un rapido update delle cifre più recenti, l'italico 6.60 va a collocarsi temporaneamente al quinto posto nelle graduatorie stagionali, superato nella giornata di sabato anche dal duo statunitense Brandon Carnes e Rafael Scott, entrambi a 6.59. Tra gli altri risultati del fine settimana va in archivio il record nazionale canadese nell'asta femminile di Alysha Newman (4,65 a Toronto), migliore anche del precedente limite outdoor, sempre suo (4,61).
STORL-BUKOWIECKI A DISTANZA - Il due volte campione del mondo di getto del peso e oro europeo in carica David Storl ha aperto la stagione a Chemnitz con un lancio da 20,66, a 2 cm dalla miglior prestazione europea stagionale del croato Zunic. Negli ultimi giorni si sono messi in evidenza anche il polacco Szyszkowski con 20,32 e il lussemburghese Bertemes con 20,22.
A metà settimana, durante lo stage sudafricano di Potchefstroom, il polacco Konrad Bukowiecki ha migliorato il record nazionale under 23 portandolo a 21,17. Novità e ritorni dall'alto femminile: la svedese Emma Green è riapparsa in pedana con 1,86, la tedesca 22enne Graumann, quarta agli europei under 23 del 2014, è salita a 1,92.
DAFNE IN ESTATE - Notizie dai box: per rivedere in pista Dafne Schippers occorrerà attendere almeno il mese di maggio. Idem per l'altista Robbie Grabarz, argento mondiale a Portland dietro Gianmarco Tamberi: il britannico è reduce da un intervento chirurgico di appendicite. Niente indoor, ma per tutt'altri motivi, per la campionessa d'Europa dei 3000 siepi Gesa-Felicitas Krause, il cui esordio è previsto il 10 febbraio per la prima mezza maratona della carriera. Non una mezza qualsiasi, ma addirittura la top-run di Ra’s Al-Khaymah.
DACRES DISCO VOLANTE - La giornata nera gli è toccata in sorte a Rio, in qualificazione. Due nulli, poi nel "dentro o fuori" del terzo turno ha vinto la tensione e Fredrick Dacres ha perso la prima finale olimpica della carriera, un anno dopo l'ottimo settimo posto ai mondiali di Pechino. Il giovane giamaicano, campione del mondo allievi nel 2011 e un anno dopo iridato junior di lancio del disco, ha ottenuto sabato a Kingston il record nazionale portandolo a 68,67, dopo una serie eccellente comprendente anche 67,04 e 66,65. Sette giorni fa aveva esordito con 64,79. Sempre dal settore lanci arriva il primo over-21 di un altro titolatissimo lanciatore delle categorie giovanili, il pesista neozelandese Jacko Gill, autore di 21,01 in un piccolo meeting di lanci in patria.
CROSS, TANTO KENYA - Molte gare di livello nazionale a Nairobi e in altre sedi: nei Police Championships si sono imposti Augustine Choge e Caroline Chepkoech. Nei Prisons Championships titoli a Alice Aprot e Bernard Muia. Nei Defence Forces Championships Hellen Obiri ha battuto l'oro olimpico di maratona Jemima Sumgong (Emmanuel Kipsang per il titolo uomini) e infine i campionati della contea Nandi hanno promosso vincitori Abraham Kiptum e la campionessa mondiale di mezza maratona Peres Jepchirchir. In Europa, vittorie dell'ugandese Joshua Cheptegei e della etiope Senbere Teferi a Elgoibar, in Spagna. Sconfitte per i due campioni olimpici dei 3000 siepi, Conseslus Kipruto e Ruth Jebet, entrambi secondi.

In un fine settimana internazionale che ha archivato due decine di primati mondiali stagionali e un record del mondo assoluto, la copertina è della 14enne francese Heather Arneton, che oggi pomeriggio a Eaubonne ha portato la miglior prestazione mondiale di salto in lungo al limite dei 14 anni, da lei detenuto dallo scorso dicembre con 6,42, fino a 6,57, misura che al momento è la seconda prestazione mondiale stagionale, la migliore d'Europa e il primato nazionale under 20. L'allieva di Antony Yaïch (coach anche del triplista Rapinier), dopo aver superato il vecchio limite di categoria (6,30 di Fiona May), "vede" anche il mondiale al limite dei 15 anni, dal 1980 nelle mani di Heike Daute, futura signora Drechsler, che all'aperto arrivò a 6,64.
Classe 2002 (è nata il 27 luglio), la Arneton detiene anche le migliori prestazioni mondiali di lungo e triplo al limite dei 13 anni (6,11 e 12,52). Sempre oggi pomeriggio, ha tolto cinque centesimi al suo primato nazionale di categoria sui 50 metri, portandolo a 6.54. L'anno scorso, poco prima di compiere 14 anni, aveva saltato 6,54 con vento oltre i limiti. Dal suo staff tecnico trapela la notizia di un salto giudicato nullo, ma contestato, di circa 6,60, nel mese di novembre. La Arneton non è la sola "cadetta" che ha stupìto nelle ultime ore. Dagli USA, la velocista Jordan Sales ha corso i 55 metri in 6.81, un crono notevolissimo (a tredici centesimi dalla miglior prestazione mondiale junior) se si considera che il miglior crono mondiale della stagione indoor 2016 fu di 6.84.
IL PRIMO RECORD MONDIALE SUI 50 KM DI MARCIA FEMMINILI - Com'è noto, dall'1 di gennaio la IAAF ha introdotto la distanza dei 50 km di marcia femminili nell'albo ufficiale dei primati. Dettati gli standard tecnici (risultato pari o inferiore alle quattro ore e trenta minuti), il primo record della storia sulla distanza è arrivato nella tarda mattinata odierna, stabilito dalla marciatrice portoghese Ines Henriques, che a Porto de Mos ha realizzato una prestazione tecnica di livello "maschile", 4h08:26. Nel 2016 appena 129 specialisti di sesso maschile hanno marciato più velocemente.
MONDIALI STAGIONALI A PIOGGIA - Di riffa o di raffa si arriva, nelle ultime 72 ore, alla doppia decina, prassi d'inizio stagione. Le prestazioni tecnicamente più rilevanti sono di Jenn Suhr (4,81 a Kent con un tentativo fallito al record mondiale di 5,07), dell'eterna altista spagnola Ruth Beitia (1,95 a Santander per la quindicesima stagione consecutiva sopra la misura), della pesista statunitense Raven Saunders (19,10 a Nashville), e dello sprinter Christian Coleman, sceso a 6.54 sui 60 metri (sempre a Nashville). Dal settore uomini altri limiti stagionali: due volte sui 200 a Fayetteville, prima 20.80 di Andy Hudson poi 20.73 di Marqueze Washington, due sui 600 (prima 1:17.51 di Alex Amankwah poi 1:16.11 di Daniel Kuhn), nell'asta con il 5,73 del greco Filippidis a Orléans (anche se il russo Morgunov è stato accreditato di 5,80 ma paga la sospensione della federazione nazionale), e ancora il 7.59 sui 60 ostacoli del francese Garfield Darien, la 4x400 di Texas A&M (3:05.41) e il 22,46 nel peso con maniglia di Danny Haugh. Da aggiungere la miglior prestazione europea stagionale nel peso, ottenuta dal croato Zunic con 20,68 in Virginia. Non valide, perché ottenuti su pista "oversized" l'1:46.50 del kenyano Emmanuel Korir sugli 800 e il 7:49.89 sui 3000 del campione olimpico dei 1500 metri Matt Centrowitz (il russo Nikitin ha però già corso in 7:48.13).
ALTRI MONDIALI STAGIONALI FEMMINILI - la sprinter ucraina Olesya Povh ha corso sabato a Zaporyzhya i 60 metri in 7.17. Da Seattle il primo "meno otto" sui 60 ostacoli per merito di Sasha Wallace. Si aggiungono al lungo elenco i 4.486 punti dell'austriaca Verena Preiner nel pentathlon a Linz (record nazionale), l'1:09.63 di Ajee' Wilson sui 500 metri a Staten Island, l'1:26.72 della britannica Marilyn Okoro in Alabama, il 3:34.00 del quartetto di Baylor nella 4x400 e il 23.31 di Jessica Ramsey nel peso con maniglia. Tra le prestazioni su pista gigante, ecco il 52.19 della canadese Sage Watson in Arizona e l'8:47.26 di Kate Grace sui 3000 metri. Non valido come top europeo stagionale, a causa della sospensione, il 4.70 di Anzhelika Sidorova nel meeting russo di Novocheboksarsk. Tornando a Raven Saunders, quinta a Rio e argento mondiale junior tre anni fa, il suo limite high school di 17,26 è stato avvicinato mercoledì scorso dalla 17enne Alyssa Wilson, portatasi a 17,13.
Tra le grandi, va citato l'esordio di Sandi Morris (5,00 nella finale Diamond League di Bruxelles), che a Reno ha vinto con un "normale" 4,65 (grazie a Kachkivskyi e Baronet).
ANCORA I 300, ANCORA I GIOVANISSIMI - L'eco dei grandi tempi sui 300 metri indoor della scorsa settimana è ancora vivo, ma la distanza offre altre chicche da atleti delle categorie under 20 e under 18. La primatista mondiale junior dei 400 ostacoli Sydney McLaughlin ha corso ieri a New York in 37.11, ma a stupire ancora di più è stato Tyrese Cooper, classe 2000, che a Lynchburg ha migliorato di due centesimi il record high school correndo in 33.03, sfiorando (sempre per due centesimi) la miglior prestazione mondiale junior, il cui limite è detenuto dal 1986 da Mike Timpson, che fermò il cronometro a 33.01. Candace Hill, vicina a sua volta alla miglior prestazione mondiale under 20 indoor nel weekend passato, ha gareggiato ancora sui 300 chiudendo in 37.00.
HOUSTON, MARATONA E MEZZA MARATONA - In condizioni difficili (umidità del 96%), prestazioni più che accettabili: nella 42 km si sono imposti il kenyano Dominic Ondoro in 2h12:04 sull'etiope Zerihun (2h12:31) e l'etiope Meskerem Assefa in 2h30:17 sulla connazionale Eshetu Biruktayit Degefa (vincitrice un anno fa), seconda in 2h30:43. Ottima la mezza maratona su entrambi i versanti: al femminile a causa delle prestazioni di 1h07:58 di Veronica Wanjiru Nyaurai, 1h08:36 della Yami, 1h08:37 della Wacera e dello splendido esordio sulla distanza di Jordan Hasay, quarta in 1h08:40, miglior debutto nella storia USA, e al maschile per il magnifico testa a testa finale in cui il kenyano naturalizzato statunitense Leonard Korir ha avuto la meglio su Feyisa Lilesa (stesso tempo di 1h01:13). Dopo lo spunto decisivo nel cross di Edimburgo ai danni del brillantissimo britannico Hawkins, un altro finish magistrale per Korir.
MUMBAI AFRICANA - Travolti i favoriti (ottavo Matebo, quinta la Mekash), la maratona della metropoli indiana è stata vinta dal tanzaniano Alphonce Felix Simbu (quinto a Rio) in 2h09:28 e dalla kenyana Bornes Kitur in 2h29:02. Assente l'altro favorito Abshero (dolori alla schiena). Nel cross, vittorie kenyane a Antrim con l'olimpionico dei 3000 siepi Conseslus Kipruto e Caroline Chepkoech Kipkirui. Kipruto ha superato in volata Abraham Cheroben, ora atleta in forza al Bahrain. La Kipkirui ha avuto ragione dele etiopi Gotytom Gebreslase e Birtukan Adamu. Migliori europei Andy Vernon (terzo) e Fionnuala McCormack-Britton (quarta).

Firenze, le città delle maratone azzurre e il futuro di Faniel
Il podio delle maratone italiane è cristallizzato, lo conferma quella corsa a Firenze domenica scorsa (con 8 gradi di temperatura): con 8.260 arrivati si è confermata come la seconda per numero di partecipanti a metà strada fra i 13.881 nella maratona di Roma e gli oltre 6000 della maratona di Venezia. Dietro risale – a distanza – la 42.195 di Milano, con il suo percorso velocissimo e la forza dei numeri delle staffette.
CAMBIO DI PERCORSO. Per l’occasione è stato varato un nuovo percorso con partenza ed arrivo in piazza del Duomo per rendere ancora più spettacolare e valorizzare le bellezze artistiche e storiche di una città meta ogni anno di un numero sterminato di turisti. Percorso più spettacolare, ma non certamente più veloce perchè i vari chilometri finali corsi nel centro di Firenze con molti sanpietrini ed i vari cambi di direzione hanno sottoposto tutti gli atleti, campioni o amatori che fossero, ad un notevole stress muscolare costringendo la quasi totalità a rallentare il ritmo di corsa per arrivare comunque al traguardo. D’altronde quando una gara diventa una classica, il percorso deve adeguarsi alla realtà cittadina. L’esempio più eclatante è la maratona di New York certamente una delle più impegnative del panorama mondiale per le varie difficoltà del percorso che iniziano subito alla partenza con il ponte di Verrazzano e finiscono con i crudeli saliscendi del Central Park.
AZZURRI PROTAGONISTI. Fra chi ha meno pagato le difficoltà della parte finale di gara da segnalare proprio una coppia di atleti azzurri che sono stati entrambi i più veloci nel tortuoso tratto conclusivo di 2 km e 195 metri. In primis la veterana italo- marocchina Fatna Maraoui classe 1997 che alla sua sesta maratona di carriera, concludendo al secondo posto in piena spinta con 2h30’52” dietro la keniota Jepkorir 1° con 2h28’46”, ha mancato il personale per soli due secondi ma comunque si è inserita al terzo posto delle graduatorie nazionali del 2016 della specialità in una classifica davvero tutta composta da ever green dietro Valeria Straneo 40 anni (2h29’44”), Catherine Bertone 44 anni (2h30’19”), ma davanti ad Emma Quaglia 36 anni (2h30’57”).
La grande sorpresa è però arrivata dal terzo posto conquistato dall’esordiente Eyob Faniel Gebrehiwet, un ragazzo eritreo di nascita diventato cittadino italiano da pochi mesi, che con un finale travolgente è andato a conquistare il terzo posto con 2h15’39” dietro l’etiope Yadete 1° con 2h11’57” ed il keniota Sigei 2h14’15”. Eyob che per fortuna di anni ne ha solo 24 compiuti sabato scorso sembra possedere il talento per diventare un buon protagonista in maglia azzurra nel prossimo decennio. Per la cronaca è allenato da Giancarlo Chittolini con il supporto di Ruggero Pertile. Con il suo risultato Gebrehiwet, come la Maraoui, si è inserito al terzo posto delle graduatorie italiane dell’anno, proprio dietro il suo assistant coach Ruggero Pertile (2h12’17”) ed il valdostano Renè Cuneaz (2h15’32”).
LEADERSHIP DEI CLUB CIVILI. Ultima nota statistica, a parte la Maraoui che gareggia da anni per il Centro Sportivo dell’Esercito, è constatare che tutti i migliori maratoneti italiani uomini e donne del 2016 singolarmente gareggino per club civili. Una rarità per l’atletica italiana militarizzata quasi al 90% a sottolineare una volta di più che non è lo stipendio sicuro a fine mese a determinare il salto di qualità, ma la voglia di faticare giorno dopo giorno. (da gazzetta.it)

Pista, strada e cross
Risultati di qualità sui 10000 in Giappone. Maratone in Turchia, Grecia, Francia e Libano. La stagione campestre entra nel vivo.
Ancora risultati dal lontano Oriente e dal continente oceanico, dove è l'inverno a essere altrettanto lontano: ai Trials universitari giapponesi di Kanagawa (lunghe distanze) un ottimo 10000 metri è stato vinto da Bedan Karoki Muchiri, vicecampione del mondo di mezza maratona a Cardiff e sempre ai piedi del podio dei 10000 metri nelle due ultime edizioni delle Olimpiadi e dei campionati del mondo. Il kenyano si è imposto in 27:07.30 (undicesima prestazione 2016) su Jonathan Ndiku (27:11.23) e John Njoroge Maina (27:21.97). Karoki ha vinto anche i 5000 in 13:25.64. In India si sono disputati i campionati giovanili di tutte le categorie: il miglior risultato è stato ottenuto dall'allievo Tejaswin Shankar, che ha superato 2,26 nell'alto centrando un sorprendente record nazionale. Il primato nazionale categoria under 17 della neozelandese Eliza McCartney (4,11), bronzo olimpico a Rio 2016 con 4,80, è stato migliorato di ben 11 cm da Olivia McTaggart, classe 2000, salita a 4,22.
Il primo azero
Svanita la sbornia delle super-maratone autunnali, si corrono ancora 42 km di discreto interesse in Europa e poco lontano. Le quattro maratone di domenica scorsa non hanno offerto risultati a sensazione ma poco importa. A Istanbul l'ex-kenyano Evans Kiplagat, ora atleta di punta dell'Azerbaijan, si è imposto in 2h13:30, regalando al suo nuovo paese la prima vittoria in una maratona di livello internazionale. Kiplagat, dopo il cambio di nazionalità della scorsa primavera, vanta la partecipazione agli Europei di Amsterdam (19° nella mezza maratona) e ai Giochi di Rio (28°). In carriera ha corso la maratona in meno di 2h10 e la mezza maratona in meno di 1h. Più interessante sul piano tecnico la prestazione di Agnes Barsosio, che ha vinto la corsa femminile in 2h28:25, già espressasi sotto le 2h25 nella prima parte della stagione a Seul. La vincitrice della maratona di Roma Rahma Tusa ha chiuso terza in 2h35:44 dietro l'altra etiope Sechale Adugna (2h33:37). Il campione uscente Elias Kemboi stavolta ha deluso: appena sesto in 2h16:51.
Beirut e Nizza, Africa schiacciasassi
Caldo e umidità hanno alzato il livello di sofferenza dei maratoneti della Beirut Marathon (IAAF Silver Label), con il Presidente IAAF Sebastian Coe invitato e starter d'eccezione: in tali condizioni climatiche vanno apprezzate le prestazioni dei neo-vincitori, Edwin Kibet Kiptoo (2h13:19) e Tigist Girma (2h32:48, personale). Terzo il campione uscente Jackson Limo (2h15:02).
Podio donne tutto etiope con Kedir seconda in 2h34:12 e la meno nota Guta terza in 2h37:23. A Nizza gli organizzatori hanno spostato la partenza della maratona delle Alpi Marittime, dal tradizionale start poit della Promenades des Anglais, luogo dell'attacco terroristico dello scorso luglio, allo stadio. Ha vinto l'outsider kenyano Elisha Kipchirchir, un 26enne miglioratosi fino a 2h10:45. Anche qui il vincitore di un anno fa, Henry Sugut, non ha confermato i favori della vigilia chiudendo quarto in 2h12:40, preceduto anche da Felix Kimutai (2h11:11) e dall'etiope Azmeraw Mengistu (2h12:27). Nixon Machichin, altro nome noto, ha concluso quinto in 2h13:14. L'etiope Konjit Tilahun ha vinto la corsa donne in 2h37:56.
Atene celebra Maratona
La 42 km ateniese si è disputata sul percorso originale da Maratona fino al Panathinaic Stadium della capitale, con record di iscritti di 17.000 unità. Nella corsa maschile gran rimonta negli ultimi cinque chilometri di Luka Rotich (runner da 2h08:12), primo al traguardo in 2h12:49 sul 25enne esordiente Benson Kipruto (2h13:24), a lungo leader della corsa, e altri cinque kenyani. Successo femminile con minor margine cronometrico per l'altra debuttante sui 42 km Nancy Arusei (2h38:13) sull'algerina Kenda Dahmani (2h38:28). Come ogni anno, la maratona ateniese è stata preceduta dal Gala dell'AIMS (Association of International Marathons and Distance Races) che venerdì sera ha assegnato il riconoscimento di migliori maratoneti dell'anno ai due vincitori delle recenti Olimpiadi di Rio, Eliud Kipchoge e Jemima Sumgong. Un riconoscimento alla carriera è stato assegnato al neo-presidente della federazione etiope, Haile Gebrselassie.
Premi e classifiche
Kipchoge vince il premio per il secondo anno di fila. Prima di lui era toccato ai due maratoneti che avevano realizzato altrettanti record mondiali, Wilson Kipsang nel 2013 e Dennis Kimetto nel 2014. La Sumgong riporta in Kenya il premio, toccato lo scorso anno all'etiope Mare Dibaba, e in precedenza alle due Kiplagat, Edna prima e Florence poi. Un altro maratoneta molto amato, Meb Keflezighi, ha annunciato che chiuderà la carriera a 42 anni in occasione della prossima edizione della maratona di New York. L'ultima, disputata a inizio mese, può fregiarsi anche del primato di più grande maratona di sempre, con 51.348 runner arrivati al traguardo.
Dopo la New York Marathon le parziali classifiche 2016-2017 delle World Marathon Majors vedono in testa tra gli uomini Eliud Kipchoge con 50 punti, seguito da Kenenisa Bekele con 34 e Ghirmay Ghebreslassie con 29. Tra le donne Jemima Sumgong 50 punti, poi Florence Kiplagat con 34 e a pari punteggio (25) Aberu Kebede, Atsede Baysa e Mary Keitany.
Cross, Teferi in Spagna
L'argento iridato dei 5000 metri femminili a Pechino Sembere Teferi ha vinto il cross d'apertura del circuito IAAF Permit, imponendosi su un percorso di 8 km sulla kenyana Agnes Tirop (al rientro dopo problemi tendinei) con un distacco di tre secondi, e su Alice Aprot Nawonuna, quarta sui 10000 metri alle Olimpiadi. Interessante quinto posto della irlandese Fionnuala McCormack, in prospettiva dell'EuroCross di Chia. Nel cross maschile successo di Aweke Ayalew (Bahrain, ex-Etiopia), che assieme all'ugandese Timothy Toroitich (secondo con lo stesso tempo) ha impedito a Imane Merga, terzo, di cogliere il sesto successo consecutivo nel classico cross in terra di Spagna. Fuori dai primi tre gente con garretti di qualità come Muktar Edris e Jairus Birech, quarto e quinto. Miglior europeo lo spagnolo Abadia, settimo.
Ritiri: Sanya Richards e Reese Hoffa
Danno l'addio all'atletica attiva due personaggi che hanno ricoperto un ruolo di primo piano negli ultimi tre lustri nell'atletica USA e internazionale: Sanya Richards-Ross, 31 anni, e Reese Hoffa, 39 anni. La quattrocentista lascia con quattro medaglie d'oro conquistate alle Olimpiadi, tre con la staffetta e quello individuale di Londra 2012 (oltre al bronzo di Pechino 2008), cinque titoli mondiali (individuale a Berlino 2009 e quattro con la 4x400) arricchiti da due argenti, un oro e tre argenti iridati indoor. Il 48.70 ottenuto nel 2009 a Atene le vale tuttora la settima prestazione mondiale all-time sui 400 metri. Svanita la partecipazione a Rio dopo il ritiro nei Trials, è stata commentatrice TV e è in preparazione un suo libro, in uscita il prossimo anno.
Il pesista Reese Hoffa ha garantito competitività, simpatia e spettacolo, raccogliendo meno di quanto meritasse, considerando i numerosi quarti posti (tre volte ai mondiali all'aperto, uno indoor) e i continui ingressi nelle finali importanti. Lascia con un personale di 22,43, tredicesima prestazione all-time all'aperto, il titolo di campione del mondo di Osaka e del mondiale indoor 2006, oltre a due argenti in altrettanti campionati del mondo al coperto. Alle Olimpiadi vanta il bronzo di Londra 2012. Ai Trials olimpici 2016 si è piazzato quinto, non guadagnandosi la selezione per Rio.

La mosca bianca di maratona
Nessun maratoneta caucasico tra i primi cento perfomer della specialità. Il migliore è Galen Rupp, il bronzo olimpico di Rio.
Dopo la New York Marathon è tempo di bilanci per il pianeta delle 42 km. Nel consueto festival africano di prestazioni di altissimo, alto e medio-alto livello, si ripropone anche nel 2016 la sparizione degli specialisti caucasici di genere maschile tra i primi 100 performers stagionali. Era già successo nel 2013 e nel 2010, il che peggiora la casistica. Significa che nessun maratoneta bianco ha guadagnato l'ingresso nel top-100 per tre volte negli ultimi sette anni. Il paradosso, nemmeno tanto a pensarci bene, è che il primo caucasico delle graduatorie della maratona, lo statunitense Galen Rupp (2h10:05, posizione provvisoria n. 109 nelle liste 2016), ha messo al collo il bronzo olimpico, potendosi presentare ad armi un po' più pari (limite di atleti per nazione) rispetto alle grandi maratone del calendario. Altro esempio: due azzurri tra i primi dieci nella maratona iridata di Pechino 2015, con Pertile quarto e Meucci ottavo. Ciò che latita è però la densità dei caucasici a livelli competitivi e soprattutto cronometrici. Due presenze caucasiche tra i migliori 100 l'anno scorso, due anche nel 2014, tre nel 2012, una nel 2011, due nel 2009 (con l'ultimo italiano tra i primi 100 del mondo, Ruggero Pertile), solo uno nel 2008 e la bellezza di dieci nel 2007. Ventuno presenze sulle mille disponibili.
LA STRADA SMARRITA - Se i caucasici piangono, le caucasiche non ridono: il contigente femminile nelle prime 100 stagionali è, al momento, ridotto a undici unità. Con una presenza più nutrita, le caucasiche sanno però fare appena meglio dei caucasici in zona medaglia, avendo centrato tre metalli nell'ultima decade di "global-events" (Olimpiadi e Mondiali), con Valeria Straneo, Tatyana Petrova e Constantina Dita, rispetto ai due podi degli uomini.
Oltre al bronzo olimpico di Rupp, c'è anche il bronzo dell'elvetico Röthlin a Osaka all'inizio del ciclo di dieci anni, fino a oggi. I caucasici più presenti tra i sopravvissuti del ciclone di prestazioni non-caucasiche (Africa subsahariana, e in netta minor misura Maghreb, Asia, statunitensi afroamericani, centro e sudamericani) sono lo statunitense Ryan Hall e il già citato Röthlin, tre volte ciascuno, nel top-100, poi due volte il polacco Szost e l'ucraino Sitkovskyy. Urge inversione di marcia, anzi di corsa.
INFATICABILI: DUE MEZZE MARATONE IN 24 ORE - Altra 42 km a Seul: vince in 2h08:07 il keniano Joel Kiplimo Kemboi sul connazionale Ronald Kipkoech Korir (2h09:01) e sull'etiope Chala Dechase (2h09:19). Parti invertite (un etiope e due keniani) nella maratona cinese di Hangzhou: vittoria di Regasa Mindaye in 2h11:22 su John Komen (2h11:25) e Raymond Bett (2h11:30), ma una keniana, Anne Bererwe Cheptanui, fa sua la gara donne in 2h31:21. Kenya-Kenya anche a Porto, dove vincono Samuel Theuri in 2h11:48 e Loice Jebet Kiptoo in 2h29:13, con due lusitane sul podio (Ribeiro in 2h30:10, esordio sui 42 km, Costa in 2h30:27). Sulle altre distanze, l'etiope Buze Diriba ha centrato la miglior prestazione mondiale stagionale sulle dieci miglia a Pittsburgh in 51:38. Due mezze maratone in Polonia, con keniani pigliatutto e prestazioni al limite dell'incredibile, perché ottenute nell'arco di ventiquattr'ore: sabato a Swidnica Hillary Kimaiyo (1h03:37) e Stellah Barsosio (1h16:39), ieri a Koscian ancora Kimaiyo in 1h03:19 e la Barsosio in 1h13:57.
PRESIDENTE HAILE - Haile Gebrselassie è stato eletto presidente della federazione etiope.
Il grande campione etiope volerà in settimana a Atene per ricevere il premio alla carriera in occasione del Gala per il Best Marathon Runner dell'AIMS (i campioni olimpici Kipchoge e Sumgong saranno gli atleti premiati). Nel consiglio della federazione etiope fa il suo ingresso anche l'ex-iridato di cross e vincitore della New York Marathon Gebremariam. In rappresentanza degli atleti spiccano le figure di due grandissimi, Sileshi Sihine e Meseret Defar. Per l'elezione del presidente della federazione russa, in programma tra un mese, sono ufficiali le candidature di due campioni olimpici, Yelena Isinbayeva e Andrey Silnov. Altro ex-atleta eletto, anzi confermato, è l'ex-marciatore Korcok, alla guida della federazione slovacca. Gabriela Szabo punta ancora più in alto: si è candidata per la presidenza del comitato olimpico della Romania.
PENSANO IN GRANDE - Dopo Asbel Kiprop, che ci ha provato un paio di volte andandoci assai vicino l'anno scorso a Montecarlo, anche Elijah Manangoi ha nel mirino il record mondiale dei 1500 metri, quel 3:26.00 ottenuto sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma e che, in assenza di prestazioni clamorose, si avvia sereno verso un ventennale di vita. Inarrivabile il record mondiale del disco donne, Sandra Perkovic sogna almeno di lambire o superare i 72 metri, misura mai raggiunta dal lontano 1989. Un'altra grande croata, Blanka Vlasic, ha invece espresso il proposito di proseguire la carriera per un altro quadriennio, chiudendo la carriera nell'anno olimpico 2020. I riconoscimenti della settimana internazionale sono stati assegnati in Sud Africa (sportivi dell'anno i campioni olimpici Wayde van Niekerk e Caster Semenya), e in Polonia (il premio Golden Spikes all'olimpionica del martello Anita Wlodarczyk e al discobolo argento di Rio Piotr Malachowski).

Korir e Daska, ritorno per due
Mark Korir e Mamitu Daska tornano a vincere conquistando Francoforte. Successi africani anche a Shanghai, in Slovenia e Irlanda.
Entrambi avevano qualcosa da dimostrare e da recuperare. Questo il tema del successo del kenyano Mark Korir e della etiope Mamitu Daska nella 35ª edizione della maratona di Francoforte. Korir aveva disputato i mondiali di Pechino 2015, forte del successo a Parigi in 2h05:49, il primo da maratoneta, un'impresa che aveva convinto i selezionatori a inserirlo nel team iridato. Male nell'esperienza mondiale (ventiduesimo), ha vinto a Francoforte domenica in 2h06:48, secondo crono della carriera. Appena dieci anni fa un tempo del genere avrebbe fatto sobbalzare (sesto stagionale), nei parametri attuali non è che la 26ª prestazione stagionale. Via dai riflettori a partire dalla delusione di Pechino, Korir aveva gareggiato in marzo in Italia, terzo nella mezza maratona di Verona. Qualche sorpresa nelle posizioni successive: il secondo posto di Martin Kiprugut Kosgey, noto per le partecipazioni alla maratona di Hannover, miglioratosi ieri fino a 2h07:22, e il quarto dello statunitense Bob Curtis (2h11:20). Prima e dopo il nordamericano, l'altro keniano Kotut (2h07:28), legato a Korir avendone ereditato la prima piazza di Parigi lo scorso aprile, e il più accreditato del quintetto, l'etiope Tola, bronzo ai mondiali di Mosca, quinto in 2h11:52. Il titolo tedesco è andato in un modesto 2h20:12 all'outsider Marcus Schönfisch.
DASKA DOPO UN LUSTRO - Mentre la gara maschile è stata decisa a cinque chilometri dal traguardo dall'azione di Korir, la gara femminile è vissuta su alte frequenze dettate dalle etiopi Mamitu Daska e Sutume Asefa, con passaggi di 1h10:40 a metà gara, 1h23:38 al 25° km (con dodici secondi in favore della Daska sulla connazionale, poi costretta al ritiro) e 1h40:28 al 30° km di una Daska ormai protagonista solitaria. L'etiope ha calato visibilmente il ritmo negli ultimi chilometri, complici dolori gastrici, ma è riuscita a preservare il successo in 2h25:27, centrando dopo cinque anni un altro successo sui 42 km. L'ultimo risaliva proprio alla maratona di Francoforte edizione 2011. Le valse il record della corsa in 2h21:59, migliorato l'anno dopo dalla Melkamu.
TOLA PER IL TITOLO - In rimonta nel tratto finale, la neo-tedesca Fate Geleto Tola, etiope fino a pochi mesi fa, ha conquistato la seconda piazza e il primo titolo tedesco di maratona in 2h25:42 (il quarto crono nazionale di sempre). Terza Sarah Jebet in 2h27:07, quarta non senza sorpresa un'altra rappresentante americana, Lindsay Flanagan (2h29:58), che ha tolto 3:20 al personale. I primati della maratona di Francoforte restano l'eccezionale 2h03:42 di Wilson Kipsang (2011) e il 2h21:01 di Meselech Melkamu (2012).
MOKOKA TRIS - A Shanghai terzo successo del sudafricano Stephen Mokoka (2h10:18) dopo quelli del 2013 e del 2014. Nella metropoli cinese, Mokoka vanta anche due secondi posti e un quarto posto. Campione d'Africa sui 10000 metri a Durban in giugno, a Rio è stato diciottesimo sulla stessa distanza. Ai mondiali di mezza maratona a Cardiff, in marzo, si era classificato decimo. Ieri a Shanghai, con l'azione decisiva mossa negli ultimi sette chilometri, ha preceduto Asbel Kipsang (2h11:16), noto per aver vinto le prime tre maratone disputate in carriera (esordio vittorioso a Firenze nel 2014 in 2h09:55), e aver perso una 42 km, prima di ieri, solo a Seul in marzo, col personale portato a 2h07:30. Dominio dell'Africa orientale nella corsa femminile, vinta dall'etiope Roza Dereje Bekele in 2h26:18, di stretto margine sulla keniana Margaret Akai (2h26:20) e sull'altra etiope Wude Ayalew (2h27:08). La vincitrice uscente Rael Kiyara ha chiuso quarta in 2h27:53.
MARATONE D'EUROPA - Kenya, Namibia, Etiopia, la musica è sempre la stessa. A Lubiana bella gara e vittoria di Laban Mutai in 2h09:16 su Philip Sanga (2h09:19) e sull'ugandese 19enne Robert Chemonges (Atletica Futura), che in 2h11:04 ha sensibilmente abbassato la miglior prestazione mondiale junior 2016, limando sensibilmente il 2h11:45 con cui vinse la maratona di Trieste in maggio.
I tempi sono stati appesantiti da un errore degli atleti di testa, che lungo il percorso hanno seguito un veicolo della polizia e una troupe televisiva che ha deviato dal tracciato ufficiale, aggiungendo (secondo stime degli organizzatori) circa 500 metri di corsa. L'esordiente Purity Jebichii Changwony (Kenya, 26 anni) ha vinto la gara femminile in 2h29:32. Esito incerto fino al traguardo nella 42 km di Dublino, vinta dalla namibiana Helalia Johannes in 2h32:31 sull'etiope Gebreyes Bizuayehu Ehite (2h32:32, altra vittoriosa a Firenze nel 2014). Solo Etiopa, invece, tra gli uomini: il migliore è Dereje Tulu (2h12:18). In Europa anche la classica Marsiglia-Cassis (20 chilometri), vinta per la terza volta da Edwin Kipyego (59:28) e da Joyline Jepkosgei in 1h07:00 (record della corsa).
CLASSIFICHE RIVISITATE - La sospensione della maratoneta kenyana Rita Jeptoo è stata estesa di altri due anni fino all'ottobre 2018. A seguito del provvedimento, la vincitrice delle World Marathon Majors 2013-2014 è Edna Kiplagat, la vittoria nella maratona di Chicago 2014 passa nelle mani di Mare Dibaba e quella nella maratona di Boston dello stesso anno porta ora il nome dell'altra etiope Bezunesh Deba.

Amsterdam tapis roulant d'Europa
Sorpresa-Wanjiru, che vince ad Amsterdam in 2h05:21. La maratona olandese ribalta le statistiche delle 42 km in Europa. Tre arresti nella tragica vicenda della figlia di Tyson Gay.
Il top tecnico della domenica internazionale è senza dubbio l'esito, oltre ogni previsione, della maratona di Amsterdam. Tra le più veloci del Vecchio Continente, è risaputo, quasi al pari della gemella connazionale di Rotterdam, e sulle quali orme si staglia ormai da qualche stagione anche l'altra 42 km internazionale di Eindhoven. Ieri, però, la corsa di Amsterdam è passata alla storia per più di un motivo. A livello mondiale solo la maratona di Dubai (edizioni 2012 e 2013) ha raccolto così tanti risultati di alto livello. In Europa, la corsa di ieri ha offerto le migliori prestazioni all-time sul suolo europeo per i piazzati dal quinto al tredicesimo posto, così riassunti nello specchietto che segue:

"BEST EVER MARK FOR PLACE" NELLE MARATONE EUROPEE (DAL 5° AL 13° POSTO)
AMSTERDAM 2016
PRIMA DI AMSTERDAM 2016
5. 2h06:07 Abraham Chebii (KEN)
6. 2h06:25 Felix Kandie (KEN)
7. 2h06:27 Geoffrey Kirui (KEN)
8. 2h06:45 Bernard Kipyego (KEN)
9. 2h07:19 Mule Wasihun (ETH)
10. 2h07:48 Abera Kuma (ETH)
11. 2h08:19 Sammy Korir (KEN)
12. 2h08:19 Wilson Chebet (KEN)
13. 2:09:08 Amos Kipruto (KEN)

5. 2h06:17 Ryan Hall (USA) Londra 2008
6. 2h06:31 Peter Kirui (KEN) Francoforte 2011
7. 2h07:08 John Kiprotich (KEN) Francoforte 2014
8. 2h07:28 Samuel Tsegay (ERI) Amsterdam 2011
9. 2h08:06 Samuel Tsegay (ERI) Londra 2012
10. 2h08:20 Feyisa Lilesa (ETH) Londra 2012
11. 2h08:43 Abraham Chelanga (KEN) Parigi 2009
12. 2h09:13 Francis Kibiwott (KEN) Parigi 2009
13. 2h09:46 Abdellatif Meftah (FRA) Francoforte 2011

Restano immutate le migliori prestazioni tecniche dal primo al quarto posto sul suolo europeo.
Dietro al record berlinese di Kimetto (2h02:57), permangono inarrivabili il 2h03:13 di Mutai (secondo sempre a Berlino), il 2h05:03 di Mosop (Rotterdam 2012) e il 2h05:23 di Lilesa (anche lui a Rotterdam 2012). Non era però mai successo, a parte Dubai e il suo percorso "autostradale", che in otto si esprimessero sotto le 2h07 e in dieci sotto le 2h08. Ben venga quindi un risultato di tale spessore sul suolo europeo, pur se opera integrale di runner africani. Il contraltare, un dato su cui l'atletica europea deve recuperare competitività, è che con i risultati dell'ultimo weekend nelle maratone internazionali, il primo maratoneta caucasico delle graduatorie stagionali figura appena in novantottesima posizione: è lo statunitense Galen Rupp, il cui 2h10:05 di Rio ha permesso di conquistare, però, il bronzo olimpico.
Wanjiru la sorpresa
Il percorso a forti tinte "flat" e le condizioni ambientali al limite dell'ideale hanno favorito il fiorire di prestazioni eccezionali e di una gran bella corsa, in cui è emerso il giovane talento di Daniel Kinyua Wanjiru, 24enne alla terza maratona, che ha avuto il merito di sovvertire i pronostici concludendo i 42 km in 2h05:21 (tre minuti di progresso) e soprattutto determinare la vittoria con un sorprendente "negative split" (1h03:19 a metà gara, 1h03:02 la seconda parte), in cui è decollato negli ultimi quattro chilometri. Tutti keniani fino all'ottavo posto, con le altre ottime prestazioni di Sammy Kitwara (2h05:45), Marius Kimutai (2h05:47, personale di oltre tre minuti e mezzo), e Laban Korir (2h05:54).
Nei grandi numeri, la 42 km olandese di ieri è anche la seconda miglior maratona del 2016, sul piano della densità dei risultati. Sempre dietro Dubai, naturalmente. Al bi-vincitore uscente, Bernard Kipyego, correre in 2h06:45 ha garantito appena l'ottava posizione. L'ex-primatista della corsa, Wilson Chebet, si è spremuto in 2h08:19 per chiudere appena dodicesimo. Vittoria etiope nella corsa femminile con buon margine per Meselech Melkamu (2h23:21), che ha preceduto Abebech Afework (2h24:47) e l'ex-keniana Eunice Chumba (Bahrain, 2h25:00). Solo quarta la keniana Priscah Jeptoo (2h25:37), argento a Londra 2012 e ai Mondiali di Daegu.
Toronto, Demise vince ancora
L'etiope Shure Demise ha concesso il bis nella maratona di Toronto vincendo per il secondo anno di fila in 2h25:16 sulla connazionale Tadelech Bekele (2h26:29) e sulla keniana Rebecca Chesire (2h28:52).
Podio africano anche nella corsa maschile, vinta da Philemon Rono in 2h08:26 sull'etiope Seboka Tola Dibaba (2h09:46) e sull'altro kenyano Albert Korir (2h10:21). Svanito il bis maschile per Ismael Chemtan Bushendich, quarto in 2h12:20.
In Corea Kiprotich 2h06:58
Prestazioni molto buone anche nella maratona coreana di Gyeongju, dove il keniano Felix Kipchirchir Kiprotich si è imposto in 2h06:58 (personale limato di un secondo) davanti ai connazionali Ernest Kiprono Ngeno (2h07:49), vincitore in aprile della maratona di Milano, e Robert Kipkorir (2h08:03). In casa keniana è iniziata la stagione del cross-country: a Nairobi in evidenza ancora Alice Aprot Nawowuna, che su un percorso di otto chilometri ha vinto nettamente su Irene Cheptai e Gladys Chesire, staccata di quasi un minuto. Senza i grandissimi la gara maschile di dieci chilometri, vinta con una decina di metri di vantaggio da Abraham Kiptum su Josphat Tanui. Edwin Kiptoo e Sandra Tuei hanno vinto le rispettive gare under 20.
Black Japan
Da uno dei tanti 10000 metri giapponesi validi come campionato regionale di club, arrivano altri buoni risultati dei keniani di stanza in Sol Levante: è di sabato scorso il 27:30.17 di James Rungaru, che ha preceduto Hiram Ngatia (27:30.75) e Edward Waveru (27:40.23). Dal National Sports Festival di Kitakami, marcia in primo piano con 38:21.88 di Eiki Takahashi e 38:40.22 di Daisuke Matsunaga sui 10000 metri in pista.

Kirui risorge a Chicago
A Chicago e Minneapolis i maratoneti keniani fanno il vuoto
Per il secondo anno consecutivo la Chicago Marathon ha fatto a meno dei pacemaker, a beneficio dell'agonismo e della diversità tattica. I vincitori sono i keniani Abel Kirui e Florence Kiplagat, prima anche un anno fa e seconda nel 2014. La rinnovata scelta degli organizzatori ha premiato soprattutto Kirui, vincitore di una 42 km a cinque anni di distanza dal secondo titolo mondiale, conseguito a Daegu, e a quattro anni dall'argento olimpico di Londra, una metropoli dove conta di tornare a correre nel 2017 per guadagnarsi la selezione per i mondiali e sperare in un magnifico tris di medaglie d'oro. Diversissime le due gare: ritmo sonnacchioso degli uomini per oltre due terzi di gara, con Kirui capace di vincere la resistenza del campione uscente Dickson Chumba nell'ultimo mezzo chilometro e imporsi in 2h11:23, il crono più lento dal 1993, festeggiato all'arrivo da con un ballo all'insegna della felicità: era la sua prima vittoria nel circuito delle World Marathon Majors. Tutti kenyani i primi cinque classificati. Primo statunitense Diego Estrada, ottavo in 2h13:56. Al debutto sui 42 km Stephen Sambu, più che onorevole quinto in 2h13:35.
Kiplagat & Kiplagat
Più sollecite le frequenze imposte dalle ragazze, con proiezioni interessanti fin dai primi chilometri. Il gruppo leader, composto da sette atlete, è stato coeso fino al trentesimo chilometro, dove la Kiplagat ha macinato i successivi cinque chilometri in 16:18. La Kiplagat ha bissato il successo del 2015 in 2h21:32, quinta prestazione mondiale stagionale, precedendo la 37enne Edna Kiplagat, iscritta a pochi giorni dalla gara e iridata per due volte come Kirui (a Daegu e Mosca, dove precedette l'azzurra Valeria Straneo), seconda in 2h23:28. Terza un'altra kenyana, Valentine Kipketer, in 2h23:41, sorella del terzo classificato tra i maschi, Gideon Kipketer (2h12:20). La migliore statunitense è stata Serena Burla, settima in 2h30:40. Questi i passaggi intermedi della vincitrice: 16:55/5km, 33:29/10km, 50:09/15km, 1h06:47/20km, 1h10:29 (metà gara), 1h23:51/25km, 1h40:29/30km, 1h56:47/35km, 2h13:56/40km.
Ondoro, record dopo trent'anni
Eccellente risultato del quasi 29enne kenyano Pius Dominic Ondoro, vincitore per il secondo anno di fila della maratona delle città gemelle (Minneaplis-St.Paul) in 2h08:51, un crono che migliora il record della corsa datato 1985. Per Ondoro, al terzo miglior crono della carriera, un vantaggio di un minuto e mezzo al traguardo sul connazionale e compagno di allenamenti Elisha Barno (2h10:21).
Identico epilogo al femminile: due kenyane, Jane Kibii e Sarah Kiptoo, due minuti e venti di margine della prima sulla seconda (2h30:01 e 2h32:18). Terza la vincitrice dell'anno scorso, l'etiope Serkalem Abrha in 2h34:58.
Chelanga e Hasay
Prima della Twin Cities Marathon si è disputato il campionato USA delle dieci miglia, vinto da due volti ben noti del panorama nazionale, Sam Chelanga e Jordan Hasay (52:49). Dietro la bionda Hasay, da segnalare il secondo posto di Aliphine Tuliamok-Bolton (53:01) e soprattutto il terzo, andato nientemeno che alla campionessa olimpica di triathlon Gwen Rose Jorgensen (53:13). Bis a Boston: altra doppietta kenyana nella fredda e piovosa mezza maratona di Boston, vinta per il secondo anno consecutivo da Daniel Salel (1h03:13) e Mary Wacera (1h10:19),
Un kiwi conquista Berlino
Bella impresa del neozelandese Zane Robertson, dodicesimo a Rio sui 10000 metri con primato nazionale, che a Berlino ha vinto la "Great 10K Berlin" in 27:28, miglior tempo della stagione sulla distanza (solo il kenyano Wangari ha fatto meglio di passaggio nella mezza maratona di Copenhagen), record nazionale e primato dell'Oceania strappato a Craig Mottram. Si tratta della seconda prestazione all-time di un atleta non africano. Il migliore resta lo statunitense Mark Nenow, autore di un 27:23 oltre trent'anni fa a New Orleans. Robertson è ben conosciuto sul nostro territorio: ha gareggiato sia in pista che, diverse volte, nella BoClassic di San Silvestro. La vittoria femminile è andata alla finlandese Sarah Lahti (31:57), anche lei come Robertson dodicesima alle Olimpiadi di Rio sui 10000 metri.
Previews: Amsterdam e Toronto
Bernard Kipyego sogna in grande: domenica prossima punta alla terza vittoria consecutiva nella Amsterdam Marathon e al record della corsa di 2h05:36, detenuto da Wilson Chebet, anche lui al via e con il mirino al quarto successo dopo la triplice striscia vincente dal 2011 al 2013. Iscritti anche Sammy Kitwara e l'etiope Dino Sefir. Tra le donne l'obiettivo-record (2h21:09) è nelle corde di Priscah Jeptoo e Meselech Melkamu, che troveranno avversarie quali Lucy Karimi e Abebech Afework. Nella Toronto Marathon presenti i vincitori di un anno fa, Ishmael Chemtan e Shure Demise, alle prese con atlete in grado di imprimere ritmi sostenuti quali le etiopi Tadelech Bekele Fatuma Sado e la kenyana Rebecca Chesire.

Scrivi maratona, leggi Kenya
I runner keniani sfiorano l'enplein nelle tante corse del fine settimana. Kiyeng 2:08:58, Chepchirchir 2:24:12. Domenica maratona-top a Chicago.
Quattro doppi successi (uomini e donne) e varie triplette dal primo al terzo posto hanno caratterizzato il weekend delle corse su strada in Europa, dominate dai keniani. Alla legge della doppietta si sono sottratte solo la corsa di Kosice e la mezza maratona di Glasgow. Kosice, una delle corse più antiche del panorama internazionale, è giunta ieri all'edizione numero 93 con condizioni climatiche favorevoli e un'atmosfera da record sia per il numero di iscritti (poco meno di dodicimila) che di paesi rappresentati (ben 58). Il successo è andato al 33enne David Kemboi Kiyeng, un runner di lungo corso emerso in età giovanissima nel 1999 vincendo la maratona di Palermo (vinse anche a Carpi nel 2006), in un buon 2:08:58 che lo riporta ai livelli conosciuti fino a tre anni fa. L'altro keniano Elijah Kiprono Kemboi, ex-vincitore della Kosice Marathon (2:09:24) e l'etiope debuttante sui 42 km Tadesse Mamo (2:10:27) hanno completato il terzetto dei migliori. Meno brillante la performance della vincitrice della corsa femminile, l'etiope Chaltu Tafa (2:32:20).
Chepchirchir missione compiuta
Uno-due keniano a Lisbona, e record della corsa caduto grazie a Sarah Chepchirchir (2:24:12), 32enne keniana con base in Francia, alla terza esperienza sui 42 km dopo il ritiro di Nagoya, all'esordio, e il settimo posto di Amburgo in 2:30:08. Con quasi sei minuti di progresso la Chepchirchir si è imposta in una gara dominata dalle keniane, con Brigid Kosgei seconda in 2:24:45 e Esther Ndiema terza in 2:31:41. Tra gli uomini vince Alfred Kering in 2:10:27 sul connazionale Reuben Kiprop Kerio (2:11:09), un 22enne già in evidenza quest'anno con il successo nella maratona di Brescia in 2:09:05. All-Kenia anche a Colonia: successo uomini per Raymond Kipchumba Choge in 2:08:39 dopo l'esordio di Vienna (quinto in 2:11:07), davanti a Nicholas Kamakya (2:10:22), successo donne a Bornes Jepkirui Kitur in 2:32:16.
Kamakya è ben conosciuto dagli appassaionati italiani (vanta discreti piazzamenti alla Stramilano e alla maratona di Roma oltre a quarti posti a Belrino e Amsterdam), e una dozzina di anni fa fu capace di superare Stefano Baldini in una 10 km francese, quattro mesi dopo il successo olimpico dell'azzurro a Atene.
Il primo di Scozia
Impresa notevole del maratoneta scozzese Callum Hawkins, nono nella 42 km olimpica a Rio e nono anche nella mezza maratona degli Europei di Amsterdam: a Glasgow Hawkins ha vinto la Great Scottish Run in 1:00:24, primato nazionale, record della corsa tolto a Haile Gebrselassie, settima prestazione europea all-time (secondo british dietro Mo Farah) e terza prestazione europea stagionale, ma soprattutto ha consegnato al Regno Unito il primo successo nella storia della corsa, lunga un quarto di secolo. Il campione uscente, l'ugandese Moses Kipsiro, prima favorito poi dato per rinunciatario e infine regolarmente al via, ha chiuso secondo in 1:00:54. Gran domenica per gli organizzatori, che hanno festeggiato anche il record femminile centrato dalla keniana Betsy Saina in 1:07:22 con due minuti di progresso sul personale. La Saina, quinta nel più grande 10000 donne di tutti i tempi (30:07.78 a Rio in occasione del record mondiale di Almaz Ayana, omologato dalla IAAF pochi giorni fa), ha preceduto Helah Kiprop (1:08:52).
Altri keniani, altri primati
Cade anche il record della mezza maratona di Cardiff, ma in questo caso la prestazione era largamente nelle previsioni, a firma di Violah Jepchumba. La keniana si è imposta in 1:08:14 dopo aver condotto il primo quarto di gara su ritmi da record mondiale (passaggi da 15:30, 31:30, 48:02 e 1:04:50). Tris Kenia con Cheyech e Jerotich, ma sopra l'ora e dieci minuti. Podio monopolizzato anche tra gli uomini con Shadrack Korir (record della corsa in 1:00:54), Kotut e Mneria.
Altre firme del weekend: Alex Chepkwik Saekwo (in carriera successi a Torino e Verona) ha vinto la maratona di Lione in 2:10:49, ampiamente personal best. Un altro Kering, Eric, ha vinto la 42 km di Bruxelles in un modesto 2:16:50.
Chicago, gli elite runners
Nata nel 1977, la corsa dell'Illinois vanta due delle migliori cinque prestazioni femminili all-time e tre delle prime quindici maschili. Anche quest'anno la line-up è di assoluto prestigio, soprattutto nella maratona donne, dove saranno presenti la vincitrice uscente Florence Kiplagat (primatista mondiale di mezza maratona oltre che sui 15 e sui 20 km), le altre keniane Valentine Kipketer, Visiline Jepkesho e Purity Rionoripo e le etiopi Atsede Baysa, Gulume Chala, Yebrgual Melese e Meskerem Assefa. Il campo maschile presenta Dickson Chumba, Tsegaye Kebede, Abel Kirui e Micah Kogo tra i favoriti. Dopo la straordinaria Berlin Marathon, la classifica delle World Marathon Majors vede al comando Eliud Kipchoge e Jemimah Sumgong, campioni olimpici a Rio. Sono seguiti rispettivamente da Kenenisa Bekele e Lemi Berhanu (uomini) e da Aberu Kebede e Atsede Baysa (donne).
Lutto, addio "Ravelo"
Nei giorni scorsi è scomparso a Lione all'età di 75 anni Jean Louis Ravelomanantsoa, l'unico atleta del Madagascar a aver disputato una finale olimpica. Lo sprinter africano, emerso alle cronache nel 1965, raggiunse la finale dei 100 metri a Città del Messico, chiudendo ottavo in 10.27. Al suo nome è ancora legato il primato nazionale dello stato africano (10.18), siglato nei quarti di finale olimpici. Grande partente, ma non altrettanto brillante nel finish della distanza più breve dello sprint outdoor, Ravelomanantsoa è stato a lungo nell'élite dello sprint mondiale nella seconda metà degli anni '60. Disputò anche le Olimpiadi di Monaco.

Kenenisa Bekele sfiora il record: a Berlino vola in 2h03'04"
Nella maratona tedesca, il 34enne etiope s'impone con il personale sul keniano Kispang, grande favorito della vigilia
L'etiope Kenenisa Bekele si è imposto nella 43ª maratona di Berlino con il tempo di 2h03'04", seconda miglior performance di sempre, appena 7" sopra il record del mondo (2h02'57") stabilito proprio nella capitale tedesca da Dennis Kimetto nel 2014. Bekele ha staccato negli ultimi due chilometri della 42 km tedesca, il 34enne keniano Wilson Kipsang, vincitore qui nel 2013 con il record del mondo di 2h03'23", con cui era rimasto solo a partire dal 32° km. Kipsang, che sino al 35° km ha corso in 1h41"56 in linea per il record del mondo, ha poi ceduto nel finale chiudendo 10" dietro Bekele, comunque più veloce del tempo impiegato tre anni fa. Terzo l'altro keniano Evans Chebet in 2h05'31". Il 34enne etiope, primatista mondiale di 5000 e 10.000, il più grande runner in attività (tre ori olimpici e cinque mondiali in pista, più undici iridati nei cross), ha migliorato di 2' esatti il personale sulla distanza: il precedente, 2h05'04", risaliva alla vittoria nella maratona di Parigi del 2014.
A Berlino, il record del mondo della maratona è stato migliorato ben sette volte, sei a partire dal 2003.

Spanovic extended record
La lunghista serba atterra a 7,10 nel centro di Belgrado. Farah tris consecutivo a Newcastle. Jepchumba vicina al record del mondo sui 10 km
Annata d'oro e di primati per Ivana Spanovic. Al titolo europeo di Amsterdam, corroborato dal bronzo olimpico di Rio e dall'argento mondiale indoor di Portland, la lunghista di Zrenjanin ha aggiunto in successione il primato nazionale serbo di 7,07 nella finale iridata dell'Oregon, migliorato con 7,08 nella finale olimpica e, ieri, allungato a 7,10 in una gara disputata nella piazza centrale di Belgrado. Eccellente la serie: 7,10/0.3-6,74/-0.2-6,97/-0.3-7,03/0.9-6,80/0.0-6,83/+0.5. Oltre mezzo metro per trovare la seconda classificata, la vicecampionessa europea Sawyers, ferma a 6,58. L'area tecnica dell'evento, riportano le notizie, era certificata e perciò permetterà l'omologazione del 7,10. L'approccio mediatico della Španovic è dirompente: è sulla copertina dell'edizione serba di Cosmopolitan, sulle riviste di moda e in tutte le pubblicazioni sportive nazionali. Come continuità di risultati è da anni la specialista europea più forte. Al suo palmarès vanno aggiunti il titolo europeo indoor 2015, i due bronzi conquistati ai mondiali di Mosca e Pechino, l'argento europeo di Zurigo e il bronzo ai mondiali indoor 2014. L'ultimo gioiello, la vittoria nella classifica di specialità in Diamond League.
Farah tris alla Great North Run
Impresa inedita per il britannico che da Rio è tornato con altre due medaglie d'oro e il salto nella leggenda a fianco di Lasse Viren. Farah si è imposto per il terzo anno consecutivo, impresa senza precedenti, nella mezza maratona di Newcastle-South Shields in 1:00:04, con otto secondi di margine sullo statunitense Dathan Ritzenhein, ex-compagno di allenamenti del britannico, transitato in Inghilterra per testare il motore in vista della New York Marathon. Azione decisiva di Farah nell'ultimo chilometro e mezzo, che ha messo al sicuro il successo prima dell'ultimo tratto di gara.
In un'edizione da record, con ben 178 paesi rappresentati, Farah condivide la prima pagina con Vivian Cheruiyot, oro olimpico dei 10000 metri a Rio, che nel giorno del suo trentatreesimo compleanno ha esordito sulla distanza vincendo una delle grandi classiche del panorama mondiale in 1:07:54, precedendo l'altra keniana Priscah Jeptoo (1:07:55 e già vincitrice nel 2013), partita troppo presto e raggiunta a duecento metri dal traguardo dalla Cheruiyot, molto accorta tatticamente. L'altra grande star, l'etiope Tirunesh Dibaba, ha chiuso terza in 1:08:04.
Jepchumba 30:24 seconda all-time
La seconda parte della stagione internazionale su strada è partita con risultati di grande rilievo: oltre al tris di Farah e al vittorioso esordio della Cheruiyot, il fine settimana ha registrato l'eccezionale 30:24 ottenuto dalla keniana Violah Jepchumba nel Grand Prix di Praga, sui 10 chilometri. La prestazione della Jepchumba è la seconda all-time sulla distanza, a soli tre secondi dal record del mondo (ufficiale) di Paula Radcliffe, ottenuto nel 2003 a Porto Rico. La città boema porta fortuna alla Jepchumba. In aprile aveva vinto la mezza maratona con la miglior prestazione mondiale stagionale di 1:05:51 (terzo risultato all-time), transitando al decimo chilometro in 30:29. Per chi ama ritagliare i numeri, il passaggio della Jepchumba al quinto chilometro nella gara di sabato, 14:46, eguaglia la miglior prestazione mondiale detenuta da Meseret Defar, ottenuta nel 2006 nella classica del circuito statunitense di Carlsbad. La Defar, però, corse la distanza dei cinque chilometri e non vi transitò come passaggio intermedio. Dietro la Jepchumba, a Praga, l'altra keniana 23enne Joyceline Jepkosgei, cronometrata in 31:08. Solo quarta Gladys Cherono, iridata di mezza maratona nel 2014. Nella gara maschile, miglior tempo dell'anno sulla distanza per il keniano Abraham Kapsis Kipyatich, primo in 27:40.
Giochi di città
Mentre da Newcastle si snodava la Great North Run di domenica, la città ospitava i Great North City Games, sabato.
Come ben noto, gare-spettacolo e divertimento portato in mezzo alla gente. Ha fatto un figurone David Rudisha, vincitore sui 500 metri in 57.60. Il miglior tempo del keniano, in gara certificata, è un 59.6 non ufficiale ottenuto di passaggio a Birmingham nello scorso giugno, quando corse e vinse i 600 metri in 1:13.10, seconda prestazione di sempre. Il miglior crono mai registrato in una "vera" gara di 500 metri è il 59.32 del cubano Orestes Rodrigues, ottenuto a L'Avana tre anni fa. L'unico altro atleta capace di scendere sotto i sessanta secondi è il qatarino Haroun, che nel meeting indoor di Stoccolma, nello scorso febbraio, coprì la distanza in 59.83.
Auf Wiedersehen: Heidler, Stahl, Otto
Dopo la giavellottista Christina Obergföll, l'atletica tedesca saluta altri nomi di punta che hanno annunciato il ritiro: il pezzo da novanta è sicuramente Betty Heidler, una delle martelliste più titolate della storia della specialità. Quarta quest'anno alle Olimpiadi di Rio, è stata campionessa del mondo nel 2007 a Osaka, campionessa europea nel 2010 a Barcellona, argento mondiale nel 2009 e nel 2011 e bronzo alle Olimpiadi di Londra. Prima del tornado Wlodarczyk, capace di registrare negli ultimi due anni le nove migliori prestazioni assolute, era lei la primatista del mondo, forte di un 79,42 ottenuto nel santuario tedesco dei lanci, Halle, nel maggio del 2011. Tolse il record proprio alla polacca, che ha poi portato la specialità in una dimensione inesplorata fino a sfiorare, quindici giorni fa, gli 83 metri. La Heidler ha lanciato per l'ultima volta sabato scorso, ottenendo un eccellente 74,00.
Lasciano l'attività anche la giavellottista Linda Stahl, oro europeo 2010 (con due bronzi nel 2012 e nel 2014) e vicecampionessa continentale a Amsterdam, oltre che bronzo olimpico a Londra 2012, e Björn Otto, primatista nazionale di salto con l'asta con 6,01, che ebbe a 35 anni, nel 2012, il suo anno migliore, conquistando tre medaglie d'argento alle Olimpiadi, agli europei all'aperto e ai mondiali indoor. Dopo il bronzo iridato di Mosca, nel 2013, nell'anno in cui vinse anche l'argento agli euroindoor, è stato fermato da numerosi problemi fisici.

Diamond League: a Bruxelles volano Thompson e Morris
La giamaicana fa 10”72 nei 100, la statunitense arriva a 5.00 nell’asta, all’aperto come solo la Isinbayeva. Nei 400 della Semenya (50”40), Grenot settima in 51”65
Il 2016 in pista e pedane passa e chiude. Lì, in pista e pedane, è stato un grande anno. Grandissimo. Con un’Olimpiade da incorniciare (sempre lì, in pista e pedane...) e una lunga serie di prestigiosi record del mondo e di super prestazioni. Fuori? Beh, fuori meglio dimenticare in fretta e voltare subito pagina. Dal tormentone russo a un’Olimpiade che organizzativamente ha fatto acqua da tutte le parti, c’è da guardare al futuro. Anche la Diamond League, che a Bruxelles, col 40° memorial Van Damme, manda in scena la seconda e conclusiva finale, dovrà cambiare per sopravvivere. Il circuito attuale, distribuito su troppi meeting e con una formula insignificante, non appassiona proprio nessuno. Ha senso avere trentadue vincitori, tanti quanti sono le specialità?
THOMPSON — Allo stadio Re Baldovino, come sempre colmo di entusiasmo con i suoi 45.000 spettatori, se ne decidono la metà. Anzi, nove, visto che gli altri hanno già aritmeticamente conquistato i 40.000 dollari del premio relativo. Più delle sfide specifiche, appassionano però alcune gare e certi protagonisti. Su tutti Elaine Thompson, ancora una volta (10”72 sui 100) e Sandi Morris, più a sorpresa (5.00 nell’asta, come all’aperto solo Yelena Isinbayeva). La giamaicana, con quell’incedere super potente, «mangia» Dafne Schippers e i 40.000 dollari della Diamond League in palio. Il crono (+0.6), primato del meeting eguagliato, a 2/100 dal personale e dal record nazionale, è il suo quarto -10”80 consecutivo. L’olandese resta a 10”97. Miss Thompson – imbattuta negli otto 100 corsi nel 2016 – prima di rientrare finalmente a casa, passerà da Lignano Sabbiadoro: domenica, per lei e il gruppo di connazionali che lì fa base in estate, ci sarà un ricevimento ufficiale.
MORRIS — Anche la Morris, 24enne dell’Illinois residente in Arkansas, appariscente biondina di 1.73, ha di che festeggiare. Cresce a livelli inattesi. L’argento a cinque cerchi, dopo tre nulli sparsi, è perfetta a 4.82, 4.88 e 4.94 – un cm più del personale all’aperto, uno meno di quello al coperto – dove si arrende l’oro olimpico, la greca Stefanidi. Poi fa mettere l’asticella ai fatidici cinque metri. L’Isinbayeva ha superato il muro sei volte, Jenn Suhr due, ma al coperto. Il primo tentativo è nullo, il secondo, benché l’asticella traballi, valido. Sandi è incredula. E il bello è che i tre assalti ai 5.07 del record del mondo non sono velleitari. E’ appassionata di musica (suona chitarra e violino) e legge la Bibbia: un personaggio da scoprire.
ALTRE DONNE — Nei 400 c’è curiosità per Caster Semenya, opposta a cinque finaliste di Rio. L’olimpionica degli 800 «scende di categoria» e pare spaesata. Poi, alla seconda curva, cambia marcia e, una a una, recupera su tutte. Anche su Libania Grenot. L’azzurra, come sempre, parte a razzo, poi paga. All’ingresso in rettilineo è quarta, con la sudafricana quinta. A Caster, ultimo 80 di altra categoria, serve un tuffo alla Millar per aver la meglio della statunitense Okolo. Vince in 50”40, personale di 34/100. Libania è settima in 51”65. La prima parte del 5000, lenta, non lascia spazio a speranze di record. Il finale di Almaz Ayana è comunque travolgente e il 14’18”89 conclusivo da applausi. L’etiope ora, ottenute in questa stagione, vanta quattro delle migliori otto prestazioni mondiali all-time. Dietro tanti personali e il record continentale americano di Shannon Rowbury, quinta in 14’38”92. IL RESTO Il limite dei 3000 siepi resta ancor più lontano, ma il confronto tra il keniano Conseslus Kipruto e il sempre generoso statunitense Evan Jager è vibrante. Il primo, con 8’03”74, ha la meglio per 27/100. Bruxelles prova a emozionarsi con la sfida uomo-macchina (l’auto alimentata a energia solare, nei 600, batte il keniano Nicholas Kipkoech con sorpasso ai 520) e ci riesce con la 4x100 donne belga dei Giochi di Pechino 2008. Gevaert e compagne, squalificata la Russia per doping, otto anni dopo sono d’oro, ricevono le medaglie da Jacques Rogge, connazionale allora presidente del Cio e i 45.000 del Baldovino si commuovono.


L'inverno acrobatico di Jenn Suhr
L'olimpionica a 4,91 sfiorando i 5,03, guida un settore in fermento. Primati juniores in USA e Europa. Nel cross kenyano tornano i numeri uno.
La campionessa olimpica di salto con l'asta Jenn Suhr è in una forma fisica e tecnica mai registrata nei trascorsi esordi stagionali, alla luce dell'eccellente 4,91 ottenuto in Ohio quarantotto ore fa. Dopo aver superato 4,80 e due volte 4,70 nel mese di dicembre, ha esordito nell'anno solare con la sua seconda miglior performance al coperto (valicata con ampia luce), prima di tentare per tre volte i 5,03 del limite indoor (da lei detenuto con 5,02), fallendolo per un'inezia in uno dei tre tentativi. L'astista statunitense non saliva così in alto dall'estate del 2013, quando superò 4,91 in un piccolo meeting vicino New York. I risultati dell'ultimo periodo descrivono una specialità in gran fermento. Oltre alla Suhr, sono salite già oltre i 4,70 le greca Stefanidi, le altre aststa USA Saxer, Morris e Payne e la russa Sidorova. All'aperto, è di poche ore fa il 4,71 dell'australiana Boyd. A livello junior, continuano i progressi della 18enne finlandese Wilma Murto, che nell'ultimo weekend si è fiondata a 4,55 e ha provato per tre volte i 4,65 del limite mondiale under 20, recentemente portato a 4,64 dalla neozelandese McCartney sotto il sole degli antipodi.
Holzdeppe e Friedrich
Un altro protagonista dell'estate 2013, il tedesco Raphael Holzdeppe (si laureò iridato a Mosca), ha aperto la stagione in Germania con 5,70. Rinviato il ritorno in pedana del primatista nazionale Björn Otto, assente da due anni. A proposito di ritorni, la Germania ha salutato quello di Ariane Friedrich, la campionessa europea indoor a Torino 2009, che a Francoforte ha avuto ragione della misura di 1,87 prima di arrendersi a 1,91. Mancava dalle competizioni da due anni e mezzo. Stavolta, oltre agli infortuni, l'ha fermata la maternità. Altro ritorno, ma negli USA, quello della campionessa del mondo dei 60 ostacoli indoor Nia Ali, ferma da un anno e mezzo, che ha vinto a Seattle in 8"12.
Tour americano: uno junior corre in 1'45"93
Iniziamo dai giovani: con stupore generale arriva dagli States il record nazionale junior indoor degli 800 maschili firmato in una gara senza lepri dal 18enne Donovan Brazier, un ragazzo allenato dall'ex-iridato dei 400 metri indoor Alleyne Francique. Il vecchio limite apparteneva a John Marshall, e risaliva al 1982 (1'47"84). La prestazione, ottenuta a College Station, permette al giovane americano di entrare nella top-50 assoluta di sempre indoor. Altri giovani in evidenza nell'ultima tornata di riunioni: lo sprinter Christian Coleman (6"56) e l'astista 19enne Alexis Weeks (4,50). Voltiamo pagina: due nomi importanti del mezzofondo a stelle e strisce hanno gareggiato nell'impianto che ospiterà il mondiale indoor a Portland: si tratta del due volte medagliato mondiale Matt Centrowitz e di Shannon Rowbury, bronzo a Berlino 2009.
Entrambi hanno corso e vinto i 3000 metri rispettivamente in 7'55"25 e 8'53"52.
Grenada sprint
Tra gli altri risultati, emerge la tredicesima prestazione all-time sui 400 maschili firmata dal grenadino Bralon Taplin, che ha corso in 45"20, a College Station come Brazier. Grenada, minuscolo stato caraibico, vanta ora due atleti tra i migliori quindici di sempre nelle graduatorie all-time al coperto. L'altro, ovviamente, è Kirani James. Nella stessa riunione si è registrato l'esordio del bronzo mondiale dei 100 metri Trayvon Bromell (6"59), col bianco Teeters vincitore in un'altra serie in 6"60. Altro: il record nigeriano di getto del peso di Steve Mozia (21,03 a Nashville), un ragazzo capace di alti e bassi ma soprattutto lunghi (un nullo di pedana attorno ai 20,60 gli costò l'ingresso in finale ai mondiali indoor di Sopot due anni fa).
I lanci hanno espresso altre cose: Nicholas Scarvelis è un pesista USA che la scorsa estate, assieme alla sorella Stamatia (pesista anche lei) ha acquisito la nazionalità greca, in tempo per gareggiare agli Europei under 23. Ora si chiama Nikolaos Skarvelis e ha festeggiato l'anno nuovo col record nazionale indoor di 20,36. Tra le ragazze, 18,67 della vicecampionessa mondiale junior Raven Saunders. Nomi di primo piano: la sorpresa USA dell'anno scorso nel settore ostacoli, Sharika Nelvis, ha esordito in Nebraska in 8"18. La signora Eaton, Brianne Theisen, ha corso il primo 400 indoor della carriera chiudendo in 53"87, su impianto con sviluppo superiore ai 300 metri.
Bukowiecki ancora da primato
Il pesista polacco classe 1997 ha eguagliato la propria miglior prestazione europea junior nel getto del peso con 20,46, risultato che ottenne due volte agli Europei di Praga di un anno fa, in qualificazione e in finale. Non è ufficialmente un record europeo: il riconoscimento viene dato solo ai record stabiliti con l'attrezzo di categoria di sei chilogrammi, con il quale otto giorni prima aveva portato il limite mondiale indoor a 22,48. Ancora lanci con il croato Zunic, altro finalsta a Praga lo scorso inverno, che in quattro giorni ha aperto la stagione con 20,37 e 20,61. Corse: in evidenza nello sprint il tedesco Reus (6"60 a Erfurt). Nel mezzofondo buona la prima di Laura Muir (2'01"11 a Glasgow) e dello spagnolo Olmedo, che ha portato il record nazionale sui 1000 metri a 2'18"24. Il periscopio puntato sull'attività recente del nostro continente ha segnalato anche il 2,29 nell'alto del tedesco Przybylko e il limite europeo stagionale sui 60 donne dell'ucraina Povh con 7"20. Ragazzi in crescita: vent'anni da pochi giorni per il ceco Sasinek, capace di migliorarsi di oltre due secondi sui 1500 metri scendendo a 3'41"37.
Grande soddisfazione per il giovane con un buon pedigree da siepista, perché il suo tempo è, al momento, il primato mondiale stagionale al coperto.
Strada: Houston, Mumbai, Hong Kong
Nella 42km più attesa del fine settimana hanno dominato gli etiopi, senza tempi memorabili: si sono imposti Gebo Burka in 2h10'55" (secondo l'anno scorso) e Eshetu Biruktayit Degefa in 2h26'07". L'anno scorso, pur correndo in 2h23'51" fu solo terza. Ben più interessanti i tempi della mezza maratona, vinta dall'argento di Mosca Lelisa Desisa in 1h00'37" e da Mercy Ngugi Wacera, argento iridato a Copenhagen, in 1h06'29", un crono clamoroso che ne fa la nona performer di sempre, oltre a conferirle la vittoria contro un cast di gran livello, comprendente l'altra kenyana Cynthia Limo (1h06'41", ora undicesima all-time) e la campionessa del mondo di maratona a Pechino Mare Dibaba, terza in 1h07'55". La statunitense Sara Hall, a poche ore dal ritiro dall'attività di suo marito Ryan, il più veloce maratoneta USA di sempre, è giunta quinta in 1h10'07", record personale. Negli altri eventi di spicco, 2h08'35" del kenyano Gideon Kipketer a Mumbai (record della corsa, ennesimo exploit di un atleta partito con funzioni di pacemaker) e 2h27'50" della etiope Shuko Genemo Wote, alla prima affermazione della carriera sui 42km. Sotto un'incessante pioggia la maratona di Hong Kong è stava vinta dal kenyano Mike Mutai in 2h12'12" e dalla etiope Letebrhan Gebreslasea in 2h36'51".
Cross: Kipyegon, Kamworor, Cheruiyot
Nel Cross Internacional de Italica di Siviglia la miler kenyana Faith Kipyegon, argento a Pechino 2015 sui 1500 metri, ha dominato davanti alle connazionali Viola Kibiwott e Irene Cheptai, mentre il successo maschile è andato all'etiope Tamirat Tola, protagonista della prima parte dell'inverno campestre. Il vice campione del mondo dei 3000 siepi delle ultime due edizioni dei campionati del mondo, Conseslus Kipruto, è giunto quinto. I Police Cross Championships di Nairobi sono stati vinti da due illustri personaggi, Geoffrey Kipsang Kamworor e Vivian Cheruiyot. Il primo è campione mondiale in carica di mezza maratona e di cross, oltre che argento iridato sui 10000. La seconda vanta quattro ori, un argento e un bronzo sull'asse 5000-10000 ai mondiali, un titolo iridato di cross e un argento olimpico sui 5000. Kamworor ha replicato il successo di un anno fa, vincendo davanti al redivivo Augustin Choge, al rientro dopo una lunga sosta per infortunio, e a Asbel Kiprop. La Cheruiyot ha rischiato di perdere contro Margaret Chelimo, giunta in scia all'arrivo. Grossi calibri a seguire: l'iridata delle siepi Kiyeng, la Kisa e Linet Masai.

La lunga estate di Dunfee
Marcia-record per Canada e Sud Africa al caldo di Melbourne. La maratona "tenta" Rupp. La nobiltà metrica del giavellotto si estende allo Sri Lanka.
La trasferta australiana dei giorni scorsi ha portato ancora fortuna al marciatore canadese Evan Dunfee, uno specialista che può vantare l'esordio sui 50 km direttamente nel proscenio del campionato del mondo, a Mosca 2013. In Russia ottenne un piazzamento migliorabile (trentaseiesimo), tuttavia il primo assaggio da cinquantista si chiuse appena sotto le quattr'ore. Lo scorso anno Dunfee emigrò a Melbourne per giocarsi la seconda uscita nell'ambito dei campionati australiani. Migliorò il crono moscovita di un minuto, piazzandosi secondo dietro il marciatore locale Erickson. Su sei partenti conclusero la prova in tre: ci furono anche vittime illustri come il plurimedagliato Tallent. Ieri Dunfee ha replicato la trasferta in Australia, stavolta vincendo da ospite la prova (ancora campionati nazionali e ancora a Melbourne) con il record canadese di 3:45:35, primato dell'area nord-americana. Il record del continente è detenuto dal guatemalteco Barrondo con 3:41:09.
Dietro Dunfee, altro titolo nazionale per Erickson in 3:54:10. Un altro ospite, il sudafricano Marc Mundell, ha centrato terzo posto e record africano in 3:54:12. Sette a gareggiare, con altri due australiani e altri due canadesi. Cinque primati personali. Due record di area. Bella chiusura per una stagione che il Canada ha già festeggiato in estate col bronzo iridato di Ben Thorpe sui 20 km. Il dinoccolato Dunfee ha mostrato grandi progressi piazzandosi dodicesimo a Pechino, sia sui 20 che sui 50 km. Il titolo femminile dei 20 km, dove le "aussie" andavano fortissime alcuni lustri fa con la Saxby prima e la Saville poi, è andato a Megan Lamble in 1:30:45. C'è scappato anche il record della Nuova Zelanda firmato in 1:32:50 da Alana Barber.
Honolulu ai kenyani
Ancora capace di esprimersi a buoni livelli dopo una lunga stagione, la kenyana Joyce Chepkirui ha vinto per il secondo anno consecutivo la 43ª Honolulu Marathon in 2:28:34 davanti alle connazionali Lucy Karimi (2:28:55) e Isabella Ochichi (2:29:44, nuovamente terza). La Chepkirui in autunno aveva vinto la maratona di Amsterdam in 2:24:11, dopo il decimo posto conseguito in primavera a Boston.
Ha vinto anche il titolo nazionale dei 10000, dopo che nel 2014 si era laureata sia campionessa africana che campionessa del Commonwealth sulla stessa distanza. Niente bis al maschile per Wilson Chebet, preceduto di tre secondi da Felix Kiprotich, co-favorito dopo il 2:06:59 ottenuto a Seul in marzo. 2:11:43 per Kiprotich, 2:11:46 per Chebet. Ha gareggiato ancora l'eterno Kenneth Mburu Mungara, primo a Milano quest'anno in 2:08:44 e primo anche in Australia in estate in 2:08:42. Stavolta un onorevole quinto posto in 2:18:36.
Il dilemma di Rupp
Galen Rupp ha vinto la mezza maratona di Portland, dove è di casa, in 1:01:20, garantendosi il diritto (minimo stabilito in 1:05:00) di disputare i Trials nazionali di maratona del prossimo 13 fennraio a Los Angeles, validi per la composizione del team USA per i Giochi Olimpici di Rio. L'argento olimpico dei 10000 metri a Londra aveva già disputato una mezza maratona quattro anni fa, a New York, coprendo la distanza all'esordio in 1:00:30. Il risultato di ieri per ora non cambia i programmi di Rupp, che a caldo ha dichiarato di essere ancora indeciso se cimentarsi o meno nei Trials californiani di maratona in prospettiva Olimpiadi. La selezione su pista, cui Rupp potrebbe partecipare optando per una partecipazione olimpica a 5000 e 10000, avverrà nella prima decade di luglio all'Hayward Field di Eugene, tempio del mezzofondo. Non è esclusa, al momento, nemmeno l'attività indoor, considerando che la rassegna iridata avrà luogo proprio a Portland. Ventaglio aperto, dunque, e scelte rimandate alle prossime settimane.
Indoor USA e Europa
Nella seconda tornata di meeting USA segnaliamo il 6.61 sui 60 dello sprinter Ronnie Baker ma soprattutto il 20,46 dell'egiziano 20enne Mostafa Ahmed Hassan nel getto del peso in un meeting in Colorado. Ahmed ha disputato il mondiali, eliminato in qualificazione, ma lo scorso anno è stato finalista ai mondiali junior di Eugene. In apertura di stagione, al Cairo, si era portato a 20,57. In chiusura della stagione estiva ha conquistato la medaglia d'argento ai Giochi africani.
Sul fronte dell'attività in Europa, subito alto il russo Veryovkin, che ha superato i 2,29 a Kineshma, sulla rive del Volga, migliorandosi di quattro centimetri.
Giavellotto senza confini
Dopo l'oro olimpico andato a un lanciatore di Trinidad e l'oro mondiale di Pechino conquistato dallo spettacolare kenyano Yego (con l'argento a un egiziano), la specialità più rivoluzionaria delle ultime stagioni, in termini di gerarchie geografiche, lancia ora il cingalese 24enne R.M. Sumedha Ranasinghe. L'atleta, che vanta la partecipazione alle Universiadi di quest'anno (ventesimo), si è superato di sei metri e mezzo progredendo fino a 83,04, terza misura del continente asiatico nel 2015 dietro l'84,66 del giapponese Arai e l'84,24 dell'uzbeko Shokirjanov, e ampiamente record nazionale.
Eaton verso Portland
Ashton Eaton copre da solo metà delle news internazionali: il campione olimpico e mondiale e primatista di decathlon conferma di voler disputare in marzo il mondiale indoor di Portland, dove è nato, guida l'elenco degli atleti-top impegnati nella 109ª edizione dei Millrose Games (gareggerà sui 60 ostacoli e nel salto in lungo), e lascia aperto uno spiraglio sull'eventuale partecipazione iridata a Londra 2017 dopo l'Olimpiade di Rio. A giochi fatti, anzi a "Giochi", Eaton deciderà se chiudere la carriera da decatleta o estenderla per un'altra stagione. Intanto, focalizzerà i programmi tecnici per migliorare nel salto in alto, dove vanta 2,11.
Atleti dell'anno
Grandi sorrisi a Nairobi per il riconoscimento andato a due campioni del mondo, Julius Yego e Vivian Cheruiyot. Premi speciali per Nicholas Bett, oro mondiale dei 400 ostacoli. Per la federazione di Spagna gli atleti del 2015 sono il campione del mondo dei 20 km di marcia Miguel Angel Lopez e Ruth Beitia. Capitolo Schippers: alla straordinaria campionessa del mondo dei 200 metri sarà dedicato un ponte nella città natale di Utrecht. Il progetto è stato approvato e i lavori inizieranno a breve. Si prevede che sarà completato entro la fine del 2016.

Cross: bis di Crippa tra gli juniores. Bronzo per le U23
L'azzurro, nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana, bissa in Francia il titolo vinto lo scorso anno in Bulgaria. Settima la Del Buono che festeggia il 3° posto di squadra
L'obiettivo era naturalmente il bis, per Yeman Crippa. E lui l'ha centrato in pieno: Samokov 2014, Hyeres 2015. La storia si ripete e a scriverla è sempre lui che si laurea per la seconda volta campione jr europeo di cross. Per Crippa questa è la terza medaglia individuale in 12 mesi: oltre all'oro del cross nel 2014, quest'anno aveva vinto anche il bronzo nei 5000 m agli Europei jr. La pressione era molta, ma lo strapotere dell'alfiere delle Fiamme Oro è stato indiscusso. Yeman ha cominciato la gara in gruppo, studiando il terreno e gli avversari. Gli è bastato poco, però: ha quindi impresso una decisa accelerazione lasciando sul posto gli avversari e scavando un solco profondo fino a 30" tra lui e gli altri atleti in corsa. Nel finale ha rallentato, controllando l'azione di corsa e arrivando a braccia alzate. Il crono finale assegnerà la vittoria del titolo juniores all'atleta della Polizia di Stato Yeman Crippa in 17'39", sul francese Fabien Palcau (17'45"), vincitore allo sprint sullo spagnolo El Madhi Lahoufi (17'46"). «Ci credevo e tenevo tantissimo a vincere - le parole di Crippa al traguardo -. Alla fine è stato meno complicato del previsto e quando ho deciso di schiacciare l'acceleratore, ho capito che il mio sogno poteva diventare realtà. Sono molto contento anche per la squadra perché siamo un gruppo molto unito, ognuno di noi ci ha messo tutto quello che aveva in corpo per portare di nuovo l'Italia sul podio».
Ottimo anche il risultato di squadra: l'Italia vince l'argento juniores grazie alla vittoria di Yeman Crippa, il 5° posto di Said Ettaqy, il 10° di Pietro Riva, il 13° di Alessandro Giacobazzi, il 18° di Yassin Bouih e il 20° di Yohanes Chiappinelli. È una squadra affiatata che oggi veste con orgoglio la stessa maglia azzurra, si diverte in sfide a ritmo di rap, ma che alle spalle ha storie diverse. Crippa e Chiappinelli arrivano dall'Etiopia e hanno trovato una nuova famiglia rispettivamente in Trentino e a Siena, Ettaqy è originario del Marocco e vive a Lucca, Riva è un piemontese di Alba, Alessandro Giacobazzi è di Pavullo nel Frignano (Modena), mentre Yassin Bouih è nato a Reggio Emilia da genitori marocchini. Sei ragazzi con il volto e l'energia della giovane Italia dell'atletica.
UNDER23 — Bronzo per l' under 23 femminile che finisce sul terzo gradino del podio preceduta da Gran Bretagna e Francia. Al bronzo per team contribuisce la vicentina Federica Del Buono che, al rientro in Nazionale dopo un lungo stop per problemi fisici, conclude la sua prova sui 6 km in settima posizione (20'12"). La vittoria va alla belga Louise Carton (19'46") che riesce a tenere a bada l'olandese Jip Vastenburg (19'46") e la serba Amela Terzic (19'49"). Al maschile nella stessa categoria, sesto posto per il gemello livornese Lorenzo Dini (23'41) sugli 8km che hanno visto il successo del britannico Jonathan Davies (23'32) davanti allo spagnolo Carlos Mayo (23'35) e al tedesco Amanal Petros (23'39"). Nella classifica per team si impone la Spagna su Gran Bretagna e Francia, l'Italia è quarta grazie anche ai piazzamenti di Italo Quazzola (18°), Cesare Maestri (24°) e Iliass Aouani (29°) e Nekagenet Crippa (34°).


Quel Giappone color Africa
Nei 10000 metri di Machida anche due giapponesi corrono come i kenyani. A Nuova Delhi ancora grandi tempi nella mezza maratona.
Stavolta l'edizione dell'Hachioji Long Distance di Machida ha superato le aspettative, regalando diciassette prestazioni sotto i 28 minuti e il record nazionale giapponese sui 10000 di Kota Murayama (classe 1993, 27:29.69) ottenuto dopo un rettilineo mozzafiato contro Tetsuya Yoroizaka (25 anni, 27:29.74). Cinque centesimi hanno diviso i due, entrambi scesi sotto il vecchio primato nazionale di Toshinari Takaoka (27:35.09), ottenuto nel 10000 più veloce del 2001 a Palo Alto, sulla pista della Stanford University. A vincere la gara, comprensibilmente, un kenyano: William Malel Sitonik, oro mondiale under 18 nel 2011 sui 3000, che in 27:22.12 ha realizzato il crono più veloce mai registrato nel mese di novembre. Davanti al duo giapponese anche l'altro kenyano Johana Manyim Maina, secondo in 27:26.92. Nel meeting tante serie di 10000 con una densità mostruosa, come da tradizione in questo meeting, di tempi sotto i 29 minuti. Esattamente ottanta, di cui cinquantotto di runner nipponici. Nel fine settimana locale ha gareggiato anche il gemello del neoprimatista nazionale Kota Murayama (Kenta, 27:39.35 di pesonale), giunto quarto sulle dieci miglia di Kosa in 46:08. Vittoria, manco a dirlo, al kenyano Thuku in 45:19 (grazie a Ken Nakamura).
A Delhi si vola
Anche quest'anno la Airtel Delhi Half Marathon ha permesso risultati di prim'ordine. Tanto nella gara maschile che in quella femminile si sono registrati i migliori risultati d'assieme della stagione, con sei atleti in grado di esprimersi in meno di un'ora e cinque atlete sotto i 69 minuti. Tra gli uomini il primo posto dell'etiope Berhanu Legese conferma quanto di buono fece nella mezza berlinese di otto mesi fa, quando si impose in 59:45. Il 59:20 ottenuto ieri è la terza prestazione mondiale stagionale. Vittoria decisa allo sprint contro l'altro etiope Mosinet Geremew (59:21, ma 59:11 l'anno scorso, quando fu terzo) e il pluricampione mondiale sulla distanza, e primatista del mondo, l'eritreo Zersenay Tadese. Fuori podio Edwin Kiptoo (59:26), Jonathan Maiyo (59:26) e Geoffrey Kirui (59:38).
Anche per Cynthia Jerotich Limo l'affermazione è maturata dopo un lungo testa a testa. La kenyana si è imposta in 1:08:35 sulle connazionali Helah Kiprop (stesso tempo delle vincitrice per l'argento mondiale di maratona a Pechino) e Gladys Chesire (1:08:36).
Nelle retrovie interessanti crono delle specialiste locali Babar (ottava ai mondiali nelle siepi), Jaisha e Singh, la prima di poco sotto l'1:11:00 e le altre due abbondantemente sotto l'1:12:00.
Esordio Kigen 2:09:24
Per il 22enne kenyano Norbert Kigen non poteva esserci miglior esordio sui 42 km. Il battesimo sulla distanza è stato bagnato con la vittoria nella maratona di La Rochelle in 2:09.24, davanti al connaizonale Gilbert Masai (2:09:48). Esordio OK anche per la vincitrice della maratona femminile la 24enne etiope Bekelech Daba, prima in 2:32:08. Entrambi gli atleti sono abituali protagonisti del circuito su strada in terra di Francia. Un nome molto conosciuto ha posto la firma sulla maratona di Libreville, in Gabon. Si tratta del campione mondiale di Osaka 2007 Luke Kibet, il primo specialista kenyano a conqiustare un oro iridato di maratona a vent'anni di distanza dal successo di Douglas Wakiihuri a Roma. Tempo da dimenticare (2:20:18), ma non era lecito attendere di meglio.
Algeri è etiope
Altro esordio positivo nella maratona internazionale di Algeri: la semisconosciuta etiope Aberash Fayesa Robi si è ben comportata vincendo in 2:32:30 sulla kenyana Pauline Wangui Ngigi (2:32:53). La Wangui, che nell'occasione ha stabilito il personale, è giunta quarta quest'anno nella maratona di Milano. Firma etiope anche nella corsa maschile, vinta da Shume Hailu Legese in 2:11:34. Anche lui vanta precedenti in Italia. L'anno scorso vinse a Roma, dopo avervi conquistato un quinto e un decimo posto.
Cross e teams
Nel Cross della Costituzione di Alcobendas vince Tamirat Tola, già sesto al mondiale di Qingzhen, precedendo il campione uscente Timothy Toroitich, fresco di successo a Soria. Nel Cross de l'Acier a Leffincroucke fa la voce grossa il 18enne Alfred Ngeno, bronzo juniores ai mondiali di cross-country, bravo a imporsi in volata sull'etiope Gebrselassie, che di nome fa Leul e che a sua volta ha un recente passato di "competitor" nel Sol Levante. Pedigree d'eccezione anche per la vincitrice femminile, anche in questo caso una medagliata junior, l'etiope Dera Dida, che a Qingzhen fu d'argento.
Nei pressi di Liverpool i britannici hanno fatto la squadra per l'Europeo di cross: i Trials sono stati vinti da Gemma Steel, oro continentale in carica dopo un argento e un bronzo e con un secondo posto alla Cinque Mulini, e Ross Millington. Dopo la Steel altri pezzi da novanta del cross Union Jack come Kate Avery e Stephanie Twell. Quinta Laura Muir, finalista mondiale a Pechino sui 1500 metri.
Tra i nomi più conosciuti filtrati dai teams che concorreranno all'Europeo, la francese Christelle Daunay, oro europeo di maratona a Zurigo e recentemente quinta a New York, l'olandese Sifan Hassan, oro e Zurigo e argento a Pechino sui 1500 (oltre che sui 5000 ancora a Zurigo) e Fionnuala McCormack-Britton, l'irlandese già due volte campionessa continentale di cross.
Atleti dell'anno
Restiamo in Irlanda per registrare il riconoscimento assegnato al campione mondiale universitario dei 400 ostacoli Thomas Barr, nominato atleta irlandese del 2015. Angelica Bengtsson, la saltatrice con l'asta svedese di mamma brasiliana attualmente ferma per un infortunio, è stata nominata atleta nazionale dell'anno. In Sud Africa, e non poteva essere altrimenti, il premio è andato al campione del mondo dei 400 metri Wayde van Niekerk. Anche in Polonia verdetti scontati nel segno dei martellisti Anita Wlodarczyk e Pawel Fajdek, campioni del mondo e al record del mondo nel caso di Anita.
Indoor, Merritt ci crede
In una intervista nel segno dell'ottimismo, il primatista del mondo dei 110 ostacoli Aries Merritt ha dichiarato di voler tornare in pista già dalla stagione indoor, a pochi mesi dal trapianto di rene. Chi nell'inverno sarà certamente della partita sono Ashton Eaton e Genzebe Dibaba, atleti dell'anno, entrambi in procinto di gareggiare negli impianti al coperto nella stagione imminente. L'esordio di Renaud Lavillenie potrebbe avvenire prima di Natale, come altre volte accaduto in passato. Aria di rientro per due tedeschi di gran nome. L'astista Malte Mohr, frenato da un infortunio questa stagione, e Ariane Friedrich, fuori dalle pedane da quasi tre anni, prima per infortunio poi per maternità.
Fukuoka, Sacramento, Heerenberg
L'ultima grande maratona della stagione, in calendario domenica prossima. L'elenco iscritti noto da tempo prevede la partecipazione del primatista mondiale Dennis Kimetto e dell'ex-primatista Patrick Makau, vincitore un anno fa in 2:08:22, oltre a specialisti di richiamo quali Feleke, Nyasango, Mathathi (primo nel 2013), il mongolo Bat-Ochir, Bernard Koech, Joseph Gitau e l'eritreo Samuel Tsegay. Tra i giapponesi non poteva mancare il semiprofessionista Yuki Kawauchi, all'undicesima 42 km della stagione. Si corre anche a Sacramento (i kenyani Jacob Chemtai e Jane Kibii favoriti, quest'ultima con l'etiope Serkalem Abrha). Nella Montferland Run di Heerenberg, in Olanda, si confronteranno su un percorso di quindici chilometri il primatista mondiale sulla distanza Leonard Komon, uno dei maratoneti migliori del mondo come Geoffrey Mutai e Abraham Cheroben, il più veloce quest'anno sulla mezza maratona, al debutto sulla distanza più breve.

L'addio del guerriero scalzo
Haile Gebrselassie all'ultima passerella in Etiopia. I cross in Europa e gli NCAA di Louisville. Tutte le notizie dell'atletica internazionale.
Sotto il sole di Addis Abeba il 24enne Tamirat Tola ha vinto la 15ª edizione della Great Ethiopian Run, una delle più grandi corse su strada del continente africano con circa 40.000 iscritti. Tola, sesto ai mondiali di cross di Qingzhen, con un primato di 2:06:17 nella maratona stabilito l'anno scorso nell'esordio sui 42 km a Dubai, ha vinto con discreto margine (6") sul 20enne Bonsa Dida (a sua volta 14° ai mondiali di cross) e di 11" su Adugna Tekele Bikila. Ben più ampio il margine inflitto dalla vincitrice della gara femminile, Mamitu Daska, alla seconda classificata, quasi un minuto.
Il lungo arrivederci di Gebre
Aveva già salutato in maggio. Farlo davanti al suo pubblico è stato tentazione e soprattutto bisogno. Un bisogno di correre troppo grande per Haile Gebrselassie, che ha vestito il doppio ruolo: starter d'eccezione, poi runner nella non competitiva. E' stata la corsa d'addio in Etiopia, ha tenuto a precisare il vincitore di ben undici medaglie d'oro nell'arcobaleno Olimpiadi-Mondiali su pista e strada-Mondiali indoor. Questo distinguo lascia pensare che non sia ancora finita, che la necessità di correre sarà più forte degli annunci. Magari niente più classifiche, solamente il gusto di esserci e festeggiare ancora, stavolta condividendo con la massa e non con l'élite la dote ricevuta dalla vita. La passerella di ieri è stata conclusa a piedi scalzi, omaggiato dalla presenza di altri grandi di ieri (Sileshi Sihine) e di oggi e domani (Tirunesh e Genzebe Dibaba).
Cross, Toroitich in Spagna
Battuto la scorsa settimana da Merga a Burgos, l'ugandese Timothy Toroitich si è imposto nel 22° Cross Internazionale di Soria, bissando il successo del 2014 di 6" sull'eritreo Kifle. A distanza di sei anni Linet Masai è tornata sul prato spagnolo vincendo nuovamente. Per la campionessa del mondo sui 10000 a Berlino è stata la prima gara della stagione, dopo il ritiro sui 10000 ai Trials iridati etiopi. Negli altri cross del ricco fine settimana sul suolo europeo, segnaliamo l'ennesimo titolo irlandese, il quindicesimo, di Fionnuala McCormack-Britton. Tra gli uomini un asterisco sul secondo classificato, John Coghlan, figlio del grande Eamonn, irish star di alcuni decenni fa.
Ai campionati dei Balcani in Croazia, turchi e turche fanno quasi cappotto, vincendo cinque dei sei titoli a squadre, lasciando alla Romania l'oro femminile senior.
NCAA: Cheserek lascia il segno, Aouani a tre minuti
Il 21enne kenyano Edward Cheserek si è laureato per la terza volta consecutiva campione universitario statunitense di cross, impresa mai riuscita in passato in tre campionati di fila. Nomi cone Rono, Prefontaine e Lindgren, una icona tutta americana già nella carriera high school, vinsero tre titoli ma non consecutivi. Cheserek ha davanti ancora un anno di attività NCAA prima di abbracciare la seconda parte della carriera, e può ambire al quarto titolo. I NCAA Championships di prima divisione, disputati a Louisville, in Kentucky, hanno eletto il logico favorito che ha inflitto 25" al secondo classificato.
L'azzurro Under 23 Iliass Aouani, presente a titolo individuale dopo l'ottimo percorso con la Lamar University texana, ha chiuso in 185ª posizione a circa tre minuti dal vincitore. 254 partenti, tutti al traguardo men che due ritirati. Cheserek non è bastato all'Oregon per vincere il campionato a squadre, dove si è registrato lo storico successo di Syracuse, tornata a vincere dopo sei decenni e mezzo. Completano il podio il Colorado e Stanford. Molly Seidel (Notre Dame) ha vinto il titolo femminile a dispetto dei pronostici, che indicavano in Allie Ostrander, seconda a 5", la favorita. Titolo a squadre al New Mexico grazie a un quarto e quinto posto. Seconde la ragazze in gara per Colorado (come tra i maschi), terzo l'Oregon.
Tanui non basta
Paul Tanui è stato l'ovvio miglior frazionista nell'Ekiden giapponese da Fukuoka a Kita-Kyushu. Il kenyano ha coperto il suo step di 9,2 chilometri 30" più veloce del connazionale Thuku, ma non è bastato per portare alla vittoria il suo team (Kyudenko), giunto terzo a quasi cinque minuti dal team vincitore Asahi Kasei, i cui atleti hanno primeggiato in quattro delle sette frazioni (grazie a Ken Nakamura).
Ibargüen a Cali
Appendice in pista con i Giochi Nazionali dello Sport colombiano a Cali. L'iridata di salto triplo Caterine Ibargüen ha gareggiato nel lungo e nell'alto, vincendo entrambi i titoli con 6,66 (appena ventoso) e 1,78.
Alcuni discreti risultati per un appuntamento molto sentito dai migliori atleti nazionali. Nella velocità 10.11 ventoso di Palomeque e 20.38 di Valoyes. Ostacoli bassi col record nazionale di Rivas (49.90). Nei concorsi, ancora Ibargüen, ma è il giavellottista Arley che sfiora di 40 centimetri il proprio record nazionale con 80,67.
Atleti dell'anno
Ashton Eaton e Allyson Felix sono gli atleti dell'anno in USA: saranno premiati con i Jesse Owens Awards a Houston tra due settimane. Nei Balcani il premio non poteva andare che a Ivana Spanovic e Amel Tuka. La lunghista serba ha vinto il bronzo mondiale di Pechino con la miglior misura dal 2004 per una terza classificata. Il bosniaco a guida tecnica italiana è esploso sugli 800 metri, portando a casa a sua volta il bronzo iridato. In Croazia l'atleta dell'anno è Sandra Perkovic, che ha vinto la Diamond Race di specialità nel disco e ha rimesso in piedi in extremis una gara difficile a Pechino, mettendosi l'argento al collo. Nella cerimonia è stata premiata direttamente da Blanka Vlasic. In Germania premiati i podisti dell'anno. Scontati i vincitori Arne Gabius, primatista nazionale di maratona, e Gesa Felicitas Krause, bronzo a Pechino sui 3000 siepi, ora in attesa del primo figlio.


Maraoui e Soufyane PB a Valencia
Le atlete dell'Esercito hanno rispettivamente concluso al sesto (2h30:51) e all'ottavo posto (2h32:39) la loro avventura sui 42,195km spagnoli
Due azzurre oggi in gara alla maratona di Valencia. Sui 42,195km della città spagnola Fatna Maraoui ha centrato il sesto posto in 2h30:51, quasi due minuti e mezzo di personal best rispetto al 2h33:15 che, un mese fa, l'aveva vista quarta a Torino. Ottava, anche lei con il personale (prec. 2h34:14 a Torino nel 2014), è la tricolore assoluta di mezza maratona Laila Soufyane che, alla terza esperienza in carriera sulla doppia distanza, ha tagliato il traguardo in 2h32:39. Le due atlete dell'Esercito erano transitate insieme al giro di boa (1h15:24) e con i crono ottenuti oggi in Spagna si installano rispettivamente al secondo e al quarto posto delle graduatorie italiane 2015 guidate da Anna Incerti (2h29:10 in marzo a Nagoya). Ad aggiudicarsi la maratona di Valencia è stata la namibiana Beata Naigambo capace di migliorarsi a 2h26:58 precedendo la keniana Nancy Kiprop (2h27:34) e la marocchina Malika Asahssah (2h28:02). Al maschile, invece, notevole tripletta del Kenya con John Mwangangi che in 2h06:13 ha messo in fila i connazionali Matthew Kisorio (2h06:32) e Felix Kandie (2h07:08). Primo degli italiani al traguardo è stato Alessandro Brancato (Atl. Casone Noceto), 23esimo in 2h23:40.

Mondo, Baysa prima firma a Saitama
Etiopi e kenyani si spartiscono successi in Giappone e Europa. La Huddle al quinto titolo USA nel post-mondiali. L'azzurro Under 23 Aouani nella finali NCAA di cross.
Il novembre giapponese torna a offrire gare di ottimo livello sia su strada che in pista. L'evento della settimana nello stato asiatico era l'edizione inaugurale della Saitama Marathon, che a partire da questa stagione ha sostituito la classica 42 km femminile di Yokohama, una corsa andata in pensione con un record di 2:23:07 segnato tre stagioni fa dalla veterana kenyana Lydia Cheromei. A sua volta la corsa di Yokohama sostituì la Tokyo Women Marathon, che chiuse i battenti con in dote un glorioso 2:21:37 firmato nel 2007 dall'olimpionica di Atene Mizuki Noguchi. Tornando alla corsa di ieri, disputata in condizioni piovose a circa 30 km a nord di Tokyo, la vittoria è andata alla favorita Atsede Baysa, già due volte vincitrice a Chicago, in 2:25:44.
L'etiope non ha avuto fortuna nei due campionati del mondo disputati a Berlino (26ª) e Daegu (14ª). Nemmeno quest'anno, prima dell'affermazione di ieri, aveva brillato particolarmente, condizionata da problemi fisici: 17ª a Dubai e 8ª a Parigi. Gara decisa dall'allungo dell'africana dopo 32 km. Al traguardo il ritardo di Kaoru Yoshida, la migliore delle avversarie, è stato pari a tre minuti (2:28:43). Per effetto delle recenti decisioni IAAF relative alla situazione della federazione russa, non è stata autorizzata a gareggiare Tatyana Arkhipova-Petrova, bronzo olimpico a Londra 2012, iscritta alla corsa da tempo. Ritardo pesantissimo per l'altra etiope Askale Tafa, 2:21:31 di personale, giunta decima in 2:46:40.
Kenyani in pista
Dei tanti africani che corrono per i club giapponesi si è distinto ancora una volta Paul Tanui, terzo perfomer della stagione sui 5000 metri e bronzo mondiale a Pechino sui 10000. L'ultima prestazione di Tanui fa parte del recente blocco di eventi che hanno interessato l'attività locale. Nel "Carnevale Atletico" di Kita-Kyushu, Tanui ha corso e vinto con largo margine i 5000 in 13:09.24. A un mese fa risalgono il 27:45.22 di Rodgers Kemoi e il 27:45.36 di Hiram Ngatia, a Tajimi sui 10000.
Nell'ultima tornata di gare, ancora africani in evidenza sui 5000 a Yokohama: 13:22.36 di William Malel e 15:26.91 di Rosemary Wanjiru.
Kenyani su strada, col record
Relativamente alla maratona di Valencia, resta da segnalare che tutti e tre i primi classificati sono scesi sotto il limite spagnolo all-comers, detenuto da Felix Keny con 2:07:14. John Mwangangi (2:06:13), Mathew Kisorio (2:06:32) e Felix Kandie (2:07:07), hanno anche realizzato prestazioni da top-30 stagionale, e ovviamente per Mwangangi, ma anche per la vincitrice femminile Naigambo (seconda vittoria consecutiva, 2:26:58) si tratta del primato della corsa. Sempre Africa, ma a firma ugandese, il successo della "Seven Hills" di Nijmegen, andato all'appena 19enne Joshua Cheptegei in 42:39 nonostante pioggia e vento. Si tratta del miglior tempo dell'anno sulla distanza dei 15 km, anche se una ventina di atleti hanno registrato tempi inferiori, nel corso della stagione, nei rilevamenti al 15° km in corse più lunghe (mezza maratona).
Presenti in gara anche tre etiopi iscritti all'ultima ora dopo la cancellazione della mezza maratona francese di Boulogne-Billancourt, un evento cancellato dagli organizzatori dopo i tragici fatti di Parigi. Uno di essi, Mule Wasihun, ha chiuso secondo in 43:02. Erano presenti anche due personaggi di grido della maratona: il campione mondiale Ghirmay Ghebreslassie, settimo, e il campione olimpico Stephen Kiprotich, a sua volta iridato due anni fa, che si è ritirato. Tra le donne, stesso tempo per la vincitrice Yenenesh Tilahun e l'olandesina Jip Vastenburg (50:05).
Etiopi sui prati e su strada
Nell'International Cross Atapuerca bis dei vincitori dello scorso anno, Imane Merga e Belaynesh Oljira. La campestre spagnola era il primo step delle IAAF Cross Country Series 2015/2016.
Per Merga, in realtà, si è trattato del quinto successo consecutivo e di quello ottenuto con maggior margine sul secondo classificato, quattro secondi sull'ugandese Timothy Toroitich, Dietro la Oljira l'altra etiope Alemitu Haroye. Assenti per problemi di visto le altre top-runner Hiwot Ayalew e Mercy Cherono. Bis consecutivo anche per un'altra etiope, Amane Gobena (2:23:30 in primavera a Parigi), che ha vinto per il secondo anno di fila la maratona di Istanbul in 2:31:58, con un distacoc di nove minuti sulla seconda classificata. Successo maschile al kenyano Elijah Chelimo in 2:11:13.
Pokerissimo di Molly Huddle
Col titolo nazionale dei 12 km conquistato a Alexandria (Virginia), Molly Huddle ha portato a cinque la striscia di titoli USA su strada firmati a suo nome nel dopo-Pechino, dove perse in volata la medaglia di bronzo dei diecimila metri, già esultante. Nella terza edizione dei campionati sulla distanza, la Huddle si è imposta in 38:36. Il titolo uomini è andato a un altro nome noto, un collezionista di un gran numero di titoli fin dalla carriera universitaria, Samuel Chelanga.
Aouani, finale NCAA di cross
L'azzurro 20enne Iliass Aouani (Atletica Riccardi Milano) gareggerà nella finale Division I NCAA statunitensi il prossimo fine settimana a Louisville. Aouani, quattordicesimo sui 10000 metri ai Campionati Europei Under 23 dello scorso luglio a Tallinn, non ha ottenuto il diritto a gareggiare con l'università di Lamar, in Texas, quarta classificata tra le università South Central, ma è stato incluso nell'elenco degli atleti che prenderanno parte alle finali grazie alla qualificazione individuale. Venerdì scorso Aouani si è piazzato secondo a College Station, nella fase regionale a due secondi e mezzo da Brian Barraza (studente a Houston), anche lui in gara tra pochi giorni a Louisville. In precedenza, aveva vinto la Southland Conference Championships di Huntsville a fine ottobre. Grazie al successo in Texas, Aouani è stato eletto a Beaumont "Male Athlete and Freshman of the Year" della Southland Conference.

La world-class della maratona
Analisi delle 42km internazionali. Prestazioni e vittorie nel 2015 a confronto con l'anno passato. Keflezighi sogna la quarta Olimpiade. Il Kenya rinuncia ai Trials di maratona.
E' quasi tempo di tirare le somme della stagione internazionale della maratona. Manca ancora qualche corsa importante (Fukuoka in primis), ma la sostanza non cambierà di molto di qui alla fine dell'anno solare. Prendendo in esame gli ultimi tre anni, a un generale "rallentamento" maschile a livello dei migliori 10, 20, 50 e 100 risultati, si contrappone la tendenza contraria dei risultati femminili: se nel top-ten c'è un sostanziale pareggio, più di scava in profondità più il margine di miglioramento diventa corposo. Qualche esempio: la 30ª delle graduatorie mondiali del 2014 vantava 2:25:23, nel 2015 2:24:07 (un minuto e sedici secondi in meno). La 30ª nel 2014 correva in 2:26:46, quest'anno in 2:25:24 (un minuto e 22 secondi di diferenza). La 100ª dello scorso anno era situata a 2:29:17, quest'anno a 2:28:24 (quasi un minuto in meno). Per gli uomini, invece, i tempi di quest'anno sono più "pesanti" rispetto al 2014 di circa 30 secondi sia nel top-10 che nel top-30, top-50 e top-100.
Vittorie sull'asse Kenya-Etiopia
Al netto dei numeri già in archivio, sulla base del doppio parametro considerato (una trentina di maratone, le più importanti e le più veloci dell'anno), scopriamo che tra gli uomini i kenyani hanno largamente prevalso nel numero di vittorie sugli etiopi (entrambi però hanno "bucato" i mondiali), mentre tra le donne le etiopi regnano sovrane: nella stesa élite di circa trenta maratone prese in esame, ne hanno vinte il doppio delle kenyane. Mondiale compreso. Uniche eccezioni al dominio kenyano ed etiope, un successo ucraino femminile , uno giapponese (sempre femminile) e quello maschile eritreo, storico, al mondiale di Pechino.
"Meb" punta al poker a cinque cerchi
Mebrahtom Keflezighi, il miglior maratoneta USA alla New York Marathon di ieri, ha migliorato il record nazionale Master sottraendo 20'' al vecchio limite di Mbarak Hussein (2:13:52), chiudendo settimo in 2:13:32. Da quando ha compiuto i 40 anni, Keflezighi ha migliorato anche i limiti nazionali Master sui 15 km, sulle dieci miglia, sui 20 km e nella mezza maratona.
Il prossimo "target" del vice-olimpionico di Atene 2004 è ora il Trial di Los Angeles, dove cercherà di assicurarsi la quarta Olimpiade della carriera, a sedici stagioni da Sydney 2000. Oltre all'argento di Atene, vanta il quarto posto a Londra 2012.
Trials sì Trials no
Contrordine in casa Kenya. A due settimane dall'annuncio che la selezione dei maratoneti per i Giochi di Rio sarebbe passata attraverso la disputa di una gara secca, è arrivata la decisione definitiva, presa dopo aver consultato le parti in causa: la squadra olimpica di maratona sarà comunicata il prossimo 1° maggio sulla base dei risultati ottenuti ai Mondiali di Pechino e nelle maratone, già disputate quest'anno, di Tokyo, Londra, Berlino, Chicago e New York. Faranno testo ovviamente anche le 42 km di Tokyo e Londra da correre nel 2016, e altre maratone del calendario 2015 fino alla fine di aprile dell'anno prossimo.
Per quanto riguarda le maratone-top già in archivio, due le ha vinte Eliud Kipchoge (Londra e Berlino) con i migliori crono della stagione, una è andata a Chumba (anche terzo a Tokyo, battuto da due etiopi) e una a Biwott. Tra le donne, Helah Kiprop ha vinto l'argento ai mondiali dopo il secondo posto di Tokyo, la Keitany ha vinto a New York dopo il secondo posto di Londra, mentre contano un successo importante a testa anche Gladys Cherono (Berlino) e Florence Kiplagat (Chicago). La classifica delle World Marathon Majors Series, dopo New York, vede la Keitany appaiare Mare Dibaba in testa al ranking femminile. Tra gli uomini, comanda ovviamente Eliud Kipchoge. Verdetti finali il prossimo 28 febbraio con la maratona di Tokyo 2016. Per la classifica 2016-2017, l'inizio e la fine coinciderà con le prossime due edizioni della maratona di Boston.
Zawude, primo successo
Nella seconda delle due maratone internazionali che si disputano ogni anno a Seul (quella di ieri è la JoongAng) registriamo il successo dell'etiope 28enne (oggi compie gli anni) Tebalu Heyi Zawude in 2:08:46.
Si tratta del primo successo nella carriera di maratoneta, dopo l'esordio di un anno e mezzo fa a Marrakech (fu secondo), il quarto in autunno a Francoforte e l'undicesimo della scorsa primavera a Rotterdam. Zawude è rimasto distante dal personale di 2:07:10. Negli ultimi due chilometri ha avuto ragione del 22enne kenyano Gideon Kipkemoi Kipketer (2:09:01) e dell'altro etiope Abraham Cherkos Feleke, un personaggio dal passato illustre in pista (titoli mondiali allievi e junior, bronzo mondiale indoor, finali olimpiche e mondiali), terzo in 2:09:22. Cherkos aveva gareggiato anche nell'altra maratona della capitale coreana, in marzo, giungendo quinto. Nel suo palmares anche la vittoria al cross del Campaccio 2010. Il vincitore di tre passate edizioni James Kwambai è rimasto giù dal podio per un solo secondo (2:09:23), fallendo il poker di successi.
Corse dell'altro mondo
Nell'altro emisfero altra vittoria a firma etiope di Daniel Aschenik (2:12:30) a Hangzhou, in Cina, davanti al vincitore uscente Kennedy Kwemoi Naibei (2:12:45). Trentamila persone hanno partecipato ai vari eventi in programma, tra cui una mezza maratona. Atmosfera di esaltazione generale a Auckland, ma non per la maratona (risultati mediocri) quanto perché disputata nelle ore in cui, nel santuario londinese di Twickenham, gli All Blacks ponevano il terzo sigillo sul mondiale della palla ovale contro il rivale "aussie".
Africa e America
Media africani riportano il successo in 1:00:38 del 21enne Felicien Muhitira, già 41esimo al mondiale di Copenhagen del 2014, nella mezza maratona ruandese di Kigali. Un crono importante da confermare, così come l'1:01:06 del secondo, Eric Sebahire, 32enne tesserato in Italia. Segnalati progressi anche per la vincitrice della mezza donne, Salome Nyirarukundo, scesa a 1:10:04 dopo il successo in 1:11:00 di venti giorni fa a Dar-es-Salaam. Negli States, test di une certa importanza a Philadelphia, dove la mezza maratona ha promosso un buon numero di atleti ai Trials olimpici di maratona, in programma in febbraio a Los Angeles. Vittorie per Timothy Ritchie in 1:01:22 e per Maegan Krifchin in 1:09:50. Oltre quaranta runners in totale, tra uomini e donne, si sono garantiti il diritto a disputare la maratona di selezione per Rio 2016.

Maratona di Berlino: Kipchoge vince nonostante le scarpe
Il 30enne keniano taglia il traguardo in 2h04'01", correndo oltre metà gara con le solette delle scarpe penzolanti dai talloni: "Non ho potuto toglierle per non perdere il ritmo, ma ho sofferto per tutta la gara. In condizioni normali potevo fare il record del mondo". Zanardi costretto al ritiro per un problema meccanico alla sua handbyke
Come si possa chiudere una maratona in 2h04’01”, miglior tempo mondiale dell’anno, correndo per metà gara con le solette penzolanti dalle scarpe è la domanda che Eliud Kipchoge, vincitore della maratona di Berlino, si sentirà porre per tutta la vita. Sul percorso velocissimo che l’anno scorso aveva visto il primato di Kimetto (2h02’57”), il campione mondiale dei 5000 di Parigi 2003 non ha realizzato il record promesso, ma ha regalato comunque un’impresa da raccontare ai posteri: la più veloce maratona di sempre con le solette fuoriuscite dalle scarpe.
LA GARA — Difficile da credere e anche da spiegare quello che è successo a Kipchoge in difficoltà con le scarpe fin dai primi chilometri e obiettivo di dure critiche per la sua superficialità dal commentatore della tv tedesca Dieter Baumann. Dopo la metà gara in cui 7 atleti erano passati in 1h01”53” (quindi 23” sopra il passaggio richiesto alle lepri) il favorito della maratona ha cominciato a perdere le solette che hanno cominciato a fuoriuscire dai talloni. Poteva fermarsi per rimetterle o toglierle del tutto, invece ha voluto continuare così fra l’incredulità dei commentatori tecnici convinti che prima o poi le avrebbe perse. Invece Kipchoge ha continuato imperterrito guidando i successivi passaggi del gruppo (1h13’24” ai 25 km e 1h28’10” ai 30) con una proiezione da 2h04’. Staccatosi presto Geoffrey Mutai vincitore del 2012, Kipchoge è rimasto come da pronostico insieme ai connazionali Emmanuel Mutai ed Eliud Kiptanui e all’etiope Lilesa.
Quando l’assalto al record era ormai compromesso Kipchoge è partito a razzo al 32° km con Mutai e Lilesa che hanno cercato di seguirlo a 20” di distacco ma hanno pagato lo sforzo facendosi superare prima del traguardo da Kiptanui, alla fine giunto secondo in 2h05’22” davanti a Lilesa (2h06’57”). I passaggi al 35° (1h42’33”) e al 40° km (1h57’29”) sancivano una leggera flessione anche per Kipchoge, sicuramente frenato dalle scarpe, che alla fine rimaneva di un soffio sopra la barriera delle 2h04’ ma sulla porta di Brandeburgo c’era un finale mai visto: il vincitore keniano ad alzare le gambe per mostrare le scarpe e i fotografi sdraiati per terra per fotografarle. "Non ho potuto estrarre le solette per non perdere il ritmo, ma ho sofferto ai piedi per tutta la gara. Sono orgoglioso di questo risultato per come l’ho ottenuto, ma in condizioni normali potevo fare il record del mondo. Tornerò a Berlino per realizzarlo" ha detto il vincitore che ha ottenuto la sesta vittoria keniana cionsecutiva a Berlino.
IL VINCITORE — Il trentenne Kipchoge, campione mondiale juniores di cross nel 2003, nello stesso anno aveva vinto da junior i 5000 ai Montali di Parigi e vanta anche un argento e un bronzo olimpico. Nella maratona aveva un personale di 2h04’05” realizzato nel 2013 proprio a Berlino alle spalle di Kipsang ed era reduce da tre vittorie consecutive alle maratone di Rottardam e Chicago 2014 e Londra 2015. Ora nelle liste all-time detiene in sequenza il 9°, 10° e 11° tempo di sempre ed è sicuramente il miglior maratoneta attualmente in circolazione.
DONNE — In campo femminile Gladys Cherono e Aberu Kebede hanno fatto corsa di coppia fino agli ultimi 3 chilometri quando la keniana si è involata vincendo in 2h19’25” (miglior tempo mondiale dell’anno) davanti all’etiope che ha chiuso in 2h20’48” davanti alla connazionale Hailu (2h3019”). Era dal 2011 che una donna non scendeva sotto le 2h20’ a Berlino.
ZANARDI — Commovente Alessandro Zanardi che a Berlino tornava per la prima volta in gara nella città dove era stato ricoverato dopo l’incidente che lo ha costretto sulla carrozzina e alla vigilia aveva ringraziato i medici che "Mi hanno salvato la vita". Quando la catena della sua handbyke reclinata (che usava per la prima volta) si è rotta, l’ex pilota di Formula 1 non si è perso d’animo manovrando con una sola mano il suo mezzo fino al traguardo fra gli applausi del pubblico. Radioso il suo sorriso rivolto alle telecamere che l’hanno inquadrato e intervistato in piena fatica: "Sono cose che possono succedere, tornerò presto qui".

Mondo, la firma dell'Africa
Il continente africano ancora in vetrina a Brazzaville. Il Decastar di Talence per la prima volta a un decatleta sudafricano.
La vitalità dell'Africa rientra nel contesto continentale dai confini, estesissimi, del mondiale di Pechino, trovando nuova linfa nella manifestazione panafricana dei Giochi di Brazzaville, in Congo. Se ai campionati del mondo era stato il Kenya a primeggiare nel medagliere del pianeta, primo paese africano nella storia della manifestazione, in Congo i kenyani hanno presentato una selezione priva di molti numeri uno, lasciando alla Nigeria la recita da prim'attrice. Il caso ha voluto che, come per il Kenya di Pechino, che ha fallito successi poco meno che scontati (es. maratona maschile e 800 donne) ma ha guadagnato lignaggio altrove (400 hs uomini su tutti), anche per la Nigeria di Brazzaville i dieci ori dei Giochi Africani siano arrivati da specialità tradizionalmente poco foriere di soddisfazioni.
Tra gli uomini, ad esempio, solo due successi (nei salti in estensione), divenuti ben otto al femminile e spalmati su ostacoli (due), staffette (en-plein), concorsi (due lanci, una gara di salto) e prove multiple. Un finale di stagione che compensa la magra cinese, zero medaglie, solo tre finalisti e il flop della Okagbare. Nello sprint individuale, il raccolto pieno l'ha centrato la Costa d'Avorio, approfittando della favorevole contingenza della latitanza dei migliori velocisti sudafricani. Troviamo così 24 federazioni africane salite sul podio a Brazzaville: Nigeria prima in classifica con 10 ori, 9 argenti e 4 bronzi, Etiopia con 6 ori, ivoriani con 5, kenyani e sudafricani con 4. Il Kenya, però, ha vinto 17 medaglie come gli etiopi, e ha occupato il primo posto nella classifica a punti con 14 lunghezze di vantaggio sulla Nigeria e oltre 60 sulla distanziatissima Etiopia, che ha portato un'ottima squadra laddove ha serbatoio, pagando altrove scarsa competitività a buon livello. Ben 32 paesi sono andati a punti.
Record e risultati
Tanti i primati della manifestazione e quelli sfiorati. Tra i tanti buoni risultati maschili di Brazzaville, il record nazionale dell'ivoriano Meité sui 100 (10.04 con vento sensibilmente contrario), il 44.35 di Makwala sui 400, il 48.67 dell'algerino Lahoulou sui 400 hs, l'85,37 dell'egiziano vice-campione del mondo Abdelrahman nel giavellotto. Tra le donne, 11.02 e 22.57 dell'ivoriana Ta Lou nella velocità e il 50.22 della zambiana Mupopo sui 400. Diversi nomi emergenti, a partire dal ghanese Ampomah (record nazionale di 82,94 nel giavellotto), che nome nuovo non è avendo gareggiato in tutta la stagione universitaria USA con l'apice del secondo posto ai campionati NCAA. Da segnalare anche la 21enne kenyana Alice Aprot Nawowuna, che dopo aver perso il bus iridato ai Trials nazionali sui 5000, è stata schierata sui 10000 in Congo vincendo l'oro e migliorando il record della manifestazione in 31:24.18, seconda prestazione kenyana del 2015. Tra le battute, l'argento di Pechino Gelete Burka.
Talence, prima volta africana
L'onda africana si è estesa anche sul Decastar di Talence, nel cui albo d'oro di successi fa la comparsa l'Africa grazie a Willem Coertzen (8.187 punti), sudafricano ritiratosi a Pechino, forte quest'anno del terzo posto a Götzis e pluri-primatista continentale. Ha preceduto l'ucraino Kasyanov (8.043) e il russo Shkurenev (7.973), in un contesto meno prestigioso di tante passate edizioni.
Prima volta anche per l'Ungheria, che il trovato il successo con Györgyi Zsivoczky-Farkas (6.306 punti), moglie del decatleta Attila e nuora dell'oro olimpico di Messico '68 Gyula (martello, anche due argenti a Roma '60 e Tokyo '64), favorita dall'infortunio di Katarina Johnson-Thompson, che ha rinunciato a correre gli 800 metri. K.O. anche per l'olandese Broersen, quarta a Pechino, infortunatasi nel salto in lungo. Dietro l'ungherese, l'ucraina Anastasiya Mokhnyuk (6.269) e l'altra olandese Nadine Visser (6.257). I vincitori del Challenge IAAF sono Ilya Shkurenev e la lettone Laura Ikauniece-Admidina.
Maratona, Pertile solo 15km a Sydney
Nella maratona australiana di Sydney si è registrato il ritiro dell'azzurro Ruggero Pertile, quarto ai mondiali di Pechino, fermatosi intorno al quindicesimo chilometro. Vittorie al giapponese Hisanori Kitajima in 2:12:44 e alla kenyana Miriam Wangari in 2:34:37, entrambi protagonisti di una rimonta negli ultimi chilometri. La Beijing International Marathon è stata vinta dal 40enne kenyano Mariko Kiplagat Kipchumba in 2:11:00 e dalla 24enne etiope Bethlehem Moges in 2:27:31, già 2:24:29 a inizio stagione a Dubai, dove chiuse undicesima. Ha gareggiato anche la campionessa del mondo e primatista dei 20 km di marcia Liu Hong, che ha fermato il cronometro a 2:51:23. Sigillo kenyano anche nella maratona di Città del Capo, vinta da Isabellah Ochichi (argento olimpico sui 5000 a Atene 2004) col record della corsa di 2:30:20, e da Shadrack Kemboi in 2:11:41. Per finire, ancora Kenya nel duplice successo ottenuto ieri nella Dam to Dam 10 Miles di Amsterdam grazie a Edwin Kiptoo (45:19, secondo tempo stagionale sulla distanza, battuti Wilson Kipsang, Alamirew e Mwangangi tra gli altri) e a Joyce Chepkirui (51:30, miglior crono dell'anno), dopo un bel confronto con la connazionale Jackline Chepngeno (51:34).
Alisa Vainio, maratona a 17 anni in 2:33:24
La 17enne finlandese Alisa Vainio, già nota alle cronache per aver conquistato la medaglia di bronzo nei 3000 siepi ai recenti campionati europei juniores di Eskilstuna, dove è stata anche quarta sui 5000 metri, si è resa protagonista di un'impresa eccezionale per una ragazza che compirà 18 anni soltanto tra due mesi. Nel suo debutto in maratona, a Lappeenranta, ha chiuso in 2:33:24. Il crono le vale il sesto tempo nazionale di sempre ma soprattutto la miglior prestazione europea juniores, che toglie oltre tre minuti al 2:36:31 della slovacca Ludmila Melicherová, ottenuto nel 1984.
Preview, la maratona di Berlino
Domenica prossima si corre la maratona che ha dato alla storia della distanza i migliori quattro tempi maschili di sempre (sei tra i primo nove, otto tra i primi dodici, ma anche cinque tra i migliori diciotto femminili). Tra gli iscritti Eliud Kipchoge, Geoffrey Mutai e Emmanuel Mutai, tutti già sul podio berlinese ma col solo Geoffrey vincitore, nel 2012. Tra gli etiopi, Feyisa Lilesa e Tamirat Tola. Il cast d'élite femminile comprende Aberu Kebede (due successi nel 2010 e nel 2012), Meseret Hailu (iridata di mezza maratona nel 2012) e Gladys Cherono (2:20:03 quest'anno a Dubai e oro mondiale di mezza maratona lo scorso anno).

Mondo: Farah-Karoki, volate parallele
L'iridato e l'argento mondiale di cross volano nelle mezze maratone. I campioni mondiali del lancio del martello Fajdek e Wlodarczyk in evidenza a Varsavia.
Farah-Keitany, si replica
Come un anno fa, la mezza maratona di Newcastle-South Shields ha trovato i legittimi dominatori in Mohamed Farah e Mary Keitany. Se la kenyana ha avuto gioco facile chiudendo in 1:07:32 con tre minuti e mezzo sulla britannica Gemma Steel, il campione del mondo di 5000 e 10000 metri ha dovuto impegnarsi fino al traguardo per avere ragione in volata del kenyano Stanley Biwott. Il crono di Farah, 59:22, è il più veloce mai corso da un atleta di nazionalità europea, ma non migliora il limite continentale dello stesso Farah (59:32 queat'anno a Lisbona), per le caratteristiche del percorso della Great North Run. Per Biwott, oltre alla sconfitta (ma in un eccellente 59:24), anche la perdita della leadership mondiale stagionale, finita nella mattinata di ieri nei garretti delll'altro kenyano Bedan Karoki Muchiri, che a Copenhagen ha vinto in 59:14, desistendo chilometro dopo chilometro dall'intenzione di attaccare il record mondiale di Zersenay Tadese (58:23).
Di Newcastle segnaliamo anche il settimo posto della statunitense Sara Hall-Bei, la moglie del maratoneta Ryan Hall. Non è il risultato a interessare, quanto la rilevanza dell'iniziativa della coppia, che recentemente ha adottato quattro sorelline etiopi, dopo aver intrapreso altre iniziative caritatevoli in favore dell'infanzia. Tornando ai vincitori, è la terza volta che il vincitore della great North Run si ripete l'anno successivo (l'ultimo ventitre anni fa, il kenyano Masya), ed è la terza volta anche che una vincitrice conceda l'immediato bis. L'ultima fu Liz McColgan nel biennio 1995-1996. Assenti dell'ultima ora (facilitando il compito alla Keitany), Gelete Burka (argento a Pechino sui 10000 metri), Priscah Jeptoo (vicecampionessa olimpica di maratona) e la vincitrice della London Marathon Tigist Tufa.
Farah-Karoki a distanza
Karoki: a Copenhagen l'atleta argento iridato di cross non ha avvicinato il primato del mondo come dalle sue intenzioni della vigilia, ma ha corso la mezza maratona nel miglior tempo dell'anno, 59:14, migliorandosi di nove secondi.
La corsa è stata guidata da un quintetto fino al 15° chilometro (42:05), poi Karoki ha preso il largo guadagando quindici secondi sul kenyano Alex Oloitiptip Korio, vecchia conoscenza delle piste italiane (Palio della Quercia, Notturna di Milano, Memorial Nebiolo, Terra Sarda). Bello il parallelismo domenicale su strada tra Karoki e Farah, entrambi su "high notes". Solo tre settimane fa i due si sono affrontati sui 10000 mondiali di Pechino, dove Farah ha vinto l'oro e Karoki ha perso una medaglia per due secondi. Le loro precedenti sfide sui 10000, tutte in favore di Farah, si erano consumate ai mondiali di Mosca e alle Olimpiadi di Londra.
Tornando alla corsa di Copenhagen, alla prima edizione dopo che la capitale danese ha ospitato il campionato del mondo lo scorso anno, il crono di Karoki assume maggior rilevanza se rapportato alle basse temperature e alla pioggia, e così le prestazioni degli altri kenyani (i primi nove): Korio 59:28, Edwin kipyego 59:30, Cheprot 59:32, Lonyangata e Philip Langat vicini ai 60' in 1:00:01 e 1:00:04. Nella corsa femminile emregono le giovanissime, la kenyana di 22 anni Purity Rionoripo in 1:08:29 e l'etiope 21enne Sutume Asefa in 1:08:47, terza Lucy Kabuu-Wangui in 1:08:51. Quarta in 1:09:57 la 41enne francese Daunay, oro europeo di maratona a Zurigo nel 2014.
Eritrea e Kenya a Usti nad Labem
Il momento felice dell'Eritrea, con il culmine nell'oro mondiale di maratona a Pechino, ha avuto un'appendice nella mezza maratona ceca vinta da 29enne Merawi Kesete in 1:00:58 in volata sul kenyano Barselius Kipyego (1:00:59). Ben più altisonante il riscontro femminile in favore della 22enne kenyana Peris Jepchirchir, all'ultima gara della stagione. Una settimana fa aveva vinto la 10 km di Praga in 30:55, ieri ha demolito il record della corsa (1:09:28) in 1:07:17. Podio completato dall'esordiente Shitaye Eshete (1:10:14), una etiope che corre per il Bahrain, e dall'altra kenyana Linah Cheruto (1:10:48). Il miglio della Quinta Strada a New York: l'edizione numero 35 è stata vinta da Nick Willis e Jenny Simpson, rispettivamente per la terza e quarta volta (un record).
I tempi hanno poca importanza ma sono dei buoni 3:54.8 e 4:29.0. Vicino New York si è corso anche un miglio su pista, con vincitori David Torrance in 3:53.91 e Amanda Eccleston in 4:29.99.
Fajdek, degna chiusura con 81,99
Reduce dall'impegno reatino di 24 ore prima, il campione del mondo di lancio del martello ha onorato il Kamila Skolimowska Memorial di Varsavia con un lancio di 81,99, quinta misura della stagione. Happy ending anche per l'altra iridata Wlodarczyk (78,16, anche in questo caso quinta prestazione stagionale). Tra gli altri risultati, 10.01 di Asafa Powell sui 100 metri, 1,94 di Mariya Kuchina nel salto in alto, 20,44 di Joe Kovacs nel peso. In Germania torna a vincere David Storl dopo la striscia di sconfitte iniziata dalla finale mondiale: A Bad Kostritz il tedesco ha migliorato il record del meeting con 21,37, battendo proprio quel Tom Walsh che lo aveva più volte superato nel posto-mondiale (21,25). Atletica-spettacolo nel centro di Newcastle su pista removibile e sopraelevata: la Schippers ha vinto i 100 in 11.01, la Felix ha nuovamente perso ma sui 150 metri in rettilineo di quattro centesimi contro Candice McGrone (16.59). Asta alla campionessa mondiale Silva con 4,65.
Giochi africani e Giochi del Commonwealth allievi
Da quest'ultima manifestazione, tenutasi alle Samoa, recuperiamo la miglior prestazione mondiale stagionale di categoria del sudafricano Tlotliso Leotlela che ha vinto i 100 metri in 10.20, e il record della manifestazione sui 400 maschili di Karabo Sibanda (Botswana), vinti in 45.83 (Kirani James deteneva il precedente limite con 45.85). I Giochi africani sono iniziati ieri a Brazzaville, in Congo. Nella prima giornata 100 veloci nelle semifinali per il nigeriano Ogho-Oghene (10.06) e per la ivoriana Ta Lou (11.07). Alla manifestazione sono iscritti alcuni degli atleti etiopi top-class, come Almaz Ayana, ormai bestia nera di Genzebe Dibaba, Gelete Burka e Yenew Alamirew.

Meeting di Rieti: 9"93 di Ogunode sui 100. 800 da applausi con la Niyonsaba
In tribuna si rivede Andrew Howe: “Torno per le indoor. Il migliore ai Mondiali? Taylor più di Bolt”
Pioggia, stanchezza, ma anche qualche acuto di fine stagione. Il meeting di Rieti taglia il traguardo dell’edizione numero 45 all’insegna dei 100 metri. E con Bolt ormai da settimane a casa, e Gatlin a rinunciare nell’immediata vigilia, ci pensa Femi Ogunobe, il nigeriano che gareggia per il Qatar, a brillare con 9”93 sulla pista bagnata. Cinque centesimi meno del tempo di Bruxelles, dove era arrivato a un soffio proprio da Gatlin. Ma c’è sempre un po’ di Giamaica: Elaine Thompson, vice campionessa del mondo in carica, si prende i 200 in 22”59. 800
DA APPLAUSI — La migliore pagella spetta però agli 800 femminili in cui Francine Niyonsaba del Burundi ha stampato un bel 1’57”62 per vincere davanti alla keniana Kipyegon, seconda in 1’58”02, con la campionessa mondiale di Pechino, la bielorussa Arzamova, soltanto quarta. Da segnalare anche il giapponese Arai, che ha fiondato il suo giavellotto a 84.13. Quanto agli italiani, Giulia Pennella è scesa a 13”14 conquistando il secondo posto nei 100 ostacoli, mentre in un 800 governato con sicurezza dal vicecampione mondiale, il polacco Adam Kszcot, vincitore in 1’44”82, Giordano Benedetti ha fatto sperare in curva per poi perdere smalto nel rettilineo finale, chiudendo sesto in 1’46”12. Uno scalino più su è finito Soufiane El Kabbouri, quinto in 3’39”78, per lui primato stagionale nella gara vinta dall’olimpionico algerino, Taoufik Makloufi, in 3’35”73. Said El Otmani, campione italiano dei 3000 indoor, ha stracciato il suo personale all’aperto con 7’50”24, sesto in una gara come al solito strakeniana (primo Mayio in 7’45”35).
ANDREW NON MOLLA — In tribuna c’era anche Andrew Howe, bloccato in questa stagione da un infortunio al retto femorale, lo scorso 27 luglio, l’ennesima tappa di una interminabile corsa a ostacoli in questi anni. Il reatino vicecampione del mondo del lungo a Osaka 2007, non molla: “Sto sicuramente meglio, mi vedrete per la stagione indoor. Continuerò ad allenarmi in Svezia, ma passerò certamente alcuni periodi di allenamento a Formia”. Insisterà sul lungo, niente velocità. Non si è perso una gara di Pechino: “Chi mi ha impressionato? Christian Taylor e il suo 18,21 del triplo. Più di Bolt, sicuramente. Taylor è un grandissimo, e sapete che cosa accadrà il prossimo anno? Secondo me, Pichardo batterà il record del mondo di Edwards, ma Taylor glielo toglierà subito dopo”. Andrew si dice “contentissimo” per le nostre tenniste e poi ci racconta il suo punto di vista sulla crisi dell’atletica azzurra: “Credo che i nostri siano problemi di mentalità in gara, la scuola tecnica italiana non ha niente da invidiare agli altri”.

Diamond League: Schippers da urlo, Gatlin facile sui 100, Lavillenie show
Nella finale di Bruxelles l'olandese ha battuto sui 200 Allison Felix chiudendo il cerchio di una stagione magica. L'americano vince in 9"98 e rinuncia alla distanza doppia, dove vince il qatarino Ogonude che in 19"97 stabilisce il record asiatico. Il francese salta 5.95 e batte Barber. Show per la tunisina Ghribi nei 3000 siepi e del polacco Kszczot sugli 800
Dafne Schippers ha cancellato, se ce ne era bisogno, l’ultimo "ma" sulla sua medaglia d’oro mondiale dei 200 a Pechino: a Bruxelles, nella finale della Diamond League ha battuto Allison Felix, che su questa distanza ha vinto tutto, che però nell’ultima rassegna iridata ha preferito andare a caccia, con successo, dell’oro dei 400. quello che gli era sempre mancato. L’olandese, come nella capitale cinese, ha vinto ancora una volta di forza. Nella fresca serata belga è partita meglio del solito, ma a trequarti della curva si è vista superare dalla Felix che partiva nella corsia interna alla sua. E’ entrata sul rettilineo al terzo posto, alle spalle anche dell’altra statunitense, Candice McGrone, ma la sua resistenza alla velocità le ha permesso di recuperare centimetro su centimetro e tagliare il traguardo in 22"12, un signor tempo se si considerano la temperatura e la stanchezza.
PER STRADA — Ormai Dafne si comporta come una veterana, la scelta della velocità dopo le prove multiple è per lei freschissima, ma il furore agonistico le permette di primeggiare sempre. E si vede che su questa distanza può ancora crescere molto, soprattutto in curva, dove non ha ancora la fluidità di corsa delle migliori.
GATLIN — Aspettiamolo domenica a Rieti, perché Justin Gatlin ha ancora cartucce da sparare. Ha evitato di giocarsi le ultime rinunciando ai 200 metri, richiesta che gli era stata fatta dagli organizzatori dopo la resa di Bolt. Ha vinto i 100 metri in 9"98 davanti al qatarino Ogonude a cui è stato assegnato lo stesso tempo ed il francese Vicaut (9"99). Così sulla distanza doppia ha lasciato campo libero a Ogonude, 24 anni, nato nigeriano, che nel 2009 si è trasferito in Qatar attratto dai petrodollari. Con 19”97 questo ex figlio dell’Africa ha pure stabilito il recordo asiatico. Ha deluso invece il sudafricano Van Niekerk, solo quarto con 22”37. Ma probabilmente quel fantastico 43”45 che gli ha permesso a Pechino di conquistare l’oro non è stato ancora smaltito.
GHRIBI — Anche se la stanchezza fra i protagonisti è inavitabilmente diffusa, il meeting di Bruxelles ha regalato tre migliori prestazioni mondiali stagionali. La prima, il 9'05"36 della tunisina Hariba Ghribi nei 3000 siepi. Aveva promesso il grande risultati, ma ieri sera questa signora di 31 anni ha letteralmente schiantato keniane ed etiopi con un’autorità stupefacente. Sul podio mondiale e olimpico era già salita, ma mai aveva vinto una prova di questo livello. Il suo tempo vale pure il primato africano. Bellissima anche la volata finale degli 800 maschili dominata dal polacco Adam Kszczot in 1’45”12 dopo un testa a testa durissimo con Nijel Amos.
LAVILLENIE — Bellissma anche l’asta, dove Lavillenie è tornato al successo con 5.95 davanti al campione mondiale Barber. Avvincente anche il duello nella finale dell’alto donne fra le russe Maia Kuchina e Anna Chicherova, vinto dalla prima a quota 2.01 dopo aver inutilmente 2.04, misura che ha comunque dimostrato di avere nelle gambe. Infine il miglio donne, dove la keniana Faith Kipyegon con 4’16”71 ha stabilito il primato africano a 4 secondi dal mondiale della Masterkova. Infine nei 5000 primato stagionale dell’etiope Yomif Kejelcha nei 5000, 12’53”98.

Padova Tamberi vince a 2,30, Fraser 10.98
L'azzurro protagonista sulla pedana patavina, dove attacca anche i 2,34. La giamaicana pluricampionessa olimpica e mondiale sui 100 stampa il record del meeting. Giordano Benedetti sfiora la vittoria negli 800 in 1:46.35.
Shelly-Ann Fraser-Pryce. E’ la pluri campionessa Olimpica e Mondiale, reduce dal bis 100-4x100 nella rassegna iridata di Pechino, a conquistarsi la copertina del XXIX Meeting Città di Padova - Atletica Mondiale. La giamaicana, che per diversi mesi all’anno si allena nella vicina Lignano, sulla pista dell’Euganeo di certo non si accontenta di fare presenza: nonostante il vento contrario, stampa un fiammante 10.98 (-0.8) nei 100 metri, record del meeting. L’accelerazione di Fraser-Pryce scava un abisso con le avversarie, relegate a oltre quattro decimi: seconda è la brasiliana Rosangela Santos (11.42), terza la statunitense Shalonda Solomon (11.50), con Irene Siragusa (Esercito) a 11.97. Velocissimi anche i 100 metri maschili, che registrano un altro record della manifestazione grazie a Femi Ogunode, oggi al traguardo in 10.07 (-1.1) davanti a Mike Rodgers (10.12) e Nesta Carter (10.34).
Sulla pedana del salto in alto, il primatista italiano Gianmarco Tamberi (Fiamme Gialle) si ritrova ben presto da solo, ma riesce comunque a trovare energie e motivazioni per salire a quote di tutto rispetto. Il marchigiano vince la gara alla misura d’entrata, i 2,20 superati alla prima prova. Valica 2,25 alla seconda e 2,30 alla terza, attaccando poi i 2,34. I tre tentativi del 23enne, ottavo ai Mondiali di Pechino, non sono affatto velleitari.
Padova regala di nuovo emozioni a Giordano Benedetti (Fiamme Gialle), che dopo la vittoria dello scorso anno sfiora il bis sugli 800 davanti alla gremita tribuna patavina: la volata finale è brillante, ma forse tardiva, e non gli permette di superare al fotofinish il compatto burundiano Antoine Gameke, vincitore in 1:46.33, solo due centesimi meglio del trentino.
Restando al mezzofondo, Margherita Magnani affronta i 1500 in scia al terzetto delle migliori, provando a resistere all’allungo di Mercy Cherono a 300 metri dalla fine: a spuntarla è però la canadese Sheila Reid, al traguardo in 4:06.97 (per lei è il miglior crono dell’anno) davanti a Viola Lagat (4:07.23) e Cherono (4:07.40). Quarto posto in un buon 4:08.76 per la finanziera di Cesena. In una delle prime gare da cittadina italiana, e dopo la maternità, corre gli 800 in 2:03.99 Yusneisni Santiusti Caballero (CUS Pisa Atletica Cascina) quarta nella gara vinta da Francine Niyonsaba in un bel 1:59.62. Sui 400 si fa notare il 45.99 del trinidegno Renny Quow (47.66 per il finanziere Davide Re), mentre i 100 hs vedono la vittoria del serbo Milan Ristia in 13.93 davanti a Thomas Martinot Lagarde (fratello di Pascal) a 13.96 e all’azzurro Hassane Fofana (Fiamme Oro) a 14.03 (-1.6).
Le gare paralimpiche hanno avuto come protagonisti alcuni degli atleti di punta della Nazionale italiana: la portacolori delle Fiamme Gialle Martina Caironi, primatista mondiale T42, e Oxana Corso, doppio argento paralimpico e continentale T35, hanno lottato contro il forte vento contrario (-3.2) per concludere i 100 metri femminili a categorie accorpate, rispettivamente con il crono di 15.43 e 15.96. Tra gli uomini, buona prova di 15.08 per il velocista T43 Luca Campeotto (Atletica 2000). Allo Stadio Euganeo c’era anche Giacomo Poli (Atletico H) che si è presentato in pedana nel lancio del giavellotto in cerca dei 45 metri, misura utile per la qualificazione ai Mondiali IPC di Doha del prossimo ottobre. Il primatista italiano F44 (44.22) si è dovuto arrendere a 39.35, ma si rimetterà subito in gioco mercoledì 9 settembre a Casalmaggiore per strappare quei 78 centrimetri che gli servono per centrare l’obiettivo.

A Zurigo Tamberi delude ancora, meglio la 4x100. Monologo etiope nei 3000
Nell'alto Barshim (2.32) supera Bondarenko, Tamberi non riesce a riscattare Pechino. Rudisha fuori dal podio. Nella sfida etiope dei 3000 esulta la Ayana, davanti alla Dibaba. Rutheford vola nel lungo a 8.32
Difficile organizzare un grande meeting a soli quattro giorni da un Mondiale. Nemmeno la magia del Letzigrund riesce a rianimare il plotone stanco dell’atletica chiamato alla prima finale della Diamond League: lo spettacolo di 30.000 lumini accesi, quanti sono gli spettatori che hanno gremito lo stadio dei record, alla fine mette a posto tutto, così come le note dal vivo, bellissime, di Bastian Baker, che accompagnano una cerimonia di chiusura con spettacoli pirotecnici degni di un Mondiale. Non si può però negare che si è trattato di un’edizione del Weltklasse non in linea con la tradizione svizzera per quanto riguarda i risultati. Alla fine l’unico primato rimane quello della prima gara con la serba Spanovic che con 7.02 ritocca il limite nazionale e il suo personale di un centimetro, ma siamo abituati a ben altro.
GARE — Il record, almeno quello stagionale, era atteso soprattutto nei 3000 femminili dove c’erano in gara tre vincitrici di Pechino: invece la keniana Cheruiyot, stanca per i 10.000 iridati, è rimasta subito indietro e le due etiopi Dibaba e Ayana, rispettivamente regine iridate dei 1500 e dei 5000, si sono giocate tutto nell’ultimo giro quando Almaz ha ricordato alla connazionale che a Pechino aveva percorso l’ultimo 3000 in 8’19”. Con 8’22”34 la Ayana è comunque rimasta a 12 centesimi dal suo primato, che resta limite stagionale.
RUDISHA — La palma del più deluso della serata va assegnata però a David Rudisha, forse distratto dall’attesa per il figlio in arrivo ma sicuramente in ritardo di condizione sulla velocità. Il campione ritrovato di Pechino è rimasto in testa fino ai 500/600 ma poi è stato risucchiato al quarto posto (1’45”91) nella gara vinta dall’argento iridato Kszczot in 1’45”55. Lo rivedremo per l’ultima gara stagionale il 13 a Rieti, dove è di casa. L’Italia sarà l’ultimo appuntamento della stagione anche per Shelly-Ann Fraser che alla fine, con 10”93 controvento (-1,4), nei 100 ha ottenuto uno dei migliori crono della serata e sempre sullo sprint breve concluderà domenica la sua stagione a Padova.
CONFERMATI — Fra i campioni confermati di Pechino è piaciuto soprattutto Asbel Kiprop implacabile nello sprint dei 1500 dove si è trovato alle spalle lo stesso connazionale Elijah Manangoi che era uno degli oggetti misteriosi della squadra iridata e conferma l’eccezionale ricambio possibile sugli altipiani. L’altra conferma importante è quella di Greg Rutherford che proprio al penultimo salto ha beffato nel lungo l’americano Dendy che comandava la gara: stessa misura di 8.32 ma secondo salto (8.27) migliore per l’inglese. A ripetersi non ci ha neanche pensato, invece, Ezekiel Kemboi che nell’atletica meriterebbe un capitolo a parte. Il keniano di Siena, simpatico quanto imprevedibile, ogni anno compare giusto per vincere la competizione più importante e poi sparisce. Stessa storia a Zurigo dove, dopo il beffardo oro cinese, l’atleta della scuderia Dionisi è arrivato addirittura 14° prendendo in contropiede i giudici di arrivo che all’inizio lo hanno scambiato per l’omonimo connazionale Clement Kimutai Kemboi e a tarda sera hanno dovuto fare una revisione dei risultati. La gara è andata all’altro keniano Paul Kipsiete Koech con uno dei rari stagionali di giornata (8’10”24) ma a Birech il secondo posto è bastato per vincere la Diamond League che vale 40.000 dollari e un trofeo di diamante. Gara nella gara quella dell’americano Jager che a Parigi era caduto sull’ultimo ostacolo quando stava per infilare tutti i keniani ma dopo la delusione di Pechino si è accontentato del terzo posto, incitando comunque la folla ad applaudirlo. La sua vistosa coda di cavallo non è comunque passata inosservata.
ITALIANI — Vogliamo parlare dell’Italia? Vorremmo quasi farne a meno in questo momento ma gli azzurri c’erano anche se, come a Pechino, si sono visti poco. Gianmarco Tamberi ha fatto addirittura un passo indietro rispetto alla Cina chiudendo al quinto posto con un anonimo 2.23, per giunta alla seconda prova, prima di arenarsi a 2.27 (solo il terzo tentativo discreto). C’era di mezzo la pedana bagnata come a Pechino ma Barshim ha comunque vinto con 2’32”. La staffetta donne, dopo aver rinunciato alle prove individuali, ha coltivato il sogno di ripetere almeno il 43”22 di Pechino, seconda prestazione italiana di sempre dopo il record del lontano 2008 (43”04). Riva, Siragusa, Bongiorni e Hooper si sono invece fermate a 43”78 col quinto posto nella gara vinta dalle giamaicane con la Fraser in quarta frazione: il loro 41”60 è anche record di Diamond League, giusta chiusura prima dei fuochi d’artificio del meeting.

Mondiali di Pechino, il via con Meucci: "Mi affiderò all'istinto"
Il campione europeo di maratona primo azzurro in gara con Pertile sabato notte: "Dopo l'infortunio ho seguito una preparazione diversa: ora sono al 95%"
Distretto di Chaoyang, poco meno di quattro milioni di residenti, è uno dei più eleganti di Pechino. E’ sede di ambasciate e, da ieri e fino alla fine dei Mondiali, di Casa Italiana Atletica. E’ qui – al riparo dal caldo che infuoca la città – che Daniele Meucci, insieme al compagno di avventura Ruggero Pertile, fa le carte alla maratona che, nella notte italiana (il via all’1.35, le 7.35 locali), assegnerà le prime medaglie. Il campione europeo in carica, complice la spietata concorrenza e l’infortunio che tra marzo e aprile lo ha fermato per 45 giorni, gioca a nascondino. Ma, se tutto andrà secondo logica, sarà tra i protagonisti.
Il programma delle gare di Pechino
 Ingegnere, che gara si aspetta?
"Dipenderà dalle condizioni meteo: a quell’ora la temperatura non sarà alle stelle, ma il tasso di umidità potrà essere molto elevato. Se la situazione non sarà proibitiva, i più grandi imposteranno un ritmo forsennato".
A chi pensa?
"Ai migliori africani: il keniano Sammy Wanjiru qui vinse l’Olimpiade 2008 in 2h06’".
Chi sono i suoi favoriti?
"Tra il primatista del mondo Dennis Kimetto e il predecessore Wilson Kipsang preferisco il secondo. Non so in quale stato di forma sia, ma è più razionale e interpreta meglio le gare. L’ho verificato alla mezza di New York 2013. Poi attenzione all’ugandese Stephen Kiprotich, oro olimpico e del mondo in carica: a Tokyo, in febbraio, con quel 2h06’33”, ha dimostrato di saper correre anche forte".
Da lei cosa ci si può aspettare?
"Meglio non aspettarsi niente... I miei Mondiali, a maggio, erano lontani. Se sono qui è perché ho in fretta recuperato una condizione accettabile e perché questa esperienza sarà importante pensando a Rio 2016".
In che senso?
"Se avessi optato per una maratona commerciale invernale tipo Berlino o New York, sarebbe servita a poco in funzione Olimpiade. Sono prove troppo diverse. Invece, qui, anche se sono al 95%, imparerò senz’altro qualcosa".
Tutta colpa di una radice...
"L’infortunio covava da un po’. Già in gennaio, in Kenya, avvertivo fastidio al metatarso dell’alluce sinistro. Dopo la maratona di Otsu, in febbraio, è diventato un dolore vero e proprio, tanto che avevo già programmato un’ecografia".
E poi?
"Poi, sabato 15 marzo, appena ripreso, mentre facevo la “cronoscalata” del monte Serra, a Pisa, vicino a casa, una rampa che in 10 km porta da 0 a oltre 900 metri sul mare usata anche da Bordin e Baldini quando si allenavano a Tirrenia, sono appunto inciampato in una radice ed ecco la microfrattura".
Come s’è curato?
"Dopo 15 giorni di stampelle e grazie al dottor Pietro Bonciani e al suo staff, con innovative terapie di Nd-YAG Laser che compiono specifiche azioni antinfiammatorie".
Ora sta bene?
"Sì, anche se è difficile capire fino a che punto. La preparazione, rispetto a quella che mi ha portato a vincere gli Europei di Zurigo, è stata forzatamente molto diversa. Niente gare e allenamenti in pista, nessun 10.000 tirato. Poi, negli ultimi tempi, a St. Moritz, tanta resistenza con una media di 170-190 km alla settimana".
Come imposterà la gara?
"Il bello dell’atletica è seguire le proprie sensazioni. Mi farò guidare dall’istinto, nel senso che valuterò la situazione del momento, cercando di capire le intenzioni altrui. Ma non si dovrà aver paura, non si dovrà pensare troppo. Certo: in testa a guidare non mi ci si vedrà mai".
Orgoglioso della fascia di capitano azzurro?
"Tanto, ma il ruolo in atletica ha senso solo all’Europeo a squadre. Tanto è vero che già domenica tornerò in Italia dalla mia famiglia che è rimasta a casa...".

Mondiali di Pechino: maratona di stelle da Kimetto a Desisa. Ma niente record
Al via iridato tutti i migliori al mondo. Ma sarà difficile vedere tempi da primato: peserà l’inquinamento
Il programma delle gare di Pechino
 Una maratona grandi firme. Tanto da presentarsi come una delle gare dal maggior tasso tecnico degli interi Mondiali. Al via, tra i 68 iscritti della gara di stanotte, il primatista del mondo in carica, il keniano Dennis Kimetto (2h02’57” in settembre a Berlino), il predecessore, il connazionale Wilson Kipsang (2h03’23” nella stessa gara un anno prima) e il campione olimpico e del mondo in carica, l’ugandese Stephen Kiprotich. Difficile pensare a un cast migliore. Anche perché il contorno non è da meno.
QUANTE STELLE — Dall’etiope Lelisa Desisa, argento in carica e ultimo vincitore a Boston, al terzo keniano Mark Korir, in aprile trionfatore a Parigi, il pronostico è aperto. Senza dimenticare gli altri etiopi Yamane Tsegaye, a Boston secondo e Berhanu Lemi, ultimo conquistatore della 42 km di Dubai, oltre ai giapponesi Marakzu Fujiwara e Kazihiro Maeda (assente quasi dell’ultima ora l’infortunato Masato Imai, accreditato del miglior personale). Difficilmente, comunque, scaturiranno tempi-record. Perché non ci saranno lepri, perché in una gara istituzionale contano i piazzamenti, soprattutto perché inquinamento e meteo saranno decisivi. Per quanto non ci sarà una situazione limite, con previsioni da 27° e un’umidità del 50-55%. Il percorso poi, dal Yongdingmen Gate al Nido d’Uccello passando per piazza Tienanmen, è filante, L’Italia, nel contesto, oltre alla carta Daniele Meucci, gioca quella del 41enne Ruggero Pertile: il padovano a Pechino già 15° ai Giochi 2008, insegue una prestazione che gli consenta di sognare la partecipazione a Rio 2016.

Tamberi: record italiano 2.37
Il marchigiano firma la superba prestazione nel meeting tedesco di Eberstadt, migliorando due volte il primato italiano. Fassinotti esce a 2.30, vittoria al canadese Drouin
Il 23enne marchigiano Gianmarco Tamberi, dopo aver eguagliato in stagione il record italiano dell'alto (2.34), ha raggiunto oggi un’altra dimensione: 2.37, primato aggiornato di 3 cm nel meeting di Eberstadt (Ger): la terza prestazione mondiale stagionale e prima di quelle europee al pari dell'iridato Bohdan Bondarenko. In chiave azzurra è un balzo clamoroso. Tamberi ha poi affrontato l’asticella a 2.39, senza fortuna, ma con un buono spunto al terzo tentativo. Vittoria al canadese Derek Drouin, bronzo olimpico, salito alla stessa misura dell’azzurro (2.37), ma con alle spalle una progressione senza errori, mentre Tamberi era stato costretto a tre salti sia a 2.30 che a 2.35.
Con Silvano Chesani, argento agli ultimi Europei indoor, fuori causa per tutta la stagione dopo l’operazione al tendine d’Achille destro, Tamberi e Fassinotti, fermatosi oggi a 2.30, si sono ormai affermati come autentici protagonisti della specialità. Da un paio di anni l'alto sta vivendo un momento di grazia e il 2.45 del record del mondo di Javier Sotomayor sembra poter presto cadere sotto le spallate di Barshim e di Bondarenko. Un’effervescenza che, ora, pare aver coinvolto anche il movimento italiano: l'atletica azzurra al momento vanta tra atleti sopra i 2.30: Tamberi 2.37; Fassinotti 2.34 e Chesani 2.31.
Gianmarco Tamberi, 23 anni, a Colonia è volato a 2.34, eguagliando il record italiano di Marco Fassinotti e firmando la miglior misura all-time all'aperto. Foto IPPIl marchigiano, si è rivelato con il bronzo agli Europei juniores 2011 (2.25) È figlio di Marco, ex primatista italiano della specialitàGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGazzetta dello SportGianmarco Tamberi, 23 anni, a Colonia è volato a 2.34, eguagliando il record italiano di Marco Fassinotti e firmando la miglior misura all-time all'... 
LOOK #HALFSHAVE — "È tutto troppo bello" è il commento di Tamberi. "Una misura del genere è qualcosa di straordinario, ma dentro di me quest'anno più di una volta avevo sentito di poterla valere. E quando dico questo ho davanti agli occhi non tanto il 2.34 di Colonia, ma il 2,28 di Buhl (28 giugno, ndr) dove ero andato veramente di tanto sopra l'asticella". L'azzurro come sempre si è fatto notare in pedana non solo per i suoi salti, ma anche per il suo bizzarro look #halfshave, ormai un hashtag di riferimento per i suoi tifosi anche sui social network. "L'atmosfera - racconta il saltatore 'mezza-barba' - era super! Mi piace coinvolgere la gente, loro si divertono e mi diverto anche io. Sono arrivato ad Eberstadt dopo due gare (Londra e Stoccolma, ndr) sotto la pioggia dove ho comunque superato 2,28 e 2,29. Praticamente il mio personal best 'under the rain' e considerato che il mio è un salto che si basa molto sulla velocità d'entrata, ne sono uscito molto soddisfatto anche perché per due volte sono salito sul podio in Diamond League". L'azzurro, come noto, è figlio d'arte. Suo padre Marco che è anche il suo allenatore, è stato recordman e azzurro dell'alto a Mosca 1980. Il nonno Bruno saltava 1,86 nel 1939 e il fratello Gianluca ha il primato nazionale under 23 del giavellotto. Ora per lui, a tre settimane dai Mondiali di Pechino (22-30 agosto), si aprono nuovi scenari: "Ora un paio di giorni di relax e poi giù a testa bassa fino a Pechino. Fare ai Mondiali quello che ho fatto qui potrebbe significare qualcosa di molto importante. Devo solo trovare la giusta stabilità e non portarmi dietro troppi errori. Oggi la terza prova a 2.39, non male perché affrontata più di tecnica, era il mio tredicesimo salto in gara. L'adrenalina era a 2000, forse un po' meno le energie".


 




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