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CAPOTOSTI

 

 

 

Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org
 Mondo: i ragazzi di Addis Abeba
Gli allievi dell'Etiopia nella vetrina estera: Barega corona un anno d'oro alla presenza di Gebrselassie, Biyazen strapazza i keniani
L'Africa verde firma le cose migliori del fine settimana estero. Selemon Barega, 18 anni tra meno di un mese e titolare delle corone mondiali under 20 e under 18 su 3000 e 5000 metri, oltre che quinto classificato nel mondiale "dei grandi" a Londra sui 5000, ha vinto ieri la Great Ethiopian Run di Addis Abeba, classica e coloratissima 10 km in cui ha fatto gli onori di casa una leggenda in carne e ossa, Haile Gebrselassie. Un'annata fragorosa per il 17enne Barega, iniziata prestissimo con la vittoria nella Cinque Mulini di San Vittore Olona, con la punta cronometrica sui 5000 di Losanna, un 12:55.58 che ha fatto tremare la miglior prestazione mondiale di categoria. Meno giovane di Barega, ma ancora junior (decima al Mondiale di cross tra le under 20), Zeineba Yimer ha vinto la 10 km femminile dopo il bel quarto posto nella mezza maratona di Cardiff in 1h11:31.
BIYAZEN 10000 DA FAVOLA - L'altro giovanissimo da copertina è Yeneblo Biyazen Alehegn, nato nove giorni dopo Barega, anche lui ormai in vista dei 18 anni. A 16 anni, due estati fa, è stato quarto ai Mondiali under 20 di Bydgoszcz sui 5000. Da questa stagione è approdato in Giappone e due giorni fa a Tokyo ha vinto il primo 10000 metri della carriera in un grandioso 27:32.51, miglior prestazione mondiale stagionale per un allievo per oltre un minuto e mezzo rispetto alla precedente, e tra le migliori di ogni epoca. Nel lungo elenco dei battuti, capeggiati dal connazionale Abinet (27:38.05), un gran numero di keniani di ottimo livello, abituati a fronteggiarsi nelle competizioni di club del Sol Levante, come Njuguna, Wambui, Kimani, ben due Mwangi e un Kwemoi (omonimo del top-miler). Il migliore dei keniani, però, è stato un under 20 finora poco in vista, Muiru, terzo in 27:38.05 con 40" sottratti al personale.
MARATONE NEL MONDO - Successi africani ovunque.
Nella 42 km francese di La Rochelle ha vinto l'etiope 33enne Workneh Tiruneh (personale di 2h08:51), in 2h11:07 sui connazionali Ameta Belachew (2h12:00) e Tadesse Assefa (2h12:14), mentre tra le donne è arrivata una tripletta keniana con Susan Jeptoo (2h30:57), Sophia Chesire (2h32:21) e Naomi Njiiri (2h39:47). La maratona spagnola di San Sebastian ha registrato l'un-due-tre keniano con Hosea Kiprono Maiyo (2h12:55), Mark Kibowott Kangogo (2h14:33) e Daniel Kipkemboi Kiptoo (2h14:43). A Osaka vince un eritreo, Kaleab Selomon, in 2h12:03 (personale). In calendario anche la maratona di Nairobi, con successi di Brimin Kipkorir in 2h12:39 e di Celestine Chepchirchir in 2h31:41 all'esordio sui 42 km. Infine il campionato asiatico di maratone a Dingguan (Cina), vinto per la prima volta da un maratoneta indiano, Gopi Thokanal, in 2h15:48 su un uzbeko e un mongolo. Più interessanti i crono femminili: la nordcoreana Kim Hye-Gong ha vinto il titolo continentale in 2h28:35 sulla giapponese Keiko Nogami (2h29:05) e sull'altra coreana Jo Un-Ok (2h30:01).
ANNO DA RECORD - Se la coreana Jo Un-Ok è rimasta un secondo sopra le 2h30 (ma ha corso in 2h29:22 in aprile), la massa del movimento femminile sulla maratona ha realizzato, numeri alla mano, una stagione da primato. Ben 159 atlete sono scese sotto il muro delle due ore e mezza, evento mai accaduto prima. L'incremento della densità è cresciuto esponenzialmente anche su crono superiori: a 2h34 si sale alla cifra vertiginosa di 289 maratonete. L'Europa delle donne mette qualche mattone sotto le 2h30 (ventuno atlete) e ne aggiunge altri a 2h34 (ventiquattro, per un totale di 45, poco più del 15%). A livello maschile l'Europa raccoglie meno: sotto le 2h11 si sono espressi 207 atleti, ma di questi solo 10 sono europei (meno del 5%).
Resta però il bel dato della maratona iridata di Londra, con il quarto posto dello scozzese Hawkins e il sesto di Daniele Meucci, mentre nella classifica femminile, tra le prime dieci, c'è rappresentanza di tutti i continenti tranne uno, l'Europa.
I QUATTRO DI LIVERPOOL - Emelia Gorecka, Ben Connor, Jessica Judd e Mahamed Mahamed (non è un errore di scrittura): sono i quattro britannici che hanno vinto il cross di Liverpool (nelle categorie senior e under 23), valido come selezione per l'Eurocross di Samorin. La Gorecka ha vinto in passato due titoli europei under 20 nel cross e rilancia la sua candidatura per ben figurare a Samorin, ristabilita da un infortunio che in questa stagione ne ha minato il rendimento. L'Europa del cross scalda i garretti anche in Germania, dove Alina Reh ha battuto nientemeno che Konstanze Klosterhalfen a Darmstadt. Nel cross spagnolo di Alcobendas i primi due della scorsa edizione si sono scambiati la cortesia: successo dell'under 20 eritreo Aron Kifle sull'ugandese Timothy Toroitich. L'anno scorso, chiusero secondo e primo. Nel cross femminile ha vinto la strafavorita keniana Alice Aprot Nawowuna sulla spagnola di origini etiopi Trihas Gebre, mina vagante della imminente rassegna europea di Samorin. Ai campionati canadesi di cross si sono laureati campioni Lucas Bruchet e Claire Sumner.
GIOCHI BOLIVARIANI - Disputati per la diciottesima volta, la seconda di fila in Colombia, a Santa Marta (a livello del mare), con in pista atleti di Colombia, Cile, Panama, Ecuador, Venezuela, Bolivia e Perù. Hanno cadenza quadriennale e sono intitolati al generale venezuelano Simón Bolívar, morto proprio a Santa Marta nel 1830. La Colombia ha dominato il medagliere con 17 ori, 22 argenti e 13 bronzi sul Venezuela (11 ori, 6 argenti, 11 bronzi). In evidenza lo sprinter ecuadoregno Alex Quiñonez, finalista olimpico a Londra 2012 sui 200, che ha vinto i 100 in 10.13 e i 200 in 20.27. L'argento olimpico di Londra sui 400, il dominicano Luguelin Santos, ha vinto il giro di pista in 45.44. Tra gli altri risultati maschili, 2,24 del venezuelano Yañez nell'alto e la sconfitta del campione del mondo dei 20 km di marcia Arevalo, solo terzo in 1h27:47 a oltre un minuto dal vincitore, il colombiano Esteban (1h26:32). Tra le donne, tre ori alla venezuelana Soto nella velocità (22.89, 52.43, 44.15 in staffetta), un 4,20 d'ordinanza nell'asta per il bronzo mondiale Robeilys Peinado e l'ottimo 17,99 della pesista cilena Duco.

Maratona, donne al vertice
Chepngetich-esordio da 2h22:36. Dereje-boom in 2h22:43. Le donne di maratona continuano a stupire in una stagione da record.
Da Istanbul a Istanbul: il percorso agonistico di Ruth Chepngetich, keniana 23enne, passa con clamore per la maratona turca, dove all'esordio sulla distanza si è imposta con un clamoroso 2h22:36, quasi cinque minuti meglio del precedente limite della etiope Kasim, datato 2010. La Chepngetich, uscita dall'anonimato in questa stagione con quattro successi consecutivi in altrettante mezze maratone e sempre col primato personale, si è presentata nella 42 km turca forte del successo sulla mezza distanza riportato in 1h06:19 lo scorso 30 aprile proprio a Istanbul. Quaranta giorni prima aveva trionfato nella Stramilano in 1h07:42, dopo aver vinto già a Parigi e ancor prima a Adana, ancora in territorio turco. A soli quattro secondi dalla vincitrice, un'altra keniana che ha conosciuto notorietà a Milano, dove vinse la maratona edizione 2014, Visiline Jepkesho, ieri seconda in 2h22:40, distante solo un minuto dal personal best. Nella gara maschile il francese di origini keniane Abraham Kiprotich ha vinto in 2h11:22 davanti al più accreditato Jacob Kendagor (2h11:27). Si è corsa anche una 15 km onorata col record turco di un altro ex-keniano, Polat Arikan Kemboi (43:41), ma con successo dell'etiope 19enne Gashahun (43:39).
SHANGHAI, DEREJE 2h22:43 E RECORD MONDIALE MASTER - Altra prestazione-top nelle maratone di ieri, quella della etiope Roza Dereje Bekele. Alla settima 42 km della carriera è scesa a 2h22:43 nella gara di Shanghai, vinta anche un anno fa in 2h26:18 (all'epoca record personale). La Dereje ha chiuso a meno di un minuto dal primato della corsa, detenuto dalla connazionale Tigist Tufa in 2h21:52. Seconda, con il primato mondiale master W40 di 2h23:31, la kenyana Lydia Cheromei, classe 1977, tornata a gareggiare quest'anno dopo quattro stagioni di inattività. Grandi crono anche per la terza, la 23enne Hirut Tibetu (2h23:35), e per la quarta, Gulume Tollesa (2h23:59). Nella 42 km uomini vince per la quarta volta il sudafricano Stephen Mokoka, ex-detentore del record della Shanghai Marathon, in 2h08:35 sui keniani Ernest Ngeno (2h08:38) e Asbel Kipsang (2h09:02).
BEIRUT, RECORD PER DUE - Entrambe le corse della maratona libanese si sono concluse con i nuovi primati del percorso.
Quello femminile nuovo di zecca porta la firma di Eunice Chumba, 23enne del Bahrain (ex-keniana), reduce dal gran successo nella mezza maratona di Copenhagen in settembre in 1h06:11 (record asiatico), e ieri prima in 2h28:38 davanti all'etiope Tigist Girma (2h29:00). Il primato uomini è invece merito del 27enne Dominic Kipngetich Ruto (2h10:41), quest'anno già secondo a Roma in 2h09:08. La maratona si è disputata con temperature particolarmente elevate.
CHEYECH RIVINCE A SAITAMA - Terza edizione della 42 km giapponese, secondo successo consecutivo di Flomena Cheyech, con condizioni ambientali poco inclini all'ideale per via di un forte vento. La Cheyech, campionessa del Commonwealth a Glasgow 2014 e quarta ai mondiali di Londra, ha bissato il successo dell'anno scorso in 2h28:39, oltre cinque minuti in più dell'eccellente 2h23:18 del 2016, che resta il record della corsa. Un'altra maratoneta del Bahrain in vista anche qui, Shitaye Eshete, ex-etiope, seconda in 2h28:42. Non poteva mancare Yuki Kawauchi, alla decima 42 km stagionale, che si è imposto nella corsa uomini in 2h15:54. Dopo la maratona iridata di Londra, dove si è classificato nono, Kawauchi ha già corso quatttro maratone vincendone tre.
ATENE, MARATONA E GALA - La calda 42 km di ieri è stata vinta dal keniano Samuel Kalalei in 2h12:17 e dalla etiope appena 18enne Bedatu Hirpa in 2h34:18, nuovo personal best. Sconfitti il favorito uomini Milton Rotich e la vincitrice uscente Nancy Arusei. La maratona è stata preceduta da consueto gala degli AIMS Awards, che hanno insignito del titolo di migliori maratoneti dell'anno, come nelle previsioni, i keniani Eliud Kipchoge e Mary Keitany. Il campione olimpico e la primatista mondiale di maratona solo femminile hanno vinto il ballottaggio con i due iridati di Londra, Geoffrey Kipkorir Kirui e Rose Chelimo. La maratona femminile ha fatto un balzo in avanti nel 2017, ovviamente non limitato dal primato di 2h17:01 della Keitany, ma da tutto il movimento della specialità. Sotto le 2h34 troviamo infatti una cifra prossima alle 280 specialiste, evento mai registrato in precedenza.
Di bilanci più dettagliati sulla stagione delle 42 km parleremo dopo le ultime maratone internazionali in calendario, specificatamente Fukuoka e anche Honolulu, dove è annunciato il primatista mondiale Kimetto, alla ricerca di un successo che manca da troppo tempo.
VIA AL CROSS - Apre la stagione internazionale con il cross spagnolo di Atapuerca, nel segno etiope di Senbere Teferi e Getaneh Molla. La Teferi ha confermato la vittoria di un anno fa su un circuito di otto chilometri precedendo le keniane Margaret Chelimo e Alice Aprot (quarta la spagnola ex-etiope Gebre, probabile protagonista all'Eurocross di Samorin). Molla ha avuto la meglio sul 17enne prodigio ugandese e iridato under 20 di cross Jacob Kiplimo. Esordio non all'altezza per il campione del mondo dei 5000 metri a Londra, Muktar Edris, appena sesto con quasi trenta secondi di ritardo dal vincitore. In Gran Bretagna Laura Muir ha vinto per la quarta volta il titolo scozzese di cross corto a Kirkcaldy, mentre Jessica Judd ha battuto l'ex-oro europeo di cross Gemma Steel a Milton Keynes.
ATLETI DELL'ANNO - Restiamo in Scozia, dove il riconoscimento riservato al miglior atleta del 2017 è andato al quarto classificato della maratona iridta londinese, Callum Hawkins, che è stato preferito nel poll all'atleta paralimpica Samantha Klinghorn e alla sopra citata Laura Muir. In Norvegia plebiscito per Karsten Warholm, campione del mondo dei 400 metri ostacoli. In Repubblica Ceca nona corona per Barbora Spotakova, campionessa mondiale di lancio del giavellotto a Londra a distanza di dieci anni dal titolo conquistato a Osaka. Nel mezzo, due ori olimpici, a Pechino e ancora a Londra. In Slovacchia, premio al campione europeo under 23 dei 200 metri Jan Volko, primo sia nel poll di categoria che in quello assoluto. Gli Sports Awards sudafricani hanno invece indicato in Luvo Manyonga l'atleta più votato. Campione del mondo di salto in lungo, ha preceduto Wayde van Niekerk e il nuotatore Chad Le Clos.
ULTIME IN PISTA - Restiamo in Sud Africa per l'avvio di stagione, con la velocità ancora in vetrina: a Pretoria 10.16 con vento nella norma e 20.10 con vento troppo generoso per Anaso Jobodwana. In entrambi i casi, vento o no, sono i suoi migliori riscontri cronometrici del 2017. In Giappone bellissimo 10000 metri a Kanagawa con due keniani divisi da sei centesimi: Jonathan Ndiku (27:22.73) e William Malel (27:22:79). La under 20 keniana Helen Ekarare ha vinto i 5000 in 15:14.79 (grazie a Ken Nakamura). Sempre in Oriente, è a rischio cancellazione la mezza maratona di Nuova Delhi dove è previsto l'esordio sulla distanza della primatista mondiale dei 10000 metri Almaz Ayana. La causa è l'inquinamento atmosferico.

Maratona di Berlino: Kipchoge trionfa, ma senza record
Il favorito keniano non tradisce le attese, ma le condizioni meteo gli impediscono di ritoccare il primato: chiude in 2h03'32. Grandissima prova di Catherine Bertone che ritocca il Mondiale Over45: 2h28'34"
Anche gli ultimi dubbi sono spazzati: il re della maratona è Eliud Kipchoge. Il 32enne keniano, dopo un’inattesa sfida con il debuttante etiope Guye Adola, vince quella di Berlino n. 44, ma non senza faticare. E con 2h03’32”, rimane a 35” da quel record del mondo che pareva destinato a cadere. Il limite di Dennis Kimetto (2h02’57”) può così festeggiare il terzo compleanno. In campo femminile, intanto, clamorosa prestazione di Catherine Bertone: l’aostana, 45 anni compiuti il 6 maggio, olimpica a Rio, chiude sesta in 2h28’34”, migliorando il personale di quasi due minuti (2h30’19” a Rotterdam 2016) e centrando il primato del mondo master per la categoria over 45 (era 2h29’00”). Ritirata invece, dopo il 30° km, Anna Incerti.
RIFERIMENTI — Il crono maschile, con proiezione da primato fino al 32° km, con condizioni meteo migliori (s’è gareggiato con temperature di 13-14° e soprattutto con un tasso di umidità oscillante intorno al 90%, su strada bagnata e in alcuni tratti sotto la pioggia), sarebbe stato certamente migliore. E sarà bene ricordare che Eliud, anche campione olimpico della specialità, a inizio maggio all’autodromo di Monza, volò in 2h00’25”, prestazione non omologabile per una serie di condizioni (dalle lepri ai rifornimenti) non regolari. Ma tant’è: la maratona ha leggi tutte sue. E vanno rispettate.
LA GARA — Nell’ambito di uno dei più grandi cast della storia, doveva essere sfida a tre, con anche il keniano Wilson Kipsang e l’etiope Kenenisa Bekele attesi protagonisti. Il primo regge fino al 30° km, quando in preda alla nausea si ferma all’improvviso. Il secondo già alla mezza (1h01’29”) deve rallentare, alzando di fatto bandiera bianca (si ritirerà a sua volta). Con le lepri designate presto fuori gioco (l’ultima a farsi da parte è Sammy Kitwara al 30° km), è inattesa sfida a due. Insieme a Kipchoge, in testa a sorpresa rimane appunto il 26enne Adola (scuderia Demadonna), in maggio a 27’09”78 nei 10.000 di Eugene, in marzo vincitore alla Roma-Ostia e un personale sulla mezza di 59’06” del 2014, anno in cui fu bronzo ai Mondiali di specialità.
LA SVOLTA — Kipchoge, apparentemente, va col freno a mano tirato, mentre il compagno di avventura in faccia porta tutti i segni della fatica. Fino al colpo di scena: poco prima del 37° km Eliud si stacca. Il vantaggio non assume mai dimensioni importanti, ma Kipchoge per la prima volta appare un po’ in difficoltà. Invece, poco prima del 40° km, rientra e circa 800 metri dopo si invola. La vittoria – col sorriso sulle labbra – è sua, ma il 2h03’32” lascia con un po’ di amaro in bocca. Adola chiude in 2h03’46”: mai un esordiente sulla distanza è andato così forte (lo stesso Kimetto vantava il relativo record con 2h04’16”). Seguono, lontani, l’etiope Mosinet Geremew (2’06’11”) e i keniani Felix Kandie (2h06’13”) e Vincent Kipruto (2h06’15”).
I PASSAGGI — «Cercavo un tempo migliore – ammette Kipchoge –, ma il meteo non è stato favorevole. Correre in 2h03’ con queste condizioni mi fa felice lo stesso. Adola? E’ un ragazzo nuovo, mi aspettavo Kipsang o Bekele, ma questo è lo sport». Questi i passaggi, con un primo calo tra il 10° e il 13° km : 14’28” al 5° km, 29’04” al 10° (14’36”), 43’44” al 15° (14’40”), 58’15” al 20° (14’34”), 1h01’29” alla mezza, 1h12’50” al 25° (14’32”), 1h27’34” al 30° (14’34”), 1h42’04” al 35° (14’40”) e 1h57’08” al 40° (15’04”).
LE DONNE — In campo femminile, successo in 2h20’23” della keniana Gladys Cherono, reduce da un lungo stop per una frattura da stress e come Kipchoge già vincitrice nel 2015. Fino all’exploit della Bertone.

Assoluti di Dalmine: Rachik e Maraoui sono tricolori
Ecco i risultati anche delle gare giovanili, tra sorprese e certezze
Grande partecipazione e gare agonisticamente palpitanti ai campionati italiani di corsa su strada sui 10 chilometri di Dalmine che hanno visto in gara oltre 2000 atleti e premiato due atleti italiani a tutti gli effetti, ma magrebini di nascita.
YASSINE RACHIK – Nella gara clou, quella assoluta maschile, disputata sotto la pioggia e corsa ad un ritmo velocissimo di 2.52/2.53 al chilometro, alla resa finale dei conti per la conquista del titolo italiano erano arrivati in tre. Tutti lombardi e tutti italo-marocchini. Ahmed El Mazoury, brianzolo campione italiano dei 10.000, Marco Salami mantovano campione italiano sui 5000 ed il bergamasco Yassine Rachik. Quest’ultimo ancora con il dente avvelenato per non essere stato convocato per la maratona dei campionati mondiali di Londra nonostante avesse ottenuto all’esordio a Milano l’ottimo crono di 2h13.22. Forse proprio questo desiderio di rivincita gli ha dato quella carica supplementare in più nella volata finale contro due avversari come El Mazoury e Salami notoriamente molto veloci allo sprint per imporsi in un notevole 28.45, davanti a El Mazoury 28.47, che fra poco dovrebbe esordire in maratona e Marco Salami 28.50 che con questo crono ottiene la sua migliore prestazione sulla distanza dei 10 km sia su strada che in pista. Per la cronaca la gara, essendo valida anche come campionato di società, era stata vinta dal keniota Ismail Kalale in 28.37.
FATNA MARAOUI – Duello ancora più serrato nella gara femminile assoluta. Subito dopo lo sparo è stata la triathleta bergamasca Sara Dossena a mettersi in testa cercando di fare selezione con un ritmo inferiore in alcuni parziali anche sotto i 3.20 al chilometro. Nella sua scia, almeno sino a metà gara, le maratonete azzurre Fatna Maraoui ed Anna Incerti. Poi dopo il quinto chilometro il duello si è ristretto fra la Dossena e la Maraoui che non ha mai desistito nonostante ad un certo punto avesse accumulato qualche metro di distacco. Finale quasi drammatico con le due atlete letteralmente sfinite, ma con la Maraoui, grazie al suo passato di pistard, nonostante le 40 primavere arrivate nel mese di luglio, capace prima di chiudere il gap con la Dossena, per poi superarla negli ultimi 400 metri andando trionfare in 33.10. Comprensibilmente delusa la lombarda, staccata di soli tre secondi, comprensibilmente delusa, nonostante avesse realizzato il proprio primato personale sulla disstnza. Alle loro spalle la regolare Anna Incerti ha completato il podio di lusso correndo in 33.39.
PROMESSE – Pronostici confermati invece nella gare promesse. In campo maschile l’emiliano Alessandro Giacobazzi, ritornato alla migliore forma dopo un inizio di stagione poco brillante, ha conquistato il titolo con 30.07, in quello femminile troppo più forte delle avversarie la trentina Isabel Mattuzzi che ha dominato la gara correndo in 34.34 nonostante non si fosse praticamente allenata nelle ultime due settimane per un problema fisico.
JUNIORES – Nella categoria under 20, assenti le due migliori atleti di categoria, Francesca Tommasi ed Ilaria Fantinel, il successo è andato alla piemontese Michela Cesarò, figlia d’arte, con un discreto 36.38 con oltre 40 secondi vantaggio sulla corregionale Valentina Gemetto. Fra i maschi galoppata vincente in 30.29 per il brianzolo Alberto Mondazzi che gareggia per l’Atletica Mariano Comense che fu la prima società di un certo Alberto Cova.
ALLIEVI – Fantastico bis, dopo la vittoria a sorpresa del 2016, per Luca Alfieri atleta del PBM Bovisio Masciago allenato dall’esperto Mario Scirè che dopo un avvio prudente ha accelerato progressivamente il ritmo di gara tagliando il traguardo in 32.41 e rifilando almeno 100 metri di distacco al piemontese Yassin Choury. Infine nella gara allieve, l’unica sulla distanza dei 6 km, orfana della super favorita Nadia Battocletti, via libera per il successo per la 16 enne bresciana Elisa Ducoli che con una decisa progressione finale si è imposta con bella autorità in 21.40, con almeno una quarantina di metri di vantaggio sull’emiliana Martina Corna 2° con 21.48.

Jepkosgei, record del mondo a Praga: sotto i 30 minuti
La 23enne keniana ferma il cronometro sotto la mezzora: una grande prestazione, che migliora il precedente record di quasi un minuto
Clamoroso primato mondiale femminile nei 10 km su strada al Birell Grand Prix di Praga. La 23 enne keniota Joyciline Jepkosgei con 29.43 ha polverizzato il precedente primato che apparteneva alla marocchina Asmae Leghzaoui che nel 2002 a New York corse la distanza in 30.29. Ad onor del vero la stessa Jepkosgei aveva fatto parecchio di meglio con 30.05, tempo di passaggio realizzato sempre a Praga nella “Sportissimo Prague Half Marathon, nell’ambito del primato mondiale sulla mezza maratona di 1.04.52.
RECORD DI PASSAGGIO – Nella sua straordinaria corsa record, la fuoriclasse africana avrebbe addirittura stabilito di passaggio anche il primato dei 5000 metri visto che il suo tempo a metà gara è stato di 14.33. Per dare una portata al suo record basta solo dire che in pista ci sono solo 4 tempi migliori del 29.43 della Jepkosgei, tre dei quali realizzati nella finale olimpica di Rio de Janeiro oltre al vecchio primato mondiale realizzato nel 1993 dalla cinese Junxia Wang nel 1993. In pochi mesi quello sui 10.000 è il quinto primato mondiale su strada della Jepkosgey dopo i record sui 15km, 20 km, mezza maratona e 10 km realizzati correndo però una distanza superiore.
AVVIO PAZZESCO – Come già nella gara primato sulla mezza maratona realizzato nel giugno scorso sempre a Praga, la Jepkosgei ha corso una prima metà gara sensazionale per poi stringere i denti nella seconda metà gara. Nella gara primato sulla mezza maratona passò ai 10 km in 30.05 (media di 3 minuti e 05 al km), con una proiezione finale sotto 1 ora e 4 minuti, per poi concludere in 1 ora 4 minuti e 52 secondi correndo il secondo 10.000 metri in 31.20 alla media di 3.08. Stesso copione nella corsa record sui 10.000 metri. Passaggio folle ai 5000 in 14.33, media di 2.54.5 al km, poi un secondo 5000 metri in 15.10, cioè correndo a 3.02 al km, che, a livello femminile è sempre un ritmo straordinario.
PROSSIMO RECORD IN MARATONA? Con il conforto di questi tempi straordinari dai 10.000 alla mezza maratona, la Jepkosgey sembra poter essere la candidata a migliorare uno de primati storici dell’atletica leggera, quello della britannica Paula Radcliffe nella maratona di 2 ore 15 minuti e 25 secondi, ottenuto nel 2003 a Londra in gara mista. Certamente per riuscirci, dovrà imparare a gestire meglio i ritmi gara. Per fare meglio della britannica bisogna correre per 42 km e 195 metri appena sopra i 3 minuti e 10 secondi al km passando a metà gara in circa 1 ora 7 minuti e 30 secondi. Sembrava fantascienza sino a poche settimane fa. La Jepkosgei con le sue folli galoppate su strada ci ha dimostrato che i limiti della macchina umana sono solo nella nostra testa.

Dalmine, un sabato tricolore: tutte le gare e i favoriti
Full immersion con la corsa su strada, con 2246 iscritti, sabato 9 settembre a Dalmine (Bergamo) per i campionati nazionali individuali e di società delle categorie allievi, junior, promesse, senior e master. Una sorta di non stop con la prima gara, quella delle allieve sui 6 km, già alle ore 10.00. La grande favorita è la trentina Nadia Battocletti, figlia d’arte di papà Giuliano mentre reciteranno il ruolo di outsider le lombarde Sophia Favalli ed Elisa Ducoli. A seguire, ore 11.00, la prova sui 10 km degli allievi con il previsto duello fra il lombardo Luca Alfieri e l’emergente marocchino Ayoub Idam. Si riprenderà nel primo pomeriggio, già alle ore 15.00, sperando che il caldo non sia eccessivo, con la gara femminile per tutte le categorie comprese quelle delle master.
SARA DOSSENA – La favorita d’obbligo, far le seniores, sembra essere la bergamasca Sara Dossena che nel prossimo mese di settembre esordirà nella maratona a New York che. La triatleta azzurra non avrà però vita facile per sbarazzarsi di rivali di alto livello e provata esperienza come Rosaria Console, Fatna Maraoui, Anna Incerti e Federica Dal Ri e Silvia La Barbera, senza tralasciare le chance di Isabel Mattuzzi, comunque grande favorita per il titolo promesse per cui lotteranno anche Christine Santi, Alice Cocco, Nicole Reina, Rebecca Lonedo, Eleonora Curtabbi e Federica Sugamiele. Fra le juniores, assente Francesca Tommasi, lotta per il titolo fra le piemontesi Michela Cesarò e Valentina Gemetto.
AMATORI- Alle ore 16.30, come succoso antipasto alla gara clou maschile, sempre sulla distanza classica dei 10 km ,ci sarà quella delle categorie master con grande agonismo per conquistare anche i titoli di società. Alle ore 18.00 è invece prevista la partenza della prova maschile. Si prevede una gara velocissima, favorita da un percorso assolutamente piatto e quanto mai scorrevole, che si snoda su tre giri di un circuito poco più lungo di 3 km. Pronostico incertissimo per la conquista della maglia tricolore fra il gruppo degli atleti azzurri quasi tutti reduci da lunghi stage in quota, sia a Livigno che al Sestrieres. Fra i grandi favoriti troviamo un pokerissimo di italo-marocchini composto da Ahmed El Mazoury, Said El Othmani, Marouane Razine, Yassine Rachik e da Marco Salami. Possibili outsider i gemelli livornesi Samuele e Lorenzo Dini, mentre per il titolo promesse circolino rosso sull’emiliano Alessandro Giacobazzi e sull’italo marocchino Ahmed Ouhda. Nella categoria juniores, assente l’italo ucraino Sergeiy Polikarpenko probabile duello fra il lecchese Mustafà Belghiti ed il gambiano Njie Nfmara .
MAGLIA AZZURRA – Il campionato italiano di corsa su strada servirà anche al c.t. Stefano Baldini per selezionare le due squadre juniores e promesse per l’incontro internazionale di corsa su strada contro la Francia, a quattro atleti gara, previsto per il prossimo mese di ottobre.


El Guerrouj, il padrone di Atene 2004: i suoi segreti
Medaglia d'oro sui 1500 e 5000 nei Giochi Olimpici 2004, il marocchino è stato uno dei più grandi di sempre
FENOMENO
Il campione di cui parliamo in questa nostra ottava puntata di “Ci vuole un fisico bestiale” è il mezzofondista marocchino Hicham El Guerrouj, più volte campione mondiale sui 1500, nonché campione olimpico sui 1500 e 5000 metri ad Atene nel 2004.
PALMARES STRAORDINARIO – Nel suo straordinario palmarès anche i primati mondiali dei 1500 con 3.26.00 (1998), del miglio con 3.43.13 (99), dei 2000 con 4.44.79 (99) oltre al secondo tempo mondiale all time sui 3000 con 7.23.09 (99). Nato in Marocco a Berkane il 14 settembre del 1974, con una complessione fisica ideale per il mezzofondo veloce con il suo 1 metro e 76 cm x 58 kg Hicham aveva rivelato il suo talento già nel 1992 quando aveva vinto la medaglia di bronzo ai mondiali juniores sui 5000 metri. Il primo importante salto di qualità, sotto la guida del tecnico Abdelkader Kada, avviene invece due anni dopo nel 1994 quando, a soli 20 anni, corre i 1500 in 3.33.61. Segue un quadriennio di continui miglioramenti con 3.31.16 (1995), 3.29.05 (1996), 3.28.91 (1997), sino poi al record del mondo di 3.26.00 (1998) realizzato al Golden Gala di Roma.
ALLENAMENTI DURISSIMI
Per arrivare in cima al mondo, El Guerrouj, si era sottoposto ad allenamenti di straordinaria intensità, soprattutto per quanto riguarda la capacità di mantenere i rimi gara elevatissimi necessari per arrivare a realizzare i primati mondiali delle gare comprese fra i 1500 ed i 2000 metri, passando per il miglio.
IL RUOLO DELLE LEPRI – Per riuscirci il campione marocchino ha sempre fatto un uso sistematico di apposite lepri, naturalmente stipendiate da lui, con allenamenti rigorosamente a porte chiuse per non far conoscere le sue metodiche di lavoro ed i tempi realizzati. Ecco il suo programma di lavoro annuale.
INVERNALE-PRIMAVERILE
Il suo programma di lavoro prevedeva il sostegno di una forte base organica e muscolare con sedute di questo tipo effettuate a giorni alterni nel periodo della preparazione invernale e primaverile. AEROBIC ENDURANCE. A) Breve riscaldamento poi B) 30 minuti da 3.10 a 3.00 al km poi C) 40 minuti di defaticamento in scioltezza. STRONG AEROBIC ENDURANCE. A) Da 30 a 45 minuti con incremento progressivo della velocità al km passando da 3.10 a 3.00 sino a 2.50 al km. B) riscaldamento poi 4 x 2000 metri in 5.10 recupero 2 minuti oppure 6 x 1000 in 2.30 recupero 2 minuti. MUSCULAR TRAINING. Riscaldamento poi 10 x 300 in salita o 5 x 150 in salita recuperando in jogging la distanza. A) 30 minuti di corsa facili poi B) 30 minuti di esercizi a carico naturale molto impegnativi. FARTLEK. Scaletta con minutaggi sempre più ridotti di 6/5/4/3/2 minuti e veloci e recuperi di corsa lenta compresi fra 30 e 60 secondi. TRACK SESSION. Scaletta in pista con distanze a scalare (600/1200/800/600/400) ed aumento della velocità con recuperi sempre stretti fra 60 e 30 secondi al massimo.
AGONISTICO- ESTIVO
Dopo la grande mole di lavoro sopra-descritta Hicham El Guerrouy rifiniva la forma portando a livelli altissimi l’intensità dei ritmi gara, sia come qualità, sia come quantità, mantenendo comunque molto stretti i tempi di recupero. Tre i lavori cardine del periodo agonistico, sempre con il grande supporto datogli da un gruppo di lepri esperte. A) riscaldamento poi 10 x 300 in 35/36 secondi con 60 secondi di recupero con lepri alternate. B) riscaldamento poi 10 x 400 in 53/54 secondi con 30 secondi di recupero con lepri nei secondi 200 metri. C) riscaldamento con 6 x 500 in 1.07/1.08 recupero 60 secondi con lepri i primi 300 metri.

Diamond League: Lasitskene 2.02 nell’alto, Miller-Uibo vola nei 400: 49”46
A Bruxelles la russa chiude imbattuta il 2017 e la bahamense sigla la migliore prestazione mondiale dell’anno. La Thompson domina i 100, Guliyev sconfitto sui 200
Il diamante è lei. È Mariya Lasitskene a impreziosire la finale della Diamond League di Bruxelles che assegna gli ultimi sedici titoli e, di fatto, chiude il 2017 dell’atletica globale. La campionessa del mondo si arrampica di nuovo oltre i due metri nell’alto (2.02). Ma quasi non fa più notizia. Quello che impressiona è che stasera la russa (neutrale) completi una striscia di ventiquattro successi su altrettante competizioni stagionali e per la quindicesima volta nell’anno si accomodi sopra i due metri. Il 2018 potrebbe essere l’anno buono per infrangere il record del mondo, al femminile come al maschile con Mutaz Essa Barshim. A Bruxelles la Lasitskene marcia senza intoppi fino a 1.94, sbaglia una volta a 1.97 e poi ha bisogno del terzo tentativo per planare a 2.02. L’asticella sale poi a 2.08, orizzonti che a brevissimo le saranno ancor più familiari. È l’unica gara con un po’ d’azzurro: pochissimo, in realtà. Alessia Trost saluta con un mesto 1.80 (dodicesima) e non si può che augurarle un 2018 di rinascita.
MILLER-UIBO MONDIALE - L’altro “wow” della serata è nei 400 donne. Quest’anno nessuna li aveva mai corsi così forte: Shaunae Miller-Uibo marca la migliore prestazione mondiale del 2017 (49”46) e la notte del Re Baldovino incorona anche Salwa Eid Naser, una delle più belle sorprese dell’intero panorama dell’atletica. La diciannovenne del Bahrain, argento a Londra, sfonda per la prima volta il muro dei 50 secondi e diventa la terza Under 20 della storia nel giro di pista con un crono (49”88) che mancava al mondo addirittura dal 1991. Lontani i tempi in cui spiccava soprattutto per il velo che le copriva il capo. Ora è il futuro. Il presente è la Miller, che stavolta non si inventa tuffi (Rio) e non scoppia negli ultimi trenta metri (Londra) e mette a segno uno degli smash della serata. Completando una doppietta Diamond 200+400 che era riuscita soltanto ad Allyson Felix nel 2010.
LO SPRINT - All’ultima gara, la prima sconfitta. Pur con il primato stagionale. Perde l’imbattibilità sui 200 il turco-azero Ramil Guliyev, il cagnaccio che ai Mondiali ha trionfato a sorpresa. E il diamante vola negli Stati Uniti a casa di Noah Lyles, ragazzone che quest’anno era partito come un bolide e che poi si è smarrito. Lo conosce bene Filippo Tortu perché fu l’unico a batterlo al mondiale juniores del 2016. Lyles indovina la volata (20”00, +0.9) e brucia il connazionale Webb (20”01) e lo stesso Guliyev (20”02). Tra le donne, Elaine Thompson è il solito fulmine nei 100: la sconfitta mondiale è una macchia su una stagione praticamente perfetta, che stasera si conclude con il 10”92 (+0.4) di Bruxelles davanti alla combattiva ivoriana Ta Lou. Nei 100 maschili senza diamante (già assegnato a Zurigo al britannico Ujah) si rivede Yohan Blake. Al giamaicano basta 10”02 (+0.2 il vento) per avere ragione dell’americano Mike Rodgers (10”09) e dell’altro giamaicano Julian Forte (10”12) che tra Rovereto e Bruxelles non ha confermato l’exploit di domenica a Berlino (9”91).
LE CONFERME - È una sfilza di conferme post-Londra: dalla croata Sandra Perkovic che diventa la prima donna a conquistare il diamante per la sesta volta (con 68.82 nel disco), alla keniana Hellen Obiri (14’25”88, quarto tempo dell’anno) che trascina anche la più giovane connazionale Kipkirui a un super personale (quasi 25”) di 14’27”55. A segno il Kenya anche nei 3000 siepi che replicano il podio dei Mondiali: Kipruto, El Bakkali, Jager. La volata premia il keniano (8’04”73) sul marocchino (8’04”83) ma è rimandato il tentativo di abbattere la soglia degli otto minuti annunciato alla vigilia. Scende invece sotto i quattro minuti Faith Kipyegon nei 1500 (super 3’57”04) e con lei anche Sifan Hassan (3’57”22). Scontata nel disco il marchio del lituano Andrius Gudzius (68.16), altrettanto l’asta della greca Stefanidi (4.85), più combattuto il triplo con Christian Taylor a 17.49 e l’altro Usa Will Claye a 17.35.
I RISCATTI - Fino al penultimo turno di salti, la classifica del lungo donne pare disegnata da un ingegnere: tra la prima (la britannica Ugen) e la quinta (l’americana Bartoletta) soltanto cinque centimetri, e tutte le posizioni distanziate di un centimetro. A rompere quest’equilibrio, e a riscattare la beffa clamorosa di Londra, ci pensa all’ultimo salto la serba Ivana Spanovic con un graffio da 6.70. E stavolta non c’è dorsale che si stacca e le nega il podio per un solo centimetro, come accaduto ai Mondiali. La campionessa del mondo Bartoletta chiude quarta (6.63), l’argento di Londra Klishina è settima (6.49). Anche la campionessa olimpica dei 400hs Dalilah Muhammad, da par suo, si prende una fetta di rivincita: il suo 53”89 elenca 50mila buoni motivi (in dollari) per non essere troppo tristi, premio consolatorio strappato alla ceca Hejnova (53”93). C’era qualche conto in sospeso anche nei 110hs: senza il campione del mondo Omar McLeod, ha vita più facile il russo (neutrale) Sergey Shubenkov con un discreto 13”14 (+0.5). Riemerge anche Nijel Amos negli 800 dopo aver steccato i Mondiali e con 1’44”53 batte i polacchi Lewandowski e Kszczot e scappa col malloppo. TUTTI I VINCITORI — Uomini. 200: Noah Lyles (Usa). 800: Nijel Amos (Bot). 110hs: Sergey Shubenkov (Ana) 3000 siepi: Conseslus Kipruto (Ken). Triplo: Christian Taylor (Usa). Peso: Darrell Hill (Usa). Disco: Andrius Gudzius (Lit). Donne. 100: Elaine Thompson (Giam). 400: Shaunae Miller-Uibo (Bah). 1500: Faith Kipyegon (Ken). 5000: Hellen Obiri (Ken). 400hs: Dalilah Muhammad (Usa). Alto: Mariya Lasitskene (Ana). Asta: Katenia Stefanidi (Gre). Lungo: Ivana Spanovic (Ser). Disco: Sandra Perkovic (Cro).

Il record di Bekele sui 10mila: ancor più spaziale, 12 anni dopo
Proprio due giorni fa, il glorioso anniversario di un limite che ha fatto e continuerà a fare la storia dell'atletica mondiale
Se deve ancora nascere l’uomo che in futuro proverà a battere i primati mondiali di Usain Bolt sui 100 e 200 metri, probabilmente si potrebbe dire la stessa cosa per quanto riguarda i record mondiali dei 5000 (12.37.35) e dei 10.000 (26.17.53) di Kenenisa Bekele. Sono già passati ben 12 anni da questo secondo primato ottenuto nel corso del Memorial Van Damme di Bruxelles: l’anniversario, proprio due giorni fa, 26 agosto.
IL FRATELLO LEPRE – Bekele per l’occasione si era preparato a St. Moritz con il fratello più giovane Tariku soprattutto sui ritmi gara facendo una brillante sessione di 6 x 1200 metri in 3.09/3.10 con brevi tempi di recupero. Proprio a Tariku toccò infatti il compito di lanciargli la prima metà gara con un passaggio ai 5000 metri in 13.09. Un passaggio record, ma gestito con cadenze regolari di circa 63 secondi a giro, anche se poi Kenenisa avrebbe dovuto fare l’altra metà gara da solo. Più o meno allo stesso ritmo visto che il precedente primato, da lui stesso detenuto , realizzato ad Ostrava l’anno precedente, era di 26.20.34.
RITMO IRREGOLARE – Dovendo fare tutto da solo Bekele rischiò di andare fuori giri correndo il sesto km, passaggio in 15.44.66, in un clamoroso 2.35.40. Quindi ancora un leggero calo con un parziale di 2.39.32 per arrivare al settimo chilometro in 18.23.98. I due chilometri più difficili e più lenti di tutta la gara sono l’ottavo che il fuoriclasse etiope completa in 2.40.50 per un passaggio di 21.04.48 ed il nono, ancora corso sul piede dei 2.40.59, transitando ad un km dalla fine in 23.45.09.
FINALE TRAVOLGENTE – Il record mondiale potrebbe anche sfumare, ma Kenenisa tiene come asso nella manica l’ultimo giro a cui approda in 25 minuti e 20 secondi, avendo continuato a correre a 2.40 al km dai 9000 ai 9600 metri. Per fare il record gli basterebbe completare il giro finale in 59 secondi, ma Bekele riesce addirittura a volarlo in 57 secondi e qualche decimo per fissare il nuovo primato del mondo in 26.17.53. Con due frazioni di gara quasi simili di 13.09.08 e 13.08.45. Spaventosa soprattutto la sua capacità di correre in solitario a ritmi fra 2.32 e 2.40 per i secondi 5 chilometri dopo un primo 5000 in 13.09.
NESSUN ALTRO TENTATIVO – Che il suo record sui 10.000, così come quello sui 5000 siano stati considerati primati inattaccabili, lo dimostra il fatto che negli ultimi 12 anni non c’è mai più stato un solo teantivo per migliorarli. Controllando le liste mondiale all time dei 10.000 metri si può notare che il tempo più veloce dal 2005 ad oggi è stato quello di 26.35.63 ottenuto il 25 agosto del 2006 dal keniota Micah Kogo a Bruxelles. Con quel crono Kogo realizzò allora la sesta prestazione mondiale sulla distanza. Da quella data ad oggi più niente. Bisogna arrivare all’11 settembre del 2011 per trovare il 26.43.98 di Lukas Rotich, 14esima prestazione mondiale all time. Quel giorno Rotich arrivò secondo dietro proprio a Kenenisa Beleke vincitore in 26.43.11. Mo Farah, tanto per farci un’idea, l’asso pigliatutto degli ultimi 8 anni, nella lista all time è solo 16esimo con un primato di 26.46.57 dietro il suo compagno di allenamenti Galen Rupp 15esimo con 26.44.36.


Zurigo: una finale tra diamanti e fuochi d'artificio
Giovedì 24 agosto al Letzigrund si assegnano i primi sedici trofei della IAAF Diamond League 2017. In gara Gianmarco Tamberi, Yadis Pedroso e la 4x100 femminile azzurra. Diretta TV su Fox Sports HD ore 20-22.
La grande atletica celebra a Zurigo giovedì 24 agosto la prima delle due finali della IAAF Diamond League. Com'è noto, il format del massimo circuito internazionale ha subìto quest'anno un restyling con l'intento di rendere decisamente più spettacolari le due finali che assegnano i montepremi. A differenza delle precedenti stagioni, quando gli atleti accumulavano punti nei meeting del calendario e l'atleta col punteggio più alto si aggiudicava la Diamond Race a prescindere dal successo nella finale, da quest'anno i finalisti di ogni specialità, qualificati attraverso i dodici meeting precedenti, si affrontano per decretare il vincitore dei 50.000 dollari (e premi a scalare fino all'ottavo classificato) e il Diamond Trophy. Nella pedana dell'alto maschile Gianmarco Tamberi affronta il secondo meeting in cinque giorni dopo il 2,20 di Birmingham. Il 25enne marchigiano delle Fiamme Gialle sarà ancora in gara contro Mutaz Barshim (2,40 a Birmingham) e il bronzo mondiale siriano Ghazal, cui stavolta si aggiunge l'ex-campione del mondo Bohdan Bondarenko. Per Yadis Pedroso (Aeronautica) una corsia nei 400hs non validi per le Diamond Races, in cui la 30enne primatista italiana affronterà la due volte campionessa del mondo Zuzana Hejnova, l'argento olimpico Sara Petersen e la britannica Eilidh Child. Nella 4x100 donne big-clash tra Stati Uniti e Gran Bretagna, con Giamaica, Germania, Olanda, Svizzera. In pista anche una quasi inedita staffetta azzurra per cui sono state convocate Gloria Hooper (Carabinieri), Libania Grenot (Fiamme Gialle), Jessica Paoletta (Esercito), Audrey Alloh (Fiamme Azzurre) ed Elisabetta De Andreis (ACSI Italia Atletica).
TV - Il meeting di Zurigo sarà trasmesso in diretta TV su Fox Sports HD ore 20-22.
SPRINT E OSTACOLI CON THOMPSON, GATLIN E WARHOLM - Quattro donne per il Diamond Trophy dei 200 metri: la rigenerata giamaicana Elaine Thompson, la mina vagante ivoriana Marie-Josée Ta Lou, l'olimpionica dei 400 Shaunae Miller-Uibo e l'iridata Dafne Schippers, apparsa in difficoltà a Birmingham, ma vincitrice della Diamond Race un anno fa con il vecchio regolamento. Justin Gatlin torna sui 100 metri dopo l'oro di Londra, così come Ronnie Baker, protagonista dell'avvio di stagione. Rientra anche Asafa Powell, ai box per infortunio da tempo. L'ivoriano Meité, il sudafricano Simbine e soprattutto il britannico Ujah completano la lista dei favoriti per il successo. Senza van Niekerk tocca a Isaac Makwala ergersi a protagonista dei 400 metri. La popolarità del botswaniano è ancora alle stelle dopo il Mondiale, ma Steven Gardiner potrebbe impedirgli il successo. Karsten Warholm è una delle star più attese al Letzigrund. Il campione del mondo dei 400hs affronta l'esame di Zurigo con gli altri medagliati di Londra, il turco Copello e l'olimpionico Clement, e con la novità delle Isole Vergini McMaster, leader stagionale. Sally Pearson cerca la conferma del felicissimo momento che l'ha riportata in vetta ai 100hs e la prima vittoria di specialità. Nel pokerissimo di top-hurdler USA presenti, la più in condizione sembra la Harper-Nelson, tornata sul podio a Londra e già con quattro vittorie di Diamond Race nel palmarès.
MEZZOFONDO, FEBBRE DA CRONOMETRO - La gara-clou del mezzofondo sono gli 800 donne. Il cast è ancora una volta superlativo, Caster Semenya che ha nel mirino un gran tempo, la burundiana Niyonsaba, la keniana Wambui e l'olandese Hassan a sfruttare la scia sperando in un cedimento della sudafricana. Show garantito. Un crono di dimensioni-record è anche nelle corde delle siepiste: un compito difficile per Emma Coburn, strepitosa vincitrice del Mondiale, contenere la forza d'urto delle keniane Kiyeng, Chepkoceh e Chespol e della primatista mondiale Ruth Jebet. Stavolta l'addio alla pista è definitivo: Mo Farah correrà su un anello di 400 metri per l'ultima volta, sui 5000 metri in cui troverà una motivazione sensazionale, battere l'etiope Muktar Edris che gli ha soffiato l'oro di Londra. La gabbia etiope, con Kejelcha, Barega e Alamirew, è ancora l'arma migliore degli africani per contenere la volata vincente del britannico. Ben nove keniani concorreranno sui 1500 metri, dove Asbel Kiprop è chiamato alla difficile impresa di vincere la terza Diamond Race consecutiva. Sulla carta, il campione del mondo Elijah Manangoi e il suo vice, Timothy Cheruiyot, hanno migliori chances di vittoria. In gara anche il bronzo di Londra Filip Ingebrigtsen, il ceco Holusa e l'ex-marocchino Mikhou, ora in forza al Bahrain.
SALTI, LAVILLENIE PER L'OTTOVOLANTE - Nell'asta uomini c'è un tema che prevale sull'aspetto tecnico: l'eventuale vittoria di specialità, l'ottava in otto stagioni, di Renaud Lavillenie, che sarà messo alla frusta dal campione del mondo Sam Kendricks e dall'argento di Londra Piotr Lisek. Il francese è l'unico atleta al mondo ad aver messo le mani sul traguardo dall'esordio del circuito. Domani, come da recente tradizione del meeting svizzero, il succoso anticipo con la gara di asta femminile indoor sulla pedana allestita nella stazione centrale di Zurigo e in gara tutte le medagliate di Londra, la greca Stefanidi, la statunitense Morris, la cubana Silva e la venezuelana Peinado. Nel lungo l'intero podio di Londra si ritrova in pedana: l'oro Manyonga, l'argento Lawson e il bronzo Samaai. Nessuno dei tre ha mai vinto il trofeo di specialità. Nel triplo femminile si affrontano ancora l'olimpionica colombiana Caterine Ibargüen e la campionessa del mondo Yulimar Rojas, reduce dall'opaca prestazione di Birmingham. Presenti anche il bronzo di Londra Olga Rypakova e la giamaicana Williams, capace di tenere la Ibargüen sulla corda fino all'ultimo salto nella gara di domenica scorsa.
LANCI, VETTER vs ROHLER - Il trofeo del giavellotto uomini viaggia sul filo di misure spettacolari del duo tedesco Johannes Vetter-Thomas Rohler, protagonisti di una stagione straordinaria ma con la delusione patìta dall'olimpionico Rohler a Londra, senza medaglia. Il tedesco vanta un successo di specialità nel 2014. Il giavellotto donne vive invece sul duello tra Barbora Spotakova e Sara Kolak, olimpioniche entrambe e con i precedenti di accesi confronti a Losanna e Londra. Nel peso, la neoiridata Gong cerca l'impresa: il primo successo cinese di specialità nella storia della Diamond League. In pedana l'olimpionica Michelle Carter e l'argento mondiale Anita Marton.


In 2000 ad Amatrice: tutti alla “Corsa della Rinascita”
La Amatrice-Configno era alla sua 40esima edizione, la più delicata dopo il terremoto di un anno fa
Oltre 2000 podisti hanno partecipato domenica pomeriggio alla 40° esima edizione della Amatrice- Configno, la classica gara di corsa su strada di km 8,500 ribattezzata quest’anno “Corsa della Rinascita” a significare un ritorno alla vita dopo il terribile terremoto del 24 agosto 2016.
TRE MOMENTI – L’avvenimento è stato vissuto in tre particolari momenti. Sabato sera una premiazione che ha visto coinvolti fra gli altri i campioni olimpici Stefano Baldini, Gelindo Bordin, Gabriella Dorio ed Ezequiel Kemboi, oltre agli ex olimpionici della maratona, oggi apprezzati giornalisti come Marco Marchei e Franco Fava. Il secondo significativo omaggio ad Amatrice è avvenuto domenica mattina quando Gelindo Bordin e Gabriella Dorio, insieme a Bruno D’Alessio storico organizzatore della Amatrice- Configno ed a Luigi Salvi dell’ Associazione Configno hanno deposto una corona di fiori bianchi e rossi all’interno della Zona Rossa, tutt’ora inaccessibile, davanti alla Torre Civica. Uno dei luoghi di Amatrice più colpiti dal terremoto di un anno fa. Poi la gara, con la presenza record di oltre 2000 partecipanti.
FESTIVAL AFRICANO – A livello individuale la “Corsa della Rinascita” è stata un autentico festival africano con 10 atleti nei primi dieci posti nella gara maschile ed i primi due in quella femminile in un contesto piuttosto modesto come partecipazione. Fra gli uomini si è imposto, facendo il bis con il successo del 2016, il keniano Alberto Chemutai in 24.55 davanti al connazionale Sammy Kipngetich (25.01) ed all’ugandese Victor Kiplangath (25.05), recente campione mondiale di corsa in montagna a Premana. Fra le donne la keniana Vivian Jerop Kemboi ha dominato le avversarie chiudendo in 29.45 davanti all’ugandese Ada Munguleya (31.05) ed alla marchigiana Alessia Pistilli (32.22).
AZZURRI GRANDI ASSENTI – L’unica nota dolente è stata l’assenza quasi totale dei migliori fondisti azzurri, se si esclude la coppia degli italo- marocchini dell’ Esercito composta da Marouane Razine (11°) e Said El Otmani (12°), che almeno hanno fatto atto di presenza anche se sono finiti ad oltre 90 secondi dal vincitore. Nessuna azzurra invece al via nella prova femminile. Una bella occasione persa in blocco per un importante atto di solidarietà in un momento tra l’altro non certo esaltante per l’atletica italiana uscita con le ossa rotte dai mondiali di Londra.
IL TRIBUTO DEGLI AMATORI – Una grande prova di solidarietà invece l’hanno offerta i 2000 amatori, cifra record, che hanno preso il via da Amatrice e si sono arrampicati sino ai 1100 metri di Configno. Tutti riconvocati per l’edizione del 2018. Sperando che per quella data le macerie siano sparite del tutto e che la ricostruzione della cittadina sabina abbia segnato passi importanti.

Diamond League a Birmingham, Barshim vola: 2.40
Il qatariota decolla al primato mondiale stagionale dell'alto. Tamberi si ferma a 2.20. Emozionante saluto di Mo Farah nell'ultima in pista sul suolo britannico, riscatto della giamaicana Thompson nei 100 (10"91)
Il 2.40 di Mutaz Essa Barshim è il colpo a sensazione della tappa di Diamond League di Birmingham, la prima dopo i Mondiali di Londra e l'ultima prima delle finali di Zurigo e Bruxelles. Per molti, il meeting britannico era il redde rationem post-Mondiale, per il fenomenale qatariota campione del mondo dell'alto è stata invece la rampa di lancio verso il miglior salto dell'anno, due centimetri in più rispetto al 2.38 che già gli apparteneva. Nella gara che ha visto Gianmarco Tamberi uscire di scena con tre errori a 2.24, Barshim ha invece danzato sull'asticella, non senza qualche brivido sul suo percorso (due errori a 2.31, due errori a 2.39), ma con un balzo straordinario nel suo unico tentativo a 2.40, sorretto da una tecnica fenomenale e da una condizione atletica da urlo. Il campione del mondo ha poi scelto di non tentare poi l'assalto al record del mondo, distante "soltanto" cinque centimetri e di rimandare l'appuntamento con la soglia storica di Sotomayor, peraltro già avvicinata tre stagioni fa con il 2.43 che lo ha reso il secondo saltatore della storia. Da segnalare anche un'altra prova di qualità del bronzo mondiale, il siriano Ghazal, oggi secondo in 2.31. Nella prima uscita dopo la delusione mondiale, Gianmarco Tamberi si è fermato invece a 2.20, con tre tentativi non riusciti alla misura successiva di 2.24. Gimbo, escluso a Londra in qualificazione con un 2.29 che fatto in finale sarebbe valso il bronzo, a Birmingham non ha trovato le stesse sensazioni e dopo un misura d’ingresso a 2.15 senza intoppi, ha dovuto ricorrere al secondo tentativo per domare 2.20 e poi ha lasciato la gara alla misura che è stata fatale anche ad altri big come Grabarz, Thomas e Bednarek.
ULTIMO FARAH — Prima in Bentley, poi su quei piedi magici che gli hanno consegnato quattro ori olimpici e sei mondiali. L'ultimo Mo Farah in pista sul suolo britannico (e a Zurigo chiuderà per sempre con le prove dentro lo stadio) è iniziato con il giro d'onore del campionissimo ed è proseguito con la sua cavalcata nei 3000. Buono il crono (7'38"64) ma ad impressionare è stato soprattutto il boato del suo pubblico che lo incitava nel rettilineo finale. L'esultanza di Farah è stata emozionante, quasi questa vittoria gli servisse per togliersi di dosso il passo falso nei 5000 di Londra (argento). "Gli ultimi dieci anni sono stati incredibili", il saluto ai suoi tifosi.
RISCATTO THOMPSON — Elaine, questa devi spiegarcela. A Birmingham, la Thompson si è presa una parziale rivincita sui 100 dopo il dramma sportivo dei Mondiali (quinta). La giamaicana campionessa olimpica ha ripreso la sua striscia di vittorie, interrotta soltanto dal capitombolo di Londra, con un 10"91 contro vento (-1.2) davanti all'ivoriana due volte medaglie a Londra, Maria Josee Ta Lou (10"97). Più indietro l'oro mondiale dei 200 Dafne Schippers, solo sesta con 11"22. Nella velocità al maschile si è confermato Ramil Guliyev, il cagnaccio turco-azero, sorpresissima dei Mondiali: 20"17 sui 200 per lasciarsi alle spalle l'americano Webb (20"26) e il canadese Brown (20"30). I 100 erano invece una questione tutta british e hanno perso per falsa partenza uno dei grandi protagonisti, Adam Gemili. Successo all'altro frazionista d'oro della 4x100 Chijindu Ujah (10"08, -0.2).
DOPO LONDRA — Tra le campionesse mondiali è stata sconfitta la regina dei 5000 Hellen Obiri, sorpresa nei 3000 dall’olandese Sifan Hassan con il primato del meeting (e record d’Olanda) di 8’28”90, e superata nel finale anche dalla promettente tedesca Konstanze Klosterhalfen, 20 anni, primato nazionale in 8’29”89, e dalla keniana Chelimo Kipkemboi. La giovane rivelazione del Bahrain Salwa Eid Naser (50"59) si è concessa il lusso di battere di nuovo Allyson Felix (50"63) sui 400. Tra i delusi di Londra, è riemerso il botswano Nijel Amos, primo negli 800 in 1'44"50, quanto basta per arginare la tipica rimonta del polacco Adam Kzcszot, l'uomo dei finali impossibili (1'45"28). Senza problemi nell'asta Ekaterini Stefanidi (4.75) e nel disco Sandra Perkovic (67.51), battuta invece la venezuelana Yulimar Rojas nel triplo per mano della colombiana argento mondiale Caterine Ibarguen (14.51). Serrato il duello nei 110hs tra Aries Merritt e Sergey Shubenkov, risolto soltanto sull'ultimo ostacolo dal primatista del mondo americano (13"29), più deciso negli appoggi finali rispetto al russo-neutrale (13"31).


Semenya, oro e polemiche. Bolt, addio con giro d'onore
Usain saluta: "Anche Ali perse l'ultima battaglia". La sudafricana domina gli 800, il qatariota si impone in una finale che garantiva il bronzo con 2.29, stessa misura che in qualificazione ha escluso Tamberi. Staffetta Usa 4x400 maschile beffata da Trinidad, sedicesima medaglia mondiale per Allyson Felix: meglio di chiunque altro
Stavolta niente podio “intersex”, come successe invece ai Giochi di Rio. Ma non c’è avversaria che possa fermare Caster Semenya. Né l’altra iperandrogina Francine Niyonsaba, pur seconda e al comando fino all’imbocco del rettilineo conclusivo (1’55”92). Né l’americana Ajee Wilson, bronzo (1’56”65), l’unica tra le prime quattro al di fuori dalle polemiche di un 800 che a molti fa storcere il naso al solo definirlo “femminile”. L’altra intersex, Margaret Wambui ha chiuso quarta nella serata in cui la Semenya, 26 anni, di nuovo oro mondiale dopo Berlino 2009, si è espressa ai massimi livelli della propria carriera, con un pauroso record africano di 1’55”16 che l'ha proiettata all’ottavo posto nel ranking di sempre delle ottocentiste. Un risultato sensazione, nella notte del (triste) giro d'onore ai Mondiali di Londra che ha segnato l'addio di Usain Bolt dopo il crampo e il crollo di ieri sera in staffetta, desolante uscita di scena del Lampo: "Anche Muhammad Ali ha perso la sua ultima battaglia...".
CHE CASTER — Così forte, su questo pianeta, non si correva da nove anni negli 800. E resta l’impressione che Caster valga ancora di più e che si limiti, come volesse risparmiarsi per non alimentare a dismisura le polemiche. Inevitabili. Tornò a volare quando il Tas di Losanna sospese il provvedimento con cui la Iaaf le aveva imposto una cura ormonale per limitare i livelli di testosterone, che di fatto aveva azzerato le sue prestazioni in pista. La federazione mondiale nell’appello a questa decisione allegherà anche lo studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine che dimostrerebbe vantaggi fino al 4.5% per le androgine. Non finisce qui. Intanto Caster, giustamente, se la gode. E alla Rai ha rivelato il suo segreto: "Mi alleno come un cavallo..."
BARSHIM DOMINA — La medaglia alla Siria e la gioia inarrestabile di Majd Eddin Ghazal tratteggia una delle immagini più commoventi della serata, in una stramba finale del salto in alto, livellata verso il basso, paradossale per quanto abbia deluso rispetto alle qualificazioni show. Con il salto da 2.29, Gianmarco Tamberi è stato escluso dalla finale di stasera. Con lo stesso 2.29, Ghazal è salito sul podio, per un bronzo storico e simbolico per la terra dilaniata da una guerra civile infinita. Soltanto Mutaz Essa Barshim, e si sapeva, ha mantenuto fede alle premesse: il fuscello del Qatar con 2.35 è piombato su quell'oro globale (Giochi o Mondiali, tranne indoor) che gli era sempre mancato. Poi tre errori a 2.40. Gli altri? Danil Lysenko 2.32 d'argento, il già citato Ghazal bronzo con 2.29, eguagliato ma con più errori dal messicano Rivera e dal tedesco Przybylko. Con 2.25 si arrivava sesti (i vari Grabarz e Bondarenko). E a pensare quanto avrebbe potuto esaltarsi Gimbo in finale, resta soltanto amarezza. E qualche rimpianto.
MANANGOI E FRATELLI... — È un anno da ricordare per la famiglia Manangoi. Il piccolino di casa (George) aveva stupito un mese fa ai Mondiali Allievi di Nairobi: oro mondiale nei 1500. Il fratellone poteva mai essere da meno? A Londra, il 24enne Elijah Manangoi (3'33"61) lo ha emulato nel regno dei grandi, sempre nei 1500, battendo in volata Timothy Cheruiyot nel derby keniano (3'33"99), mentre il tre volte campione - consecutivo - Asbel Kiprop scivolava indietro, vittima di scarsa lucidità nel finale. E a proposito di atleti che hanno preso esempio dai fratelli minori, anche il norvegese Filip Ingebrigtsen (3'34"53) dopo aver festeggiato i due ori del piccolo Jakob agli Europei Under 20 di Grosseto, ha gioito per il bronzo mondiale.
AYANA SENZA BIS — Una volta sì, due no. Basta un oro, due sono troppi (tranne nelle staffette). È una legge non scritta di questo Mondiale, rispettata da tutti, che piaccia o no. Come accaduto a Mo Farah, dopo il successo nei 10.000 anche Almaz Ayana ha ceduto il passo nella distanza più breve, i 5000. E se ieri era l’Etiopia a giovarne, stasera hanno esultato i cugini del Kenya. Testa a testa nei 5000, prevedibile, tra la Ayana e Hellen Obiri, già argento ai Giochi di Rio. Rimaste al comando in due con un vantaggio consolidato già prima di metà gara, la keniana ha aspettato il momento giusto per attaccare: i trecento metri dalla fine. È lì che ha cambiato ritmo e lasciato sul posto la Ayana, per volare verso il suo primo titolo mondiale in 14’34”86. Etiope d’argento in 14’40”35 e podio completato dall’olandese (ma di origine etiope) Sifan Hassan in 14’42”73.
DISCO CROATO — Perkovic, ovviamente. La croata che in stagione aveva scagliato il disco lontano come nessuna negli ultimi 25 anni, ha incassato il suo secondo titolo mondiale con due lanci oltre la barriera dei settanta metri: 70.31 il migliore per DiscusQueen. L'australiana Dani Stevens con 69.64 ha migliorato il record dell'Oceania (argento) e la francese Melina Robert Michon (bronzo, 66.21) ha messo in riga le cubane Perez e Caballero.
Il saluto di Usain Bolt, giro d'onore dopo l'infortunio di ieri. Afp
Il saluto di Usain Bolt, giro d'onore dopo l'infortunio di ieri. Afp
FINALE A SORPRESA — Un'altra sorpresona nel finale: ma d'altronde come poteva terminare un Mondiale così aperto, mai scontato, imbevuto di colpi di scena, alcuni onestamente impensabili. La staffetta 4x400 degli Stati Uniti si è fatta beffare da Trinidad&Tobago (2'58"12): il guizzo di Lalonde Gordon ha scalzato l'americano Fred Kerley (2'58"61) che già pregustava l'undicesimo oro della spedizione degli States. Bronzo alla Gran Bretagna che con le staffette ha fatto benissimo (2'59"00). Gli Usa si sono quindi "fermati" a 10, comunque inamovibili in vetta al medagliere (cinque ori Kenya, tre Sudafrica e Francia). Prima della beffa maschile, Allyson Felix aveva allungato in testa al medagliere all-time con la sua sedicesima medaglia mondiale, la terza in questa edizione: oro alle donne della 4x400 Usa in 3'19"02, argento Gran Bretagna (3'25"00), blitz Polonia per il bronzo (3'25"41). Il Mondiale delle sorprese si è chiuso con il giro d'onore di Usain Bolt, visibilmente spento, senza la verve che lo ha sempre caratterizzato e reso unico. Il presidente della Iaaf Sebastian Coe e il sindaco di Londra Sadiq Kahn lo hanno premiato con un frammento della corsia numero 7, quella su cui corse (e stravinse) i Giochi 2012 a Londra nei 100. Emozioni e un po' di malinconia: il calore del pubblico, il giro d'onore finale, l'abbraccio di mamma Jennifer e papà Wellesley, l'ultimo gesto di esultanza - il suo, quello solito, inconfondibile - diventato icona globale. È l'addio, sostiene lui. Lo sarà davvero?

Mondiali: Farah a pezzi nei 5000, sconfitto all'ultima gara

Il più triste degli addii. L'epilogo più clamoroso. Nell'ultima gara della sua carriera, Usain Bolt si è preso come sempre la ribalta, ma non per la 20ª medaglia d'oro con cui sperava di chiudere la sua memorabile avventura in pista. Il 31enne giamaicano si è infortunato al retrocoscia sinistro mentre correva l'ultima frazione della finale della 4x100. Ha iniziato a zoppicare mentre era già nel pieno della velocità ed è stato costretto a interrompere l'azione. Si è accasciato ed è stato soccorso. In pista è stata fatta entrare anche una sedia a rotelle per accompagnarlo fuori senza ulteriori sforzi, ma Bolt si è rialzato e scortato dai compagni McLeod, Blake e Forte è riuscito a raggiungere il bordo pista sulle sue gambe. Sconsolato, distrutto. È la notte più buia. "Non ci ha detto esattamente cosa sia accaduto ma da quello che abbiamo visto potrebbe aver avuto uno stiramento o un crampo", ha detto il compagno di staffetta Julian Forte. "Si è scusato con noi, ma gli abbiamo detto che non c'è nulla di cui scusarsi, gli infortuni fanno parte dello sport", ha raccontato l'altro frazionista giamaicano Omar McLeod, iridato dei 110 ostacoli.
ORO GRAN BRETAGNA — Nel frattempo l'oro con la miglior prestazione mondiale stagionale andava alla Gran Bretagna (37"47), l'argento agli Stati Uniti (37"52), il bronzo al Giappone (38"04). Per Bolt, è un'altra serata shock dopo quella di domenica scorsa, con la sconfitta patita dagli americani Gatlin e Coleman nella finale dei 100 (solo bronzo). Sognava una notte diversa per salutare il mondo dell'atletica, dopo aver vinto 8 ori olimpici e 11 mondiali.
GLI INFORTUNI — Di infortuni così gravi in pista non se ne ricordano per Usain Bolt. Di acciacchi sì, sempre maggiori col passare degli anni. Nel 2010, quando era stato già padrone di un'edizione dei Giochi e una dei Mondiali, il giamaicano alzò bandiera bianca per colpa di un'infiammazione alla parte inferiore della schiena avvertita dopo il meeting di Stoccolma. Tra i più seri infortuni della sua carriera c'è quello a un piede nel 2014 - di nuovo in un anno senza Mondiali e Giochi - che lo fermò per alcuni mesi e gli fece saltare anche il Golden Gala di Roma, condizionando gran parte della stagione. Nel 2016, a maggio, Usain Bolt avvertì un fastidio dopo la vittoria nei 100 al meeting delle Isole Cayman (10”05). Un leggero dolore a una coscia, che ha richiesto gli accertamenti del suo ortopedico di fiducia, il dottor Hans Wilhelm Muller Wohlfahrt a Monaco di Baviera (consultato anche quest’anno dopo il 10”06 di Ostrava). Pochi mesi dopo, a Rio 2016, avrebbe dominato come sua abitudine i Giochi con tre ori, entrando nella leggenda. Dove resterà per sempre. Anche se stasera, per la prima volta, abbiamo visto cadere l’unico uomo che sapeva volare.
Non solo Bolt: il re del mezzofondo argento nell’ultima uscita in carriera prima del passaggio alla maratona. Pearson risorge sugli ostacoli, Mayer superman del decathlon, Vetter nel giavellotto ma senza i 90 metri
Cristallizzate questi istanti, memorizzate questa nottata d'agosto, ficcatevela in testa. Congelatela, perché è l'ultima volta che l'abbiamo visto correre. E la prima in cui l'abbiamo visto realmente cadere. Usain Bolt ha lasciato l'atletica con un flop clamoroso ai Mondiali di Londra. Ma non solo: anche l’altra stella più brillante del firmamento mondiale di Londra è caduta nella sua ultimissima gara in pista (si sposterà sulla maratona). Prima del crac del giamaicano, un altro psicodramma sportivo allo stadio olimpico per il k.o. di Mohamed Farah, in frantumi dopo dieci medaglie d’oro consecutive tra 5000 e 10.000 a Giochi e Mondiali, ingabbiato dal gioco di squadra degli etiopi. Trionfo di uno di loro: Muktar Edris è il nuovo imperatore dei 5000 (13’32”79) e ha relegato all'argento il golden boy britannico (13’33”22), che ha fallito la quinta doppietta consecutiva nel mezzofondo prolungato negli eventi globali. Bronzo all’americano ex keniano Paul Chelimo (13’33”30). La gara si è infiammata negli ultimi 400 metri. Fino a lì, la tattica era stata diversa rispetto all’assalto alla diligenza dei 10.000, quando tutti gli avversari avevano provato a stenderlo fin dal primo metro. Qui invece, soltanto alla campanella dell’ultimo giro i tre etiopi Edris, Kejelcha e Barega hanno murato “sir” Farah che ha faticato a uscire dal trappolone, è rimasto invischiato nel traffico, cinturato anche dall’americano Chelimo. Difficile non pensare a una strategia studiata a tavolino, almeno quella degli etiopi. Negli ultimi cento metri, Farah si è sacrificato fino all’ultimo goccia d’energia e d’orgoglio per evitare l’imponderabile, di fronte al suo pubblico, incredulo. Tentativo vano. È caduto anche lui. A pezzi. Londra l’ammazzagrandi non perdona.
LASITSKENE IMPRENDIBILE — Un fenicottero è volato su Londra. Un unico brivido, per Mariya Kuchina-Lasitskene a 1.99. Ma è giusto un fremito, poco più. Respinta da una quota per lei familiare, al secondo tentativo la russa-neutrale ha scelto di passare la misura e salire a 2.01 per ricacciare le ambizioni della miss ucraina Yuliia Levchenko, invece impeccabile a 1.99. Con il decollo a 2.01 la Lasitskene ha ritrovato il feeling con l'oro che non è mai stato in discussione per tutta la stagione. A sorpresa, la Levchenko si è arrampicata a sua volta a 2.01, primato personale e prima volta sopra la soglia magica dei due metri per questa neanche ventenne saltatrice campionessa europea under 23 a Bydgoszcz nemmeno un mese fa. A quel punto, lei poco altro poteva, mentre la Lasitskene che quest'anno aveva esplorato anche 2.06 era pronta a proseguire la sua scalata verso il cielo. E con la planata a 2.03 ha messo il punto esclamativo sull'oro. Record del mondo? Ci ha già provato spesso, è solo rinviato perché anche stasera ha sbagliato tre volte un centimetro più giù (2.08) della Kostadinova di trent'anni fa. Per il bronzo, è bastato alla polacca Kamila Licwinko l'1.99 realizzato al primo tentativo. Lasitskene, che da piccolina le prendeva regolarmente da Alessia Trost ai mondiali allievi e juniores quando non aveva ancora sposato il marito cronista di Eurosport e si chiamava ancora Kuchina, si è riscattata dopo la punizione capitale alla Russia che le ha negato i Giochi e ha fatto suonare (suo malgrado) l'inno della Iaaf per la prima volta dopo un oro Mondiale.
PEARSON REGINA — È uno spettacolo Sally Pearson. Una prova da schiacciasassi nello stadio che la incoronò regina dei Giochi 2012. Dopo quel giorno, all’australiana ne capitarono di tutti i colori: drammatica la caduta dell’Olimpico di Roma al Golden Gala del 2015 che le frantumò un polso (“È esploso”, diagnosticarono i medici). Stasera Londra ha riconsegnato una campionessa globale nei 100 hs, capace di opporsi all’armata degli Stati Uniti (quattro in finale) con una tecnica pregevole di passaggio degli ostacoli. Medaglia d’oro con 12”59, meglio dell’americana Dawn Harper Nelson (12”63) e della sorprendente tedesca Pamela Dutkiewicz (12”72) che ha tolto il posto sul podio alla primatista del mondo Kendra Harrison (12”74, quarta). È la vittoria di chi ha continuato a crederci: per risorgere ha scelto di allenarsi da sola con il supporto fondamentale del marito Kieran che la filma con lo smartphone. Un ritorno che - raccontò lei - è stato ispirato dal un docufilm intitolato The will to fly sulla vita della connazionale sciatrice freestyle Lydia Lassila.
EUROPA PADRONA — Sì, quest'Europa ha davvero sparigliato Londra. È un monopolio del vecchio continente il podio del decathlon, il primo del post-Eaton. Il favorito Kevin Mayer, argento olimpico di Rio, non ha tradito: aveva completato in testa la prima giornata e ha terminato le faticacce stasera totalizzando 8768 punti, pur senza successi in alcuna delle dieci prove, ma con una costanza che a molti altri è mancata. A partire dall'argento Rico Freimuth (8564) che pure è stato il migliore nel disco ma ha pagato il 4.80 nell'asta. Di bronzo un altro tedesco, Kai Kazmirek, che nella seconda giornata ha vissuto di rendita dopo la scorpacciata di punti nell'alto e nei 400 di ieri. Germania d'oro anche nel giavellotto, senza le misure spaziali che le qualificazioni (e l'intera stagione) avevano lasciato ipotizzare. Dal quarto posto di Rio al titolo mondiale ci passano gli 89.89 lanciati da Johannes Vetter. La sorpresona è lo scivolone dell'altro tedesco Thomas Rohler, uno da 93.90 in stagione (e un cameraman quasi infilzato), soltanto quarto (88.26), per la felicità della Repubblica Ceca che ha portato a medaglia Jakub Vadlejch (89.73) e Petr Frydrych (88.32)

Mondiale: turbo Schippers nei 200, Lingua 10° nel martello
L’olandese si conferma campionessa del mondo con 22”05. Il piemontese, 39 anni, chiude a testa alta in finale: 75.13. L’americana Reese conquista il quarto titolo, sorpresona nelle siepi femminili con l’inedita doppietta Usa
Ha un blog di cucina che aggiorna ogni giorno, ha scritto anche un libro di ricette: “Dafne Likes”. E in pista a Londra si è confermata la più forte sui 200 metri. L’olandese Dafne Schippers è ancora la campionessa mondiale dopo Pechino 2015.
Per la prima volta la vecchia Europa mette il cappello nella stessa edizione sui 200 al maschile (Guliyev) e al femminile, con la giunonica sprinter di Utrecht sfrecciata in 22”05 (+ 0.8 il vento) davanti all’ivoriana Maria Josee Ta Lou (22”08, record nazionale) e la bahamense Shaunae Miller-Uibo (22”15). Un po’ come al maschile, anche tra le donne gli Stati Uniti sono rimasti fuori dal podio (per non parlare della Giamaica che non era neanche in finale), certificando che siamo all’annozero della velocità. Usain Bolt si è portato via tutto. Si riparte da qui. Quarta la britannica Dina Asher-Smith (22”22), quinta e sesta le americane Deajah Stevens (22”44) e Kimberlyn Duncan (22”59). La Schippers, 25 anni, primatista europea e terza donna della storia sui 200 dopo il 21”63 di due anni fa a Pechino, ha arricchito un palmares già eclatante, inaugurato da piccolissima con l’oro ai Mondiali juniores di Moncton quando era un fenomeno dell’eptathlon.
BRAVO LINGUA — Perlomeno ci ha provato: buona parte degli azzurri non l’ha neanche fatto. Poco o nulla si può rimproverare stasera a Marco Lingua, 39 anni, uno dei rari finalisti della spedizione italiana ai Mondiali di Londra. Nel deserto di risultati della nostra atletica (attenzione: non è che ci si aspettasse molto di più), il 10° posto del piemontese nel martello è comunque da accogliere con tiepida soddisfazione. Primo lancio a 69.64, secondo tentativo (il migliore) a 75.13, poi il nullo finale. Per entrare tra i primi otto e avanzare ai tre turni di finale, al nove volte campione italiano sarebbe servito far meglio di 75.87. “Son contento lo stesso, sono il decimo al mondo - ha dichiarato Lingua -. Considerando che mi alleno tra un turno di lavoro e l’altro, e che questo è il mio hobby, è andata benissimo”. Oro (scontato) al polacco Pawel Fajdek (79.81), e speriamo che stanotte non ceda la medaglia d’oro a un taxista dopo la serata di festa per pagarsi il ritorno a casa, come accadde a Pechino due anni fa. Argento al neutrale Valeriy Pronkin (78.16), bronzo all’altro polacco Wojciech Nowicki (78.03).
SIEPI AMERICANE! — Ogni sera si aggiungono argomentazioni a supporto della tesi che sia il Mondiale delle sorprese. Ma la doppietta Usa+Usa nei 3000 siepi donne, nemmeno la Bibbia americana Track and Field News l’aveva osata predire nei classici pronostici pre-campionati. Sono rimaste in quattro ai trecento metri finali, quando la primatista del mondo Ruth Jebet ha perso contatto dopo aver condotto l’andatura. Un gruppo composto da due americane (il bronzo olimpico Emma Coburn e Courtney Frerichs) e dalle keniane Jepkemoi e Chepkoech (quest’ultima, alla fine quarta, aveva sbagliato strada, proseguendo in pista senza virare verso la riviera...). Africane vincenti? Macché. Dall’ultima salto in acqua sono uscite di slancio le gazzelle Usa e la Coburn ha siglato il record dei campionati con 9’02”58: non soltanto primo titolo, ma prima medaglia mondiale di sempre degli Stati Uniti in una specialità che al femminile è comunque relativamente giovane (introdotta a Helsinki 2005). Per ritrovare gli States d’oro nelle siepi bisogna tornare a Horace Ashenfelter ai Giochi di Helsinki 1952.
4 VOLTE REESE — Le tre medaglie in appena sei centimetri. La quarta (Ivana Spanovic) fuori dal podio per un centimetro. La finale del lungo è stata incerta fino all’ultimo salto: l’ha conquistata, ed è il quarto oro mondiale, l’americana Brittney Reese (7.02, +0.1) tornata sul trono dopo i trionfi di Berlino, Daegu e Mosca. Con tanto di dedica al nonno scomparso. Per l’argento, la dea russa (ora neutrale) Darya Klishina si è proiettata fino a 7 metri (-0.3), tre centimetri in più della campionessa olimpica Tianna Bartoletta (6.97, -0.2). Dopo due bronzi è rimasta fuori dal podio la serba campionessa europea indoor Ivana Spanovic, sfortunata col suo 6.96 (+0.1) battuto solo all’ultimo tentativo dall’americana di bronzo. Festa Klishina: la sexy saltatrice si gode la prima medaglia globale della sua carriera a livelli assoluti dopo che da ragazzina si era rivelata ai Mondiali allievi di Ostrava con l’oro di dieci anni fa.
SEMENYA FACILE — Il solo ipotizzare che qualcuna riesca a battere questa Semenya è fantascienza. Con la consueta autorevolezza e senza apparente sforzo, l’imperturbabile sudafricana campionessa olimpica ha liquidato anche la formalità della semifinale negli 800. Il suo 1’58”90 è il miglior tempo di accesso alla finale di domenica sera dove non è escluso che possa ripetersi il discusso podio di Rio con le altre due “intersex” Francine Niyonsaba e Margaret Wambui, stasera promosse nella più lenta delle semifinali: la burundiana 2’01”11, la keniana 2’01”19 con una scarpa slacciata. Polemiche garantite. Tra le “non iperandrogine” quella che ha destato le migliori impressioni è l’americana Ajee Wilson (1’59”21), in crescita anche la polacca Angelica Cichocka (1’59”32).
PEARSON C’È — Bentornata Sally Pearson nei 100 hs: l’australiana che qui vinse l’oro olimpico ha stampato il tempo più veloce delle semifinali (12”53, +0.5), in uno stadio carissimo a lei, ma anche alla primatista del mondo Kendra Harrison che proprio a Londra migliorò il world record lo scorso anno (12”20), salvo non poter partecipare ai Giochi perché sconfitta ai trials. Stasera ha acciuffato il pass per la finale grazie ai tempi di recupero: ottavo crono, l’ultimo, il suo 12”86 (+0.2), e qualificazione guadagnata per un centesimo ai danni della norvegese Isabelle Pedersen (12”87). Altre tre americane in finale (Dawn Harper-Nelson, Christina Manning, Nia Ali) nella specialità che fu un monopolio a stelle e strisce a Rio 2016. Curiosità: in finale anche l’eptatleta olandese Nadine Visser che a questi Mondiali era stata settima e aveva impressionato proprio negli ostacoli, il suo territorio prediletto.
KIPROP PER IL POKER — La semifinale più tirata dei 1500 è la seconda. Logico: i ritmi non forsennati della prima lasciavano aperte le porte per i tempi di recupero. Così il ceco Jakub Holusa (3’38”05) ha messo piede in finale con il primo crono, e il bronzo di Rio, il neozelandese Nick Willis è ricorso proprio ai ripescaggi (3’38”68): sarà l’unico del podio olimpico 2016 in finale, dopo il k.o. dell’americano Centrowitz in batteria e il forfait preventivo dell’algerino Makhloufi. Più rilassati i maggiori indiziati per il successo, i keniani Elijah Motonei Manangoi (3’40”10) e soprattutto il tre volte iridato Asbel Kiprop (3’40”14) che domenica sera andrà a a caccia del quarto successo consecutivo.
DECATHLON — Kevin Mayer ha tutte le carte in regola per aggiudicarsi il primo titolo mondiale dell’era post-Eaton. Il superman francese ha concluso al comando la prima giornata del decathlon (4478 punti) migliorandosi in serata nei 400 (48”26), anche se il tedesco Kai Kazmirek in virtù dei primi posti nell’alto e al giro di pista ha scalato la classifica fino alla seconda piazza provvisoria (4421) dopo cinque prove.

Mondiali, Tamberi fuori dalla finale: con 2.29 è il primo escluso
Gimbo migliora il personale stagionale dell'alto di un centimetro, ma non basta. Con tre errori (a 2.22, 2.27 e 2.29) finisce 13° ed e il primo degli eliminati. Gli sarebbe servito saltare 2.31
Il primo degli eliminati: Gimbo Tamberi si arrampica con cuore e carattere fino a 2.29, personale stagionale migliorato di un centimetro, ma non basta. Paga a carissimo prezzo i tre errori commessi nel corso della gara (uno a testa a 2.22, 2.26 e allo stesso 2.29), si ritrova tredicesimo (pur a pari misura con sette promossi) e, tra giustificate lacrime, con in mano un pugno di mosche: Ma certo gli si può rimproverare nulla. Anzi, considerando le traversie del suo ultimo anno, c’è solo da applaudirlo.
L'AMBIENTE — Lo stadio olimpico, illuminato dal sole, per la prima volta presenta vuoti vistosi. Ma la “curva” dell’alto, ciò nonostante, è piena ai limiti della capienza. E Gianmarco ci va a nozze: prima di ogni tentativo, come da tradizione, “chiama” il pubblico ritmando l’applauso. E il pubblico, che per lui ha un debole, gli va dietro. La barba piena (è solo una qualificazione...), la chioma fluente, il tricolore sulla spalla sinistra, una scarpa diversa dall’altra: Gimbo è tirato come una corda di violino. E sembra quello delle migliori occasioni. Ma non può esserlo. Le due operazioni alla caviglia sinistra e le relative rieducazioni dell’ultimo anno hanno lasciato il segno.
LA GARA — E infatti: l’esordio a 2.17 va a buon fine, ma l’asticella traballa. Dei ventisette atleti in gara (divisi su due pedane), in otto falliscono il primo tentativo, in sette vanno oltre al secondo. Solo lo statunitense Erik Kynard, vecchia conoscenza, si ferma per rinuncia e un probabile infortunio. I suoi Mondiali finiscono subito. Si va a 2.22: la prima prova di Tamberi (come quella di nove altri) è nulla. Il finanziere, però, alla seconda si riscatta. Con le unghie, coi i denti e un pizzico di fortuna: l’asticella oscilla sui ritti ancora più pericolosamente di prima, ma miracolosamente resta su. Ci lascia le penne solo Jeron Robinson, un altro statunitense. Gimbo, a questo punto, è 17° (con 25 atleti ancora in gara). E i promossi saranno solo dodici.
ALLA SECONDA — E’ ovvio che il 2.26 sarà già quota delicata. Gimbo, alla prima, mostra qualche incertezza negli ultimi appoggi della rincorsa, si “siede” sull’asticella e il nullo è abbastanza netto. Ma il copione si ripete: la dea bendata, alla seconda prova, gli dà una mano e la misura è superata. Alla prima, col russo neutrale Danil Lysenko in grande spolvero (per non dire di Mutaz Barshim) e l’ucraino Bohdan Bondareno che invece sembra tenuto insieme con lo scotch, ci sono riusciti in dieci. Escono solo in quattro, il cinese Zhang Guowei compreso e Tamberi è 16° (su 21). Non basta, ovviamente.
QUOTA VERITÀ — La gara si potrebbe fare a 2.29: per l’anconetano, in pedana una pila elettrica, vale (anche) lo stagionale. Fare la misura al primo tentativo potrebbe equivalere a un grande passo avanti verso la promozione. Ma l’errore, invece, è chiaro. Sono in sette a centrare subito l’obiettivo. E per cinque il percorso è ancora netto. Al gruppetto si aggiunge anche un indiavolato Tamberi: il ragazzo, si sa, ha carattere da vendere. Ed è soprattutto grazie a quello che il volo, stavolta, è pressoché perfetto. Ed è un cm oltre quanto superato dal giorno del ritorno. Il problema è che a superar la misura, in una giornata dalle condizioni evidentemente favorevoli, sono in sedici (con l’azzurro 13° con i suoi tre errori) e quindi si deve andare avanti.
L'IMPRESA — A 2.31: e per Gimbo, ai fini della qualificazione, è obbligatorio riuscire nell’impresa. Perché di questa, è chiaro, si tratta. A prescindere da quel che faranno gli avversari. Dipende solo ed esclusivamente da lui. Il primo tentativo è nullo. E non è una novità... Ma anche il secondo: e l’impressione è che il marchigiano, dopo un’ora e mezza ad altissima tensione e nove salti, cominci ad avere le pile un po’ scariche. Tutto in una prova: non va. E’ il tentativo più vicino dei tre, ma non c’è niente da fare. Quel po’ di fortuna che lo ha aiutato in precedenza, stavolta gli gira brutalmente le spalle. Gimbo è il primo degli esclusi. Oltre la quota vanno Barshim, Bondarenko, Lysenko, il tedesco Przbylko, il bulgaro Ivanov e il britannico Grabarz. Ma, con lo stesso 2.29 di Gianmarco, sono promossi anche l’altro russo neutrale Ivanyuk, lo statunitense McBride, il siriano Ghazal, il messicano Rivera, il secondo tedesco Onnen e il cinese Yu Wang. Domenica la finale. Senza Tamberi.
IL RESTO — Nelle batterie dei 100 hs, con 12”60, la migliore è la grande favorita, la statunitense Kendra Harrison. Nella qualificazione del disco, la croata Sandra Perkovic, dopo un nullo, spara l’attrezzo a un più che convincente 69.67. Nei 100 della prima prova del decathlon, con 10”50, il più veloce è il canadese Damian Warner, ma il campione olimpico, il francese Kevin Mayer, con 10”70 è ottimo quarto con tanto di personale. Nel lungo invece, con 7.65, primeggia il thailandese Sutthisak Singkhon e dopo due prove – per quel che conta – la leadership, con 1898 punti, è del tedesco Rico Freimuth.

Mondiali: Tortu 6° in semifinale nei 200 con 20"62. Rischia Van Niekerk
Il giovane talento azzurro si fa valere contro i marziani e si lascia alle spalle anche i quotati Simbine e Dwyer: "Il più bel 200 della mia vita". Il sudafricano (20"28) passa grazie ai tempi di ripescaggio. Miller-Uibo si inceppa nel finale di 400, l'oro è dell'americana Francis. Felix eguaglia Ottey: 14 medaglie mondiali. Avanti l'azzurro Lingua, fuori Falloni, Strati e Bertoni
Tutta esperienza. Tutte situazioni che saprà gestire ancora meglio. Tutti momenti che torneranno utili quando sarà pronto per confrontarsi a questi livelli con i marziani. È terminata in semifinale l’avventura di Filippo Tortu ai Mondiali di Londra, in una serata fredda e condizionata dalla pioggia battente. Il 19enne più talentuoso della nostra atletica si è fatto valere nei 200 con un buonissimo sesto posto e un 20"62 ventoso (+2.1). La finale, va da sé, era impossibile da raggiungere ma è piaciuto l'atteggiamento con cui ha aggredito la curva e si è lasciato andare nella fase lanciata, azionando le sue leve potenti e tirando fino all'ultimo centimetro. Vedere Tortu davanti al sudafricano Akani Simbine (stesso tempo), uomo da 19"95, o al giamaicano Rasheed Dwyer che due anni fa corse 19"80, è davvero un piacere. E un messaggio al futuro. Questa nuova stellina brianzola, sarda d'origine, ora è numero 17 al mondo. Il settimo duecentista in Europa.
SODDISFAZIONE — "È il più bel 200 della mia vita, vale più del 20"34 di Roma", ha commentato a caldo del campione europeo juniores. "Ho pensato a rimanere concentrato e rilassato nel finale e mi sono visto sempre più vicino a Simbine, poi alla fine mi stavo cappottando. Sono contento, non sono arrivato ultimo in semifinale e ho battuto un atleta finalista dei 100 metri. Il futuro? Mi fido ciecamente di mio padre Salvino. Questo è il risultato di un anno difficile che mi ha dato molta sicurezza sulle mie capacità e sulle sue di allenare". Quando parla di "anno difficile" fa riferimento al mese di stop dopo il Golden Gala di Roma, per la storta alla caviglia sinistra rimediata sull'ultimo gradino della scalinata di piazza di Spagna, nella Capitale. Un episodio che poteva demoralizzarlo. E invece no, eccolo qua. In mezzo ai fenomeni.
BRIVIDO VAN NIEKERK — Nella stessa semifinale di Tortu, la prima delle tre, ha corso pure ha Isaac Makwala, il botswano protagonista suo malgrado delle ultime ventiquattro ore per l’esclusione dalla finale dei 400 e la successiva riammissione alla batterie dei 200, divorata nel tardo pomeriggio di oggi in solitaria. In semifinale (20"14) l'ha battuto soltanto l'americano Isiah Young (20"12). Può competere con Van Niekerk? La risposta, a giudicare dal Van Niekerk di stasera è sì. Per carità, era il suo quinto turno in cinque giorni, avrà anche dosato in vista della finale di domani, ma il sudafricano non è parso brillantissimo e ha rischiato l'eliminazione a sorpresa: terzo nella sua semifinale con 20"28 (dietro al 20"17 del turco Guliyev e al 20"22 dell'americano Webb), settimo tempo complessivo e il brivido di dover ricorrere ai tempi di ripescaggio per qualificarsi. "Sono stato contento di veder uscire il mio nome sul tabellone...". Il timore è che gli fosse piombato avanti il francese Christophe Lemaitre, rimasto però dietro soltanto di due centesimi (20"30). Quei due centesimi che hanno permesso a Van Niekerk di evitare l'inatteso naufragio. Chi sta piacendo sempre più, turno dopo turno, è invece il trinidegno Jereem Richards, stasera 20"14. Ciao ciao Yohan Blake: con 20"52 è fuori dalla finale. Lui, e pure la Giamaica. E questa qui ha vagamente i tratti di una notizia.
PSICODRAMMA MILLER-UIBO — L'imponderabile negli ultimi trenta metri thriller dei 400. È letteralmente scoppiata l'olimpionica Shaunae Miller-Uibo che veleggiava verso un nuovo oro del giro di pista dopo il "tuffo" di Rio 2016. Non aveva ancora fatto i conti con la classica "botta", incubo dei quattrocentisti: le gambe, di colpo, hanno iniziato a non mulinare più, hanno fatto pagare il conto di un passaggio garibaldino ai 200 e la Miller ha faticato a concludere in piedi la sua prova, mentre da dietro risalivano la coraggiosa americana Phyllis Francis a cui non è sembrato vero ritrovarsi prima (49"92), con la 19enne rivelazione del Bahrain Salwa Eid Naser in spinta (argento 50"06) e l'americana Allyson Felix (terza, 50"08) a stringere i denti. Tenace e fortunata, non più irresistibile: con questo bronzo la Felix ha eguagliato Merlene Ottey nel medagliere all-time dei Mondiali con 14 medaglie. Dell'olimpionica cinese Lijiao Gong l'oro del peso (19.94) con altre due sopra i diciannove metri: l'ungherese Anita Marton (19.49) e l'americana Michelle Carter (19.14).
OSTACOLI NORVEGIA — Poche settimane fa agli Europei Under 23 in Polonia si era presentato con l'intento (folle) di conquistare l'oro sia nei 400 hs che nei 400. Il proposito è mancato di poco - ha vinto soltanto con le barriere in mezzo, argento nei 400 - ma nella notte piovosa di Londra il norvegese Karsten Warholm ha impressionato: 21 anni, fino a un paio di stagioni fa era un decatleta di discreto livello mondiale, stasera ha festeggiato con il copricapo da vichingo. Tatticamente spettacolari i suoi 400 hs, distribuiti alla perfezione (48"35), con l'americano Kerron Clement che si è dannato per rimontarlo negli ultimi due ostacoli (poi bronzo, 48"52) ma al contempo infilato dal turco-cubano Yasmani Copello (argento, 48"49). La Norvegia si riprende un oro in pista a trent'anni dai 10.ooo di Ingrid Kristiansen a Roma nel 1987.
GLI ALTRI AZZURRI — Rocambolesco, per certi versi, l'ingresso in finale di Marco Lingua nel martello: “Avevo iniziato con una misura molto buona, per una volta che c’ero...”, ha detto prima di conoscere l’esito del secondo gruppo di qualificazione, conservando un filo di speranza alla luce di un nono posto nel primo gruppo che non lo tagliava fuori, ma quasi. Poi, nel secondo raggruppamento sono riusciti soltanto in tre a far meglio del suo 74.41, così il ligure ha potuto gioire con l'ultima misura di ingresso. Peccato per l'altro azzurro, il romano Simone Falloni: "Stavo attraversando un periodo molto positivo in allenamento", ha sottolineato, ma è troppo poco 69.90 più due nulli. Nel lungo non è decollata Laura Strati. La vicentina che ha scelto Madrid per lavorare da traduttrice e continuare ad allenarsi, ha pagato la pedana allagata e nel lungo non ha fatto meglio di 6.21, a dispetto di un recente stagionale di 6.72 siglato in Spagna che l’aveva resa la terza lunghista azzurra della storia. Nessuna si è spinta al 6.75 della qualificazione (Darya Klishina la migliore con 6.66) e con 6.47 avrebbe messo al calduccio il biglietto per la finale, ma stasera la saltatrice ha faticato: oltre al 6.21 anche un nullo e un 6.19. “Non sono assolutamente soddisfatta, le condizioni sfavorevoli c’erano per tutte, io ho aggiunto errori miei - ha ammesso la Strati -. Mi assumo le mie responsabilità. Comunque sto maturando, ora mi devo stabilizzare dai 6.60 in su”. Fuori anche Francesca Bertoni nelle batterie dei 3000 siepi, lontana dai suoi massimi: “Oggi la finale non era alla mia portata, ma ho lottato e ne vado fiera”, la valutazione della modenese dopo il 10’01”31, distante dall’ultimo tempo di recupero: 9’35”78.
FARAH — Si è rivisto Mo Farah, nei 5000, trascinato dal solito entusiasmo dello stadio olimpico. Stasera gli africani hanno deposto le armi: era soltanto una qualificazione. Ma per la finale di sabato c’è da attendersi un nuovo “tutti contro Farah” per impedirgli la doppietta d’oro dopo il trionfo dei 10.000. In pieno controllo, il britannico di origine somala ha chiuso in un comodo 13’30”18, a braccetto con l’etiope Yomif Kejelcha (13’30”07). Qualche scorribanda in più nella seconda batteria che poteva calibrare il ritmo sulla base dei tempi di ripescaggio e ha visto prevalere il giovanissimo (ancora allievo, è 2000) campione del mondo juniores e under 18, l’etiope Selemon Barega: 13’21”50. Farah ha trovato un rivale?

 

Mondiali: Van Niekerk si prende i 400, Makwala escluso tra le polemiche
Il sudafricano si risparmia in vista della doppietta con i 200 e chiude in un "normale" 43"98. La Iaaf esclude il suo rivale del Botswana dopo l'intossicazione alimentare. Lavillenie: ancora maledizione mondiale nell'asta, vince Kendricks. Sorpresa Bosse negli 800
La prima è andata. Senza record del mondo, senza lo spettacolo che ci si sarebbe potuto aspettare - ecco cosa lo differenzia ancora da Usain Bolt - ma la barriera dei 43 secondi ha comunque i mesi contati. La maratona di Wayde Van Niekerk (sei gare in sei giorni) ha incrociato stasera la prima miniera d'oro nei 400 metri. Il fenomeno sudafricano primatista del mondo, considerato l'erede "tecnico" di Bolt, ha corso contro gli avversari e non contro il cronometro. Gli bastava la medaglia d'oro, primo step del suo tentativo di emulare il Michael Johnson di Goteborg 1995, l'unico capace di ricoprirsi d'oro nei 200 e nei 400 nella stessa edizione. La stella coltivata (anche a Gemona del Friuli) da Ans Botha, bisnonna sprint, si è limitato a un normalissimo (per lui) 43"98, frenando letteralmente negli ultimi trenta metri.
IL GIALLO — Serata fredda, quindici gradi o giù di lì, temperature che certo non favorivano risultati epocali. In più, mancava il rivale diretto ed è stato un peccato veder vuota quella settima corsia. Inflessibile la Iaaf: per evitare un rischio contagio, Isaac Makwala è stato estromesso dalla competizione dopo l'intossicazione alimentare patita ieri sera in albergo, che lo aveva fatto fuori anche dalle batterie dei 200. Sul web si è diffuso un video, presto virale, con il botswano fermato all'ingresso dello stadio. Sui social, "Badman" Makwala ha poi precisato di non essere stato visitato da alcun dottore e di essere in piena forma. Delusissimo, ha individuato nel "governo britannico" il responsabile della sua esclusione. Un giallo che un qualche impatto sul livello della gara lo ha avuto, perché per Van Niekerk avrebbe dovuto dare almeno un filo di gas in più e ne avrebbe giovato lo show. Gli è bastato invece il minimo sindacale per avere ragione dell'elegante bahamense Steven Gardiner (44"41) e del ventenne qatariota Abdalelah Harouin (44"48), già oro mondiale juniores, giustiziere dell'altro botswano Baboloki Thebe.
LAVILLENIE — No, è davvero una maledizione che non ha fine. Cinque mondiali, cinque schiaffi a Renaud Lavillenie. Il primatista del mondo non è riuscito nemmeno a Londra a infrangere il tabù mondiale. Stavolta non partiva da favorito, ruolo he spettava invece al militare americano Sam Kendricks, imbattuto per tutta la stagione e unico oltre i sei metri all'aperto nel 2017. Verticalizzazione da manuale del salto con l'alta, fase di svincolo da far vedere ai ragazzini: Kendricks si è meritato il titolo mondiale con 5.95. Il povero Lavillenie si è dovuto accontentare del bronzo (5.89), con la stessa misura dell'argento Piotr Lisek ma con più errori, e ha provato a far saltare il banco con il volo finale (mancato) a 6.01. L'oro iridato resta stregato.
EUROPA 800 — Sorpresa Europa negli 800. Il dopo Rudisha è di Pierre-Ambroise Bosse: ultimi 150 metri da fuoriclasse per il francese, incredulo al traguardo dopo la traversata da 1'44"67. La notizia è che l'Africa è soltanto terza, perché il solito finale arrembante del polacco Adam Kzsczot (1'44"95), una sola vocale ma gambe e coraggio da vendere, ha scalzato dall'argento il keniano campione del mondo juniores Kipyegon Bett (bronzo in 1'45"21), completando la serataccia del Botswana che ha dovuto anche digerire Nijel Amos fuori dal podio, soltanto quinto, risucchiato pure dalla rivelazione britannica, il 21enne Kyle Langford, ottimo quarto.
KIPRUTO — Sempre, fortissimamente, Kenya. Ci hanno provato il marocchino Soufiane El Bakkali e l'americano Evan Jager a interrompere il trentennale dominio nei 3000 siepi degli atleti nati in Kenya (l'ultimo a riuscirvi è stato Francesco Panetta nel 1987 a Roma). In un appassionante ultimo giro, il campione olimpico Conseslus Kipruto (8'14"12) ha bruciato El Bakkali (8'14"49) e Jager (8'15"53) nel braccio di ferro a tre, lanciato proprio dall'americano che aveva sfilacciato il gruppo con il suo forcing nel penultimo giro. Jager, dopo l'argento dello scorso anno a Rio, ha portato per la prima volta gli Stati Uniti sul podio mondiale delle siepi, mentre il saluto mondiale del mito Ezekiel Kemboi, vincitore delle ultime quattro edizioni, ha coinciso con l'undicesimo posto. Lascerà lo sport il 20 agosto ad Amatrice negli 8.5 km dell'Amatrice-Configno, a lui carissimi per il rapporto speciale che lo lega al patron Bruno D'Alessio, e quest'anno ancor di più visto il dramma vissuto dal borgo del Centro Italia devastato dal sisma.
SPOTAKOVA — Diciamolo: a Jan Zelezny questi Mondiali interessano per due motivi. Il secondo è capire se dopo Londra sarà ancora il padrone del record del mondo nel giavellotto: molto probabile, ma non più così scontato vista la stagione inaudita dei tedeschi Vetter e Rohler, mai così vicini al suo faraonico 98.48 del 1996. Questo però era il secondo motivo. Il primo? La medaglia d'oro della sua "pupilla" Barbora Spotakova, primatista del mondo anch'essa, a tal punto riconoscente al suo coach da chiamare Janek il figlioletto, in suo onore. Risaliva a dieci anni fa il suo primo titolo mondiale: Daegu, Corea del Sud. E a Londra cinque anni fa aveva bissato l'oro olimpico già conquistato a Pechino. Stasera, la 36enne ceca l'ha spuntata nel confronto generazionale con l'olimpionica di Rio Sara Kolak (22 anni), catapultando il giavellotto a 66.76. A completare il podio, due lanciatrici cinesi: Lingwei Li (66.25) e Huihui Lyu (65.26), con la croata soltanto quarta (64.95).
SCHIPPERS VS MILLER — I 200 perdono la protagonista più attesa. L'americana Tori Bowie, principessa dei 100, non si è presentata sui blocchi della distanza doppia sulla quale detiene la leadership mondiale dell'anno. Motivo? Si fa ancora sentire la caduta dopo il traguardo dei 100. Niente doppietta, dunque, e la roulette per l'oro si restringe alla campionessa del mondo in carica, l'olandese food-blogger Dafne Schippers (22"63 in batteria), all'oro olimpico dei 400 Shaunae Miller-Uibo (22"69) e, al limite, all'ivoriana argento dei 100 Maria Josee Ta-Lou (22"70). Per eventuali sorprese, rivolgersi alla 21enne britannica Dina Asher-Smith: cinque anni fa ai Giochi la sprinter del sobborgo londinese di Bromley portava la cesta alla regina dell'eptathlon Jessica Ennis; ora, nello stesso stadio, infiamma il pubblico con la batteria da 22"73.
AZZURRE K.O. — Tutte fuori le azzurre, in una serata da dimenticare per la nostra spedizione. Male nelle batterie dei 200 Gloria Hooper (23"51) e Irene Siragusa (23"73), male anche Yadis Pedroso (55"95) e Ayo Folorunso (56"47) nelle semifinali dei 400 hs. Per la Hooper un'eliminazione che sa di beffa: fuori per un solo centesimo. E pure negli ostacoli l'ultimo tempo di ripescaggio non era così estraneo, almeno alla Pedroso: serviva 55"45. Facile dirlo, molto meno farlo, in una serata londinese così rigida.

 

Mondiali: Semenya battuta nei 1500, McLeod oro con dedica a Bolt
La sudafricana solo bronzo nella nuova distanza. Il giamaicano oro nei 110hs nel nome di Usain per riscattare parzialmente le delusioni della velocità. Rojas e Wlodarczyk campionesse del triplo e del martello. Van Niekerk passeggia in batteria nei 200
La vera Caster Semenya la vedremo sugli 800: questo era soltanto un assaggio. È sfumata la doppietta d’oro ai Mondiali di Londra per la sudafricana campionessa olimpica del doppio giro di pista, che per questa edizione aveva deciso di preparare anche i 1500. Nella finalissima, ha guadagnato una medaglia di bronzo con un gran rettilineo conclusivo che le ha permesso di afferrare il podio (4’02”90), dopo una prima parte di gara più conservativa e la necessità di allargarsi per tutto l’ultimo giro in seconda corsia. L’oro è andato alla favorita, la campionessa olimpica keniana Faith Kipyegon (4’02”59) che ha resistito alla rimonta della Semenya. Ha retto anche l’americana Jennifer Simpson, argento in 4’02”76. Hanno pagato invece negli ultimi trenta metri la campionessa europea indoor Laura Muir (4’02”97) e l’olandese Sifan Hassan (4’03”34), entrambe scalzate in volata dalla 26enne sudafricana. Giovedì la Semenya tornerà in pista per le batterie degli 800 nella specialità che le è più è confacente e nella quale spesso è sembrata limitarsi, per evitare di alimentare le polemiche, già accesissime, intorno al suo iperandrogenismo. I cui vantaggi sulle prestazioni sportive, di recente, sono stati dimostrati da un autorevole studio di Stephane Bermon e Pierre-Yves Garnier pubblicato sul “British Journal of Sports Medicine”.
RISCATTO GIAMAICA — Un Mondiale da incubo raddrizzato dagli ostacoli. Prova a consolarsi con Omar McLeod questa povera Giamaica che in due serate ha masticato amaro con il tonfo di Bolt e la disfatta di Elaine Thompson. Stasera, tra le barriere alte, una mezza rivincita se l’è presa il campione olimpico. “Dedico questa vittoria a Usain Bolt”, ha detto McLeod dopo il 13”04 con cui ha regalato per la prima volta nella storia l’oro mondiale al suo paese. Sabato potrebbe partecipare all’ultimissima recita del Lampo con una frazione nella staffetta 4x100. Sul podio degli ostacoli sventola anche la bandiera degli “Ana”, gli atleti neutrali autorizzati, i russi riammessi dopo essere stati bannati da Rio: il campione del mondo uscente Sergey Shubenkov si è riscattato con l’argento (13”14). E colpisce trovare l’Ungheria a medaglia negli ostacoli. È una prima assoluta: Balazs Baji (13”28) ha buttato giù del podio Garfield Darien (13”30) e Aries Merritt (13”31).
LE ALTRE MEDAGLIE — Ha gareggiato con il guanto di Kamila Skolimowska: era amica strettissima con la campionessa olimpica di Sydney 2000 che morì per un'embolia polmonare. Anita Wlodarczyk per la terza volta si è laureata campionessa del mondo del martello. E questo, tutto sommato, non era in discussione. C'era invece curiosità per capire se avrebbe potuto superare il suo record del mondo, sfiorato pochi giorni prima del Mondiale. Stasera però la bionda lanciatrice, due volte campionessa olimpica, non ha picchiato come al solito e si è fermata a 77.90, col brivido dei primi tre lanci che stavano per lasciarla fuori dalle otto finaliste. Sul podio ha trascinato l'altro polacca Malwina Kopron (bronzo, 74.76), battuta dall'argento cinese Zheng Wang (75.98). Appassionante il duello del triplo. Allenata da Ivan Pedroso, Yulimar Rojas è decollata al quinto salto: fino a lì, il timone della finale del triplo lo teneva saldo la campionessa olimpica e mondiale in carica Caterine Ibarguen (14.89). Il 14.91 della venezuelana già oro mondiale indoor e argento a Rio ha però ribaltato il destino di una finale decisa in due centimetri, con l’assalto della Ibarguen al sesto salto terminato a 14.88. Bronzo kazako: Olga Rypakova 14.77.
VAN NIEKERK — Nei 200 di Filippo Tortu (il 20"59 è il tempo più alto tra i qualificati), la vera sorpresa è l'assenza di Isaac Makwala, l'unico che alla vigilia avrebbe potuto impensierire Wayde Van Niekerk nella folle idea di mettere le mani su 200 e 400. Via il canadese De Grasse prima di iniziare, via pure il primatista mondiale stagionale del Botswana, ora appare davvero in discesa la strada del sudafricano, stasera alla terza uscita in tre giorni: domani correrà la finale dei 400 (contro Makwala) per far tremare il record del mondo. Intanto, la risata che si è fatto con il britannico Talbot mentre completavano a braccetto la batteria dei 200 è l'immagine della superiorità e delle certezze tecniche granitiche di questo fenomeno. Passeggiata di salute in 20"16 e formalità archiviata. Spumeggiante il duecento del trinidegno Jereem Richards che ha sparato un super 20"05 in batteria, meglio pure del 20"08 del britannico Nethaneel Mitchell-Blake.
GLI AZZURRI — Oltre a Filippo Tortu, avanza in semifinale anche Ayomide Folorunso, coraggiosa quarta nella sua batteria dei 400 hs. Delle tre azzurre impegnate tra le barriere, la fidentina di origine nigeriana campionessa europea under 23 è stata la prima a superare il taglio, peraltro con lo stagionale di 55"65. Con qualche apprensione in più si è qualificata la primatista italiana Yadis Pedroso che ha beneficiato dei tempi di ripescaggio (56"41), fuori invece Marzia Caravelli, quinta nella sua batteria ma con tempo decisamente alto (56"92). In semifinale è terminato il Mondiale di Jose Bencosme, deluso nei 400 hs per il lento 50"29.
FELIX — Londra scopre anche nuovi personaggi. Va matta per Kim Kardashian, ha i capelli ossigenati e due anni fa alla rassegna iridata under 18 (che vinse) raggiunse una certa popolarità perché copriva il capo con un velo. Salwa Eid Naser, 19 anni, mamma nigeriana e papà del Bahrain (la nazione di cui indossa i colori) ha migliorato il suo primato nazionale, 50"08, e si è concessa il lusso di battere in una semifinale mondiale la reginetta Allyson Felix (50"12), l'americana che va a caccia di altra due medaglie per superare Merlene Ottey nel medagliere di sempre. Non le renderà facile la vita la campionessa olimpica Shaunae Miller-Uibo, 50”36, pronta a tuffarsi (servirà di nuovo?) sulla medaglia più preziosa come a Rio.
TAYLOR — L'importanza di chiamarsi Christian. Nel triplo, almeno stasera, è stato un fattore perché Chris Benard (17.20), Christian Taylor (17.15) e Cristian Napoles (17.06) hanno passato il turno con le misure più lunghe, unici oltre la soglia dei diciassette metri che garantiva la qualificazione diretta. Taylor (18.11 quest'anno) ha già fissato le proprie ambizioni per la finale: "Fare il record del mondo qui? Perché no, l'ho promesso a me stesso".

 

Mondiali: la maratona è keniana. Meucci ottimo sesto
L’azzurro, nella gara vinta dal keniano Kirui, chiude con lo stesso tempo del 5° e il personale (2h10’54”), migliorando di tre piazze il risultato di Pechino 2015: “Ho corso con intelligenza, ma ho pagato il finale”. Bencosme promosso nella semifinale dei 400 hs: 49”71
Daniele Meucci non tradisce: il pisano, con una prova coraggiosa, chiude la maratona iridata a un prestigioso sesto posto, tornando protagonista ai vertici internazionali dopo due anni complicati. L’azzurro, nella gara vinta dal 24enne keniano Geoffrey Kirui, chiude con lo stesso tempo del sesto, l’altro keniano Gideon Kipketer. Gran recupero finale.
LA GARA — La sua è stata una prova di grande acume tattico: non ha risposto ai primi attacchi africani, ha proseguito col suo ritmo e man mano ha recuperato avversari. Solo dal 35° km ha accusato la fatica, spegnendo le speranze di un possibile piazzamento da podio. Niente da fare, intanto, per Stefano La Rosa, costretto al ritiro dopo essere transitato al 25° posto al 30° km in 1h34’46”. «Strappavano – racconta Meucci commosso mentre saluta coach Massimo Magnani, in Italia per i postumi di un intervento chirurgico – ho preferito andare avanti col mio passo e recuperare poi con calma. Peccato per il mancato sorpasso su Kipketer: ci ho provato fino all’ultimo metro. Fino al terzo dei quattro giri mi sono sentito molto bene, poi ho avvertito la fatica e, correndo molti km da solo, il vento in faccia. Ma sono soddisfatto perché ho dato tutto. A Massimo devo molto: ha continuato a credere in me anche quando avrei voluto mollare». La delusione dell’Olimpiade di Rio può così essere dimenticata. IL PODIO Kirui, atleta seguito dal torinese Renato Canova e vincitore dell’ultima maratona di Boston, in fuga dopo la mezza (1h05’28”) con l’etiope Tola e lo stesso Kipketer, compie l’azione decisiva poco dopo il 30° km e chiude indisturbato in 2h08’27”. Tola, a Londra vincitore della classica dell’aprile scorso e accredito della miglior prestazione del lotto, si spegne, ma con 2h09’49” resiste al ritorno del tanzaniano Alphonse Simbu (2h09’51”). Il britannico Callum Hawkins, quarto con 2h10’17” e miglior europeo, manda in visibilio i 150.000 e oltre spettatori distribuiti lungo il percorso.
OSTACOLI BASSI — Lo stadio londinese porta bene a Jose Bencosme. Qui il cuneese, nel 2012, centrò la semifinale olimpica. Qui, cinque anni più tardi, centra la semifinale mondiale. In mezzo un’infinità di problemi fisici, un’assenza prolungata dalle scene e un tunnel dal quale uscire sembrava quasi impossibile. Invece, con grande caparbietà, strappando il minimo in extremis, è tornato e ora, quarto nella propria batteria in 49”79 (correndo con pochi punti di riferimento), ottiene la promozione diretta (col 19° tempo complessivo). Disco rosso, invece, per Lorenzo Vergani: il suo sesto posto in 50”37 lo colloca al 29° posto: per passare sarebbe servito un 50”12. Con Yasmani Copello, turco-cubano d’Italia, il migliore di giornata (49”13), sorprende l’eliminazione del leader mondiale stagionale, il 20enne Kyron McMaster, portacolori delle Isole Vergini Britanniche, squalificato per invasione di corsia.
SIEPI — Tre azzurri, altrettanti eliminati. Però il 23enne Ala Zoghlami, trapanese di origini tunisine allenato da Gaspare Polizzi, è sfortunato. Con 8’26”18 migliora il personale di 3”08, ma con 16° crono complessivo è il primo degli esclusi dalla finale per la miseria di 32/100. Avrebbe meritato miglior sorte. Più opachi, invece, Abdoullah Bamoussa (26° con 8’34”86) e Yoghi Chiappinelli (30° con 8’36”48). Passano tre keniani su quattro: il bocciato è Brimin Kipruto. Per il 16enne norvegese Jakon Ingebrigtsen eliminazione con 8’34”88.
400 DONNE — Niente da fare anche per Mariabenedicta Chigbolu: la romana, confinata nella nona corsia di una prima lenta batteria vinta al trotto da Allyson Felix, non va oltre un 53”00 (quarta col 40° tempo complessivo), con promosse le prime tre. Trenta centesimi meglio e sarebbe stata terza e quindi in semifinale. La migliore? Salwa Eid Naser, portacolori del Bahrein in 50”57.
IL RESTO — Con l’olimpionica belga Nafi Thiam in testa dopo sei di sette prove dell’eptathlon (6.57 in lungo e 53.93 di giavellotto), nella qualificazione dell’asta maschile (in otto a 5.70, il 18enne svedese Armand Duplantis compreso), brividi per lo statunitense Sam Kendricks e il polacco Pawel Wojciechowski che a 5.60 devono ricorrere al terzo tentativo, misura con la quale (fatta alla prima prova) vengono ripescati in quattro. Dalle batterie dei 110 hs esce uno dei favoriti, il giamaicano Levy, che si schianta contro la prima barriera, mentre il migliore, con 13”16, è lo statunitense Aries Merritt.

 

Mondiali: Sudafrica show nel lungo. Ayana marziana nei 10.000
Mayonga atterra a 8.48 e trascina al bronzo il connazionale Samaai. L'olimpionica e primatista del mondo etiope imbattibile sui 10 km
È la notte dell’addio. L’ultima notte di Usain Bolt sui 100 metri.Quella che si è conclusa nel modo più inatteso, con la sconfitta di Bolt e l'oro al collo del 35enne Justin Gatlin.
AYANA MARZIANA — Non c'è storia nei 10.000 femminili: è di un altro pianeta la campionessa olimpica e primatista del mondo Almaz Ayana. Il tentativo della turca Yasemin Can di restarle in scia dura poco meno di metà gara, poi inizia la cavalcata solitaria dell'etiope che incrementa il proprio vantaggio su tutte le rivali (finale 30'16"32, miglior tempo dell'anno, 46 secondi meglio delle avversarie), compresa la due volte campionessa olimpica Tirunesh Dibaba che afferra l'argento nella volata finale contro la keniana Agnes Jebet Tirop.
SALTO IN LUVO — Manyonga, e chi sennò? Il sudafricano rivelazione della stagione si mette al collo l'oro del lungo. Misura meno lunare di quelle squadernate quest'anno, stasera "basta" un 8.48 per tenere a bada l'effervescente americano Jarrion Lawson, atterrato all'ultimo salto a 8.44. Ancora Sudafrica sul podio per la medaglia di bronzo, pizzicata da Ruswahl Samaai con l'8.32 che esclude dal podio il russo (sotto bandiera Iaaf) Aleksandr Menkov, 8.27.
DISCO LITUANO — Al momento della verità, il dominatore della stagione del disco cede lo scettro: lo svedese Daniel Stahl si fa beffare per due minuscoli centimetri dal lituano Andrius Gudzius, che porta il proprio limite a 69.21 mentre il primatista mondiale dell'anno non va oltre 69.19. Bronzo all'americano Mason Finley (68.03).
SEMENYA FINALE — Vola in finale nei 1500 Caster Semenya: la discussa campionessa olimpica degli 800 firma il terzo tempo in semifinale (4'03"80) nella specialità meno frequentata. Parte da outsider ma prepara la sorpresa ai danni della campionessa olimpica Faith Kipyegon (4’03”54). Meglio della Semenya anche l'oro europeo indoor, la britannica Laura Muir (4'03"64). Facile Sifan Hassan (4'03"77), senza indugi la primatista mondiale Genzebe Dibaba (4'05"33). Si annuncia una finale da urlo con qualche fenomeno che resterà fuori dal podio.

Mondiali: Usain Bolt corre 10"07 in batteria. Farah re dei 10.000
Il giamaicano supera il primo turno senza spingere: sabato sera semifinale e finale in meno di tre ore. L'altro giamaicano Forte sigla il miglior tempo sui 100: 9"99. Il britannico conquista il decimo oro di fila tra Giochi e Mondiali. Fuori i primi azzurri, Ojiaku e la Magnani
Ma davvero ci state dicendo che tutto questo lo vedremo altre due volte e poi basta? Il Mondiale dell'addio di Usain Bolt è iniziato con il primo dei tre show del Lampo. Un boato all'ingresso, l'euforia dei 60mila di Londra quando sul maxischermo si è lasciato andare ai consueti giochi di sopracciglia e ai sorrisi guasconi, poi il silenzio assoluto. Niente di che il suo tempo nei quarti di finale: 10"07 (+0.3 il vento), ottavo crono complessivo. Ma in pochi se lo aspettavano già sotto i dieci secondi. Partenza non esagerata, uscita dai blocchi da registrare già nella semifinale di sabato sera (finale alle 22.45), ma quando si è messo in moto - sul lanciato - ha chiarito che resta ancora il più forte. E che può puntare con pieno diritto al suo quarto titolo mondiale nei 100 metri, pur in una stagione che non l'ha visto fare meglio di 9"95. Alle sue spalle nell'ultima delle sei batterie si è lasciato il britannico James Dasaolu (10"13) e il francese Jimmy Vicaut (10"15). Poche parole per il giamaicano, che ha tenuto tutte le cartucce per oggi: "Non sono contento, sono inciampato sui blocchi, i peggiori che abbia mai usato..."
GLI ANTI-BOLT — A questo punto, c'è qualche elemento in più (pochi) per rispondere alle inevitabili domande: chi può permettersi di batterlo nella notte dell'addio? Chi può rovinargli la festa? Impressione: nessuno. Non troppo indicative le performance di stasera nei quarti che non hanno certificato un vero anti-Bolt. Il ruolo non sembra poterselo ritagliare l'altro giamaicano Julian Forte sebbene con 9"99 abbia firmato l'unico tempo sotto i dieci secondi.
Più probabile che sia il primatista mondiale dell'anno, l'universitario americano del Tennessee Christian Coleman (21 anni) che ha passeggiato in 10"01: "Mi sto divertendo, sto vivendo bene questo momento - ha detto Coleman, sprinter da 9"82 in una stagione nel complesso sottotono per la gara-regina -. Bolt? Lo rispetto, e aspetto di gareggiare contro di lui". Ha spinto solo settanta metri Justin Gatlin fischiato per il suo passato burrascoso e meno insidioso di tante altre volte (10"05). Non ha impressionato, ma neanche si è dannato l'anima, il redivivo Yohan Blake (10"13). E ha dovuto aspettare i ripescaggio il pur quotato Akani Simbine (10"15) soltanto quarto nella sua batteria.
FARAH NEL MITO — Ha rischiato di cadere due volte, per un doppio contatto nell’ultimo giro con il keniano Tanui. Ma Mohamed Farah si è confermato imbattibile, maestoso. È suo il primo oro di Londra 2017. E in una serata di domande, ne sorge un’altra: è il più grande mezzofondista della storia? Per lui - sempre sotto assedio per le ombre-doping che offuscano il suo allenatore Salazar - parlano i numeri: vincendo stasera nei 10.000 dello stadio olimpico, davanti al suo pubblico a cinque anni dalla doppietta d’oro dei Giochi, il britannico di origine somala ha timbrato il suo decimo titolo consecutivo tra Olimpiadi e Mondiali nei 5000 e nei 10.000. Inarrivabile. Altro che gara tattica: stasera hanno volato.
Farah è rimasto nella pancia del gruppo almeno fino ai 1500 metri dal termine e poi si è portato al comando per aumentare i giri del suo motore nei 600 metri finali e chiudere con una volata imperiale (26’49”51). Accompagnato dal calore della sua gente, “sir” Farah ha tenuto a bada un plotone di avversari agguerrito tra cui l’ugandese Cheptegei (argento) e il keniano Tanui (bronzo). Lo attendono i 5000 per un altro trionfo, l’ultimo prima di trasferirsi su strada con la maratona nel mirino.
ITALIA IN SALITA — Avvio in salita per gli azzurri: fuori in batteria Margherita Magnani, soltanto dodicesima in una prova sbiadita dei 1500, completata in 4'09"15. "Non ho nulla da rimproverarmi - ha commentato la romagnola che aveva centrato il minimo a quattro giorni dalla scadenza - ho dato tutto quello che avevo e ho spinto al massimo nell'ultimo giro, le gambe non hanno risposto come volevo ma visti i tempi avrei dovuto correre un secondo più veloce del mio personale. Chiudo qui la mia esperienza nei 1500, mi dedicherò alle prove più lunghe". A casa anche Kevin Ojiaku, rimasto lontanissimo dal suo stagionale di 8.20, e fermo al 7.82 del primo tentativo. La prima esperienza iridata del piemontese si è conclusa con un complessivo diciottesimo posto, mentre per assicurarsi la finale sarebbe servito far meglio di 7.91: "Non riesco a capire cosa sia successo, ero integro, efficiente, tutti hanno fatto un buon lavoro tranne me - ha ammesso senza risparmiarsi autocritica -. Dopo un primo salto così brutto, eppure da 7.82 dovrebbe iniziare la gara, non finire, e invece...". Domattina, nella seconda giornata di Londra 2017, l'unico azzurro in azione sarà il ligure Davide Re: a caccia della semifinale dei 400 nella stessa batteria del primatista del mondo Wayde Van Niekerk.
OK SEMENYA E MANYONGA — È già iniziato anche il Mondiale di Caster Semenya, accompagnata anche a Londra, come consuetudine, dalle arcinote polemiche sulla regolarità della sua presenza nelle gare femminili. La sudafricana olimpionica degli 800 ha rotto il ghiaccio nella sua nuova frontiera, fin qui piuttosto inesplorata, quei 1500 che tenterà con qualche velleità di uno storico bis d’oro. Alto il ritmo tenuto dalla britannica Judd per tre quarti di gara, prima che la campionessa del mondo Dibaba (4'02"67) e la sudafricana (4'02"84) mettessero fuori la testa per passare in semifinale con tempi già esuberanti. È bastato un solo salto all'altra stella sudafricana Luvo Manyonga per sbarcare nella finale del lungo. Osservato speciale di questo Mondiale dopo i ripetuti exploit in stagione (quattro volte oltre gli 8.60) ha preso confidenza con la sabbia londinese atterrando a 8.12, sette centimetri in più di quanto richiesto per la qualificazione diretta. Chi ha pizzicato il miglior salto del primo turno è però il ceco Radek Juzka, planato a 8.24.
LE ALTRE GARE — Primo round del disco: il lancio più lungo l'ha assestato lo svedese leader stagionale Daniel Stahl (67.64). La campionessa olimpica greca Ekaterini Stefanidi è stata l’unica in grado di flirtare con il 4.60 della qualificazione diretta alla finale dell’asta.


Mondiali: oggi il via per l’ultima grande recita di Bolt. Poi quale futuro?
In pista anche l’idolo di casa Mo Farah, ma la stella più attesa rimane il giamaicano, impegnato nelle batterie dei 100 per un oro incerto. Tanti big e pubblico record
Sarà una festa, di popolo e di sport, con l’immenso stadio al Queen Elizabeth Olympic Park, esaurito come cinque anni fa per i Giochi. Hanno venduto oltre 250.000 biglietti solo per il primo weekend: l’entusiasmo sarà straripante. L’atletica è spettacolo universale e un Mondiale a Londra (205 Paesi rappresentati) è qualcosa di più. Nonostante i tempi siano quelli che sono e i problemi irrisolti, tra corruzione e doping, ancora tanti. Stasera si comincerà subito forte: con gli inglesi a tifare per Mo Farah, all’inseguimento dell’ennesimo titolo nei 10.000 e il mondo a guardare Usain Bolt nella batteria dei 100, aperitivo alle ultime volate individuali della carriera, in programma domani.
i temiTanti, però, i protagonisti attesi: da Wayde Van Niekerk, a caccia di una possibile doppietta 200-400 come solo il Michael Johnson di Göteborg 1995, alle cavallette Mutaz Barshim (alto) e Christian Taylor (triplo). Per non dire dei lanciatori: era da anni che non si raggiungevano misure come quelle di questa stagione. Poi le donne: il piatto, qui, è ancora più ricco. C’è chi cercherà record del mondo, come la russa senza bandiera Maria Kuchina-Lasitskene (il 2.09 di Stefka Kostadinova vacillerà trent’anni dopo Roma 1987), Kendra Harrison (i 100 hs sono prenotati) e Anita Wlodarczyk (il suo martello volerà lontano). E c’è chi ambirà a clamorosi uno-due: da Shaunae Miller (200-400 anche per lei), a Caster Semenya (800-1500). Poi Allyson Felix: oltre ai 400, l’ha ufficializzato ieri, farà 4x100 e 4x400. Il che renderà ancor più interessante la corsa al più «medagliato di sempre» nella storia iridata. Merlene Ottey guida con 14, Bolt e Felix seguono appaiati a 13. Sarà una sfida tra le sfide.
cifre È la figura di Usain a dominare su tutto. Perché le prossime ore passeranno in ogni caso alla storia e il mondo dello sport, da domani notte, al di là della frazione di staffetta ancora in calendario, sarà un po’ più spoglio. Il giamaicano può chiudere un decennio senza precedenti con l’ennesimo trionfo, ma un flop sorprenderebbe fino a un certo punto. Il Lampo mai s’è presentato al grande appuntamento con un stagionale più lento del 9”95 ottenuto a Montecarlo due settimane fa. Ma mai in generale, negli ultimi anni, si è andati così piano. Nel 2015, alla vigilia dei Mondiali di Pechino, erano otto gli atleti (17 prestazioni) ad aver corso sotto i 9”90 e 27 (70 prestazioni) ad aver fatto meglio di 10”00. Quest’anno ce n’è uno (lo statunitense Christian Coleman) sotto i 9”90 (una prestazione) e 18 (37 tempi) sotto i 10”00. E poi Usain ha sempre dato il meglio nella finale che più conta.
senza de grasseSenza sottostimare Justin Gatlin, proprio il 21enne Coleman, in giugno vincitore dei Trials di Eugene in 9”82, potrebbe rivelarsi il più pericoloso. Sulle sue spalle una lunga stagione e l’inesperienza dei turni in una manifestazione globale. Ma il ragazzo, nelle ultime settimane, evitando i meeting europei, ha pensato solo ad allenarsi e potrebbe aver ricaricato le pile. Il compito di Usain, peraltro, ieri è di colpo diventato più facile. Perché Andre De Grasse, nella specialità bronzo olimpico e mondiale in carica, già a Londra (col Canada nello stesso albergo che ospita l’Italia), a causa di uno stiramento dell’ultima ora al bicipite femorale destro, ha dovuto alzare bandiera bianca. Outsider credibili? Yohan Blake, se recuperato dall’ennesimo acciacco e Akani Simbine. Ci si divertirà tutti: anche i bambini allo stadio. I loro biglietti sono costati 9.58 sterline. Come il record di Bolt.

De Grasse rinuncia al Mondiale Un avversario in meno per Bolt
Il 22enne sprinter canadese non sarà al via della rassegna iridata al via domani da Londra. Il forfait è dovuto a un problema alla coscia destra. “Perdere questa chance è inimmaginabile ma devo fare i conti con questa realtà. Sono triste ma sono ancora giovane e tornerò più forte di prima”.
Un atteso personaggio dei Mondiali di atletica al via domani a Londra rinuncia. André de Grasse, 22 sprinter canadese, è costretto a dare forfait a causa di un infortunio alla coscia destra. Lo ha annunciato il suo agente, Paul Doyle. De Grasse, che avrebbe sfidato Usain Bolt sui 100 metri, ha conquistato tre medaglie agli ultimi Giochi di Rio de Janeiro (argento sui 200, bronzo sui 100 e nella 4x100): per lui sono previste quattro-sei settimane di riposo. “Ho pensato a questi Mondiali e ai 100 per tutto l’anno - ha confessato il canadese -. Ero al massimo della forma e avevo voglia di misurarmi con i migliori atleti del pianeta. Perdere questa chance è inimmaginabile ma devo fare i conti con questa realtà. Sono triste ma sono ancora giovane e tornerò più forte di prima”.

Mondiali: i 400 di Van Niekerk e gli altri record che possono cadere
Alla rassegna iridata di Londra, l'olimpionico sudafricano potrebbe sfondare la bandiera dei 43" sul giro di pista, mentre la russa Kuchina nell'alto ha voglia e forza per sfondare il cielo della Kostadinova. Infine fari sul lungo di Luvo Manyonga
Un oro impreziosito da un record del mondo. Cosa possono chiedere di più ai Mondiali di Londra Wayde Van Niekerk, Mariya Kuchina-Lasitskene, Luvo Manyonga? Loro, e altri, ma soprattutto loro tre: sensazionali in questa stagione che vivrà l'appuntamento clou dal 4 al 13 agosto nello stadio dei Giochi 2012. Risultati alla mano, se record del mondo possono cadere alla rassegna iridata, tra i papabili per spostare più in là i limiti umani ci sono i due sudafricani e la russa che gareggerà sotto le insegne degli atleti neutrali autorizzati.
I 400 METRI — Trema la barriera dei 43". Barcolla perché un Van Niekerk come quello visto fin qui può ribaltare il pianeta. Un primato mondiale lo ha già abbattuto, spedendo in archivio di nuovo Michael Johnson: è quello della distanza non olimpica né mondiale dei 300 metri, portato a 30"81. L'americano era stato preso a pugni anche nella finalissima dei 400 dei Giochi di Rio sotto i colpi del nuovo record del mondo (43"03) ma quel primato rischia di avere vita brevissima, travolto dal suo stesso autore. La freccia sudafricana forgiata dall'esperienza della canuta e minuziosa Ans Botha punta alla doppietta 200+400, ambizione legittimata dai tempi dimostrati di valere in stagione: un 19"84 sulla distanza più corta a Kingston nella notte dell'addio di Bolt alla sua Giamaica e un 43"62 sul giro di pista a Losanna in Diamond League. Il duello con il redivivo Isaac Makwala (Botswana), 19"77 sui 200 e 43"84 sui 400, promette di accendere i Mondiali.
L'ALTO — L'eleganza, lo splendore. È cambiato il cognome, da Kuchina a Lasitskene, ma il talento è rimasto. Mariya dopo l'assenza forzata dai Giochi di Rio per l'esclusione in blocco dei russi, è rientrata quest'anno con un carica pazzesca, con la voglia di spaccare il mondo, al punto che i due metri sono diventati soltanto il pavimento. E più su c'è il cielo da esplorare. È andata dieci volte oltre la soglia (2.00) che nessuna delle avversarie è riuscita a valicare in stagione. Con l'apice di Losanna il 6 luglio, un imperiale 2.06 a tre centimetri - tre soltanto - dal trentennale record del mondo della bulgara Stefka Kostadinova, in un altro stadio Olimpico, quello di Roma, e in un altro mondiale, quello del 1987. Di tentativi a 2.10, la graziosa Mariya ne ha già assestati diversi, alcuni non troppo lontani dal bersaglio. Londra da leggenda?
IL LUNGO — Mostruoso. A Luvo c'è da stare attenti: è l'altra rivelazione del 2017 e pure se il record di Mike Powell (8.95) è ancora protetto da una teca di cristallo, non può dirsi totalmente al sicuro. La primavera di Manyonga è stata micidiale, vicina alla perfezione. L'argento olimpico di Rio per due volte in altura è planato a 8.62 e 8.65. Si diceva: ok, l'ha aiutato l'altitudine di Pretoria e Potchefstroom. Macché: qualche settimana dopo a Shanghai si è confermato in 8.61 e a Hengelo 8.62. Misure che non si ricordavano da otto anni. Di fatto, l'8.36 di Stoccolma è sembrato quasi una battuta d'arresto. La botta al polpaccio rimediata in Svezia non ha destato particolari preoccupazioni, ma quella del 18 giugno è rimasta la sua ultima uscita prima dei Mondiali. Può atterrare, davvero, sulla Luna.


ecco l'Italia per Londra: Tortu sbarca sul pianeta dei grandi
Il d.t. Locatelli ha diramato la squadra che avrà il compito di riscattare i medaglieri di Pechino e Rio: Palmisano, Tamberi e il giovane velocista le punte. Tra i 36 convocati, sei atleti su invito Iaaf
Una concreta speranza di medaglia: Antonella Palmisano nella 20 km di marcia. E una carta legata più al blasone che alla reale condizione attuale, comunque in crescita: Gianmarco Tamberi. Oltre a un mix di esperienza e freschezza (Filippo Tortu in primis), di volti nuovi e di scommesse, con qualche assenza che peserà. È composta da 36 azzurri l'Italia per i Mondiali. Londra la chiama dal 4 al 13 agosto per un compito gravoso: risollevarsi dallo zero spaccato delle ultime due rassegne globali, prima i Mondiali di Pechino 2015 e poi i Giochi di Rio 2016. Il d.t. azzurro Elio Locatelli ha ufficializzato oggi le convocazioni di 18 uomini e 18 donne. Allo zoccolo duro di chi aveva ottenuto il pass sono stati aggiunti altri sei azzurri, su invito della Iaaf in base ai target number, cioè il numero di posti che la federazione mondiale riserva alle singole specialità. Con questo meccanismo sono rientrati Lorenzo Vergani (400hs), Simone Falloni (martello), Gloria Hooper (200), Francesca Bertoni (3000 siepi), Erika Furlani (alto) e Laura Strati (lungo).
LE SPERANZE — Gli assi azzurri, al femminile e al maschile, sono dunque Palmisano e Tamberi. La marciatrice pugliese è parsa la più solida in stagione, con tanto di medaglia d'oro in Coppa Europa a Podebrady. E dopo il quinto posto di Pechino e il quarto di Rio, è matura per il grande salto sul podio. Per Tamberi l'attesa è altissima. Rientrato a sorpresa il 14 giugno a San Marino con 2.18, undici mesi dopo l'infortunio di Montecarlo, pian piano ha sciorinato progressi fino al 2.28 saltato due volte, in Ungheria e poi a Colonia. Due centimetri in meno del minimo richiesto dalla Fidal, ma la qualificazione gli spetta di diritto come campione d'Europa.
EN PLEIN — L'Italia schiera il massimo di tre atleti in quattro specialità: affollati i 400 hs femminili (Yadisleidy Pedroso, Ayomide Folorunso, Marzia Caravelli), altrettanto i 3000 siepi uomini (Abdoullah Bamoussa, Yohanes Chiappinelli e Ala Zoghlami), en plein nella 20 km di marcia: Matteo Giupponi, Francesco Fortunato e Giorgio Rubino al maschile, Palmisano, Eleonora Giorgi e Valentina Trapletti tra le donne. In extremis si sono meritati Londra Margherita Magnani nei 1500 (sabato a Heusden il 4'06"30), Jose Bencosme nei 400 hs (venerdì a Orvieto 49"22), Davide Re nei 400, con la rasoiata di giovedì scorso da 45"40 sul Terminillo.
SUPERPIPPO — Dopo un Europeo under 20 da protagonista a Grosseto, Filippo Tortu sbarca sul pianeta dei grandi: lo fa sui 200 metri, fulminati al Golden Gala dell'8 giugno in 20"34, quarto di sempre nella storia azzurra. Pur non essendo al top della condizione, al sardo-brianzolo non è sfuggito il titolo di campione europeo junior sui 100 e ai Mondiali dovrà incamerare quanta più esperienza possibile per il futuro. A Londra, in forza del minimo di qualificazione, anche Irene Siragusa (200), Maria Benedicta Chigbolu (400) e Yusneisy Santiusti (800), mentre l'unica staffetta al via sarà la 4x400 femminile bronzo agli Europei di Amsterdam dello scorso anno: convocate oltre a Chigbolu, Folorunso e Caravelli anche la campionessa europea Libania Grenot (annunciato per lei un test oggi a Roma sui 300), Maria Enrica Spacca e Raphaela Lukudo. In pedana, tutto da decifrare il contributo che potranno dare Alessia Trost (alto) e Kevin Ojiaku (lungo). Nei lanci, l'unico che non ha dovuto attendere il verdetto dei target number è Marco Lingua (martello). Dalla strada le altre convocazioni: Daniele Meucci e Stefano La Rosa le carte per la maratona, Marco De Luca e Michele Antonelli gli highlander della 50 km di marcia. Confermate le rinunce di Valeria Straneo, l'argento della maratona di Mosca 2013, e del marciatore della 50 km Teodorico Caporaso.

l'Italia mondiale si aggrappa a Tamberi
Il saltatore in alto e la marciatrice Palmisano speranze azzurre per i Mondiali di Londra. Gimbo: "Crediamo nei giovani". Oggi la squadra: per ora certi 31 convocati
Trentuno atleti (16 uomini e 15 donne) sono sicuri: alcuni altri si aggiungeranno. È la composizione della squadra azzurra che la Fidal ieri (i termini di presentazione scadevano a mezzanotte) ha "inviato" alla Iaaf in vista dei Mondiali di Londra (4-13 agosto). Oggi l'ufficializzazione. Anche se poi, presumibilmente, il conto totale salirà a 37-38.
TARGET NUMBER — Dipenderà da quanti saranno gli "invitati" dalla Iaaf in base al Target Number, ovvero quanti saranno inclusi (per raggiungere il tetto di partecipazione stabilito in ogni specialità), pur avendo solo avvicinato il minimo richiesto. Un esempio per tutti: Laura Strati, lunghista vicentina che con 6.72 è rimasta a soli tre cm dallo standard (18 a in una graduatoria che porterà sulle pedana di Londra 32 saltatrici), proprio ieri - prima e per ora unica - ha ricevuto un invito ufficiale, subito accettato. Altri, appunto, ne seguiranno. I vari Benedetti, Bussotti, Crippa, Vergani, Lambrughi, Faloci, Falloni e tra le donne Hooper, Bertoni, Furlani e Derkach, chi più chi meno, possono coltivare speranze. I prossimi giorni, per tutti loro, saranno di passione... E anche se non ci sarà un indirizzo federale generale e ogni caso sarà valutato singolarmente, è probabile che chi riceverà una chiamata, alla fine sarà presente.
LE SCELTE — Altre, tra convocati certi o possibili, le rinunce. Per infortunio (Chesani, Donato, Jacobs, Viola, Inglese, Straneo) o per scelte proprie o del settore tecnico guidato da Elio Locatelli (Tortu sui 100, Randazzo, Dallavalle, Grenot in riferimento alla gara individuale, Incerti). Tra gli esclusi più sfortunati, Desalu: il minimo per i 200 era 20"44, agli Assoluti di Trieste ha corso in 20"32, ma con vento a +2.2 m/s e lo stagionale di 20"64 non basterà. Il settore più in difficoltà? Quello dei lanci: anche se Falloni quasi certamente lo seguirà, il solo convocato certo al momento è Lingua. Un discorso a parte per marcia e maratona, le cui decisioni sono inevitabilmente state assunte da tempo. Ieri Giupponi ha sciolto le riserve e sarà quindi al via della 20 km, mentre Caporaso, acciaccato, sebbene risulterà iscritto, rinuncerà alla 50 e non sarà rimpiazzato. Per la 42 km due soli uomini: Meucci (c'è stato qualche problema, risolto, per la certificazione del minimo ottenuto a fine aprile a Rimini) e La Rosa. Poi le staffette: salvo miracoli, solo la 4x400 donne, inclusa tra le prime sedici del relativo ranking, sarà della partita. Con sei atlete: a Chigbolu, Folorunso e Caravelli (non Pedroso...), già presenti per 400 e 400 hs, si aggiungeranno la stessa Grenot, Spacca e Lukudo.
PREVISIONI — La squadra in ogni caso, numericamente, sarà in media con le edizioni della rassegna iridata più recenti. Anche il raccolto, è facile immaginare, sarà più o meno simile. Va detto: le speranze di medaglia, dopo lo zero di Berlino 2009 e di Pechino 2015 e l'uno di Daegu 2011 (il bronzo della Di Martino nell'alto) e di Mosca 2013 (l'argento della Straneo in maratona), sono ridotte. Occorre puntare su Antonella Palmisano e sperare in un'impresa di Gianmarco Tamberi.
ENTUSIASMO GIMBO — "Non mi tiro indietro - dice Gimbo, possibile capitano - la crescita delle ultime gare, soprattutto nella costanza di salto e nella velocità di ingresso, mi hanno dato grande fiducia. Dopo quel che ho passato, potrei fermarmi e accontentarmi, ma se dopo Colonia non ho ancora assaggiato un gelato, significa che ho voglia di provarci fino in fondo... Intanto penso alla squadra e ai tanti giovani lanciati dalla due recenti rassegne europee. Carattere e approccio sono quelli giusti, la voglia di confronto con l'estero c'è ed è quel che ci garantirà un futuro. Se non da Londra, da subito dopo".

Europei Under 23: Randazzo d'argento, Bianchetti di bronzo
Medaglie azzurre a Bydgoszcz, in Polonia: nel lungo e nel peso. Entrambe non senza qualche rimpianto. Il catanese è battuto di 6 cm dall’ucraino Mazur, il reatino manca l'argento per 17
È di due medaglie il bottino azzurro nella seconda giornata degli Europei under 23 di Bydgoszcz, in Polonia. Merito di una coppia di 21enni, composta dal catanese Filippo Randazzo, d’argento nel lungo e dal reatino Sebastiano Bianchetti, di bronzo nel peso. Entrambi, agli Europei della stessa categoria di Eskilstuna 2015, in Svezia, erano già stati di bronzo. Sono conferme che dicono di talenti certi e fanno ben sperare per il futuro.
RANDAZZO — Il risultato di Randazzo, in verità, lascia persino un po’ di amaro in bocca. Il finanziere, nella qualificazione di giovedì, con 8.04 (personale all’aperto migliorato di 9 cm e assoluto mancato di uno) era stato decisamente il migliore. In finale, però, è battuto dall’ucraino Vladyslav Mazur per soli sei cm: 8.04 a 7.98. Resta un risultato da applaudire: nessun azzurro, donne comprese, nelle dieci precedenti edizioni della rassegna, era salito sul podio della specialità. Ma l’allievo di Carmelo Giarrizzo è deluso. "Pensavo di poter vincere – ammette a caldo – il successo era alla mia portata. Dopo la facile qualificazione e il 7.98 del primo tentativo, ottenuto rallentando perché ho rischiato il nullo di pedana, ero convinto di potercela fare. Invece, prima della terza prova, a causa di una protesta, ho dovuto attendere molto a lungo, mi sono raffreddato, ho avuto sensazione di rampi e, dato anche che la condizione fisica, dopo l’infortunio patito in giugno è quella che è, mi sono un po’ perso via. E ora quel 'vice' davanti alla parola 'campione' mi brucia parecchio". Nella serie, in successione, anche due nulli, un 7.81, un 7.63 e un altro nullo.
BIANCHETTI — Anche Bianchetti recrimina un po’: "So di valere di più e voglio dimostrarlo al più presto". Il poliziotto, in una finale come da pronostico dominata dal beniamino di casa Konrad Bukowiecki (oro con 21.59, record della manifestazione), è virtualmente sul podio sin dal primo lancio (19.07). Cresce tentativo dopo tentativo (19.54 al secondo, 19.64 al terzo), ma al quinto, pur arrivando a 19.69 (a soli 9 cm dal personale), subisce il sorpasso dell’olandese Denzel Comenentia (19.86). Per lui, portato all’atletica dal compianto Andrea Milardi e da tre anni allenato a Schio da Paolone Dal Soglio, l’obiettivo adesso, a maggior ragione, devono diventare i venti metri.

Lucerna: Vetter giavellotto stellare 94,44!
Il 24enne tedesco secondo di sempre al mondo, con quattro lanci sopra i 90 metri nel meeting svizzero
Un altro grande risultato nel giavellotto in questa stagione. Protagonista ancora un tedesco, ma stavolta a prendersi la scena è Johannes Vetter con uno strepitoso 94,44 al meeting di Lucerna, in Svizzera. Il 24enne lanciatore diventa così il secondo uomo di sempre nella storia della specialità dietro soltanto al record mondiale del ceco Jan Zelezny (98,48) superando il connazionale Thomas Rohler, campione olimpico in carica, che nel mese di maggio a Doha aveva spedito l’attrezzo a 93,90 e oggi sconfitto, al secondo posto con 89,45. Questa sera Vetter è riuscito a fare ancora meglio, al culmine di una serie formidabile con tutti i primi quattro tentativi oltre la soglia dei 90 metri: 90,75-91,06-93,06-94,44, poi 89,50 per chiudere con un nullo. Quarto alle Olimpiadi di Rio e finalista ai Mondiali di Pechino, dove si è piazzato settimo, aveva finora un record personale di 89,68 ottenuto quest’anno proprio al meeting di Doha. In pedana anche gli azzurri Mauro Fraresso (Fiamme Gialle), settimo con 70,75, e Roberto Bertolini (Fiamme Oro), ottavo a 70,73.
Nei 400 ostacoli sesta Marzia Caravelli (Aeronautica) in 56.73, mentre l’atleta di casa Petra Fontanive si impone con 54.74. Due gare per Lorenzo Perini (Aeronautica) nell’arco di un’ora e mezza: il campione italiano dei 110 ostacoli fa segnare 13.77 (+0.4) per il sesto posto e poi nella successiva prova è quinto con 13.88 (-0.2) sulla pista bagnata dello stadio Allmend, in una serata fresca e inizialmente piovosa. La campionessa italiana Gloria Hooper (Carabinieri) conquista la seconda serie dei 200 metri con 23.65 (-0.5) davanti alla compagna di club Anna Bongiorni che realizza il suo quarto tempo della carriera con 23.78. Al maschile 21.00 (-0.1) per Antonio Infantino (Athletic Club 96 Alperia) e 21.33 di Eseosa Fausto Desalu (Fiamme Gialle), nella loro serie rispettivamente sesto e settimo. Nel giavellotto femminile la tricolore Zahra Bani (Fiamme Azzurre) finisce sesta con 54,43 nella gara vinta dalla tedesca Christin Hussong, autrice di una spallata a 64,18. [RISULTATI/Results]
IN SVEZIA - Nel Folksam GP di Goteborg (Svezia), sui 200 metri Federico Ragunì (Cus Palermo) chiude settimo in 21.69 controvento (-1.9). Vittoria con 20.86 al britannico Richard Kilty, pluricampione europeo dei 60 indoor.

Diamond League: a Londra ovazione per Farah che domina i 3000
Il due volte olimpionico dei 5000 e 10000 non ha deluso le attese. Nell’atteso duello dei 100 femminili vittoria per Elaine Thompson sull’olandese Dafne Schippers. Nell’alto la Mariya Lasitsken-Kuchina si ferma a 2.00
A cinque anni dai Giochi Olimpici, e a tre settimane dai campionati del Mondo che riporteranno la grande atletica a Londra, lo stadio dei Giochi 2012 ospita la quarta tappa della Diamond League, non a caso chiamata Anniversary Games, ultimo appuntamento agonistico per molti dei protagonisti che rivedremo alla rassegna iridata. Non c’è stata la grandissima prestazione, nonostante le condizioni meteo ideali (25° e meno del 50% di umidità), ma alcuni duelli hanno davvero infiammato i trentamila accorsi a Stanford, che poi hanno riservato l’ovazione finale a Mo Farah, l’eroe di casa al penultimo appuntamento su pista della carriera: dopo i Mondiali, infatti, si dedicherà alla maratona.
KENDRA SENZA RECORD — La più attesa era probabilmente Kendra Harrison,che giusto un anno fa proprio su questa pista ottenne il primato del mondo dei 100 ostacoli in 12”20. Liberata dal complesso dei Trials (l’anno scorso fallì l’Olimpiade, quest’anno si è qualificata agevolmente per i Mondiali), la 24enne del Tennessee, oltre all’oro iridato, ha messo nel mirino proprio il record, ma dovrà rinviare l’appuntamento nonostante i proclami della vigilia. Dopo un’agevole batteria in 12”47, in finale l’americana ha dovuto fare i conti con la resurrezione dell’australiana Sally Person, olimpionica proprio a Londra, che l’ha braccata fin dallo starter, costringendola per la pressione a pasticciare tra il quinto e il sesto ostacolo: solo negli ultimi metri la Harrison ha liberata la sua grazia potente per chiudere in 12”39, 9 centesimi meglio della rivale, alla miglior gara da due anni. Per Kendra si tratta comunque del 20° successo consecutivo, risultato raggiunto anche dalla saltatrice in alto russa (ma gareggia da indipendente per le note vicende doping di quella federazione) Mariya Lasitskenė -Kuchina, reduce dal 2.06 di Losanna e qui vincente con un normale 2.00. Non l’ha aiutata il basso livello della gara, con solo l’americana Cunningham salita a 1.97 a darle un po’ di fastidio. La Kuchina ha provato poi un tentativo a 2.03 e due a 2.08, ma senza troppo mordente.
IL DUELLO ALLA THOMPSON — Si attendevano grandi cose dai 100 femminili, che riproducevano uno dei grandi duelli che caratterizzeranno i Mondiali, quelli tra l’olimpionica Elaine Thompson e l’olandese Dafne Schippers. Si impone la caraibica in una gara tesa e frenata da 1.4 di vento contro: la Thompson è decisamente impacciata in partenza, la Schippers resta davanti fino agli 80 metri, quando Elaine finalmente si distende e chiude in 10”94, 3 centesimi meglio della rivale ma lontanissima dal 10”71 dei Trials. Nella gara maschile, sorride la Gran Bretagna con Ujah, vincitore con un dignitoso 10”02.
MO IMBATTIBILE — L’avevano lasciato per ultimo, a coronare il meeting e il due volte olimpionico dei 5000 e 10000 Mo Farah non ha deluso le attese in un 3000 costruito su misura per lui. Dopo un avvio tranquillo il fondo al gruppo, il fuoriclasse con le radici somale ha preso il comando delle operazioni all’ultimo giro, con la solita lunga volata contrastata fino ai 200 metri finali dallo spagnolo Mechaal, campione europeo indoor della distanza: 7’35”15 il tempo di Farah, suo primato stagionale, mentre il battuto chiude in 7’36”32. La settimana più tribolata dell’eroe di casa, tirato in ballo per questioni di doping dalle mail di Fancy Bears, si chiude così in bellezza, con la consegna anche di una targa fatta con un tassello della pista olimpica di cinque anni fa. Nella gara femminile, fallisce l’assalto della Muir al record britannico di Zola Budd che risale addirittura al 1984: non le basta il personale di 4’18”03 per fare meglio del 4’17”57 dell’ex mezzofondista scalza. Vince la keniana Obiri in 4’16”56. L amiglior gara del mezzofondo diventano così gli 800 maschili, con la rinascita di Amos, argento ciqnue anni fa ai Giochi: il corridore del Botswana vince in 1’43”18, miglior prestazione mondiale stagionale, e dietro di lui si conferma il ventenne statunitense Brazier a 1’43”95, stagionale.
SEGNALI E PEDROSO — L’avvicinamento ai Mondiali risveglia le ambizioni di campioni stagionati ma sempre sull’onda. Nei 400 femminili la Felix, campionessa olimpica dei 200 su questa pista, stampa il miglior tempo stagionale in 49”65, l’altro olimpionico di Londra Aries Merritt scende a 13”09 nei 110 ostacoli (il cipriota Trajkovic, 2°, al record nazionale in 13”25), e un altro signore di Olimpia, Kerron Clement, vince i 400 ostacoli in 48”02, mentre la Spotajova lancia il giavellotto a 68”26. Bene la Bartoletta nel lungo con 7.01, e bene anche l’unica italiana al via, la primatista italiana dei 400 ostacoli Yadisleidy Pedroso, scesa sotto i 55” con il primato stagionale di 54”87, quinta nella gara vinta dalla giamaicana Russell in 54”02. Un buon viatico per i Mondiali.

Diamond League: Van Niekerk strappa Losanna a Johnson: 43"62 sui 400
L'olimpionico sudafricano affronta per la prima volta in stagione la sua distanza e timbra subito la miglior prestazione stagionale con il record del meeting che da 21 anni apparteneva a MJ. I 100 a Gatlin in 9"96. Grande Kuchina nell'alto: sale a 2.06, la Trost fatica e si ferma a 1.93
Losanna saluta uno strepitoso Wayde Van Niekerk: alla prima stagionale sui 400 che a Rio gli diedero l'oro olimpico e il primato del mondo (43"03), il sudafricano stampa un 43"62 che è la migliore prestazione dell'anno sulla distanza: fino ai 350 metri Thebe (Botswana) gli tiene testa (chiuderà in 44"02), poi l'allievo di miss Botha allunga, per chiudere in controllo, guardando il tabellone del tempo. Il 43"62 è anche record della Diamond League e del meeting, strappato a Michael Johnson (43"66 nel 1996). Quello del sudafricano è il momento forte del meeting Athletissima, ottava tappa della Diamond League, insieme a 2.06 di Mariya Kuchina nell'alto.
100 — Justin Gatlin si prende i 100 (+0-2) in 9"96, un secondo più lento dello stagionale; secondo è l'ivoriano Meité (9"98), mentre il sudafricano Akani Simbine (9"99) scende per la settima volta sotto i 10" nel 2017. Nel giavellotto donne arriva la migliore prestazione mondiale 2017: la firma l'olimpionica croata Sara Kolak, che con 68.43 migliora di oltre due metri il personale e batte Barbora Spotakova (67.40). Sui 200 Dafne Schippers (22"10) fatica a regolare Ta Lou, al record nazionale della Costa d'Avorio in 22"16. Nei 400 hs femminili si ritira l'oro olimpico Dalilah Muhammad, con Ashley Spencer che si impone di potenza nel finale (53"90) sull'idolo di casa, Lea Sprunger, che abbassa comunque il personale di 34/100 (54"59). Sui 100 hs, cinquina statunitense con giallo: la prima classifica dice Castlin, Nelvis, Manning, Stowers, Harper, ma la Nelvis sa di aver vinto e chiede lumi ai giudici, che correggono: Nelvis (12"53), Stowers (12"57), Manning (12"58), Ali /12"61) e Castlin (12"61).
1500 — Spettacolo sui 1500 uomini: l'etiope Aman Wode, argento iridato indoor sulla distanza nel 2014, allunga alla campana e resiste ai tentativi di rientro, chiudendo in 3'32"20. Per gli 800 donne sono giorni delicati, i risultati dei nuovi studi sull'iperandroginismo potrebbero spingere la Iaaf a obbligare le atlete in situazioni intersex a sottoporsi a cure ormonali: a Losanna si impone una delle atlete sotto osservazione, Francine Niyonsaba (1'56"82), imperiosa nel respingere il recupero della statunitense Lipsey (1'57"38). Spettacolo nell'asta, con Kendricks che vince e trova il record del meeting a 5.93, condiviso col polacco Wojciechowski, mentre Laviellenie è terzo a 5.87.
ITALIANI — La 4x100 donne cercava un 42"82 per entrare tra le 16 dei Mondiali di Londra. Hooper, Siragusa, Bongiorni e Alloh trovano un 43"21 che migliora lo stagionale di 7/100, ma non basta. Anche perché la Svizzera, che era 16ª nel ranking mondiale, stampa un clamoroso 42"53 (record nazionale) e ora per entrare tra le 16 bisogna battere il Canada (42"70). «Stanno crescendo, le porteremo a Montecarlo» commenta il d.t. Elio Locatelli. Alessia Trost fatica, ma l'1.93 la mantiene sulla strada della fiducia, vista la rivoluzione tecnica che sta affrontando: l'azzurra sbaglia malissimo un tentativo a 1.84, supera bene 1.87 e 1.90 ma gliene servono tre per passare 1.93. Poi prova 1.96, ma dimostra di essere lontana.
Non ha paura invece Mariya Kuchina, che sale a 2.06 per la miglior prestazione mondiale, centrata al secondo tentativo, e poi prova per tre volte il record del mondo a 2.10, con un terzo salto migliore dei primi due. Sul miglio del tentativo di record fallito da Genzebe Dibaba (4'16"05), Margherita Magnani combatte ed è quinta a 4'27"51, a meno di un secondo dal minimo per i Mondiali. «Mi dispiace perché come al Golden Gala ho fallito il minimo per pochi decimi - racconta l'azzurra -. Nell'ultimo giro ci sono state molte spinte ma quando c'è la Dibaba è sempre così, lei parte con le lepri e dietro si sgomita. Avrei voluto partire ai 400 metri ma ero chiusa, ai 300 idem, così sono uscita ai 150. Chissà, se avessi avuto spazio prima, avrei limato quel mezzo secondo. Comunque lo stato di forma è buono per il minimo come per il personale sui 1500. Ho ancora tre settimane, ci proverò a Padova e a Lignano».
A inizio serata Anna Bongiorni e Irene Siragusa avevano corso i 100 rispettivamente in 11"51 e 11"60 (vento +0.2), lontane dagli stagionali firmati agli Assoluti di Trieste. «Le serie ai Tricolori si sono fatte sentire» commentava la Bongiorni. Nel lungo Laura Strati, alla prima presenza in Diamond League, trova un 6.49 (la serie comprende anche un 6.45), ma resta lontana dallo stagionale (6.63) e dal 6.75 che l'avrebbe messa a riparo da sorprese sulla strada per i Mondiali. «Il vento contro mi ha tolto qualche centimetro, ma le sensazioni sono state buone - racconta la lunghista, che nella vita fa la traduttrice e vive a Madrid -. Considerando che lunedì e martedì ho lavorato, va bene così. Per cercare il 6.75 del minimo per Londra ho ancora un paio di occasioni, ad Avila il 15 luglio e a Sestriere il 23. Del target number non posso fidarmi (col 6.63 del 10 giugno a Stettino al momento è tra le 32 ammesse, ndr)». Cinquemila di sofferenza per Yeman Crippa, sempre in coda al gruppo, sofferente a due giri dal termine e costretto al ritiro poco prima della campana. L'azzurro si siede sulla pista, poi si rialza e raggiunge la zona d'arrivo camminando. Davanti, l'etiope Muktar Edris firma la miglior prestazione dell'anno, 12'55"23, ma scendono sotto i 13" anche il connazionale Barega (12'55"58) e l'ugandese Cheptegei (12'59"83).

 

Van Niekerk ai confini della velocità
Ultima gara della serata di Losanna, i 400: dando un’occhiata ai migliori tempi stagionali degli iscritti, il peggiore è Wayde van Niekerk, 46.28, frutto di una sgambatina, di un allungo, nell’estate australe. Alla Pontaise, precedenti illustri:il record di Athletissima è 43.66, risale al 3 luglio 1996 e il padrone è Michael Johnson. Venne avvicinato nel 2014 da Kirani James, 43.74, in fondo a duello serrato con LaShawn Merritt, 43.92.
Per il momento Wayde si è dedicato ad altro, il giovanotto prossimo ai 25 anni (nato il 15 luglio 1992, venti giorni prima degli acuti barcellonesi di Quincy Watts) e che Usain Bolt ha indicato come erede: tra aprile e oggi, 9.94 sui 100; 20.10, 19.90, 19.84 su strada a Boston e 19.84 su pista a Kingston, nell’addio giamaicano del fulmine, sui 200; 30.81 sui 300, con la caduta dell’ultimo feudo rimasto a Michael Johnson.
Tre record personali e l’ennesima barriera infranta: dopo i 10, i 20 e i 44 secondi (forse anche i 43: tutto sommato il 43.03 di Rio vale 42.8-42.9 manuale), anche i 31 secondi sono caduti ai suoi piedi. O meglio, sotto i suoi fantastici piedi che sanno offrirsi come dinamiteri e eleganti. Aggraziato è un aggettivo che qualcuno può ritenere inadatto, ma è proprio quello che si attaglia al sudafricano, allenato da zietta Ans Botha.
E’ interessante annotare la sua progressione su 200 e 400, le distanze che vedranno la sua sfida londinese a chi aggraziato non era – Michael Johnson – e che condusse in porto due volte l’impresa, ai Mondiali di Goteborg 1995 e ai Giochi di Atlanta 1996, nella seconda occasione sgretolando il suo fresco record del mondo: 19.32 e 34 cents di progresso.
200m 400m
2013 20.84
2014 20.19
2015 19.94
2016 20.02
2017 19.84 2013 45.09
2014 44.38
2015 43.48
2016 43.03
Stimando Wayde il velocista più completo della storia (anche per la scarsissima frequentazione di Bolt con i 400) ma ritenendolo soprattutto un sublime e spericolato interprete del quarto di miglio, resta da annotare che il suo progresso nelle stagioni che vanno dal 2013 al 2016 è di 2 secondi e 6 centesimi, con parziali di 71, 90 e 45 e per una media di 68 centesimi. La domanda è: sottoposto, come ha detto lui, a sei giorni di pura e intensa competizione, con sei turni da affrontare, cosa ci si può attendere dal talento che ha visto la luce a Capetown o Kapstad?
Un innocente giochetto può essere quello di attribuirgli il 50% del miglioramento che ha saputo offrire tra la finale mondiale di Pechino, 43.48, e quella olimpica di Rio, 43.03. La metà di 45 è a palmi 23 e il risultato è 42.80.
Una previsione azzardata, oltre i confini della realtà anche alla luce delle fatiche che andrà ad affrontare? Probabile. Ma i freschi record personali su 100, 200 e 300 sono un eccellente sostegno, da affiancare alla scomposizione della sua fantastica galoppata alla cieca: 10.7-9.8 (20.5), 31.0 (10.5), 43.03 (12.0 e 22.5 sulla seconda metà).
 

 

Assoluti: Desalu fa 20"32 nei 200, solo il vento (+2.2) gli rovina la festa
L'ultima giornata della rassegna è vibrante: nei 200 donne la Hooper a 23"14 con un muro di vento contro (-2.0). Bene gli ostacolisti dei 400: si rivela Vergani (49"36), vola la Pedroso (55"09). Coppa Italia a Fiamme Gialle ed Esercito
Stadio Grezar, è qui la festa: di pubblico e, finalmente, di risultati. La terza giornata degli Assoluti, al termine di un'edizione che riporta Trieste in grande stile sulla mappa dell’atletica italiana, regala spettacolo e prestazioni importanti. Su tutto spicca il 20"32 nei 200 di Fausto Desalu. Solo una bava di vento oltre la norma (+2.2 m/s) inficia il risultato. La rassegna tricolore porta bene al 23enne cremonese di genitori nigeriani: a Rieti 2016 volò in 20"31, terzo crono italiano all-time alle spalle del 19"72 di Pietro Mennea e del 20"28 di Andrew Howe.
LA GARA — Peccato la prestazione non sia omologabile: sarebbe valsa il minimo per i Mondiali di Londra (20"44) già ottenuto con 20"34 da Filippo Tortu al Golden Gala. Desalu, dopo il 20"88 (+1.4) di un'agevole batteria, in quinta corsia disegna un’ottima curva. Antonio Infantino, in sesta, è un riferimento e Fausto, in qualche modo, sfrutta la scia. Nel rettilineo, poi, con azione facile ed elegante, finisce l’opera. La visione del display col dato del vento smorza la gioia: il finanziere, stagionale di 20"64, pensando ai Mondiali, entrò il 23 luglio dovrà migliorarsi: a oggi il target number che varrebbe comunque Londra (58 atleti) è fissato a 20"57. Anche a Infantino, secondo con 20"51, come Lodovico Cortelazzo (20"72) e Jacopo Spanò (20"82), terzo e quarto, quel +2.2 nega il personale.
HOOPER E STAFFETTE — Il vento, ballerino, sporca pure la gara femminile. Stavolta spira decisamente contrario al rettilineo, a -2.0. Una ritrovata Gloria Hooper, dopo un'appassionante sfida con Irene Siragusa, si impone in un buon 23"14, rimanendo però a 4/100 dallo standard iridato. Vale l’attuale 49° posto nella graduatoria di riferimento (sempre al limite dei 58) e chissà non potrà bastare. La Siragusa, alla quinta fatica in poco più di 24 ore, manca la doppietta coi 100, ma è buona seconda in 23"21 (lei, col 23"00 di Ginevra, ha già timbrato il biglietto per l’Inghilterra). Tali risultati fanno essere ottimisti anche per le staffette veloci e il possibile pass mondiale. Ranking alla mano, a quella femminile serve (almeno) un arduo 42"87: lo inseguirà giovedì a Losanna. A quella maschile un altrettanto difficile 38”44: nella speranza di recuperare gli acciaccati Michael Tumi e Marcell Jacobs è stato deciso che il relativo tentativo verrà posticipato dal meeting di domenica a Londra a quello di venerdì 21 a Montecarlo, dove il quartetto femminile avrà a disposizione un’altra eventuale opportunità.
OSTACOLI BASSI — Il risultato in assoluto più pesante è intanto quello di Yadis Pedroso che porta lo stagionale dei 400 hs a 55"09, terzo crono della carriera. La semifinalista olimpica e mondiale parte a tutta e, con ottima ritmica, resta in spinta fino alla decima barriera. Dove invece Marzia Caravelli pasticcia un po' e chiude in 56"65. A Londra entrambe (soprattutto la prima), potranno dire la loro. Potrebbe esserci, a sorpresa, anche Lorenzo Vergani, 23enne milanese del Cus Pro Patria che vince la stessa prova in un eccellente 49"36 (decimo tempo italiano di sempre, a 1/100 dal minimo iridato, ma 31° su 40 nel target number) su un altrettanto positivo Jose Bencosme (49"45). Il ragazzo allenato da Aldo Maggi, che in una volta sola cresce di 82/100, è un... predestinato: abita a due passi dall’Arena ("sopra" la partenza dei 200) e dal balcone di casa vede la pista. La specialità, considerando che l’assenza di Mario Lambrughi non dovrebbe protrarsi, vive un buon momento. A proposito di recuperi: Matteo Galvan mercoledì tornerà dopo quasi un anno (a Celle Ligure su un 200) e Federica Del Buono sta riprendendo con nel mirino le Universiadi di fine agosto.
LANCI — Trieste, intanto, offre anche lanci di un certo spessore: Hannes Kirchler fa 60.50 nel disco, Marco Lingua 73.84 nel martello, scavalcando all’ultimo tentativo Simone Falloni (73.40) e Zahra Bani conferma la sua seconda giovinezza con 59.01. Poi Chiara Rosa: il suo, nel peso, è il tredicesimo titolo consecutivo. Applausi, infine, per il friulano Alessandro Talotti: l’ex primatista italiano indoor dell’alto, a 36 anni, con un ultima gara da 2.05, passa e chiude. La Coppa Italia, per l'ottavo anno consecutivo, è di Fiamme Gialle (uomini) ed Esercito (donne).

Assoluti: Randazzo illumina Trieste, 7.95 in lungo al rientro
Il 21enne catanese, smaltito un infortunio muscolare, torna e migliora il personale all’aperto di 19cm precedendo Ojiaku di 7. I titoli dei 100 a Cattaneo con 10”24 (ma +2.1 m/s) e alla Siragusa con 11”35 (+0.7). Bene Bianchetti (19.74 nel peso) e la Strati (6.59 in lungo). La favola della Cattaneo
E’ Filippo Randazzo a illuminare la seconda giornata degli Assoluti di Trieste. Il 21enne catanese, nel lungo, vola a 7.95 (+1.1) e, dopo un periodo ai box per un lieve infortunio al bicipite femorale sinistro, quello della gamba di stacco, conferma di essere uomo sul quale l’atletica italiana può puntare. Archiviata la scoppiettante stagione invernale che lo ha rivelato (primato di 8.05 e finale agli Euroindoor), incrementa dopo due anni il personale all’aperto di 19 centimetri e centra una misura che, soprattutto in prospettiva degli Europei under 23 di Bydgoszcz del 13-16 luglio, fa ben sperare. Il finanziere, nella lista continentale di categoria, si inserisce al quarto posto, ma a soli nove centimetri dal leader, lo svedese Nilsson Montler. Più complicato il discorso relativo a una possibile partecipazione ai Mondiali di Londra: con scadenze al 23 luglio, il minimo è a 8.15, il target number al momento fissato proprio al suo 8.05.
LA GARA — Per la finale diretta (qualificazioni di venerdì cancellate per nubifragio), a caccia di folate giuste, si inverte il senso di pedana in extremis. Crea qualche problema (presto risolto) ai cameramen-tv, ma funziona: tutti i tentativi della gara sono a favore di vento. Il finanziere, peraltro, con la sua rincorsa rimbalzante, mette subito in chiaro le cose: Kevin Ojiaku, 7.88 alla prima prova e 7.87 alla terza, prova a prenderlo. Senza successo. La serie di Randazzo (due nulli e tre rinunce) dice poco. Ma il 7.95, seppur isolato, ridà linfa a una specialità che, scoppiettante in inverno, ora stenta a decollare (Jacobs ha rinunciato alla semifinale dei 100).
VELOCITÀ — La giornata, con la tribuna dello stadio Grezar esaurita e tanto entusiasmi, propone risultati apprezzabili anche nelle gare su rettilineo. I 100 vanno al 23enne lombardo Federico Cattaneo (10”24, ma con +2.1 m/s) e alla 24enne toscana Irene Siragusa che, con 11”35 (+0.7), resta a 3/100 dal personale. Anna Bongiorni, seconda con 11”39, cresce di altri 12/100 ed entra nella top ten italiana. I titoli dei 400, nel mentre, sono di Davide Re (46”07) e Maria Benedicta Chigbolu (52”31), con Libania Grenot e Ayo Folorunso (smaltita un’infiammazione a un tallone) spettatrici in tribuna.
ACUTI — Tra gli ostacoli alti piacciono Lorenzo Perini (13”54, ma con +3.0) e l’infinita Micol Cattaneo che a 35 anni conquista il quinto tricolore, otto stagioni dopo l’ultimo. La mamma comasca, con 13”20 (+1.8), eguaglia il miglior crono nazionale 2017 di Veronica Borsi e il suo post-maternità. Nei concorsi bene Sebastiano Bianchetti nel peso (19.74), Mauro Fraresso nel giavellotto (77.36) e Laura Strati nel lungo (6.59/0.0). Notizie meno buone dalla marcia: nei 10.000 di Federico Tontodonati, il rientrante Matteo Giupponi (al 6° km) e Massimo Stano (al 7° mentre è in testa) sono squalificati.

Diamond League a Parigi: ahi, Tamberi. Tre nulli a 2,20. Barshim vince con 2,35
Gimbo non supera la misura d'entrata in una serata da incubo. Non brillano le stelle più attese: Taylor si ferma a 17.29 nel triplo, Lavillenie a 5.62, con Kendriks vincitore con 5.82. Sorridono Elaine Thompson (10”91) e Vetter (88,74)
Dopo la pioggia battente del mattino, Parigi regala una serata fresca (21°) e soleggiata al meeting che sbarca allo stadio di Charlety dopo gli anni passati allo Stade de France. Le cattive notizie per l’Italia arrivano purtroppo quasi subito. La gara del marchigiano finisce ancora prima di iniziare. Tre nulli alla misura di entrata, 2,20. Tamberi scalda il pubblico di Charlety, applaude i ragazzini delle gare regionali che gli passano davanti durante il riscaldamento. Cerca la carica dei giorni migliori. In gara sbaglia i primi salti due piuttosto nettamente. Dopo il secondo errore pure Barshim va a rincuorarlo. Il terzo è il salto migliore ma l’asticella non guarda in faccia nessuna e cade. La gara dell’alto che prometteva scintille con tutti, o quasi, i migliori al mondo, non mantiene le promesse. Il principe Barshim si ferma a 2,35, rinunciando a saltare 2,39; Bondarenko ed il siriano Gahzal, a 2,32 che comunque costituisce la loro migliore prestazione dell’anno.
CRIPPA OK — Il ventenne mezzofondista trentino, si misura con una gara lanciata su dei ritmi altissimi (passaggi di 2’32’’ al 1000 e 5’07’’ ai 2000). Ai 2000 metri l’allievo di Massimo Pegoretti passa, leggermente staccato dal gruppo, in 5’10’’. Stringe i denti, e corre da solo tutto l’ultimo chilometro. Chiude in 7’55’’31 nuovo personale, anche se al di sopra del crono sperato. La sua gara è però di buon augurio per il prossimo impegno al meeting Athletissima di Losanna (giovedì 6) alla ricerca del minimo per Londra sui 5000.
MEZZOFONDO PIMPANTE — Nel mezzondo gara all’ultimo respiro sugli 800 dove si rivede Nijel Amos vincitore in 1’44’’24. Il bosniaco Amel Tuka termina quinto in 1’45’’40. Il 1500 femminile ribadisce lo strapotere della olandese Hassan, che detiene il miglior crono stagionale sulla distanza con 3’56’’14. Ieri ha chiuso in 3’57’’10 regolando rivali di valore: la keniana Kipyegon e l’etiope Tsegay.
TRIATHLON — Non è quello che si terrà domenica mattina sulle strade e nella acque di Parigi sulla distanza olimpica con nuoto, bici e corsa. Kevin Mayer, medaglia d’argento olimpica, aveva chiesto di organizzare un triathlon (110h, lungo e giavellotto) agli organizzatori, che hanno ovviamente accettato. Mayer non ha deluso il pubblico vincendo la gara con 2746 punti, siglando, en passant, i propri primati personali su 110 ostacoli (13’’78 v. +0.3) e sul giavellotto 70,54.
I RIMANDATI — Ci si attendeva parecchio da Renaud Lavillenie che ha dovuto inchinarsi davanti al pubblico di casa all’americano Kendriks, il migliore della stagione (5,82 contro il 5,62 del francese). Lavillenie ha confermato di non attraversare un buon periodo. Grandi attese e molta disillusione finale anche per i 110 ostacoli, dove il giamaicano McLeod avrebbe dovuto correre in meno di 13’’. Alla fine a vincere è un altro giamaicano, molto meno quotato, Levy, con il proprio personale 13’’05. McLeoad termina la gara toccandosi coscia e polpaccio destro, dopo un passaggio a vuoto a metà gara che gli è costato un probabile infortunio muscolare. Mezza delusione anche per la gara del giavellotto dove il tedesco Röhler si inchina al connazionale Vetter (88,74 contro 87,23). Fra di loro si inserisce il ceco Vadlejch che sigla il personale con una spallata a 88,02.
SENZA LODE, SENZA INFAMIA — Così si potrebbero catalogare le prestazioni nel salto triplo di Christian Taylor che comunque mantiene il dominio della specialità davanti al connazionale Will Claye. Il 3000 siepi femminile dove Ruth Jebet (record woman mondiale) non è mai stata in gara, solo quinta in 9’10’’95. Ed le tre gare di velocità, i 100 piani maschilie (9’’99 dell’ivoriano Meité) e femminili (10’’91 della giamaicana Thompson) ed il 200 maschile che ha chiuso il meeting vinto da Turco Guliyev (20’’15).

Ostrava: Bolt saluta (10"06), Van Niekerk da primato, Tamberi 2.20
Il giamaicano, celebrato come una rock-star, è impacciato e vince di misura: ma che festa in suo onore. Il sudafricano, nei 300, con 30”81, toglie il primato del mondo a Michael Johnson dopo 17 anni. Gimbo fallisce tre volte 2.24
Per un campione che sta per passare il testimone (Usain Bolt), ce n’è un altro pronto a raccoglierlo (Wayde Van Niekerk): giamaicano e sudafricano illuminano la magica notte di Ostrava e, col contorno di tanti altri nomi di primo piano, fanno grande il meeting moravo.
FESTA USAIN — Usain, alla città ceca, è legatissimo: sulla pista del Mestsky Stadium corre per la nona volta in dodici anni. Questa è l’ultima: a fine stagione, si sa, si ritirerà. La gara, così, si trasforma in passerella. E’ un 100 addomesticato, senza veri riveli. Ma il lampo è opaco, quasi spento, fuori forma, appesantito. Il cubano Perez gli tiene testa per 60-70 metri ed è battuto per soli 3/100. Il 10”06 (-0.3) di Bolt, a 39 giorni dalla finale dei Mondiali di Londra, non può non preoccupare.
"Di recente – svela – ho avuto qualche problemino fisico, dovrò farmi visitare". Più volte ha cambiato pelle in fretta, ma se in Inghilterra si presenterà in queste condizioni, rischierà la figuraccia. Proprio in chiusura di carriera. Plausibile? Ai 15.000 dell’ennesimo esaurito di Ostrava ora interessa relativamente. Loro vogliono solo celebrare e ringraziare il mito. Con tanto di intera tribuna che assume i colori di Giamaica, inno nazionale cantato e lui solo in mezzo alla pista mano sul cuore, "Thank you, Usain" ovunque e, poi, musiche da discoteca. "Questa luogo e questa gente resteranno unici" si commuove. Da brividi.
BOOM WAYDE — Come quelli che regala Van Niekerk. Erede designato almeno in senso tecnico. Il 24enne adottato da Gemona del Friuli (dove sabato svolgerà un allenamento aperto al pubblico), toglie a Michael Johnson un’altra miglior prestazione mondiale. Dopo quella dei 400 a Rio (da 43"18 a 43”03), fa sua quella dei 300: la distanza è spuria, poco frequentata, ma il suo 30”81 è crono mostruoso. Al primato detenuto dallo statunitense (al quale ora resta solo quello della 4x400), centrato nel 2000 ai quasi 1300 metri sul livello del mare di Pretoria, lima 4/100. Fa meglio di Bolt di 16 (Ostrava 2010) e del personale di 22 (Kingston 2016). La prestazione, in quinta corsia, lascia sbalorditi: l’intensità dell’azione, con quel compasso esagerato, è pari all’eleganza e alla compostezza. Il primo rettilineo e la curva, uscita compresa, sono opere d’arte. Poi il finale è inevitabilmente un po’ meno bello. Ma l’insieme è da capogiro. "Sono onorato di rappresentare una piccola parte della storia del nostro sport – dice l’allievo di nonna Ans Botha, modesto come sempre –: ora ho bisogno di riposare un po’ e poi spero di continuare su questa strada". La doppietta iridata 200-400 chiama. Il meeting è di altissimo livello. Farah, troppo presto senza lepri, fa 27’12”09 nei 10.000. Rohler, per la terza volta nel suo super 2017, scaglia il giavellotto oltre i 90 metri. Due volte: 91.53 e 91.02. Si esaltano pure il francese Darien nei 110 hs (13”09) e lo statunitense Taylor nel triplo (17.57), che nel primo pomeriggio, via Twitter, aveva espresso dispiacere per l’infortunio di Donato. Sotto le attese, tra i big, resta solo Rudisha: il keniano è quarto nei 1000 in 2’19”43.
TAMBERI RIMANDATO — Poi c’è l’alto, vinto dal polacco Bednarek con 2.32. Gimbo Tamberi aizza le folle e trascina come nei giorni migliori, ma non va oltre il 7° posto con 2.20. A 2.15 e 2.20 è pulito, poi si arena a 2.24, triste e abbacchiato. "Ho fatto schifo – dice dopo essere rimasto a seguire la gara a una transenna col volto tra le mani – non ho sfruttato condizioni perfette. L’obiettivo era proprio un 2.24, così esco deluso. Non mi arrendo, ma il problema è che l’attuale condizione fisica non mi permette di reggere la velocità della rincorsa. Dovrei controllarmi, ma è sempre stata la mia forza. E’ che mi pongo obiettivi alti: non andrò ai Mondiali per accontentarmi. Così fosse, non mi sarei messo a dieta già a dicembre". Domani, insieme a Marco, papà-coach, si sposterà a Parigi: sabato c’è una prestigiosa tappa di Diamond League da onorare. Intanto, a Ostrava, a Maggie Magnani non va meglio: la cesenate si ritira nei 1500.

Europei a squadre: Lille, il giorno dopo
L'Italia torna a casa dagli EuroTeam con 221 punti e quattro secondi posti individuali. Azzurri settimi nella classifica per nazioni: ecco numeri e nomi della trasferta francese.
INFERMERIA - Il bronzo olimpico del salto triplo Fabrizio Donato, rientrato oggi a Roma nel primo pomeriggio dopo l'infortunio alla coscia destra rimediato in gara a Lille, domani svolgerà tutti gli accertamenti diagnostici del caso all'ICOT di Latina, assistito dal medico federale prof. Andrea Billi. Lo stesso giorno, sempre a Latina, anche l'altista Marco Fassinotti si sottoporrà ad una visita di controllo al piede di stacco dopo il 2,22 di Lille.
NIENTE VITTORIE - Nelle 40 gare del programma, nessuna vittoria individuale per l'Italia (purtroppo l'unica Nazione rimasta a secco sotto questo aspetto), ma quattro secondi posti con Giordano Benedetti e Yusneysi Santiusti negli 800, Marco Fassinotti nell'alto e Yadis Pedroso nei 400hs. Sul podio virtuale degli EuroTeam salgono anche l'altista Alessia Trost e il quattrocentista Davide Re, entrambi terzi. La pordenonese saltando 1,94 ha centrato anche lo standard di iscrizione per i Mondiali di Londra, mancato per appena 6 centesimi dal velocista ligure che ha corso due sub-46 in meno di 24 ore: 45.85 in batteria e 45.56 in finale. Terza gara in un mese sotto il "minimo" iridato anche per la Pedroso sulle barriere del giro di pista (55.39, season best). Quattro i quarti posti: Marouan Razine (5000), Jose Bencosme (400hs), Francesca Bertoni (3000 siepi) e 4x100 donne (Hooper-Siragusa-Bongiorni-Alloh).
221 PUNTI - Con 221 punti l'Italia è la settima nazione della rassegna continentale eguagliando il piazzamento di Gateshead 2013 e Braunschweig 2014. Dall'introduzione della nuova formula della manifestazione, gli azzurri hanno collezionato tre sesti posti (2009, 2010 e 2015) e un ottavo nel 2011. In questa edizione va comunque sottolineata l'assenza della Russia, ancora sospesa, che a Lille ha ridotto da 12 a 11 il numero delle squadre in Super League. Scomponendo il punteggio finale degli azzurri, 116,5 punti sono frutto delle prestazioni degli uomini, mentre i restanti 104,5 arrivano dalle donne. Nonostante un paio di performance nelle retrovie è il mezzofondo che raccoglie lo score maggiore (64) con una media-punti di 6,4. A seguire i lanci e i salti con un bottino di 39 punti a testa (media 4,9), poi la velocità (38 punti/4,7) malgrado le due finali mancate nei 200 metri. 26 il punteggio delle quattro sfide sugli ostacoli (media 6,5), mentre le staffette (compreso il 43.38 della 4x100 femminile, settima prestazione italiana alltime, nona al mondo nel 2017) hanno messo insieme 25 punti (6,25).
MATRICOLE - Su 49 convocati in questa trasferta erano nove e tutti under 25 gli esordienti con la maglia della Nazionale senior. Si fa notare il debutto della 21enne discobola Daisy Osakue che coglie il sesto posto con 57,64, ritoccando la sua migliore prestazione italiana Promesse: ora è la settima azzurra di sempre a livello assoluto. Settima, invece, l'altra primatista nazionale U23, la giavellottista Paola Padovan (55,45)
PERSONAL BEST - Sono complessivamente quattro i primati personali realizzati dagli azzurri in gara a Lille. Oltre al lancio da record della Osakue nel disco, si migliorano anche Re nei 400 (45.56) e Francesca Bertoni nei 3000 siepi (9:43.80, terza italiana alltime), mentre Lorenzo Perini eguaglia se stesso con 13.62 nei 110hs.

Trials, la carica americana
Il team USA uscito da Sacramento ha le carte per impadronirsi nuovamente del medagliere iridato. Verdetti in chiave Londra anche a Kingston, in Giamaica.
Comunque rigiriate il profilo della selezione statunitense per il mondiale di Londra, disegnato nei giorni pirotecnici di Sacramento, i contorni assomigliano più a quelli di una portaerei che a quelli di una nave da crociera. Età media tra i 26 e i 27 anni, oltre quindici atleti di categoria under 23 e due di quella under 20 a svecchiare una squadra che ha in forza veterani di 35 anni, come Justin Gatlin e Jenn Suhr, e una discobola vicina ai 40. I risultati sono stati, a tratti, straordinari: oltre all'esito di valore assoluto del peso uomini e dei 400hs donne, i Trials di Sacramento si collocano tra le edizioni-top della storia dell'atletica USA per altre gare scintillanti. Nei 400 uomini, dominati dall'astro ormai ben definito Fred Kerley (44.03), con 44.50 e 44.51 si può aspirare (forse) a un posto in staffetta, considerata la wild-card di LaShawn Merritt come vincitore della Diamond League 2016. Nel lungo si resta fuori dalla selezione con 8,30 e così via. Lo sprint ha pagato dazio, nel momento della verità, al vento contrario (in particolare sui 200 uomini), così come nelle finali universitarie. La lotta è stata egualmente bellissima, ma senza i picchi cronometrici previsti. Delle novità uscite dai Trials, Chris Belcher e Elijah Hall-Thompson, e del nome nuovo Coleman (pur battuto in entrambe le gare da Gatlin e dal redivivo Webb) sapremo di più di qui ai giorni di Londra
ANTOLOGIA CALIFORNIANA - Grandi cose per l'ammiraglia americana, dai 6,00 dell'astista Kendricks, il migliore della stagione anche prima di Sacramento, e soprattutto per Will Claye, il cui "giorno dei giorni" si riassume in una serie quasi senza precedenti: 17,47 il salto più corto, poi la sequenza folle di 17,68, 17,79, 17,76 e 17,91. Nonostante il tramonto di atleti che hanno fatto la storia recente, David Oliver, Bershawn Jackson, Tyson Gay e Allyson Felix in primis, Sacramento ha riportato in auge il decatleta Trey Hardee, due ori iridati in bacheca e tra i pochi ad aver ingabbiato Ashton Eaton nei suoi anni migliori, presentatosi in condizioni più che accettabili e vincitore delle prove multiple
Nelle gare femminili, dove la concorrenza era ancora più serrata che in quelle maschili, Tori Bowie ha stravinto i 100 ma ha salvato il pass sui 200 per cinque centesimi, i 400 hanno promosso tre atlete entro i 50 secondi (Hayes 49.72 a un mese e mezzo dall'infortunio), una piccola ecatombe interna sui 100hs (fuori due medagliate olimpiche come Harper e Castlin) e la promozione a pieni voti di star e starlettes di generazioni lontane tra loro, come la Bartoletta e la Reese nel lungo, la Suhr nell'asta (battuta solo da Sandi Morris) e la junior Cunningham, salita a 1,99 nell'alto. Tra le rinascite vertiginose, quella della 21enne Raven Saunders, inopinatamente fuori giri nella finale del peso ai campionati NCAA e qui "costretta" a sparare il peso fino alla world lead di 19,76 pur di salvare stagione e speranze iridate.
KINGSTON, McLEOD-THOMPSON-BLAKE - Da Kingston il definitivo risveglio di Yohan Blake, l'esplosione cronometrica del campione olimpico dei 110hs Omar McLeod e la conferma che a Londra, come a Rio, sarà Elaine Thompson la sprinter da battere. La giamaicana ha nuovamente sfiorato il record nazionale correndo in 10.71/0.8 (record mondiale stagionale, non è chiaro se a Londra doppierà con i 200 come a Rio), l'ex campione del mondo dei 100 metri Blake ha vinto entrambi i titoli della velocità in 9.90/19.97, nella ritrovata efficienza fisica. McLeod ha firmato un magnifico 12.90/0.7, quinta prestazione di tutti i tempi e sesta assoluta, in una finale in cui il quarto è un ragazzo di 17 anni, Dejour Russell, sceso al primato dell'area di categoria centro-americana (13.32), e dove la novità Levy ha corso in 13.13 e il rinato Parchment ha staccato il terzo biglietto in 13.19. I Trials di Kingston hanno mietuto eccellenti vittime, come Veronica Campbell-Brown, Asafa Powell e Kemar Bailey-Cole, infortunati. Il team per Londra comprenderà un mix di nuove leve (inedito il tris di quattrocentisti Allen-Gaye-Gayle), vecchi campioni, come Novlene Williams-Mills, e personaggi titolati come l'iridata dei 100hs Danielle Williams, tornata al momento giusto con titolo nazionale in 12.56. Il campionissimo, Usain Bolt, è prossimo all'esordio europeo e sta lustrando i garretti per l'ultima stagione da protagonista e l'addio in pompa magna.
Si inizia dopodomani con la sua nona apparizione nel meeting di Ostrava, dove i fari saranno accesi anche su Wayde van Niekerk (sui 300 contro il record del meeting di 30.97 proprio di Bolt) e Mo Farah.
L'ALTRO CARIBE, TRINIDAD E BAHAMAS - I quattrocentisti di prima linea dei due stati hanno vinto i rispettivi campionati nazionali con prove di efficienza superate. Steven Gardiner si è imposto a Nassau in 44.66, Machel Cedenio a Port of Spain in 44.90. I risultati a sensazione sono arrivati dalle velociste di Trinidad, 10.82 di Michelle-Lee Ahye (record nazionale) e 10.86 di Kelly-Ann Baptiste, più il primato under 20 dell'area della giovanissima St. Fort (11.06). L'ospite grenadino dei campionati, il giavellottista Peters, ha mostrato numeri importanti con un lancio di 83,36. Shaunae Miller-Uibo, oro a Rio sui 400 metri, ha vinto a Nassau i 200 in 22.21.
ASUNCION, ROJAS SCONFITTA - L'inatteso successo della brasiliana Soares nel salto triplo ha caratterizzato la 50esima edizione dei campionati del Sud America. Un po' di fortuna nel salto vincente (14,42 con forte vento a favore) ha decretato la sconfitta della star venezuelana Yulimar Rojas (14,36 con vento nella norma). Altri primati dalla discobola brasiliana De Morais (64,68, record sudamericano), dal venezuelano Yanez (2,31 nell'alto, record nazionale) e dal colombiano Palomeque, al record nazionale sui 100 metri in 10.11
VAASA, FIRST LEAGUE - Svezia, Finlandia e Svizzera in cima alla classifica e promosse in Super League. Per gli elvetici è la storica prima volta al ballo di corte. Ottimi risultati dalle gare maschili, nelle corse con il 48.46 del norvegese Warholm sui 400hs, in serie positiva dopo i due successi in Diamond League, nello sprint con il 20.20 del turco Guliyev sui 200, e nei concorsi con il clamoroso record portoghese del pesista Arnaudov (21,56), l'88,27 di Tero Pitkamaki nel giavellotto e il 2,30 dell'altista bulgaro Ivanov. Tra le gare del fine settimana extra-Coppa, va ricordata l'ottava vittoria consecutiva di Mariya Lasitskene-Kuchina, ancora una volta con 2,00, stavolta nella madre patria Russia.
GIAPPONE, CAMPIONATI NEL SEGNO DI SANI BROWN - Il talento under 20 della velocità asiatica Abdul Hakim Sani Brown ha furoreggiato a Osaka. Due volte 10.06 nei turni preliminari e 10.05 in finale sui 100 metri, con pista simile a una pozzanghera, più 20.32 sui 200, quattro primati personali. Le gare hanno proposto ben nove atleti sotto i 46 secondi sui 400 metri, primati personali a pioggia sugli ostacoli maschili (sia alti che bassi), e un generale svecchiamento delle prime linee.

Kwemoi, 1500 mai così in alto
A Nairobi, nei Trials per i Mondiali di Londra, il mezzofondista keniano ha corso la gara più veloce di sempre in altura con 3:30.89
Nessuno aveva mai centrato un tempo così basso correndo così in alto: l’impresa è di Ronald Kwemoi, 3:30.89 alle selezioni keniane. Nairobi è ufficialmente data a 1661 metri sul livello del mare ma certi quartieri toccano i 1800. Sino a oggi la località più elevata che aveva ospitato un tempo di rilievo era Edmonton: ai Mondiali 2001 vittoria di Hicham El Guerrouj in 3:30.68. Ma tra la città dell’Alberta (668 metri) e la capitale del Kenya la differenza è verticale, un migliaio di metri. A seguire un nutrito gruppo di prestazioni ottenute nella collinare Rieti, attorno ai 500 metri. Sempre un abisso.
Kwemoi, che ha collezionato anche il record all comers su suolo keniano, ha battuto Timothy Cheruiyot, primatista mondiale di stagione, 3:31.05, e Elijah Manangoi, 3:32.03. Ronald è allenato da Renato Canova, torinese ormai trapiantato da tempo a Iten ed è ancora giovanissimo: il 19 settembre festeggerà i 22 anni. Viene dalla regione del monte Elgon, al confine con l’Uganda, e le disagiate condizioni economiche lo hanno condotto, poco più che ragazzo, in Giappone, dove ha iniziato ad allenarsi in modo più razionale e a raccogliere qualche risultato e qualche soldino.
L’arrivo sulla scena importante è del 2014: 3:31.34 a Losanna. Pochi giorni dopo, a Montecarlo, è tra i protagonisti di quella che è considerata una delle più grandi gare della storia: Silas Kiplagat piega Asbel Kiprop, 3:27.64 a 3:28.45. Ronald, non ancora 19enne, è terzo in 3:28.81, record mondiale juniores migliorato di un secondo molto abbondante: era 3:30.10 di Cornelius Chirchir, stessa pista del Principato nel 2002.
L’albo d’oro di Kwemoi è molto smilzo: 13° nella strana finale di Rio. Il primo squillo stagionale era venuto a Doha quando in condizioni difficili, temperatura ben oltre i 30 gradi, aveva massacrato la concorrenza e il record personale vincendo i 3000 in 7:28.73. Nasce così la suggestione, piuttosto solida, che il giovanotto possa allungare e pensare a un futuro sui 5000, un obiettivo sostenuto dal suo allenatore. Il suo limite, 13:16 di due anni fa, oggi fa sorridere.
Non paragonabile a quello di Kwemoi, ma anche la prestazione di Emmanuel Korir lascia un bel segno sui Trials di Nairobi: 1:43.86, un paio di decimi davanti a Kip Bett. Emmanuel gareggia per l’Utep, l’università di El Paso, in primavera ha corso a Berkeley in 1:43.73 e, ultima importante referenza, è allenato dal magnifico Paul Ereng, campione olimpico a Seul, membro della tribù Turkana e antico studente dell’università della Virginia. Un “nota bene”: non è stato possibile rintracciare la data di nascita di Emmanuel ma a El Paso è considerato freshman: 19, forse 20 anni.



Donato: “A 40 anni sogno in grande. Taylor e Clay non sono lontani”
Il triplista guida l’Italia in Coppa Europa a Villeneuve d’Ascq e guarda già ai Mondiali: “Sono in un bel periodo, tengo a bada gli acciacchi dell’età, male ai tendini su tutto. Prima dei Mondiali, obiettivo stagionale, ho pensato a tre gare, l’ultima gli Assoluti di Trieste del prossimo weekend”
L’obiettivo, sfruttando la forzata assenza della Russia vincitrice di quattro delle prime sei edizioni della rassegna, eredità della Coppa Europa che fu, potrebbe essere ambizioso: centrare il miglior risultato di sempre, ovvero quel sesto posto ottenuto in tre occasioni, l’ultima — a Cheboksary 2015 — compresa. L’Italia del neo d.t. Elio Locatelli, agli Europei a squadre di Villeneuve d’Ascq, per la prima volta su tre giorni, pensa in grande. A guidarla, in un mix di (alcuni) veterani e (tanti) giovani, Fabrizio Donato, 41 anni tra meno di due mesi: col 17.32 centrato 12 giorni fa a Pierre-Bénite, sempre in Francia, guida la lista continentale del triplo ed è al quarto posto di quella mondiale. A 28 cm dal proprio record italiano all’aperto, che resiste da 17 anni, e mai così lontano dai Giochi di Londra 2012.
Ha in canna altri miracoli?
“Sono in un bel periodo, tengo a bada gli acciacchi dell’età, male ai tendini su tutto. Prima dei Mondiali, obiettivo stagionale, ho pensato a tre gare, l’ultima gli Assoluti di Trieste del prossimo weekend. Vediamo se tutte saranno all’altezza della prima”.
Qual è il suo segreto?
“Solo la capacità di gestirmi: vuol dire saper ascoltare il proprio corpo, cambiare in corsa programmazione e piani di allenamento, avere intuizioni. Molto è figlio dell’esperienza”.
L’appuntamento è per domenica alle 15.50: non su una pedana qualsiasi...
“Sulla pedana che ha regalato il tentativo più lungo della storia, proprio in una Coppa Europa. Jonathan Edwards, nel 1995, planò a 18.43. Solo una bava di vento a favore di troppo (+2.4 m/s) inficiò il risultato. Ma l’inglese, al record del mondo, sarebbe arrivato 45 giorni dopo, con un 18.29 che resiste tuttora. Il manto è stato ovviamente rifatto. Ma è tutto nella stessa posizione”.
Un 25 giugno come allora: cosa le resta di quella meraviglia?
“Avrei debuttato nella manifestazione tre anni più tardi, quindi solo la visione del relativo filmato. Quel che colpisce, come in ogni prova di Edwards, è la naturalezza. Atterra oltre i dodici metri con hop e step, come mi è successo qualche volta, ma mantiene la stessa ampiezza sul jump. Ed è ciò che fa la differenza”.
In una gara che, con tre tentativi per tutti e un quarto solo per i migliori quattro, potrebbe anche favorirla, troverà altri due atleti con uno stagionale oltre i 17 metri, il francese Pontvianne (17.13) e il tedesco Hess (17.02).
“Sarà stimolante: Hess ha 20 anni, come il ceco Zeman e l’ucraino Malosilov. Quando esordivo in Coppa Europa, erano appena nati. Voglio far bene: gareggiare per la Nazionale mi gasa. E il ruolo di capitano mi affascina. Ma non chiedetemi che discorso farò: a braccio, come sempre”.
Due anni fa, in Russia, vinse al pari di Benedetti negli 800.
“Avevo un tendine infiammato e c’era molto vento. Mi mancava continuità. Centrai un 17.11 con +3.3 alla prima, bastò per regalare punti pesanti alla squadra e a me il terzo successo nella rassegna dopo Firenze 2003 e Malaga 2006”.
Come è migliorato da allora?
“Avevo bisogno di nuovi stimoli e da settembre faccio da solo: è giusto cambiare, sperimentare. Ho rivoluzionato la mie metodologie, lavorando sulla velocità, mio punto debole, partendo dalla forza. I risultati per ora, considerando anche l’argento agli Euroindoor, mi danno ragione”.
Con Andrew Howe s’è inventato anche allenatore...
“Faremo cose belle. Il 7.66 di Chiasso non fa testo: era reduce da un mese e mezzo di problemi e ha trovato una serata sfavorevole. Dagli Assoluti non potrà che migliorare”.
È vero che per lui pensa a un domani da triplista?
“Non corriamo: pochi, però, hanno le sue qualità di balzo. È una porta aperta sul futuro”.
Il suo cosa riserva?
“Taylor e Claye ora sono lontani: vedremo tra un mese e mezzo. Continuo a sognare in

Trials Usa: Coleman cancella Gay. Lo stadio piange con la Grunewald
Nella torrida Sacramento, iniziate le qualificazioni a stelle e strisce per i Mondiali di Londra: nei 100 eliminati Gay e Bromell . Miglior tempo per Coleman (9”93). Tra le donne, ripescata l'aspirante azzurra Cunliffe (11"12). Nei 1500 chiude la prova la 30enne Gabe Grunewald che da 8 anni combatte contro un tumore al fegato
Partiti. Parliamo dei campionati statunitensi di atletica leggera di Sacramento, da giovedì a domenica. Validi come Trials per Mondiale in programma dal 5 al 13 agosto a Londra. Partiti non fortissimo, per la verità. Perché ha vinto soprattutto il caldo, nella capitale californiana. Ma le storie di sport non sono mancate.
CLIMA TORRIDO — C’erano oltre 100 gradi, Fahrenheit s’intende, per gran parte della giornata, 40° Celsius trattabili, a seconda dei momenti, all’Hornet Stadium. Lo stadio di Sacramento State University. Vuoto in mattina, ma con pubblico decente in serata, quando la calura (comunque 32°) è perlomeno diminuita. Sacramento torna teatro dei campionati nazionali Usa, qui dove nel 1968 si è celebrata The Night of Speed, la notte dalla velocità: 3 uomini scesero sotto i 10” nei 100 per la prima volta nella storia.
FINALI DI GIORNATA — C’erano sei finali in programma, come antipasto del fine settimana di competizioni. Nel martello maschile vittoria di Alex Young. 73.75 all’ultimo lancio, beffando Jackson. Nel giavellotto femminile vittoria di Kara Winger, 62.80 al primo lancio. Poi nel disco donne, successo della 38enne Gia Lewis-Smallwood 62.65, davanti a Ashley e alla Allman, ragazza di casa: rappresentante di Stanford, l’università della Bay Area, a Palo Alto. Quindi, nel triplo femminile, ha saltato più lungo di tutte la 21enne Keturah Orji, medaglia di legno a Rio de Janeiro: 14.26, davanti a Franklin e Guebelle. Nei 10.000 donne successo della Huddle davanti a Infeld e Sisson. Le tre della squadra americana a Londra. La Flanagan, grande nome, donna anche da maratona, ha chiuso quarta. Infine i 10.000 uomini, che hanno chiuso il programma. Bella volata finale, vinta da Mead davanti a Kipchirchir e Korir. Rupp, il maratoneta, quinto, quasi in scia.
ELIMINATI ILLUSTRI — Nei 100 maschili fa rumore l’eliminazione di Tyson Gay 10”17, primo escluso, e Trayvon Bromell, addirittura con 10”22, inevitabilmente fuori dai 16 che si daranno ancora battaglia nei prossimi giorni. Miglior tempo per Coleman (9”93), Gatlin ha corso in 10" netti. Gay, colpito ad ottobre dalla morte della figlia 15enne Trinity, uccisa a colpi di arma da fuoco fuori da un ristorante di Lexington, in Kentucky, ha detto di aver corso solo perché lei avrebbe voluto così, sebbene la sua assenza sia insopportabile.
MAMMA MONTANO — Con il pancione dei 5 mesi di gravidanza, Alysia Montano completa gli 800 m ad oltre 19" dalla più veloce: in 2'21"40. Al termine è corsa ad abbracciare la primogenita di quasi 3 anni, che aveva portato in pista quando era già all'ottavo mesi di gravidanza, nel 2014, coprendo la distanza in 11" in più.
L'AZZURRA MANCATA — Nei 100 femminili si qualifica con 11”12, ripescata col brivido, Hannah Cunliffe, che rappresenta Oregon University. Lei, il cui trisnonno è emigrato dalla Calabria a inizio Novecento, in base a un decreto presidenziale potrebbe richiedere la cittadinanza facendo leva sui meriti sportivi e rappresentare un giorno l'Italia. Davanti a tutte Torie Bowie, con 10”90, Allyson Felix avanti col settimo tempo.
STORIE DA LIBRO CUORE — Batterie con storie che scaldano il cuore. Nei 400 maschili si qualifica con l’ultimo tempo buono l’atleta afroamericano Blake Leeper, che, doppio amputato, alla Pistorius corre con le protesi. Ma la vicenda che ti lascia un sapore agrodolce in bocca è quella di Gabe Grunewald, 30 anni, che lotta contro il 4° attacco tumorale al fegato, in 8 anni. Ma regolarmente in gara, qui a Sacramento nei 1500. Lo scorso anno, mentre le avversarie gareggiavano a Rio, lei si operava, rimuovendo metà fegato. Combatte col cancro dal 2009, esplorando addirittura nuove forme di trattamento, per una storia clinica senza precedenti. Incredibile immaginare che ha iniziato la chemioterapia in giugno per il riemergere del male che le è stato diagnosticato in marzo. Intervistata sul maxischermo è riuscita a contenere le lacrime, carina nel suo pettorale verde, mentre piangevano in parecchi nello stadio, e la commozione ammutoliva persino la tribuna stampa. Parlava di “ispirazione”, ne era una testimonianza vivente. Bella e feroce. L’applaudivano tutti, mentre il tabellone diceva raccontava impietoso che era classificata 28ª, ultima delle arrivate al traguardo. Ma arrivata al traguardo. Sperando di farlo anche nella vita quotidiana, dopo aver stravinto un altro traguardo volante.

Diamond League: a Stoccolma il vento spinge De Grasse: 9”69 nei 100!
Il canadese, pur aiutato da un’irregolare folata di 4.8 m/s, desta enorme impressione. Altro due metri della Kuchina in alto (Trost ferma a 1.85). Manyonga vince il lungo (8.36 ventoso), ma si fa male a un polpaccio. Miglior prestazione mondiale 2017 del keniano Cheruiyot nei 1500: 3’30”77. Magnani sesta nei 3000: 8’58”62
E se fosse davvero lui l’erede di Usain Bolt? Andre De Grasse illumina il meeting di Stoccolma, sesta tappa della Diamond League 2017, volando nei 100 in 9”69. La prestazione-monstre è inficiata da una folata di vento fuori norma (+4.8 m/s), ma fa comunque intendere che il 22enne canadese, nella specialità già bronzo olimpico e mondiale in carica, una volta che Usain si farà da parte, potrà riceverne il testimone. La partenza, come consuetudine, è rivedibile. Tanto che l’ivoriano Meite, fino intorno ai 70 metri, gli tiene testa. Poi però il lanciato di De Grasse è irresistibile e gli ultimi 20 metri impressionanti. Una stima verosimile fa dire che il crono, ottenuto in condizioni regolari, varrebbe 9”88, 3/100 meno del personale. Niente affatto male, insomma. Meite, alle sue spalle, chiude in 9”84, poi c’è Schileds in 9”89.
MANYONGA E KUCHINA — Nemmeno i più attesi tradiscono: il sudafricano Luvo Manyonga (8.36 ventoso in lungo) e la russa Mariya Kuchina (2.00 in alto), confermano il loro status di dominatori stagionali delle rispettive specialità. Lui, pur continuando a guardare tutti dall’alto al basso, in verità non trova la zampata delle ultime uscite (8.36/+3.3 e 8.33/+1.4) e soprattutto, al sesto e ultimo tentativo, atterrando, si fa male al polpaccio sinistro. Soccorso nella buca della sabbia, le prossime ore diranno l’entità dell’infortunio. La Kuchina, intanto, vola ancora una volta oltre il muro dei due metri, sbagliando poi tre tentativi a 2.06. Anche se la polacca Kamila Liwchinko porta la stagionale a 1.97, non ha rivali.
TROST E MAGNANI — Certo non può ora esserlo Alessia Trost. L’azzurra supera 1.80 e 1.85 alla prima prova, ma si arrende alla successiva quota di 1.90, un cm in meno di quanto ottenuto all’esordio del Golden Gala di dieci giorni fa. L’azione della finanziera, che finisce settima, appare poco decisa e mancante di verticalizzazione allo stacco. Meglio va Margherita Magnani che chiude i 3000 in sesta piazza in 8’58”62, pagando un po’ nel finale.
GLI EXPLOIT — Il pomeriggio, con condizioni meteo ideali (ma allarmanti vuoti sugli spalti dell’Olimpico), regala anche una miglior prestazione mondiale 2017: è del keniano Timothy Cheruiyot che, con un ultimo 400 in 54”39, vince i 1500 in 3’30”77. Conferme poi per il bahamense Steven Gardiner (44”58 nei 400), per lo spagnolo Orlando Ortega nei 110 hs (13”09/+3.5) e per il norvegese Karsten Warholm (48”82 nei 400 hs).
PERKOVIC K.O. — Clamoroso nel disco femminile: la croata Sandra Perkovic perde una gara per la prima volta dai Mondiali di Pechino 2015, interrompendo così una striscia di 16 vittorie consecutive (per lei, nella storia della Diamond League, 34 successi su 38 gare...). La campionessa olimpica è battura (con contorno di lacrime) dalla cubana Yaimé Perez, non una qualsiasi, per 17 cm: 67.92 a 67.75. E non è forse un caso che nei giorni scorsi avesse criticato la novità introdotta in questa stagione che, nella specialità, fa gareggiare uomini e donne contemporaneamente, variando sensibilmente i tempi di attesa tra un tentativo e l’altro. Tra i primi, a imporsi, è il giamaicano Fedrick Dacres con 68.36 e altri tre oltre i 67 metri, come non accadeva dall’Olimpiade di Londra 2012

Diamond League: Barshim sempre più in alto, a Oslo vola a 2.38
Il qatarino si conferma il padrone della specialità e aggiunge un cm alla propria miglior prestazione mondiale stagionale. Norvegia in festa col il 16enne Jakob Ingebrigtsen (3’56”29 nel miglio) e il 21enne Karsten Warhol (48”25 nei 400 hs). De Grasse 10”01 nei 100, Schippers 22”31 nei 200 (con giallo
Le fragole del party della vigilia rimangono le stesse, il fascino del meeting, anno dopo anno, con persino qualche vuoto sugli spalti (inaudito!) va perdendosi. I Bislett Games, quinta tappa della Diamond League 2017, nonostante una temperatura non ideale, regalano ugualmente alcune prestazioni molto significative. A cominciare dal 2.38 in alto di Mutaz Barshim, propria miglior prestazione mondiale stagionale nuovamente ritoccata di un centimetro.
BARSHIM VOLANTE — Il 25enne qatarino, nel 2017, è l’indiscusso numero uno della specialità. E’ tornato a correre e saltare con quella leggerezza che solo lui ha. Da vera piuma. La facilità e l’eleganza del gesto non smettono di stupire. In quelle caviglie c’è dinamite. Facile prevedere che, nell’occasione più propizia, tornerà oltre il muro dei 2.40. E’ sin d’ora il favorito per il titolo iridato in palio in agosti a Londra. Anche perché la concorrenza, almeno per il momento, sembra restare a guardare. Mutaz, a Oslo, supera 2.20, 2.25, 2.29 (in calzamaglia) e 2.32 alla prima prova vincendo già la gara, scavalca 2.35 alla terza e il 2.38 definitivo alla seconda. Tocca l’asticella con un gomito, ma l’azione è altissima. L’ucraino Bohdan Bondarenko, all’esordio stagionale, è secondo con 2.29, il canadese Derek Drouin, campione olimpico e mondiale in carica terzo con 2.25. Barshim ora detiene i quattro migliori risultati mondiali 2017 all’aperto. Chiaro, no?
COPPIA NORVEGESE — Il pubblico norvegese ha di che infiammarsi. Merito di due ragazzini che non finiscono di stupire. In primis il 16enne Jakob Ingebrigtsen. Il fratello minore dei campioni europei dei 1500 Henrik (a Helsinki 2012) e Filip (ad Amsterdam 2016), già il più giovane di sempre a correre il miglio sotto i 4’ (3’58”07 a Eugene), si migliora nuovamente. Firmando un clamoroso 3’56”29. Qualcuno aveva storto il naso di fronte alla decisione degli organizzatori di riservare la tradizionale prova sui 1609 metri alla categoria junior. Ma il ragazzo di Stavanger rende giustizia alla scelta. Bene, molto bene, fa anche il 21enne Karsten Warhol: nei 400 hs lo specialista delle prove multiple (tra i suoi allenatori il grande giavellottista Andreas Thorkildsen), iridato allievi 2013 dell’octathlon, sotto gli occhi di Edwin Moses e in settima corsia, vince volando in 48”25, record nazionale. Venerdì scorso, a Floro, aveva portato quello dei 400 a 44”87...
GIALLO SCHIPPERS — La serata, nello sprint, regala il 10”01 nei 100 di Andre De Grasse (infortunio ischio lombare per Jimmy Vicaut, domani un’ecografia ne chiarirà l’entità) e, nel giorno del 25° compleanno, la telenovela Dafne Schippers nei 200. L’olandese fa un’evidente partenza falsa, corre lo stesso su sua richiesta, vince in 22”31, viene cancellata dall’ordine di arrivo e, infine, riammessa. Due episodi curiosi: nei 3000 siepi (con la svizzera Fabienne Schlumpf a 8’21”65) la lepre Winfred Yavi del Bahrein salta la prima... riviera e al primo tentativo del lungo, la nigeriana Blessing Okagbare, atterrando, perde una cuffia-parrucca e... centimetri preziosi. Nei 1500 successo del britannico Jake Wightman: è il primo europeo a imporsi nella specialità dall’introduzione del circuito nel 2010. Negli 800 femminili solita passeggiata di Caster Semenya (1’57”59).

l’Eldorado dei mezzofondisti è in Belgio
A Oordegem più di 40 azzurri si sono tolti delle soddisfazioni: un successo che fa riflettere sulle modalità organizzative
Il meeting belga IFAM di Oordegem ha confermato di essere una sorta di Eldorado per il mezzofondo. Soprattutto per chi non si rattrista se deve mettere mano al portafoglio spendendo qualche centinaio di euro per viaggio, vitto ed alloggio per recarsi all’estero con l’obiettivo di migliorare i propri primati personali.
ORGANIZZATORI – Gli organizzatori non regalano nulla, ma in compenso sono maestri nel preparare tutto ad hoc predisponendo una pletora di lepri o pacemakers che dir si voglia per tutte le singole gare del programma. Un programma infinito.
PRE PROGRAM – Le ostilità si aprono già al mattino presto esattamente alle 10.00 con pre- programme che si conclude poi alle ore 17.00. Per dare un’idea in questo blocco di orario troviamo ben 11 serie di 800 donne e 17 di 800 uomini.
MAIN PROGRAM – Il livello tecnico del meeting arriva al suo massimo a partire dalle 17.10 siano alle 23.10 con il main programm. In questo secondo blocco troviamo ancora 3 serie di 800 donne, 4 di 800 uomini, 1 serie di 3000 siepi donne, due serie di 3000 siepi uomini, 3 serie di 1500 donne, 4 serie di 1500 uomini, infine 3 serie di 5000 uomini.
AFTER PROGRAM – L’interminabile giornata si chiude oltre 1 e mezza di notte con l’after programm in cui , a partire dalle23.25 ci sono ancora 5 serie di 1500 donne, 9 serie di 1500 uomini e 3 serie di 5000 maschili. Orologio alla mano si è gareggiato per ben 15 ore e 30 minuti! Da non credere.
SERIE AFFOLLATISSIME – A differenza dell’Italia dove, chissà perché, le serie molto affollate mandano in tilt i giudici che quindi preferiscono aumentarle di numero riducendo i partenti di ogni serie, ad Oordegem invece si cerca di dare al maggior numero di atleti la possibilità di migliorarsi. Nell’unica serie dei 3000 siepi donne hanno corso ben 36 atlete! Forse un azzardo, ma alla fine sono fioccati primati personali ad iosa in primis per quasi tutte le atlete italiane in gara, vedi Francesca Bertoni (9.49.68), Isabel Mattuzzi (10.00.22), Martina Merlo (10.04.33) ed Eleonora Curtabbi (10.21.33).
SETTE ITALIANI SOTTO I 14 MINUTI – Ancora in chiave azzurra da sottolineare che nei 5000 metri maschili ben sette azzurri hanno corso sotto i 14 minuti. Non succedeva da una vita. Mettendo i risultati in fila indiana nella prima serie troviamo Marouane Razine 13.28.07 (7°), Said El Otmani 13.34.34 (14°), Marco Salami 13.37.62 (3°) nella seconda serie, quindi Daniele Meucci 13.38.93 (19°), Ahmed El Mazoury 13.43.73 (23°), infine Lorenzo Dini 13.50.72 (11°) e Samuele Dini 13.53.96 (15°) sempre nella seconda serie con Salami. Insieme a Razine ed alla Bertoni il terzo risultato tecnico di valore della spedizione azzurra lo ha realizzato il quasi 31 enne Abdoullah Bamoussache ha corso i 3000 siepi in 8.30.93 nuovo primato personale.
OLTRE 40 MEZZOFONDISTI – Cifre alla mano il numero dei mezzofondisti italiani approdati ad Oordegem con i propri mezzi per gareggiare al meeting IFAM supera le 40 unità. Cifra record di sempre. Visti i risultati probabile che nel 2018 siano ancora di più.

Diamond League a Eugene: Taylor gigante, salta 18.11, Farah padrone dei 5000
In Oregon il triplista statunitense fa tremare il record di Edwards. Continua il dominio di Mo. Mariya Kuchina nell’alto arriva a 2.03. Nei 200 Tori Bowie vince in 21”71
Il meeting di Eugene, terza tappa della Diamond League 2017, non tradisce le attese. Nell’impianto dell’Oregon si corre, si salta e si lancia come in pochi altri posti al mondo. Per informazioni, dopo quanto già visto nella notte italiana di venerdì, rivolgersi per esempio a Christian Taylor.
CAVALLETTE — Il 26enne statunitense campione olimpico, sulla pedana del triplo, atterra a un enorme 18.11 (+0.8): meglio di così, nella storia, ha fatto solo il leggendario Johathan Edwards, fino al record del mondo di 18.29. Lo stesso Taylor, va detto, vanta un personale di 18.21, ottenuto vincendo i Mondiali di Pechino 2015. Vuol dire che, prima o poi, il primato del britannico verrà veramente messo nel mirino. Nella serie anche un 17.82 (+2.5) e un 17.54 (+4.2). Il "povero" Will Claye, un po’ aiutato dal vento, plana a 18.05 (+2.4) ed è sconfitto. Mai nessuno è stato battuto con una misura del genere... Per il religiosissimo amico di Taylor, un omologabile 17.82 (+1.7).
MO E MARIYA — Altri big non tradiscono. Mo Farah è tra questi. Il britannico continua a essere più forte delle tante polemiche che lo circondano. Con un ultimo 400 da 54” e ultimo 200 da -26” mette tutti in fila nei 5000, chiudendo in 13’00”70. Dietro di lui i keniani Kejelcha e Kamworor, non due qualsiasi. E Mariya Kuchina, ora signora Lasitskene, al ritorno sulla scena internazionale dopo quasi due anni per i noti problemi-doping della Russia, nell’alto sale a 2.03. Gareggiando da neutrale. Anche la gara di peso regala gemme: Ryan Crouser, oro di Rio, in un atteso derby tutto a stelle e strisce, si impone con un clamoroso 22.43, 14 cm meno della misura ottenuta lo scorso weekend da Joe Kovacs, miglior lancio mondiale degli ultimi 14 anni: Joe, stavolta, si “ferma” a 21.44 (con il neozelandese Tom Walsh a inserirsi tra i due con 21.71).ù
I DUECENTO — L’attesa maggiore era per i 200 femminili. E non per caso. Ma il nome della vincitrice sorprende: è quello di Tori Bowie che si impone con un gigantesco 21”71 (+1.5). La statunitense precede la bahamense Shaunae Miller, oro olimpico dei 400 (21”91), la giamaicana Elaine Thompson (21”98), regina di 100 e 200, favorita della vigilia e delusa di giornata, l’olandese Dafne Schippes (22”30) e la statunitense Allyson Felix (22”33). Nessuna sorpresa, ma più fatica del solito, per Caster Semenya negli 800: la sudafricana vince in 1’57”78. Nei 100 conferma dello statunitense Ronnie Baker: il suo 9”86 è però inficiato da una folata di vento oltre norma (+2.4 m/s). Resta l’eccelsa prestazione: dietro di lui il cinese Bingtian Su (9”92) e, ancora battuti, Andre De Grasse, 4° in 9”96 e Justin Gatlin, 5° in 9”97.
ASTA — Infine, tra altre grandi gare di mezzofondo, l’asta: va al costante Sam Kendricks (5.86) che precede Renaud Lavillenie (5.81). L’atteso Armand Duplantis, 17enne fenomeno, è ottimo quarto (con 5.71).


Tortu vola: a Savona fa 10”15. Suo record italiano jr battuto di 4/100
Filippo, all’esordio stagionale individuale all’aperto, lascia subito il segno (+0.9), dopo una batteria corsa in 10”21 (+1.1). «Ho sistemato la partenza e tutto poi è venuto al meglio». Bene anche la Alloh: 11”37. E per la Di Lazzaro primato italiano junior nei 100 hs: 13”24
Meraviglioso Filippo Tortu: il 18enne brianzolo, al meeting di Savona, vola sui 100 in 10”15 (+0.9), e migliora di 4/100 il proprio record italiano ottenuto nella semifinale degli Europei di Amsterdam della scorsa estate. Il finanziere conferma così di tutto il bene che sul suo talento di va dicendo da tempo. Il ragazzo, all’esordio stagionale individuale all’aperto, lascia subito il segno. E che segno...
LA GARA — Dopo una batteria corsa in 10”21 (+1.1) con una partenza da rivedere, in finale è pressoché perfetto. Al via nella terza di sei corsie, stavolta ha un’uscita dal blocco precisa. E la messa in moto efficace. A far la differenza, comunque, è come sempre il lanciato. Il maturando al liceo scientifico, quando si alza, quando apre il compasso e si lancia, è un incanto. La seconda metà del rettilineo (opposta a quello di arrivo per sfruttare al meglio la direzione del vento) è una magia. Come il tuffo sulle fotocellule. Il display gli regala un 10”14, poi arrotondato di 1/100. Cambia nulla: resta un’impresa. Che lo consolida al sesto posto della lista italiana all-time, ma lo proietta al primo di quella europea stagionale di categoria e al secondo di quella mondiale. Al minimo per i Mondiali di Londra ora mancano solo 3/100. Alle sue spalle si piazzabno Federico Cattaneo (10”28, dopo il 10”27/+2.6 della batteria) e Michael Tumi (10”29, a sua volta dopo il 10”27/+1.2 della prima volata).
LA GIOIA — "Non potevo aspettarmi di più – dice Filippo felice sotto lo sguardo fiero di papà/coach Salvino – anzi, ricordando che lo scorso anno debuttai con un 10”48, puntavo a un 10”30. In batteria mi sono dimenticato di partire, ho corso con uno zaino sulle spalle. In finale, invece, è andato tutto benone. Mi sono alzato di più sul blocco, sono uscito sullo sparo, fino ai 20 metri ho controllato, poi mi sono disteso. E quando ci si butta sul traguardo così, l’emozione è enorme. Devo tanti grazie, uno in particolare a Marco Mura, l’organizzatore di questo meeting che ha avuto la lungimiranza di far omologare anche il secondo rettilineo. Molti dovrebbero copiarlo". L’appuntamento adesso, passando forse per un altro 100, domenica 4 giugno a Gavardo, è per i 200 del Golden Gala di giovedì 8. Ci sarà da divertirsi.
AUDREY ED ELISA — Il meeting, che in alcune gare assegna di fatto il "posto" italiano per il Golden Gala dell’8 giugno, regala altri diversi acuti. Su tutto, sempre nei 100, l’11”37 (+1.5) di Audrey Alloh, ottava prestazione italiana all-time con un progresso sul personale di 5/100 e un altro record italiano junior. Di Elisa Di Lazzaro nei 100 hs. La 18enne emiliana del Cus Parma e del gruppo di Ayo Folorunso seguito a Fidenza da Maurizio Pratizzoli, stampa un eclatante 13”24 (+0.8) che, dopo diciassette anni, spodesta il 13”29 dell’italofinlandese Manuela Bosco, figlia del grande ricercatore Carmelo e oggi attrice affermata. Elisa, quest’anno già scesa a 13”53, è efficace sulle barriere e veloce. Già nel mirino di tanti, conferma che è un talento da seguire.

Trasferta “fai da te” in Belgio, a caccia di nuovi personali
Si vola a Oordegem, con una formula particolare: niente ingaggi nè iscrizioni, ma ognuno provvede per sè
Trasferta di gruppo per quasi tutto il mezzofondo azzurro impegnato nel tardo pomeriggio di sabato nel meeting IFAM di Oordegem in Belgio.
MEZZOFONDO PROLUNGATO – Presenza massiccia soprattutto nei 5000 metri dove troviamo Daniele Meucci che non corre la distanza da quasi 3 anni fa quando a Velenje (Slovenia) realizzò il tempo di 13:36.83. A dargli battaglia soprattutto Marouane Razine che proprio ad Oordegem, nel 2013, stabilì il suo primato personale con 13:28.08. Fra gli altri azzurri in questa gara ancora da segnalare Ahmed El Mazoury fresco campione italiano dei 10.000, Marco Salami, i gemelli Lorenzo e Samuele Dini e Said El Otmani, mentre ha rinunciato Yemaneberhan Crippa che figurava iscritto in un primo momento.
Un poker di atlete di vertice anche nei 3000 siepi femminili con Francesca Bertoni che tornerà nel meeting dove nel 2016 scese per la prima volta sotto il muro dei 10 minuti siglando un incoraggiante 9:58.10. Con lei l’esperta Valentina Costanza, Martina Merlo e l’emergente promessa Isabel Mattuzzi recente campionessa italiana under 23 sui 10.000 metri. sulla stessa distanza al maschile riflettori puntati su Abdoullah Bamoussa azzurro sulle siepi a Rio De Janeiro e su Giuseppe Gerratana ed Andrea Sanguinetti.
MEZZOFONDO VELOCE – Presenza azzurra meno numerosa nel mezzofondo veloce con Simone Barontini oltre a Joyce Mattagliano ed Elena Bellò negli 800 metri, mentre nei 1500 saranno al via Lorenzo Pilati e Giulia Aprile.
Il meeting belga, a cui sono iscritti diversi altri atleti italiani ed europei di seconda e terza fascia è strutturato su di una formula molto semplice. Nessun ingaggio o pagamento di vitto, viaggio ed alloggio per gli atleti iscritti. Ma una lunga serie di gare mezzofondo di livello medio elevato con varie lepri a dettare il ritmo agli atleti a caccia dei vari minimi o dei propri primati personali. Visto il numero degli iscritti, ben 2791, sembra che la formula : mi iscrivo, vengo, pago tutto di tasca mia, sia particolarmente gradita.

Wlodarczyk, un record unico
PRAGA, MARATONA-RECORD - Ennesima 42km con record della corsa, stavolta nella maratona di Praga disputata ieri. La firma è della kenyana Valaryyabei che ha chiuso in 2h21:57 (velocissima la prima metà in 1h08:23), quasi tre minuti di progresso sul vecchio primato personale. Seconda l'etiope Amane Beriso in 2h22:15 (vanta però 2h20:48), terza Tadelech Bekele (2h22:23, personale), quarta l'ennesima etiope Hirut Tibedu (2h24:04, anche per lei record personale). Settima con la seconda prestazione europea stagionale la lusitana Carla Salome Rocha (2h27:08). Podio tutto etiope tra gli uomini con vittoria all'ultimo metro di Gebretsadik Abraha in 2h08:47 su Bazu Worku (2h08:48) e poco distante Mekuant Ayenew (2h09:00). Primato anche nella cinese Dongying: l'etiope Letebrhan Haylay Gebreslasea ha migliorato il vecchio record della corsa in 2h25:01. Infine un "record" minore ma di risonanza mondiale, firmato dal celebre maratoneta semiprofessionista giapponese Yuki Kawauchi. Grazie alla vittoria nella mezza maratona di Fukushima, risalente a qualche giorno fa, Kawauchi è diventato l'unico runner del pianeta ad aver corso ben sessantanove volte la mezza maratona in meno di 1h06 (grazie a Brett Larner). Per la numero settanta, attendere ancora un po'.
La primatista mondiale e oro olimpico di lancio del martello Anita Wlodarczyk è l'unica atleta al mondo a detenere le dieci migliori prestazioni di sempre in una specialità dell'atletica
A 24 ore dalla tappa inaugurale della IAAF Diamond League, lo Sports Club di Doha ha riportato alla ribalta la primatista mondiale di lancio del martello e olimpionica Anita Wlodarczyk. L'esordio stagionale, il migliore della carriera, le è valso non solo un eccezionale 79,73, cifra che si colloca al sesto posto tra le migliori prestazioni assolute, ma anche un singolare record mondiale: è l'unica atleta a detenere le prime dieci prestazioni all-time in una singola specialità, così come riportato.
82.98 - Varsavia, 28-8-2016
82.29 - Rio de Janeiro, 15-8-2016
81.08 - Cetniewo, 1-8-2015
80.85 - Pechino, 27-8-2015
80.26 - Cetniewo, 12-7-2016
79.73 - Doha, 6-5-2017
79.61 - Stettino, 18-6-2016
79.58 - Berlino, 31-8-2014
79.48 - Halle, 21-5-2016
79.45 - Forbach, 29-5-2016
A dire il vero i dieci migliori lanci in assoluto erano già suoi, grazie a ben sei misure ancillari oltre gli 80 metri, ma non le migliori dieci performances vincenti. La decima, ora fuoriuscita dal top-ten, era l'ex-record mondiale della tedesca Betty Heidler (79,42 nel 2011). Solo la Wlodarczyk può vantare un tale primato: Sergey Bubka, autore di impresa simile in passato, ora è sotto di una unità grazie al record mondiale di Renaud Lavillenie. Con otto prestazioni tra le migliori dieci (in realtà dodici per parità di misura), c'è Yelena Isinbayeva. A quota sette Hicham El Guerrouj, che vanta il prestigioso ruolino sia sui 1500 metri che sul miglio, infine a quota sei (i soli altri atleti a registrare più del 50% dei migliori dieci risultati di ogni epoca) troviamo David Rudisha sugli 800 (in attività e con la possibilità di incrementare) e tre grandissimi del passato, il martellista Yuriy Sedykh, il "golden arm" del giavellotto Jan Zelezny e Jackie Joyner-Kersee nell'eptathlon.
BERRY RECORD AMERICANO - Il martello regala sussulti anche negli Stati Uniti, dove Gwendolyn Berry ha migliorato di un metro e qualche centimetro il record nazionale a Oxford, portandolo a 76,66.
Un numerone, che se fa di lei l'undicesima performer di sempre, a livello di prestazioni assolute trova collocazione in un meno altisonante sessantanovesimo posto. Suona la carica anche l'India, movimento con una tradizione di densità a buon livello nel lancio del giavellotto, con sei specialisti in grado di lanciare oltre gli 80 metri in poco meno di un ventennio (grazie a Ram. Murali Krishnan). Dopo il clamoroso record nazionale del campione del mondo under 20 Neeraj Chopra (86,48), arriva dalla prima tappa del Grand Prix nazionale, a Patiala, l'84,57 di Devender Singh, un 28enne cui sono mancati meno di 30 centimetri per affiliarsi al club dei migliori 100 performer di sempre. Infine, il peso: nelle ultime ore sono arrivati a arricchire la nidiata di lanci da registrare il 21,43 di Darrell Hill all'Oxy Invitational di Eagle Rock e il 21,27 del croato Stipe Zunic a Zagabria.
TAWANNA NELLA TORMENTA - Lubbock è una città del Texas dove il vento si alza appena uno sprinter si accinge a partire dai blocchi. Battute a parte, sono numerosi ogni anno i risultati dei meeting disputati a Lubbock con vento abbondantemente oltre la norma e conseguente fiorire di grandi tempi. Come non bastasse, per una manciata di metri (circa otto) la località non può essere classificata come "A" (altitude venue, è a 992 metri sopra il livello del mare), ma sono quisquilie, i benefici ci sono. L'ultima a trarne vantaggio è stata sabato scorso Tawanna Meadows, velocista 30enne di buon livello nel movimento USA ma mai arrivata ai vertici (11.11 di personale). La folata generosa di 4,5 metri al secondo (con gara disputata in senso inverso al rettilineo classico) l'ha portata a un sensazionale 10.72, settima prestazione di sempre tra quelle con vento irregolare sui 100 femminili. Al crono più rapido della carriera anche la seconda, la più conosciuta Candice McGrone (10.83) e la nigeriana Kalu (10.99). L'ultimo bollettino USA, con i doverosi aggiustamenti (vento e altitudine) stimano per approssimazione la prestazione della Meadows, in condizioni legali, intorno a 10.95. Tra i colleghi uomini un nome di spicco, Trayvon Bromell, vanta un altrettanto clamoroso 9.77, ottenuto tre anni fa con un soffione di 4,2 metri al secondo.
Fece però meglio a Eugene (9.76/+3,7) nella semifinale dei Trials 2015.
SMITH 8,34 DA RECORD - Il lunghista 32enne delle Bermuda Tyrone Smith ha offerto il miglior risultato del Tom Tellez Invitational (tra i tanti nomi-top fu coach storico di Carl Lewis) disputato a Houston. Il vento che più giusto non si può desiderare (due metri al secondo) l'ha aiutato a planare a 8,34, record nazionale migliorato dopo sette anni e terza prestazione mondiale stagionale dopo il duo sudafricano Manyonga-Samaai. Nello stesso meeting la risposta di Jenn Suhr all'esordio dell'olimpionica Stefanidi a Doha, un 4,76 le cui tracce video suggeriscono una misura virtuale ben superiore (ma ha fallito la misura richiesta di 4,91). Nel giro d'orizzonte dei risultati nell'intero globo, spiccano il personal best del quattrocentista giamaicano Demish Gaye (44.85), il record nazionale della lunghista messicana Sauceda (6,74, quarta misura mondiale), l'esordio di Ruth Beitia con 1,90 ai campionati universitari spagnoli.

Il muro delle due ore resiste, ma Kipchoge fa 2h00’25”
A Monza straordinaria prestazione del 32enne oro olimpico keniano, in lizza fino al 35° km per centrare l’obiettivo. Ma l’impresa, di 2’32” inferiore al record del mondo ufficiale, resta straordinaria: “La prossima volta ce la farà”
A Monza, in Italia, all’alba di sabato 6 maggio 2017: è qui, su un anello di 2.4 km all’interno dell’autodromo dove da quasi un secolo rombano motori, che Eliud Kipchoge, 32enne keniano, sposta un po’ più in là i limiti umani. L’assalto al muro delle due ore in maratona fallisce, ma il campione olimpico della specialità corre (anzi, vola) in 2h00’25”. E’ un’impresa di difficile catalogazione, tanto è clamorosa. Sebbene non si possa parlare di record del mondo, perché i crismi Iaaf durante la prova non sono stati rispettati, è un tempo che lascia a bocca aperta. Rispetto al primato ufficiale, il 2h02’57” centrato dal connazionale Dennis Kimetto a Berlino 2014, il progresso è di 2’32”, un’enormità.
Kipchoge festeggiato dagli avversariKipchoge (con maglia rossa) in corsaIl tentativo continuaAll’inseguimento delle lepriKipchoge sul traguardoStremato sul traguardoMani sui fianchi: le due ore hanno resistitoLa partenza all’albaI primi chilometriDi corsa alle luci delle autoLa maratona in pistaLa corsa in diretta Gli ultimi sforziKipchoge festeggiato dagli avversari 
LA GARA — Kipchoge resta perfettamente nella tabella di marcia prevista fino al 35° km. Poi cala leggermente, ma poco o nulla toglie al valore di quanto realizzato. Dei tre atleti impegnati nel tentativo (Breaking2), era di gran lunga il più accreditato e non ha tradito le attese. L’etiope Lelisa, due volte vincitore a Boston, si stacca poco prima del 18° km, l’eritreo Tadese, primatista sulla mezza, poco prima del 20°. Poi, splendidamente scortati da sei lepri intercambiabili, rimangono Kipchoge e la sua fatica. La sfida al cronometro è esaltante. Sarà pur una grande operazione di marketing (voluta da Nike), ma la suggestione dell’evento – grazie anche al contesto – tocca vette altissime. Eliud, già campione del mondo dei 5000 a 18 anni, quando a Parigi 2003 beffò due giganti come Hicham El Guerrouj e Kenenisa Bekele, copre la prima metà gara in 59’57” e la seconda in 60’28”. Con un’azione sempre molto economica, efficace, elegante, rilassata. Solo negli ultimi km, sul suo volto quasi sorridente, appaiono piccoli segni di difficoltà. A prescindere da tutto, si è di fronte a un campionissimo, non ci sono dubbi.
I TENTATIVO — Le condizioni sono ideali: gli 11.3° della partenza, avvenuta puntale alle 5.45 col percorso inizialmente illuminato artificialmente da fari colorati, si incrementano solo di poco nel corso delle due ore di gara, così come il 79% di umidità relativa del via cala leggermente, mentre il vento (0.6 km/h da nord) resta pressoché impercettibile. Squadre di lepri in turnazione e in formazione a freccia 1-2-3, un auto pochi metri avanti, tarata a una velocità costante, a dettare il ritmo grazie a un raggio laser color verde proiettato a terra, calzature (regolamentari?) e abbigliamento studiato ad hoc (rosso per Kipchoge), un percorso da ripetere 17 volte e mezzo certificato da un misuratore Iaaf, rifornimenti personalizzati ogni 3 km circa, controllo antidoping affidato alla federazione italiana secondo il protocollo delle grandi maratone internazionali, pochissime centinaia di testimoni oculari (tra i quali Carl Lewis e Paula Radcliffe) e molti appassionati collegati in streaming da tutto il mondo: il tentativo non potrebbe essere più affascinante. Monza come un fantastico laboratorio, breaking2 come un salto nel futuro, verso territori inesplorati.
IL FUTURO — Kipchoge, dove il traguardo, si accascia a terra, ma si riprende prontamente: «Mi è mancato un po’ il finale – ammette a caldo, abbracciando coach Patrick Sang – ma ho capito che le due ore sono possibili: spero di farcela la prossima volta, a patto di riuscire a ripetere una preparazione così accurata». Gli stimati 500.000 dollari di ingaggio se li merita tutti. Anche Tadese (2h06’51”, personale) e Desisa (2h14’10”) comunque finiscono. Ne vale la pena.

Röhler fa subito centro: spallata da 93,90 a Doha!
A Doha giavellotto-super: 93,90 di Thomas Röhler. Semenya (800), Manangoi (1500), Barshim (alto), Kwemoi (3000) e la Kiyeng (3000 siepi) firmano altri cinque record mondiali stagionali.
Avvio-super della IAAF Diamond League 2017 a Doha con sei primati mondiali stagionali, tre record del meeting e un primato della Diamond League, ottenuto dal tedesco Thomas Röhler nel lancio del giavellotto con la seconda prestazione all-time di 93,90, inferiore solo al record mondiale di Jan Zelezny (98,48). Serata illuminata anche dalla formidabile prestazione della kenyana Hyvin Kiyeng sui 3000 siepi (9:00.12, world lead) che ha battuto la primatista mondiale e olimpionica Ruth Jebet. Mutaz Barshim vince l'alto con 2,36 (world lead) mostrando di aver ritrovato l'elasticità delle migliori stagioni. Successi controvento per Elaine Thompson sui 200 donne (22.19/-2,3) e Kendra Harrison sui 100hs (12.59/-2,3). Mondiali stagionali nel mezzofondo da Caster Semenya, che domina gli 800 metri in 1:56.61, dal kenyano Elijah Manangoi che si impone in volata sui 1500 metri in 3:31.90 e dall'altro kenyano Ronald Kwemoi che vince un grande 3000 metri in 7:28.73. Akani Simbine vince i 100 metri in 9.99 (-1,2) prevalendo nettamente su Powell, Gatlin e De Grasse. Altro successo qatarino col nome nuovo dei 400hs Abderrahmane Samba (48.44), Steven Gardiner vince i 400 piani in 44.60. Negli altri concorsi successi degli olimpionici Katerini Stefanidi nell'asta (4,80), Michelle Carter nel peso (19,32) e Christian Taylor nel salto triplo (17,25/-0,4 all'ultimo salto). In attesa del Golden Gala dell'8 giugno a Roma, prossima tappa a Shanghai il 13 maggio.
IL RACCONTO DEL MEETING
Grandissima prestazione nella prima tappa della IAAF Diamond League a Doha del campione olimpico di lancio del giavellotto Thomas Röhler, autore di uno strepitoso 93,90, il miglior lancio registrato al mondo negli ultimi venti anni, inferiore solo al record del mondo del ceco Jan Zelezny (98,48) e alle sue altre quattro prestazioni sopra i 94 metri. Stimolato dall'avvio brillante del connazionale Johannes Vetter, che con 89,68 aveva preso il comando della gara migliorando il personale, il tedesco Röhler al quarto lancio ha sfoderato l'incredibile stand out che gli ha permesso di migliorare il record nazionale di Raymond Hecht (92,60) il primato della Diamond League (e naturalmente del meeting) e di avvicinare i livelli del mito Zelezny. Röhler ha poi rinunciato agli ultimi due lanci. Classifica decisamente fuori norma: Röhler 93,90, Vetter 89,68, il ceco Vadleich 87,61. Settimo con 81,94 il campione del mondo Julius Yego.
KIYENG SIEPI VERTIGINOSE - Altra grandissima prestazione sui 3000 siepi femminili in conclusione di una bellissima gara tenuta a ritmi altissimi dai passaggi al primo chilometro (Gathoni 2:59.97) e al secondo, dove l'olimpionica e primatista mondiale Ruth Jebet è transitata in 6:01.66. La Jebet ha tenuto in pugno la gara fino agli ultimi 250 metri, raggiunta prima della riviera dalla rivale storica delle ultime due annate Hyvin Jepkemoi Kiyeng, capace di superarla anche in virtù delle migliori qualità tecniche di passaggio delle barriere. Per la kenyana un successo netto in 9:00.12, a un soffio dal primato nazionale kenyano e sesta prestazione assoluta all-time, Jebet terza in 9:01.99 superata in extremis anche dall'altra kenyana Beatrice Chepkoech (9:01.57, ora quarta performer di sempre). Quarta con il nuovo record mondiale under 20 un'altra kenyana, Celphine Chepteek Chespol (classe 1999) in 9:05.70, quasi 15 secondi di progresso sul prcedente limite dell'etiope Adamu (Golden Gala 2011).
Record nazionale per la tedesca Krause (9:15.70) e per la giamaicana Praught (9:19.29).
BARSHIM 2,36 ARCO DEI GIORNI MIGLIORI - Mutaz Barshim è tornato alla vecchia rincorsa e i risultati sono evidenti: progressione immacolata fino a 2,33, un peccatuccio a 2,35 e la volontà, figlia della sicurezza, di aggiungere un centimetro alla già sua world lead, con 2,36 netto e ampia luce sull'asticella. Fanno bella figura anche il britannico Robbie Grabarz con 2,31 (primato europeo stagionale) e il bahamense Donald Thomas, che con 2,29 prevale a parità di misura sul siriano Ghazal. Negli altri concorsi vincono gli olimpionici: asta donne con replica della finale olimpica, la greca Katerina Stefanidi a condurre e la statunitense Sandi Morris a inseguire per maggior numero di errori. La greca si issa a 4,80 con un unico neo a 4,65, per la Morris niente da fare azzardando due prove a 4,85. Rientro discreto per la cubana Silva (terza con 4,65) alle prese con troppi errori sulle quote inferiori. A Christian Taylor è necessario il sesto turno per vincere la gara di triplo con 17,25 (vento -0,4) e superare l'altro statunitense Omar Craddock (17,08/-1,5). Nella prima gara del pomeriggio vittoria dell'olimpionica di getto del peso Michelle Carter con un miglior lancio di 19,32, seconda prestazione mondiale 2017. Il bronzo olimpico Anita Marton ha recuperato il secondo posto in extremis con 18,99 lasciando la terza piazza alla bielorussa Dubitskaya (18,90) espressasi sui suoi limiti. Da notare la gara della 20enne Noora Jasim che ha migliorato pe tre volte il record nazionale del Bahrain fino all'interessante misura di 17,69, classificandosi settima (aveva 16,26).
THOMPSON CURVA REGINA - Elaine Thompson ha vinto i 200 metri in 22.19 nonostante 2,3 metri di vento contrario sul rettilineo, uno svantaggio che le ha impedito di esprimersi nei pressi del primato del meeting (21.98 di Allyson Felix). L'olandese Dafne Schippers è partita meglio della giamaicana oro olimpico di Rio, ma la curva della caraibica è stata esemplare e le ha permesso di presentarsi largamente in vantaggio ai 120 metri prima del morbido e elegante abbrivio sul traguardo. Schippers seconda in 22.45, terza l'ivoriana Ta Lou in 22.77. Nessun dubbio che la gerarchia planetaria sulla distanza passi per queste due atlete, nell'ordine in cui le abbiamo viste oggi. Nei confronti diretti l'olandese prevale ancora di uno (4:3). Per la parità aspettiamo il prossimo showdown. Lo stesso vento fortemente contrario ha pesato sulle frequenze della primatista mondiale dei 100hs Kendra Harrison (12.59/-2,3) impostasi nettamente sulla campionessa europea Cindy Roleder (12.90, terza prestazione europea stagionale) e sull'altra statunitense Sharika Nelvis (12.91). Molto buona l'impressione tecnica destata dalla Harrison, problemi invece per l'avversaria più quotata Nia Ali, finita fuori registro e ottava in 14.34
SEMENYA SCHIACCIASASSI -Impressionante dimostrazione di potenza di Caster Semenya, fuori portata al resto del mondo quando si esprime a questi livelli. La due volte oro olimpico e due volte iridata non ha seguito la pacemaker Meadows (57.81 alla campana) uscendo ai 600 metri (prima in 1:28.12) e facendo il vuoto imponendosi in totale controllo in 1:56.61, mondiale 2017 e primato del meeting. Solo la gigantesca kenyana Wambui (bronzo a Rio) ha tenuto nel rettilineo chiudendo molto bene in 1:57.03. Nel finale l'attesissima Genzebe Dibaba ha perso due posizioni (quinta in 1:59.37), superata dalla kenyana Sum (1:58.76) e dalla connazionale Alemu (1:58.92). Prestazione-no per la polacca Jozwik, protagonista della stagione indoor, ultima in 2:05.68 con zero punti in classifica.
SIMBINE MEGLIO DI GATLIN & CO. - Tra i leoni dei 100 piani trova il corridoio vincente il sudafricano Akani Simbine che si impone in 9.99 (vento -1,2). In formissima già da un mese e mezzo, Simbine ha prevalso nettamente su Asafa Powell (10.08, rinviato il prossimo sub-10) e sul qatarino Ogunode (10.13), ma soprattutto sulle star Gatlin (10.14) e de Grasse (10.21), il cui esordio in Diamond League non è stato brillante come nelle attese. Spento anche il nome nuovo dell'ultima ondata USA Baker (10.24). La serata offre però un bel 1500 metri uomini, rivelatosi un "affaire" kenyano con i primi sei posti tutti occupati, deciso in volata in favore di Elijah Manangoi in 3:31.90 (mondiale stagionale) su Silas Kiplagat (3:32.23) e Bethwell Birgen (3:32.27). A strettissimo giro Kibet (3:32.26) e Cheruiyot (3:32.87). Ritmo firmato dall'altro kenyano Kivuva, transitato con un secondo di ritardo agli 800 rispetto all'1:52 richiesto. Per il ceco Holusa (nono in 3:36.16) la seconda prestazione europea del 2017. Delude il gibutiano Souleiman, undicesimo in 3:40.81. Mondiale stagionale atteso ma di gran qualità sui 3000 al termine di un'ottima prestazione collettiva. Vince il kenyano Ronald Kwemoi in 7:28.73 (personale) sull'argento olimpico dei 5000 Paul Chelimo (USA, 7:31.57) e sull'etiope Yomif Kejelcha (7:32.27). Miglior prestazione europea stagionale per il britannico Andrew Butchart in 7:45.36.
SAMBA UOMO NUOVO DEI 400HS - Alla prima Diamond League e alla quarta esperienza sui 400hs in tutta la carriera il qatarino Abderrahmane Samba ha impressionato oltre ogni previsione, imponendosi in modo nettissimo in 48.44 pur pagando nel finale qualcosa alla parte centrale della gara, straordinaria. Giunto a 48.31 il mese scorso, ha confermato quanto di buono si intuiva dalla recentissima progressione sugli ostacoli, regolando di quasi un secondo il campione olimpico Kerron Clement (49.40) e il sudafricano Van Zyl (49.49). Quarto il campione mondiale Bett in 49.70. Sui 400 uomini bella affermazione di Steven Gardiner a conferma della qualità espressa in avvio di stagione. il giovane bahamense è uscito nettamente in testa sul rettilineo concedendo pochissimo al ritorno di LaShawn Merritt. Tutti sotto i 45.00 i primi tre: Gardiner 44.60, Merritt 44.78, McQuay 44.92, quarto lo junior del Botswana Sibanda in 45.05 a limare lo stagionale. Gara di buon livello collettivo con il ceco Maslak autore della seconda prestazione europea stagionale in 45.59 (settimo). Nelle gare di contorno al meeting, interessante 800 maschile dominato dagli specialisti maghrebini: vittoria dell'algerino Mohamed Belferar in 1:45.44 sul marocchino Mostafa Smaili (1.45:76) e sull'altro algerino Hethat (1:46.05). La seconda tappa della IAAF Diamond League 2017 è prevista per sabato 13 maggio a Shanghai, poi Eugene il 27 maggio e il Golden Gala Pietro Mennea a Roma l'8 giugno.

Maratona sotto le 2 ore: il muro cade all'alba di sabato?
All'autodromo di Monza Kipchoge, Tadese e Desisa ci provano, ma il tempo non sarà omologabile per la Iaaf
L'appuntamento è alle 5.45 di domattina all'autodromo di Monza. Da quel momento in poi, a caccia delle migliori condizioni atmosferiche possibili, ogni momento potrà essere buono per dare il via il tentativo. Se ci sarà (è previsto un eventuale slittamento all'alba di domenica o forse anche di lunedì), in due ore, un importante capitolo di storia dell'atletica - e dello sport - potrà venir riscritto. Perché un uomo, in quel lasso di tempo, se l'impresa verrà compiuta, correrà una maratona. Abbattendo un muro, infrangendo un tabù: 42.195 metri in 1h59'59". Saranno in tre a provarci: il 32enne keniano Eliud Kipchoge, oro olimpico in carica della specialità, il 34enne eritreo Zersenay Tadese, primatista della mezza (58'23" a Lisbona 2010) e il 27enne etiope Lelisa Desisa, due volte vincitore della classicissima di Boston. Se una possibilità c'è, il protagonista non potrà che essere Kipchoge, fenomeno odierno della maratona e tra i più forti di sempre.
NON OMOLOGABILE — Va ribadito che, se l'ambizioso obiettivo verrà centrato, il record non sarà in ogni caso omologato. Il tentativo, infatti, non seguirà i dettami Iaaf. Ci saranno numerosi gruppetti di lepri che entreranno e usciranno per breve frazioni di gara, i rifornimenti non saranno distribuiti in modo canonico, gli atleti indosseranno calzature che potrebbero offrire vantaggi non consentiti, nulla si sa circa i controlli antidoping e via di questo passo. Resta che l'iniziativa, voluta dalla Nike nell'ambito di una chiara operazione di marketing, ha il suo perché. L'atletica vera è un'altra cosa, ma l'esplorazione dei limiti umani ha da sempre grande fascino, in tutti i campi. Davvero le due ore sono possibili? Il dibattito mondiale, nelle scorse settimane, è stato acceso. Esperti e studiosi si sono divisi. Secondo i più, l'attuale record del mondo del keniano Dennis Kimetto (2h02'57", Berlino 2014) è destinato a essere migliorato. Ma il "muro", invece, difficilmente cadrà: limare 2'58" in una volta sola è un'enormità. Anche solo ricordando che, per arrivare all'attuale primato partendo da un tempo maggiorato degli stessi tre minuti (o poco più), sono serviti 18 anni e mezzo (il brasiliano Ronaldo Da Costa, il 20 settembre 1998, sempre a Berlino, arrivò a 2h06'05"). È intanto apprezzabile il fatto che per l'iniziativa, grazie alle sue caratteristiche e di medie meteo ideali, sia stata scelta una località italiana. Là dove di solito rombano motori, domattina (su un circuito di 2.4 km da ripetere 17 volte e mezzo) toccherà ad atleti un po' sognatori.
ANTEPRIMA — Oggi intanto, alle 19, nella milanese piazza Duomo, in una particolare anteprima col contorno di campioni annunciati quali Carl Lewis, Paolo Maldini, Marco Belinelli, Gimbo Tamberi, Alessia Trost e Bebe Vio, 334 runners parteciperanno a una staffetta di 42 km, provando ad abbattere il muro delle due ore. L'idea, evidentemente, è contagiosa.


Maratona Boston ai keniani Kirui e Kiplagat
Il 24enne Geoffrey, alla terza volta sui 42 km e seguito dal piemontese Renato Canova, chiude in 2h09’37”; la 37enne Edna, due ori mondiali e tra le più vincenti degli ultimi anni, in 2h21’53”. Statunitensi battuti, ma protagonisti: Rupp è secondo, la debuttante Hasay terza. Entrambi sono allenati da Salazar
UOMINI — Kirui era alla terza maratona della carriera: lo scorso anno era stato terzo a Rotterdam in aprile (2h07’33”) e settimo ad Amsterdam in ottobre (2h06’27”). In precedenza, bronzo sui 10.000 ai Mondiali juniores di Barcellona 2012 (personale di 26’55”73 a Bruxelles 2011) si era dedicato soprattutto alla pista. Poi, gestito dall’olandese Jos Hermens e guidato tecnicamente anche dal piemontese Renato Canova, il progressivo passaggio alla strada. La sua sfida con l’atteso Rupp, bronzo olimpico in carica, è stata coinvolgente. I due (1h04’35” a metà gara) si sono ritrovati fianco a fianco intorno al 33° km, ma dopo circa 3 km di testa a testa, Rupp ha dovuto alzare bruscamente bandiera bianca. Fino allo show finale di Kirui che, sul traguardo, ha preceduto il rivale di 21” (2h09’58”). Terzo, a sorpresa, il giapponese Suguru Osako (2h10’28”), alla sua prima volta sulla distanza. A conferma di un cast non eccelso, condizionato dalla quasi contemporaneità con la maratona di Londra di domenica prossima, gli Stati Uniti han piazzato sei atleti tra i primi dieci.
DONNE — L’azione decisiva della Kiplagat arriva intorno al 31° km. La poliziotta keniana, una delle maratonete più continue e vincenti degli ultimi anni, tiene fede al pronostico e, con una grande azione, aggiunge al proprio curriculum anche il prestigioso successo sulle strade del Massachusetts. L’iridata di Daegu 2011 e – davanti a Valeria Straneo – di Mosca 2013, alla diciassettesima 42 km della carriera (nessun ritiro...) ma al debutto a Boston, vantava vittorie già a New York (2010) e a Londra (2014), dove nel 2012 ha corso la propria prova più veloce di sempre in 2h19’50”. Il gruppo, alla mezza (1h12’33) ancora composto da sette atlete, è andato via via assottigliandosi, tanto che al passaggio al 30° km, insieme alla keniana, erano rimaste le connazionali Valentine Kipketer, Gladys Cherono, l’ex connazionale Rose Chelimo, ora portacolori del Bahrein e, appunto, la statunitense Hasay. Poi, l’attacco che ha deciso la gara sulle Newton Hills, con un parziale di 5 km (dal 30 al 35°) coperto in 16’01” e un paio di miglia sotto i 5’00”. Il 2h21’51” finale (negative split di 1’14”) dice del valore dell’atleta. Alle sue spalle la Chelimo, ottava ai Giochi di Rio e il mese scorso nona ai Mondiali di cross, staccata di un minuto (2h22’51”) e quindi la Hasay. La 26enne esordiente, benché data in eccellenti condizioni, stupisce: il sui 2h23’00” vale il quarto crono statunitense all-time e migliora di quasi 3’ il primato di una debuttante a stelle e strisce (Kara Goucher corse in 2h25’53 a New York 2008). Il 4° posto di Desi Linden (2h25’06”) completa la buona giornata statunitense: era dal 1991 che due atleti di casa non si piazzavano tra le prime quattro.

Maratona di Parigi, vincono Lonyangata e Rionoripo, moglie e marito
Affare di famiglia nella capitale francese: Paul Lonyangata vince la prova maschile, la moglie Purity Rionoripo quella femminile. Paul al record personale, Purity al nuovo primato della prova femminile
Un affare di famiglia. La maratona di Parigi è stata vinta dal kenyano Paul Lonyangata fra gli uomini e da Purity Rionoripo fra le donne. I due hanno un legame molto speciale: sono marito e moglie...
PERSONAL BEST — Per Lonyangata, 24 anni, la maratona francese ha rappresentato la sua vittoria più preziosa in carriera, con un tempo di 2h06'10", ovvero il suo limite personale, il tutto nonostante la perdita di tempo prezioso dopo essere tornato indietro avendo saltato, in piena trance agonistica, la stazione di rifornimento. Battuto il connazionale - e favorito della vigilia - Stephen Chebogut, che ha concluso in 2h06'56", con Solomon Yego a completare il podio tutto keniano in 2h07'13". "Mi sento bene e francamente il mio obiettivo era quello di venire qui per vincere", ha detto Lonyangata alla fine di una prova disputata sotto un sole caldo e primaverile. Lo scatto vincente al km 35, quando ha aumentato il ritmo chiudendo la contesa al Bois de Boulogne. Per Lonyangata quella di Parigi è la terza maratona vinta dopo Shanghai nel 2015 e Lisbona nel 2013.
PURITY SHOW — Se Paul è andato forte, Purity è andata fortissimo nella maratona femminile. La 23enne kenyana ha chiuso la sua prova in 2h20'50", che oltre a essere il suo personale è anche il nuovo primato della prova parigina. Rionoripo ha battuto la connazionale Agnes Barsosio (in 2h21'02"), e Flomena Cheyech terza in 2h21'23". "Sono così felice - ha detto Purity -. E' un grande giorno per me vincere e battere il mio record personale". Il precedente record della maratona di Parigi apparteneva all'etiope Feyse Tadese in 2h21'06" nel 2013.


La 23enne keniana, prima atleta sotto i 65' nella 21 km di Praga: migliorato di 14'' il record della Jepchirchir. Nuovi tempi anche ai 10 e ai 15 km
La keniana Joyciline Jepkosgei ha battuto tre record mondiali partecipando alla mezza maratona di Praga. La 23enne, comunica la Iaaf, si è imposta nella Iaaf Gold Label Road Race con il tempo di 1'04''52, nuovo primato mondiale, ma durante la sua prova ha migliorato anche i tempi assoluti nella 10 e nella 15 km. Insieme con la connazionale Violah Jepchumba, Jepkosgei ha coperto i 10 km in 30'05'', superando l'attuale limite di 30'21'' stabilito nel 2003 dalla campionessa britannica Paula Radcliffe. Al passaggio dei 15 km ha fermato il cronometro sui 45'37'', migliorando il 46'14'' segnato nel 2015 da Florence Kiplagat in 2015. Al traguardo, la keniana ha migliorato di 14'' il record che apparteneva dallo scorso febbraio Peres Jepchirchir, anche lei del Kenya. La gara maschile è stata vinta dall'etiope Tamirat Tola, medaglia di bronzo nei 10mila ai Giochi di Rio, con il tempo di 59'37''; 12° Daniele Meucci, primo europeo in 1h02'17.

Mondiali Cross: il Kenya detta legge
A Kampala, i keniani conquistano la staffetta mista ed entrambi i titoli senior con Kamworor e Cheptai. Successi under 20 per l'ugandese Kiplimo e l'etiope Gidey.
L'infinito dualismo tra Kenya ed Etiopia ha appena scritto un nuovo capitolo della sua storia ai Campionati del Mondo di corsa campestre. Oggi a Kampala, in Uganda, 12 sono le medaglie con la bandiera keniana (4 ori, 5 argenti e 3 bronzi), mentre 9 (4 ori, 4 argenti e 1 bronzo) quelle per i colori etiopi. I padroni di casa dell'Uganda festeggiano con tre podi (1 oro e 2 bronzi), poi Turchia, Eritrea e Bahrain si aggiudicano un bronzo a testa. Nella gara senior maschile si conferma il keniano Geoffrey Kamworor e la connazionale Irene Cheptai vince il titolo fra le donne. Anche l’under 20 etiope Letesenbet Gidey ripete il successo femminile di due anni fa, invece l’ugandese Jacob Kiplimo conquista in casa l’oro juniores. Tre successi per team su quattro vanno all’Etiopia, con il Kenya che si impone nella classifica senior femminile, oltre che nella staffetta mista. Poca fortuna per l'Italia: la staffetta mista con Soufiane El Kabbouri, Margherita Magnani, Giulia Aprile e Joao Bussotti chiude decima (25:14), mentre le azzurrine finiscono in sedicesima posizione. La migliore under 20 italiana al traguardo, prima anche tra le atlete europee in gara, è la più giovane della spedizione: l'ancora 16enne trentina figlia d'arte Nadia Battocletti, 34esima (22:27). Prossima edizione, la 43esima, dei Mondiali di cross nel 2019 ad Aarhus in Danimarca.
IL RACCONTO DELLE GARE
ANCORA KAMWOROR - La fuga di Joshua Cheptegei infiamma Kampala, ma si spegne nell'ultimo giro dei 10km quando il ventenne ugandese deve cedere il passo a Geoffrey Kamworor. Il 24enne keniano, vicecampione mondiale dei 10.000 e iridato di mezza maratona, non si lascia sfuggire la doppietta e conferma il titolo del 2015 in 28:24. Dietro di lui il connazionale Leonard Barsoton (28:36) e l'etiope Abadi Hadis (28:43). Cheptegei, stremato, arretra fino alla trentesima posizione (30:08). A squadre, però, è l'Etiopia ad avere la meglio per appena un punto sul Kenya. Bronzo all'Uganda che precede Eritrea e Stati Uniti.
SEI DONNE PER LA SESTA VOLTA DEL KENYA - Non era mai successa una cosa del genere. Sei atlete ai primi sei posti dell'ordine d'arrivo, tutte con la stessa bandiera, quella del Kenya che per il sesto anno consecutivo si aggiudica l'oro individuale della prova senior. La campionessa del mondo è Irene Cheptai, forse, l'atleta meno pronosticata alla vigilia, ma che era già finita sul podio per team delle ultime edizioni. 25 anni, ha portato a termine la gara (per la prima volta sui 10km anche per le donne) in 31:57 superando le connazionali Alice Aprot Nawowuna (32:01) e Lilian Rengeruk (32:11). Quinta l'iridata uscente Agnes Tirop (32:32) finita tra le due compagne di squadra Hyvin Kiyeng Jepkemoi (32:32) e Faith Kipyegon (32:49), olimpionica dei 1500. Nella classifica per nazioni, il Kenya (10 punti) domina staccando nettamente Etiopia (45) e Bahrain (58).
UNDER 20, KIPLIMO SUPERSTAR - L'Uganda fa festa con Jacob Kiplimo che conquista la vittoria sugli 8km degli under 20 (22:40). Il neo giovane iridato - all'anagrafe risulta nato il 14 novembre del 2000 - nel 2016 era già stato bronzo nei 10.000 metri a Mondiali U20 su pista e poi aveva preso parte anche ai 5000 delle Olimpiadi di Rio. Kiplimo, che è tesserato per l'Atletica Prato, vive e si allena in Italia sotto la guida del tecnico Giuseppe Giambrone, fondatore del Tuscany Camp di San Rocco a Pilli (Siena). Oggi alle sue spalle sono finiti l'etiope Amdework Walelegn (22:43) e il keniano Richard Kimunyan (22:52). Primo "non africano" al traguardo è il giapponese Nazuya Nishiyama (27esimo, 25:15), mentre l'Europa compare nell'ordine d'arrivo a partire dal 31esimo posto dello spagnolo Mario Garcia (25:26).
A squadre affermazione dell'Etiopia (17 punti) su Kenya (27) ed Eritrea (55), con l'Uganda che resta ai piedi del podio per un solo punto (56).
GIDEY FA IL BIS - Solo altre quattro atlete nella storia della rassegna erano riuscite nell'impresa di replicare il titolo mondiale junior. Oggi Letesenbet Gidey è diventata la quinta under 20 di sempre a conquistare due ori iridati giovanili di campestre. 19 anni appena compiuti (il 20 marzo), l'etiope era già salita in cima al podio nell'edizione 2015 di Guiyang. Stavolta sui 6km si è lasciata alle spalle in 18:34 la connazionale Hawi Feysa (18:57) e la keniana Celliphine Chespol (19:02), campionessa mondiale U18 e U20 delle siepi. La migliore delle azzurrine è la più giovane del team, Nadia Battocletti: la non ancora 17enne allieva trentina chiude 34esima in 21:27, prima delle atlete europee, seguita dalla veneta Ilaria Fantinel (al 69° posto) e dalle piemontesi Alessia Scaini (72°) e Valentina Gemetto (81°), mentre non completano la prova Michela Cesarò, per una caduta in cui dopo un chilometro ha urtato il ginocchio su uno dei tronchi posizionati nel percorso, e Francesca Tommasi, che si è fermata all'inizio dell'ultimo giro. Alla fine l'Italia si piazza sedicesima e l'Etiopia vince anche il titolo a squadre con un solo punto di vantaggio sul Kenya, terzo posto per l'Uganda.
STAFFETTA KENIANA, AZZURRI DECIMI - Il primo titolo mondiale di staffetta mista di cross (4x2km) va al Kenya con la frazione iniziale lanciata dal tricampione iridato dei 1500 metri Asbel Kiprop. Completano l'opera (crono finale 22:22) i connazionali Winfred Mbithe, Bernard Koros e Beatrice Chepkoech alla quale spetta soltanto il compito di difendere il prezioso vantaggio dall'attacco finale di Genzebe Dibaba. La primatista mondiale dei 1500 recupera il distacco, ma tra lei e l'avversaria keniana restano 8 secondi che lasciano l'argento all'Etiopia (22:30) davanti alla Turchia (22:37) trascinata dai big Ali Kaya e Yasemin Can. Per l'Italia c'è il decimo posto (25:14) raggiunto dal quartetto azzurro con Soufiane El Kabbouri (5:47), Margherita Magnani (6:40), Giulia Aprile (7:09) e Joao Bussotti (5:38).
42. Campionati Mondiali di corsa campestre
Kampala (Uganda), 26 marzo 2017
Podi individuali e a squadre
SENIOR
Uomini (10km): 1. Geoffrey Kamworor (KEN) 28:24; 2. Leonard Barsoton (KEN) 28:36; 3. Abadi Hadis (ETH) 28:43. Team: 1. Etiopia 21 punti; 2. Kenya 22; 3. Uganda 72.
Donne (10km): 1. Irene Cheptai (KEN) 31:57; 2. Alice Aprot Nawowuna (KEN) 32:01; 3. Lilian Rengeruk (KEN) 32:11. Team: 1. Kenya 10 punti; 2. Etiopia 45; 3. Bahrain 59.
Staffetta mista (4x2km): 1. Kenya (Asbel Kiprop, Winfred Mbithe, Bernard Koros, Beatrice Chepkoech) 22:22; 2. Etiopia (Welde Tufa, Bone Cheluke, Yomif Kejelcha, Genzebe Dibaba) 22:30; 3. Turchia (Aras Kaya, Meryem Akdag, Ali Kaya, Yasemin Can) 22:37; 11. ITALIA (Soufiane El Kabbouri, Margherita Magnani, Giulia Aprile, Joao Bussotti) 25:14.
UNDER 20
Uomini (8km): 1. Jacob Kiplimo (UGA) 22:40; 2. Amdework Walelegn (ETH) 22:43; 3. Richard Yator Kimunyan (KEN) 22:52. Team: 1. Etiopia 17 punti; 2. Kenya 28; 3. Eritrea 55.
Donne (6km): 1. Letesenbet Gidey (ETH) 18:34; 2. Hawi Feysa (ETH) 18:57; 3. Celliphine Chespol (KEN) 19:02; 34. Nadia Battocletti 21:27; 69. Ilaria Fantinel 22:38; 72. Alessia Scaini 22:51; 81. Valentina Gemetto 23:34; rit. Michela Cesarò e Francesca Tommasi. Team: 1. Etiopia 19 punti; 2. Kenya 20; 3. Uganda 63 punti; 16. Italia 256.

Manyonga sfida il muro: "Ora punto ai 9 metri"
Da ragazzo saltava scalzo in una township sudafricana, ora il lunghista con 8.62 è 12° all-time: "L'8.95 resiste da 25 anni. Troppi"
Lo ha detto chiaro e tondo: "Voglio diventare il primo uomo al mondo a volare oltre i nove metri". Più in là di Mike Powell, più in là della leggenda di Bob Beamon, più in là dei sogni e della fantasia. A Luvo Manyonga è consentito. Il 26enne sudafricano, venerdì scorso, sfruttando l'aria rarefatta dei 1271 metri sul livello del mare di Pretoria, è atterrato a 8.62 (+1.2). Nessuno saltava così lontano da nove anni. La misura, la dodicesima all-time all'aperto al pari di quella raggiunta del giamaicano James Beckford (al conto si potrebbe aggiungere l'8.71 al coperto del tedesco Sebastian Bayer agli Euroindoor di Torino 2009), è valsa anche il record africano della specialità. Il precedente, di Khotso Mokoena, era di 12 cm inferiore (Madrid, luglio 2009). Il personale, invece, di 14 (firmato a Bruxelles, il settembre scorso).
IL SOGNO — Insomma: l'impresa realizzata allo stadio universitario della capitale amministrativa del Paese, nel corso dei Gauteng North Championships, è ricca di valori e di significati. Soprattutto perché realizzata da un atleta che non sbuca dal nulla - Manyonga è vicecampione olimpico in carica - e che sta dimostrando grande continuità. Due settimane prima, a Bloemfontein, s'era spinto a 8.46. E nella serie di Pretoria, dopo l'8.62 (raggiunto al primo tentativo), sono arrivati anche un 8.29 e due 8.34. "E pensare - ha commentato il suo coach Neil Cornelius - che nulla è stato finalizzato. Una misura così non era certo stata programmata: avevamo fatto solo lavori di quantità. Eppure tutto è venuto così facile". Ecco, allora, l'obiettivo (l'utopia?) dei nove metri. "Il primato del lungo - dice Luvo - l'8.95 di Powell, resiste da oltre 25 anni. Sono troppi. È ora di migliorarlo. E io credo di poterci provare. Non so quando, non fisso una data: ma prima o poi succederà". Con tutto il fascino legato all'eventuale caduta di un muro che, oggi, pare infrantumabile.
IL PASSATO — Il ragazzo, talento indiscusso, ma inizialmente osteggiato dal padre che lo avrebbe voluto rugbista come lui, ha alle spalle una storia controversa. Oro ai Mondiali juniores di Moncton 2010 (7.99) e quinto a quelli assoluti di Daegu 2011, era poi entrato in un pericoloso tunnel. Cresciuto nella miseria della township di Mbekweni, alle porte di Paarl, dove saltava scalzo su strade sabbiose e impolverate, travolto dall'improvvisa popolarità e da un certo benessere figlio di quei risultati, ha rischiato una brutta fine. Squalificato diciotto mesi per doping, ha toccato il fondo quando, dopo aver evitato un arresto e essere rimasto coinvolto in una sparatoria, il suo vecchio allenatore, Mario Smith, è morto in un incidente stradale. Pareva perso, poi poco alla volta, grazie allo sport, si è ripreso. Fino a questi exploit in serie. Con la beffa dei Giochi di Rio, dove in finale lo statunitense Jeff Henderson (8.38 alla sesta e ultima prova) lo ha preceduto di un solo centimetro.
IL FUTURO — L'atletica sudafricana sta vivendo un periodo d'oro. Da Wayde Van Niekerk a Caster Semenya, abbonda di stelle. E Manyonga, nelle scorse settimane, ha aggiunto carichi da novanta. Prossimo appuntamento, per Ludo, il 21-22 aprile coi campionati nazionali di Potchefstroom, per i quali già monta l'attesa per l'annunciata sfida sui 100 tra Van Niekerk, che doppierà coi 200 e Akani Simbine, a Rio quinto e negli ultimi venti giorni tre volte sotto i 10"00, fino al 9"92 (+1.2) di sabato scorso. Manyonga, poi, sarà al meeting di Diamond League di Shanghai del 13 maggio. I nove metri potrebbero essere meno lontano di quel che si pensa.


Mondo: Harrison e Baker frecce americane
STRADA, VITTORIE AFRICANE - A Parigi mezza maratona con doppia tripletta kenyana: Morris Gachaga in 1h00:38 ha preceduto Paul Lonyangata (1h00:40) e Alex Korio (1h00:42), mentre Ruth Chepngetich in 1h08:07 ha battuto nettamente Poline Wanjiku (1h10:51) e Edith Chelimo (1h10:59). Nella 42km giapponese di Otsu uno-due dei kenyani con Ezekiel Chebii (2h09:06) e Vincent Kipruto (2h09:15) davanti all'ugandese bronzo mondiale a Pechino Solomon Mutai (2h09:59). A Rabat doppio successo etiope con Fikadu Debele (2h09:37) e Worknesh Alemu (2h30:04). Marcia di densità spaventosa in Cina: ben trentacinque ventisti sotto 1h23, quindici cinquantisti sotto le 4h02 e tredici ventisti sotto 1h30. Successi di Wang Kaihua in 1h17:54 (performer n.18 all-time), Niu Wenbin in 3h46:12 e Lu Xiuzhi in 1h26:28, davanti di un secondo su Wang Na.
Ai campionati USA l'ostacolista avvicina il record del mondo dei 60hs in 7.74, lo sprinter il mondiale 2017 in 6.45. Grandi prestazioni su 300 e 600 metri.
I campionati statunitensi indoor di Albuquerque vanno in archivio con un bilancio di due "world best" senior e uno nella categoria under 20, per un totale di otto primati mondiali stagionali, pur se solo due ottenuti in eventi propri del programma internazionale e sei su distanze e concorsi cosiddetti "spuri". Oltre a ciò, il ritorno di atleti di primissimo piano e alcune prestazioni molto vicina ai vertici statistici assoluti. Le note più importanti si sono registrate perciò con i nuovi primati mondiali stagionali di Kendra Harrison sui 60 ostacoli e di Ronnie Baker sui 60 piani. La Harrison è volata in batteria a 7.74, personale e sesta prestazione di sempre a sei centesimi dal record del mondo, per poi vincere la finale di stretta misura in 7.81 per un solo centesimo su Jasmin Stowers, scesa al personale di 7.82. Lo sprinter Baker ha sottratto anche lui un centesimo alla sua precedente world lead vincendo la finale dei 60 in 6.45 regolando di quasi un metro LeShon Collins (6.54, personale bissato dopo quello di 6.57 nel turno preliminare).
RITORNO DELLE PRIMEDONNE - Alla prima uscita stagionale l'olimpionica e iridata indoor di getto del peso Michelle Carter e la 19enne Vashti Cunningham, anche lei oro a Portland un anno fa, hanno vinto e convinto: 19,03 (con un altro lancio da 19,01) per la lanciatrice, 1,96 alla prima prova e tre errori a due metri per la saltatrice, che ha così stabilito la miglior prestazione mondiale under 20 del 2017. Statisticamente ha fatto meglio Candace Hill, pluridorata ai mondiali allievi di Cali, che all'ennesimo assalto ha migliorato il "record" under 20 dei 300 indoor in 36.56, sottraendolo a Francena McCorory (36.67 dieci anni fa). Non le è bastato per vincere il titolo nazionale, giocato in una gran volata a due tra Phyllis Francis e Joanna Atkins nell'altra sessione di finale: 36.15 e 36.18, sesta e settima prestazione all-time.
WORLD BEST PER LYLES E BERRY - Noah Lyles, unico a precedere Filippo Tortu nella finale mondiale junior dei 100 metri della scorsa estate, ha vinto i 300 metri in 31.87, un centesimo meno del precedente limite mondiale di Wallace Spearmon. Lyles ha preceduto Paul Dedewo, atleta 25enne di origini nigeriane, in crescita da un paio di stagioni e giunto tardi all'atletica.
Con 31.92 Dedewo si colloca al terzo posto nella storia dei 300 indoor, davanti a gente come Kerron Clement e LaShawn Merritt. L'altro world best è arrivato dal martellone donne (attrezzo da 20 libbre): Gwen Berry, seconda oltre i 25 metri nella storia della specialità, ha aperto la finale con 25,22, proseguito con 25,21 e chiuso la pratica con 25,60, quattro centimetri più lontano del limite di 25,56 che era detenuto da Brittany Riley. La Price, con 24,30, ha stabilito la quarta misura all-time.
600 METRI, ANNATA RECORD - La non molto praticata distanza, così come quella dei 300, ha trovato in questa stagione grande linfa nel circuito USA. Tantissime gare, col risultato di produrre record e prestazioni nei pressi. Quello che è riuscito sui 300 a Lyles non è stato replicato, davvero per poco, da Ajee' Wilson e Courtney Okolo sui 600 donne. La vice-iridata indoor degli 800 Wilson ha vinto la finale in 1:23.84, a soli 40 centesimi dal miglior risultato di sempre della russa Kotlyarova. L'olimpionica della 4x400 Okolo le ha tirato il collo in finale, chiudendo in 1:24.00. Sono terza e quarta di sempre. Il record nazionale resta a un soffio, 1:23.59 di Alysia Montano.
ANCHE SOWINSKI MEGLIO DI MOTCHEBON - Sui 600 uomini, che quest'anno hanno visto il "record mondiale" portato due volte e registro con il primo "meno 1:15", ha vinto Erik Sowinski in 1:15.07, quarta prestazione all-time e sotto al limite che fino a due mesi fa era del tedesco Motchebon. Altri mondiali stagionali da Albuquerque: 2:18.60 del bronzo olimpico Murphy sui 1000 in 2:18.60, 24,02 di Alex Young nel martellone da 35 libbre e 10:19.14 di Shelbi Houlihan sulle due miglia, questa sì gara disputata per la prima volta nel 2017 e con scarso peso di interesse. La Houlihan ha vinto anche il miglio in un mediocre 4:45.18.
MERRITT C'E': 7.51 - Tra gli altri risultati, il successo di Aries Merritt sui 60hs in 7.51, di Sam Kendricks nell'asta con 5,85 all'esordio stagionale, di Kynard nell'alto con 2,30. Altri titoli a Blankenship nel miglio in 3:59.22 e Paul Chelimo sulle due miglia in 8:28.53. Dai concorsi, 7.93 di Ward nel lungo, 17,10 (due volte) di Carter nel triplo e 20.78 di Moore nel peso. Multiple a Cato con 5.738 punti.
Tra le donne, asta a Sandi Morris con 4,70 (Suhr rinunciataria, ha disertato i campionati), titolo dei 60 all'olimpionica della 4x100 Akinosun in 7.08 (personale), i 1000 alla Lipsey in 2:37.97, Bougard prima nel lungo (6,44) e nel pentathlon (4.558 punti), triplo a Tori Franklin con 13,86. Un'edizione tutto sommato in toni tecnicamente discreti con ottime cose su distanze non proprie del programma ufficiale e, come avviene dal lungo periodo, disertata da tre quarti dei big dell'atletica USA.
FINE STAGIONE INDOOR - Il calendario invernale in pista si concluderà la prossima settimana con i campionati NCAA, dove torneranno 200, 400, 800 e via dicendo, distanze soppiantate da 300, 600, miglio eccetera ai campionati nazionali. L'appendice successiva dei New Balance Nationals, a New York, sarà la rassegna delle categorie giovanili, zeppe di atleti in rampa di lancio come Alyssa Wilson, pochi giorni fa al record nazionale under 20 del peso con 17,51.
PRIMAVERA SUDAFRICANA, SIMBINE E' UN JET - Akani Simbine vola nell'altitudine di Pretoria. Il primatista sudafricano dei 100 metri è sceso nuovamente sotto i 10" sui 100 (9.93) e correndo i 200 in 19.95 ha realizzato la terza prestazione nazionale sulla distanza dopo il limite di Jobodwana (19.87) e il 19.94 di Wayde van Niekerk. In luce anche lo junior Munyai, che in 20.10 ha migliorato il vecchissimo record di categoria di Dempers (20.16), portandosi alla quinta prestazione all-time under 20, e ha sfiorato il record anche sui 100 (per un centesimo) chiudendo in 10.20.


Kipsang sfiora il record a Tokyo: ecco il muro da abbattere
Kipsang va forte nella capitale giapponese, firmando la dodicesima prestazione di sempre
PER UN SOFFIO
Profumo di record, almeno per 30 km, nella maratona di Tokio vinta dal keniota Wilson Kipsang nel grande tempo di 2h03’58, dodicesima prestazione mondiale all time. Questi i suoi parziali per ogni frazione di 10 km oltre a quello finale sui 2km e 195 metri. : 28:50 + 29:15 + 29:22 + 30:02 + 6:29. Passaggio alla mezza maratona in 61.21 ed ai 30 km in 1h27’27, migliore prestazione mondiale sulla distanza (prec. Dennis Kimetto con 1h27’38 nel 2014 a Berlino), con un passaggio a metà gara in 1:01:21. L’attacco al record mondiale di Dennis Kimetto di 2h02’58 è poi svanito nella quarta frazione di 10 km che Kipsang ha percorso in 30.02, sempre un grande tempo visto che si parla di un ritmo di corsa da 3 minuti al km, ma non certo sufficiente per togliere il primato a Kimetto. Per riuscirci Kipsang avrebbe dovuto mantenere la stessa media dei primi tre quarti di gara coprendo anche la quarta frazione di 10.000 metri in 29:09 per approdare così al km 40 in 1h56’37 e poi finire gli ultimi 2 km e 195 metri in 6.20. Facile a dirsi.
kipsang
PRIMATO A RISCHIO. Certamente, visto il numero di risultati di alto livello che piovono un po’ da tutte le parti nella maratona maschile l’attuale primato del mondo di Kimetto potrebbe anche cadere entro la fine del 2017, soprattutto se, nella solita Berlino, decisamente la gara con il tracciato più veloce, ci sarà anche questo anno un cast di atleti in grande forma come è sempre successo in passato.
I MURI
Senza andare nella preistoria ricordando che il primo record mondiale riconosciuto dalla Iaaf è il 2:55: 18 dell’americano Johnny Hayes, l’atleta che vinse i giochi olimpici di Londra nel 1908 dopo la squalifica di Dorando Pietri ( che era arrivato primo in 2:54:46 ma con l’aiuto vietato di alcuni ufficiali di gara) proviamo a prendere in esame tutti i muri abbattuti sotto il tempo delle 2 ore e 10 minuti. Centonove anni fa Hayes vinse dunque il titolo olimpico correndo a circa 4 minuti e 10 secondi al km. In oltre un secolo di storia della maratona le medie dei successivi primati del mondo sono scese vertiginosamente. Vediamo di quanto partendo dal primo muro di 2 ore e 10 minuti, che si può considerare come l’inizio dell’era moderna della maratona.
TRA I ’60 E GLI ’80
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 10 MINUTI. Il primo uomo sotto le 2 ore e 10 minuti fu l’australiano Derek Clayton con 2:09:36 il 3 dicembre del 1967 a Fukuoka. (media 3.04 al km)
PRIMA VOLTA SOTTO 2 ORE e 9 MINUTI. Ancora un australiano alla ribalta stavolta con il baffuto Robert De Castella che il 6 dicembre del 1981 corse a Fukuoka in 2:08:18 (media 3.03 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 8 MINUTI. Stavolta il primatista mondiale è il leggendario fondista portoghese Carlos Lopes che il 20 aprile del 1985, a 38 anni di età! Corre in 2:07:12 (media 3.01 al km).
ARRIVA L’AFRICA
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 7 MINUTI. Nell’albo dei primatisti mondiali irrompe per la prima volta l’Africa con l’etiope Belayneh Dinsamo che il 17 aprile 1988 a Rotterdam corre in 2:07:50 ( media di 3.00 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 6 MINUTI. E’ Khalid Kannouchi un marocchino emigrato in America facendo anche il lavapiatti il primo uomo a scendere sotto le 2 ore e 6 minuti. L’impresa avviene il 24 ottobre del 1999 a Chicago con 2:05:42 (media 2.58.5 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE 5 MINUTI. Il nuovo primatista è un atleta keniota fenomeno del cross e della pista. Si chiama Paul Tergat ed il 28 settembre del 2003 corre a Berlino in 2:04:55 ( media 2.57.5 al km).
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 4 MINUTI. Da un fenomeno come Paul Tergat ad un extraterrestre della pista come l’etiope Haile Gebreselassie che il 28 settembre, sempre a Berlino, buca quasi chirurgicamente, il muro delle 2 ore a 4 minuti con 2:03:59 (media 2.56 al km).
STORIE DEI ’10
PRIMA VOLTA SOTTO LE 2 ORE e 3 MINUTI. Non è certamente famoso come Paul Tergat ed Haile Gebreselassie, due autentici fenomeni della pista, il keniota Dennis Kimetto, appartiene all’ultima generazione dei grandi specialisti delle corse su strada che frequentano molto poco o quasi niente le gare del mezzofondo prolungato in pista. Non a caso Kimetto, oltre a quello sulla maratona realizzato, quasi inutile dirlo, ancora a Berlino il 28 settembre del 2014 con 2:02:58, (media 2.55 al km) detiene anche il primato del mondo sui 25 km con 1:11: 18 ed anche, sino ad ieri, quello dei 30 km con 1:27:38 poi migliorato di passaggio dal connazionale Wilson Kipsang con 1:27.27 nella gara di Tokio.
G.Rondelli
Crippa 5000 da primato 13:23.99 a Birmingham
Nell'ultima tappa del World Indoor Tour l'azzurro è quinto e migliora il record italiano in sala. Mo Farah al primato europeo in 13:09.16. Record anche per la Muir sui 1000 metri in 2:31.93.
Yeman Crippa ha stabilito oggi pomeriggio a Birmingham il record italiano assoluto dei 5000 metri indoor in 13:23.99, nella gara che ha visto l'olimpionico Mo Farah arrivare al nuovo limite europeo in 13:09.16, al termine di una sfida incerta fino alla fine. Il ventenne azzurro delle Fiamme Oro ha nettamente abbassato il limite nazionale detenuto da quasi trentacinque anni da Venanzio Ortis che aveva corso in 13:39.43 a Milano il 10 marzo 1982. Magnifica prova, con Crippa nelle posizioni di coda nella prima parte di gara, bravo negli ultimi due chilometri a risalire fino a centrare il quinto posto e ottenere nientemeno che la decima prestazione europea all-time e la seconda prestazione europea under 23 sulla distanza. Crippa era al debutto sulla distanza al coperto. All'aperto vanta 13:36.65, ottenuto lo scorso anno a Bellinzona, un crono ora nettamente migliorato. La prestazione odierna del bicampione europeo junior di cross trova, nelle liste italiane di sempre outdoor, solo dodici interpreti che sono stati capaci di far meglio.
FARAH RECORD IN 13:09.16 - Farah si è imposto in 13:09.16, nuovo limite continentale che migliora il 13:11.13 del francese Tahri, non essendo mai stato ratificato il 13:10.60 che lo stesso Farah ottenne sempre a Birmingham esattamente sei anni fa. A tenere in bilico il successo del britannico, fino alla fine, l'ex-kenyano Albert Rop che ha ottenuto il record asiatico in nome del Bahrain in 13:09.43. Sotto il vecchio primato d'Europa anche il francese Amdouni in 13:10.60 (record nazionale). Al primato nazionale anche il marocchino El Bakkali, quarto in 13:11.18. Tutti i primi cinque classificati hanno migliorato i rispettivi record nazionali.
FESTA DOPPIA, ANCHE LA MUIR DA PRIMATO - Giubilo tutto british nella tappa conclusiva del World Indoor Tour IAAF, grazie all'altra impresa centrata dalla scozzese Laura Muir sui 1000 metri, un altro tentativo di record annunciato. Già al primato continentale sui 3000 pochi giorni fa, la Muir ha segnato davanti a un pubblico in delirio il nuovo limite in 2:31.93, a un secondo dal record mondiale indoor fissato da Maria Mutola a 2:30.94 diciotto anni fa a Stoccolma. Lanciata verso l'impresa dall'eccellente lavoro della lepre di lusso Jenny Meadows, la Muir ha realizzato la seconda prestazione all-time sulla distanza, migliorando il limite continentale di 2:32.16 appartenente alla russa Yuliya Chizenko. I passaggi della Muir (600 metri in 1:29.71, il primato personale di 2:00.56 agli 800, e l'ultimo giro in 31.39) non sono bastati per raggiungere la vetta mondiale assoluta ma quella europea sì, e con che determinazione. A cinque secondi la seconda, l'americana Grace in 2:36.97.
THOMPSON & POZZI, DUE FRECCE - Il jet di Birmingham è la due volte campionessa olimpica della velocità Elaine Thompson, che corre 60 metri al fulmicotone e chiude in un eccezionale 6.98, mondiale stagionale e settima prestazione all-time a sei centesimi dal record mondiale di Irina Privalova. Partenza rabbiosa, accelerazione da manuale e assetto perfetto per la più bella gara di velocità dell'anno. Non è record nazionale, Merlene Ottey riuscì una volta a 6.96 e ben due volte a 6.97, ma è impresa maestosa. Sei i centesimi di miglioramento sul recedente primato personale. La seconda, la connazionale Evans (vince la classifica di specialità) è a quasi due decimi, che sulla distanza sono una enormità. Mondiale stagionale anche per Andrew Pozzi sui 60hs, il terzo della stagione, ostacolista in credito con la fortuna dopo i numerosi infortuni che ne hanno ritardato la competitività a altissimi livelli.
Ritrovata la salute, eccolo dominare la stagione al coperto e abbassare di un centesimo il suo mondiale stagionale (7.43). Nessun contatto con gli ostacoli, tecnicamente bravissimo.
LOXSOM & BLANKENSHIP, USA IN VETTA - Due mezzofondisti USA che centrano un doppio record mondiale stagionale nello stesso meeting, nonostante presenze africane, sono un evento raro. Ci sono riusciti i bianchi Casimir Loxsom, recentemente primatista mondiale sui 600 metri, che ha dominato gli 800 metri in 1:46.13, nuovo limite mondiale stagionale, resistendo al ritorno tardivo del bosniaco Tuka (1:46.59, record nazionale), e il barbuto Ben Blankenship (3:36.42), che al termine di una gara incerta ha avuto la meglio sull'australiano Gregson. Sconfitti i kenyani (ma Birgen si aggiudica vittoria nel Tour e biglietto iridato), ottima gara dell'emergente svedese Berglund, quarto in 3:37.69.
LE ALTRE GARE MASCHILI - Bel 60 uomini vinto dal leader stagionale Baker in 6.55. In un centesimo a 6.58 piombano sul traguardo in tre, Kim Collins, l'inglese Kilty e il giamaicano Clarke. Pavel Maslak vince dominando i 400 in 45.89 e si aggiudica la vittoria di specialità. Si permette anche di vincere contro il grenadino Taplin, che l'aveva battuto due volte in pochi giorni e cha ha chiuso quarto in 46.38, preceduto per millesimi dallo sloveno Janezic e dal dominicano Santos (46.16). Nonostante la gara medioce di oggi (2,20) il bahamense Thomas si è aggiudicato la classifica dell'alto maschile del World Indoor Tour. Oggi il migliore è stato lo statunitese Kynard con 2,31. A contrastarlo solo Robbie Grabarz, secondo con 2,28. La vittoria nel lungo con 7,89 regala al sudafricano Mokoena il biglietto che scade tra un anno, mondiali indoor nello stesso impianto. Bella soddisfazione per un atleta non più giovanissimo ma che ha in serbo ancora soddisfazioni.
LE ALTRE GARE FEMMINILI - Sui 3000 metri Sifan Hassan ha lanciato il finale poco prima della campana ma la kenyana Obiri ha eseguito un micidiale cambio di velocità a cento metri dal traguardo vincendo in 8:29.43 (personale e seconda prestazione stagionale). Per la Hassan il record nazionale in 8:30.76 e la quarta prestazione europea all-time, la migliore se si escludono le atlete russe. Zuzana Hejnová vince i 400 rimontando la britannica Laviai Nielsen. Il crono (51.77) è la seconda prestazione europea del 2017. Gli 800 hanno avuto ancora la migliore interprete nella polacca Joanna Jozwik, vincitrice in 2:01.12 dominando come da copione. Per lei c'è il biglietto assicurato per il mondiale indoor 2018. Bene le europee Lindh (2:01.69) e Oskan-Clarke (2:01.71), meno la co-favorita canadese Bishop (2:02.19), alle prese con una condizione non brillante. Esercizio di stile di Christina Manning, vincitrice dei 60hs in 7.83 a un centesimo dal personale. Ha battuto nettamente la statunitense Nelvis (7.94) e Sally Pearson (7.96). L'olimpionica Stefanidi ha vinto l'asta con 4,63 ma la vittoria in classifica è andata all'elvetica Büchler, seconda con 4,53. Nel lungo duello casalingo tra la Ugen e la Sawyers. Meglio la prima con 6,76 contro i 6,71 della connazionale. Esito scontato nel peso: vince la magiara Marton con la miglior prestazione europea stagionale (18,97).
I vincitori del World Indoor Tour IAAF, automaticamente selezionati per il mondiale indoor di Birmingham 2018, sono Orlando Ortega (60hs), Donald Thomas (alto), Pavel Maslak (400), Bethwell Birgen (1500) e Godfrey Mokoena (lungo) tra gli uomini, Joanna Jozwik (800), Patricia Mamona (triplo), Anita Marton (peso), Hellen Obiri (3000), Gayon Eavsn (60) e Nicole Buchler (asta) tra le donne.

Otto metri per tre: Jacobs, Randazzo e Howe!
Spettacolo sulla pedana del lungo degli Assoluti Indoor: vince Jacobs con 8,06. 8,05 per il ventenne Randazzo e 8,01 per un ritrovato Howe
Salto in lungo-show nella prima giornata dei Campionati Italiani Assoluti Indoor di Ancona. Sotto il tetto del palaindoor tre atleti infrangono il fatidico muro degli 8 metri in una gara senza precedenti al coperto in Italia. Vince Marcell Jacobs (Fiamme Oro) con 8,06, un centimetro meglio del ventenne siciliano Filippo Randazzo (Fiamme Gialle) che per la prima volta nella sua carriera mette l'8 in prima cifra: 8,05, quinto azzurro di sempre al coperto. Ma l'altra bella notizia di oggi è che, dall'altra parte del muro, con 8,01 c'è anche Andrew Howe (Aeronautica). Era da quasi 7 anni (dall'8,12 degli Europei di Barcellona 2010) che il recordman nazionale assoluto, argento mondiale 2007, non varcava la soglia degli 8 metri. Una gara dai contenuti eccezionali che vede la classifica proseguire con il quarto posto di Kevin Ojiaku (Fiamme Gialle) 7,93 e il quinto di Stefano Tremigliozzi (Aeronautica) 7,83. Immediata l'eco a livello europeo di questa triplice impresa. Nel ranking continentale 2017 Jacobs (oggi 8,06) è secondo con 8,07, Randazzo è terzo con 8,05 e Howe è quarto con 8,01. Tre azzurri ai piani alti della graduatorie stagionali (meglio ha fatto solo il francese Jean-Pierre Bertrand, 8,08) a due settimane dal grande appuntamento degli Europei Indoor di Belgrado (3-5 marzo). Come già detto, questa trio "over 8 metri" nella stessa gara è qualcosa di inedito in chiave italiana a livello indoor. All'aperto, invece, i precedenti sono ben due. Il primo con Fausto Frigerio 8,15, Milko Campus 8,06 e Giovanni Evangelisti 8,03 il 5 luglio del 1990 a Cagliari in occasione del meeting Terra Sarda; l'altro con Nicola Trentin 8,16, Andrew Howe 8,07 e Stefano Dacastello 8,00 a Casal del Marmo (Roma) durante la finale dei Societari Assoluti 2004.
A sei mesi di distanza dal quarto posto sulla 20km alle Olimpiadi di Rio, la pugliese Antonella Palmisano (Fiamme Gialle) mette in bacheca il terzo titolo in sala della sua carriera in 12:08.83: è la migliore prestazione mondiale 2017 ad appena tre secondi dal personal best (12:05.68 nel 2015).
Scalpitano e vincono le nuove leve degli ostacoli. I 60hs delle donne fanno scintille grazie a due giovanissime interpreti: la primatista italiana under 20 Elisa Di Lazzaro e la campionessa europea under 18 dei 100hs Desola Oki. Stavolta, però, la sfida vale il titolo assoluto e ancora una volta il record italiano junior che la Di Lazzaro (18enne triestina trapiantata a Fidenza nell'inesauribile vivavio del Cus Parma guidato dal tecnico Maurizio Pratizzoli) deteneva dal 5 febbraio e che qui migliora di altri tre centesimi a 8.25. Sfiorato lo standard di iscrizione (8.24) per i prossimi Europei Indoor di Belgrado. Seconda è la Oki, stesso club e stesso allenatore, che con 8.29 centra il personale. Al terzo posto, Micol Cattaneo (Carabinieri), la più esperta del podio con 8.30.
In luce anche Hassane Fofana (Fiamme Oro) davanti a tutti in 7.73 sui 60hs, primato personale ribadendo lo standard di iscrizione per gli Europei Indoor di Belgrado. Brava Laura Strati, la veneta momentaneamente trasferitasi a Madrid per ragioni di studio, atterra a 6,59 e diventa la quarta lunghista italiana di sempre al coperto, l'ottava in Europa quest'anno. Nel peso ennesimo successo della pluricampionessa d'Italia Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) con 16,17, è il suo ventesimo titolo in carriera.


Jepchirchir, doppio record mondiale
Nella mezza maratona di Ras al-Khaimah, la keniana migliora il limite iridato sui 21,097 km (1h05:06) e anche quello dei 20 km (1h01:40)
La keniana Peres Jepchirchir ha stabilito questa mattina il nuovo record mondiale di mezza maratona con 1h05:06 a Ras al-Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti. Per la 23enne africana, di passaggio, è arrivato anche il primato del mondo nei 20 chilometri in 1h01:40. Ambedue i precedenti limiti appartenevano all’altra keniana Florence Kiplagat, che li aveva ottenuti quasi due anni fa a Barcellona, il 15 febbraio 2015, rispettivamente con 1h05:09 e 1h01:54. Una doppia impresa al termine di un grande duello tra la Jepchirchir, campionessa mondiale in carica dei 21,097 km, e la connazionale Mary Keitany, due ori iridati sulla distanza e vincitrice nelle ultime tre edizioni della maratona di New York, seconda in 1h05:13 con la quarta prestazione alltime (terza performer di sempre) che non basta per evitare la sua prima sconfitta sulla “mezza” dal 2007 dopo tredici successi di fila. Proprio nella velocissima gara araba, la Keitany era riuscita a centrare entrambi i record mondiali nel 2011 con 1h05:50 e 1h02:36, ma se li è visti sottrarre dalla Kiplagat sulle strade della città spagnola nel 2014 con successivo miglioramento nel 2015.
Ora invece è il turno della Jepchirchir, che prima di oggi poteva vantare un personal best di 1h06:39 quando nella scorsa stagione finì quarta a Ras al-Khaimah e ha realizzato quindi un progresso di oltre un minuto e mezzo correndo in “negative split”, con una flessione solo negli ultimi 800 metri per accasciarsi momentaneamente al suolo dopo il traguardo. Infatti la seconda parte di gara è stata più veloce della prima, considerando non solo la frazione dal decimo al ventesimo chilometro in 30:33, contro i 31:07 dei primi 10 km, ma anche la progressiva accelerazione in ogni segmento di cinque chilometri, testimoniata dai parziali di 15:40, 15:27, 15:25 e 15:08. Solo Kenya per le prime quattro, con Joyciline Jepkosgei sul terzo gradino del podio in 1h06:08 (settima alltime) e l’oro olimpico di maratona Jemima Sumgong alle sue spalle in 1h06:43, poi la star etiope Tirunesh Dibaba, tre volte campionessa a cinque cerchi su pista, quinta con 1h06:50. Il terzetto al comando ha fatto segnare prestazioni che si inseriscono ai piani altissimi delle liste alltime sui 15 km, dal quarto al sesto posto: Keitany 46:30, Jepkosgei 46:31 e Jepchirchir 46:32, mentre la Keitany diventa seconda di sempre nei 20 km (1h01:52). Anche al maschile, dominio degli atleti keniani che conquistano prima e terza posizione: vittoria in 59:10 di Bedan Karoki, vicecampione mondiale di cross e di mezza maratona, davanti all’etiope Yigrem Demelash (59:19) e ad Augustine Choge (59:26).

Dibaba è record anche sui 2000
A Sabadell, in Spagna, la mezzofondista etiope firma il miglior crono di sempre sulla distanza con 5:23.75. Primato personale sui 3000 per l’azzurro Razine (7:50.78), nei 400 metri Bazzoni 54.39.
Un altro primato mondiale per Genzebe Dibaba. La mezzofondista etiope ha realizzato questa sera al meeting internazionale di Sabadell, in Spagna, il più veloce crono di sempre sui 2000 metri indoor con 5:23.75. Battuto quindi il precedente limite di 5:30.53, stabilito dalla romena Gabriela Szabo a Sindelfingen (Germania), l’8 marzo 1998, ma il tempo di oggi è inferiore anche al record all’aperto di 5:25.36 che appartiene dal 1994 all’irlandese Sonia O’Sullivan. Adesso la fuoriclasse africana, 26 anni da compiere proprio domani, è in possesso di ben sei migliori prestazioni mondiali al coperto: infatti detiene anche quelle di 1500, miglio, 3000, due miglia e 5000 metri, oltre al record all’aperto sui 1500 metri, la specialità in cui è campionessa iridata in carica e argento olimpico.
Nella riunione spagnola, in gara due azzurri con un bel secondo posto e progresso personale per Marouan Razine nei 3000 metri. Il 25enne dell’Esercito è finito alle spalle del vicecampione europeo dei 5000 metri, Adel Mechaal: 7:48.39 per lo spagnolo e 7:50.78 per il piemontese che migliora di oltre cinque secondi il recente primato personale sulla distanza (7:56.26 il 4 febbraio a Mondeville), sfiorando l'ingresso nella top ten italiana alltime. Un crono inferiore anche al suo miglior risultato di sempre all’aperto sui 3000 metri (7:54.58 nel 2011 a Lucerna), nuovamente sotto allo standard richiesto per l’iscrizione agli Europei indoor di Belgrado (3-5 marzo).
Stesso piazzamento per la quattrocentista Chiara Bazzoni (Esercito) in 54.39 alle spalle del 53.98 centrato dalla spagnola Laura Bueno. La velocista senese, componente della 4x400 azzurra che ha vinto il bronzo agli Europei di Amsterdam, toglie così di quasi mezzo secondo allo stagionale di 54.88 realizzato in occasione della sua prima uscita il 15 gennaio ad Ancona.
Nei 1500 vinti dallo spagnolo Marc Alcala in 3:39.99, quinto posto con 3:43.34 di Goran Nava: il 35enne del Cus Pro Patria Milano, portacolori della Serbia, fa segnare un crono in linea con il minimo di partecipazione per la rassegna continentale in sala, che quest’anno si svolgerà nella capitale del Paese per cui gareggia a livello internazionale. Il polacco, argento mondiale a Pechino 2015 e campione europeo in carica, Adam Kszczot si aggiudica gli 800 metri in 1:46.31 sfiorando la già sua world leading 2017. Sui 400, il dominicano Luguelín Santos, argento olimpico a Londra 2012, mette in fila tutti in 46.72 e nel peso lo spagnolo Borja Vivas infrange per quattro volte la soglia dei 20 metri con una bordata di 20,41.

Lisek in orbita a 6 metri
Nell'asta 6,00 del polacco e mondiale junior di Duplantis (5,72). Bolt superstar a Melbourne per il primo step della Nitro Athletics Series. Scozia sull'onda anche con Butchart e Hawkins.
Piotr Lisek è il decimo astista a superare la quota dei sei metri in una competizione indoor. E' successo in un centro commerciale di Potsdam, dove la gara allestita garantiva i parametri tecnici per l'omologazione. Record nazionale polacco "overall" migliorato di 8 centimetri, record dell'evento pure salito di 8 centimetri (era del tedesco Otto). Con Lisek il totale degli specialisti capaci i superare i 6,00 sale a ventuno. Il giorno dopo Lisek ha perso Nell'All Star Perche di Clermont-Ferrand, secondo con 5,71 a parità di misura con il campione olimpico Thiago Braz, che ha battuto nuovamente Renaud Lavillenie (5,71 anche per lui, in progresso). Vittoria al campione del mondo Shawn Barber con 5,83.
NITRO SHOW INEDITO, BOLT VINCE - La serie con concezione spettacolare nuova di zecca inaugurata a Melbourne ha avuto un gran battage mediatico e un protagonista assoluto che non poteva essere che Usain Bolt, mille medaglie e fans in quantità illimitata. Punto più divertente e godibile del meeting, la conclusiva 4x100 mista vinta dal quartetto composto da Powell, Bolt, Jenna Prandini e Jeneba Tarmoh. Pubblico in visibilio per l'azzeccata combinazione e per la formula, che ha premiato gli All-Stars di Cavalier Bolt. 40.64 il crono dell'insolito quartetto in staffetta, 1080 punti il sigillo della vittoria contro i 1.050 della squadra australiana. Successo doppio per Asafa (6.64 sui 60) e per la Prandini (16.99 sui 150 metri). Lo show continua con altre due date previste per il 9 e l'11 febbraio.
STORL DOPPIA FELICITA' - A poche ore dalla nascita del primogenito, il campione d'Europa di getto del peso David Storl ha ripreso a Rochlitz, sua città natale, la leadership mondiale della specialità scaliando l'attrezzo a 21,37 nell'ultima prova disponibile, dopo aver toccato i 21,20 con un lancio precedente. In gara anche Christina Schwanitz, reduce dal successo di Karlsruhe, vincente con 18,37.
Il settore lanci del continente ha partorito nel weekend anche il record nazionale del lussemburghese Bertemes, 20,63 a Metz, e l'esordio indoor del polacco Bukowiecki, che a Spala ha "aperto" con 20,84.
COLLINS SENZA PRECEDENTI - E' difficile immaginare che un altro sprinter di 40 anni compiuti si esprima sui tempi che hanno riportato Kim Collins nelle cronache recenti. Il 6.52 di Mondeville, a un centesimo dalla miglior prestazione mondiale di 6.51 dello statunitense Coleman, resterà negli annali come il record mondiale master meno probabile da infrangere. Venti anni corrono tra il velocista caraibico e lo splendido atleta norvegese Karsten Warholm, in primo piano nel fine settimana grazie ai risultati ottenuti ai campionati nazionali: il 45.96 sui 400 è record nazionale indoor, sia assoluto che under 23, entrambi migliori del primato norvegese all'aperto, nonché miglior crono europeo dell'anno. Il giorno dopo altro record under 23 sui 200 e discesa sotto i 21.00 con 20.91. Forma-top anche per l'elvetica Lea Sprunger, capace della miglior prestazione europea sui 200 in 23.06 e ventiquattr'ore dopo di quella mondiale sui 400 (51.46), con primato nazionale mancato di cinque centesimi. Altro miglior risultato tecnico europeo 2017 dal triplo donne, 14,33 della romena Panturoiu a Bucarest.
ALTO IN CRESCITA - Dopo il bielorusso Seliverstau (primo 2,30 ufficiale a Karsruhe) il gruppo si infoltisce col polacco Bednarek e il messicano Rivera, entrambi a 2,30 nella prima tappa del Moravian Tour di Hustopece (1,92 della britannica Lake nella gara donne). Nel frattempo il russo Lysenko è salito prima a 2,32 poi ieri nel Russian Winter di Mosca a 2,33, ancora primato personale, davanti a un Ukhov in ripresa da un infortunio e al campione europeo under 23 Ivanyuk, entrambi a 2,31.
Sempre ieri a Mosca esordio di Darya Klishina con 6,64 e 4,70 dell'astista Sidorova.
USA, MONDIALE JUNIOR DI DUPLANTIS NELL'ASTA - Lo svedese 17enne Armand Duplantis (doppia nazionalità anche statunitense) ha migliorato con 5,72 il record mondiale under 20 indoor di salto con l'asta che il tedesco Holzdeppe deteneva con 5,68. Il fine settimana ha registrato anche eccellenti prestazioni sulle distanze spurie a New York: 1:08.40 della canadese Sage Watson sui 500 metri, primato continentale, sesta prestazione all-time e migliore al mondo dopo le atlete russe, 1:24.68 di Ajee' Wilson sui 600, altro record del contintente, terza prestazione all-time a nove centesimi dal record nazionale, e 32.37 di Lalonde Gordon sui 300, ottavo di sempre. Ottimo anche l'1:25.21 della Okolo a Lincoln, ora sesta all-time. In evidenza anche i giovanissimi: la 18enne Samantha Watson ha corso i 600 in 1:27.13 (primato high school) nella stessa gara della Wilson (seconda il nome nuovo Barowski in 1:26.74). Dietro Gordon, eccezionale 32.87 di Tyrese Cooper, under 18 classe 2000, autore della miglior prestazione mondiale under 18 e under 20 e primo a scendere sotto i 33.00 (precedente 33.01 di Michael Timpson nel 1986).
SCOZZESI IN PRIMA PAGINA - Nel miglio e sui 1500 uomini doppia world lead in 3:54.23 (e 3:37.58 di passaggio ai 1500) dello scozzese Andrew Butchart. Sempre nei 1500, record europeo junior dello spagnolo Adrian Ben in 3:43.10 a Madrid. Tra gli altri risultati, nuovo progresso del bianco Daniel Kuhn in 1:46.42 (su pista gigante) e ritorno di Aries Merritt che ha corso i 60hs in 7.63 in Arizona. Come detto la scorsa settimana il record scozzese di Callum Hawkins (1:00:24) è caduto per un errore nella misurazione del percorso della mezza maratona di Glasgow. Il britannico si è subito preso la rivincita sulla malasorte vincendo la mezza giapponese di Marugame in 1:00:00 (terzo europeo all-time) regolando di quasi un minuto il primatista etiope Atsedu Tsegay (1:00:58). Il tutto a poche ore dall'altro giubilo tutto scozzese provocato da Laura Muir, neo-primatista europea sui 3000 indoor a Karlsruhe. Nella gara donne vittoria-bis di Eunice Kirwa in 1h08:07. La co-favorita Shalane Flanagan ha dato forfait.

Napoli City Half Marathon: show, record e successi
Sbaragliati i precedenti record della Napoli City Half Marathon, che ha celebrato la sua quarta edizione e la prima insieme a Napoli Running con circa 4.000 arrivati.
Era la gara più attesa di questo primo inizio dell’anno, tante promesse, tanta visibilità, le iscrizioni chiuse con tre settimane di anticipo. Un successo annunciato da tempo anche se alla fine bisogna sempre attendere la partenza e l’arrivo, attendere che tutto si svolga davvero al meglio. E così è stato. Tanta gente e record: di partecipazione e col cronometro.
Un evento che registra un percorso che passa attraverso molte aree storiche e paesaggistiche della città, ma allo stesso tempo presenta una serie di sfide notevoli, tra cui due salite e un tunnel di 900 metri verso la fine che rendono questa gara una vera e propria sfida. “È stato un primo passo verso la realizzazione di un sogno – dice Carlo Capalbo – Presidente del Comitato Organizzatore di Napoli Running”.
Dematteis
LA CRONACA – Il gruppo degli uomini partiti in prima linea si sono subito portati in testa. Quattro keniani e un italiano che hanno staccato finda subito il resto dei corridori, dopo poco il gruppo si è ridotto a quattro: Paul Kariuki Mwangi, Philip Kibungei Tarbei, Michael Kipkemboi Chelule ed Eliud Mwangi Macharia.
Dal sesto chilometro il gruppo si è nuovamente ridotto a soli tre atleti e qualche minuto dopo solo Eliud Mwangi e Philip Kibungei, entrambi parte di RunCzech Racing, stavano già correndo ben sotto al di sotto del record di gara. I due hanno siglato un parziale al decimo chilometro un tempo di 28:35, un ritmo che, se avessero mantenuto, li avrebbe fatti arrivare sotto 61 minuti, ma le salite e un leggero vento hanno rallentato gli atleti nella seconda metà della gara. I due in testa hanno lottato fino all’ultimo metro con un finale emozionante in sprint, concludendo entrambi in 01:01:21. Philip Kibungei è stato il vincitore in quello che era il suo debutto in Europa su questa distanza. A seguire c’erano Paul Mwangi e Michael Chelule ed un terzo gruppo con Bernard Dematteis italiano e Roman Prodius, moldavo.
Michael Chelule ha abbandonato verso la fine e Mwangi è arrivato terzo con quattro minuti dietro il leader. Dematteis e Prodius hanno combattuto insieme per guadagnare rispettivamente quarto e quinto posto.
La gara femminile è stata caratterizzata da una prestazione quasi dominante di Eva Vrabcova, l’olimpionica ceca, anche lei parte di RunCzech Racing, che ha la caratteristica di partecipare sia alle Olimpiadi estive sulla maratona che con le Olimpiadi invernali nello sci di fondo. E’ partita con un ritmo record fin dalla partenza. Laila Soufyane, la top italiana campionessa di mezza maratona in carica, che aveva sperato di correre accanto a lei per lottare per la vittoria, si è staccata dopo pochi chilometri. Vrabcova ha corso con il miglior tempo personale per i primi 10 chilometri, 32:38, rallentando solo nel punto più collinare nella seconda metà del percorso, concludento in 1:11:54, mentre la Soufyane è arrivata comunque sotto il record precedente della gara con 1:14:11.
Carlo Capalbo, il Presidente del Comitato Organizzatore di Napoli Running si è detto molto soddisfatto dei risultati di questo primo sforzo comune ed ha espresso il suo ringraziamento a tutti i partner, comprese le istituzioni, al team e a tutti i volontari per il loro contributo alla bella riuscita dell’evento. Napoli Running, è una società fondata dallo stesso Capalbo con Maurizio Marino, Antonio Esposito e Benedetto Scarpellino; un progetto che, oltre alla Napoli City Half Marathon, comprende anche la Sorrento Positano Marathon e Half, Coast to Coast, tenutasi appena un mese fa in uno dei paesaggi più emozionanti al mondo, la costiera amalfitana. Oltre a questi due eventi, Napoli Running lavorerà, nel prossimo futuro, insieme alla città, per la rinascita della Maratona Internazionale di Napoli, prevista nel 2018.
CLASSIFICHE
UOMINI
Philip Kibungei Tarbei KEN 1:01:21
Eliud Mwangi Macharia KEN 1:01:21
Paul Kariuki Mwangi KEN 1:05:37
Barnard Dematteis ITA 1:07:36
Roman Prodius MDA 1:08:03
Ismail Adim MAR 1:08:52
Antonello Landi ITA 1:09:50
Luca Tassarotti ITA 1:10:05
Raffaele Giovannelli ITA 1:10:12
Giuseppe Soprano ITA 1:10:30

DONNE
Eva Vrabcova CZE 1:11:54
Laila Soufyane ITA 1:14:11
Deborah Toniolo ITA 1:16:59
Gloria Rita Anto Giudici ITA 1:21:21
Barbara Bani ITA 1:22:00
Samantha Galassi ITA 1:22:06
Stefania Leondiadis ITA 1:22:43
Anna Pedevilla ITA 1:25:10
Loredana Brusciano ITA 1:26:08
Carla Mazza ITA 1:27:25

Howe vola ancora: 7.89. "Grazie a Donato"
Domenica nel lungo Andrew ha centrato la miglior misura dal 2010: "Io e Fabrizio, insieme per tornare: con lui imparo a volare basso. La misura? Non ci speravo. Mi manca un centimetro per andare agli Euroindoor, ma serve stabilità"
Non saltava così lontano dal 1° agosto 2010. Quel giorno, 5° agli Europei di Barcellona, planò a 8.12, dopo l’8.15 di due giorni prima in qualificazione. Poi tante, troppe stagioni di purgatorio, con una punta massima di 7.68 nel 2011. Andrew Howe domenica, ad Ancona, ha riaperto le ali: quel 7.89 (indoor) – sesta prestazione mondiale e terza europea 2017 – è pieno di significati. Con una storia da raccontare, che corre in parallelo a quella di Fabrizio Donato, altra gloria azzurra, da poco più di tre mesi inseparabile compagno di allenamento e qualcosa di più. Il tutto in un'intervista di Andrea Buongiovanni che potete trovare in edicola oggi con la Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni stralci:
Si può vincere?
"Siamo solo all’inizio, il tragitto è nuovo e pieno di insidie, ma raramente sono stato così a mio agio in atletica. Fabrizio è un grande, un numero 1. Un vero professionista che, in quel che fa, mette tanta passione".
Come si articola la vostra collaborazione?
"Vivo a Castelporziano, dove lui fa base, in casa del discobolo Fabrizio Apolloni e torno a Rieti nei weekend. Coordiniamo tutto, sedute in pista e in palestra, facciamo grandi duelli di balzi. Sfrutto la sua grande esperienza, il suo occhio e un approccio diverso da quello al quale ero abituato".
Quali i prossimi obiettivi?
"Il 18 farò gli Assoluti di Ancona: mi manca un cm al minimo per gli Euroindoor di Belgrado. Cerco stabilità: domenica, a parte una rinuncia, ho praticamente fatto quattro nulli".

Usain Bolt dovrà restituire una medaglia d’oro
Quella della staffetta 4x100 metri delle Olimpiadi del 2008, perché un suo compagno di squadra è risultato positivo ai test antidoping
Usain Bolt dovrà restituire una delle sue nove medaglie d’oro olimpiche dopo che il suo compagno di squadra nella staffetta 4×100 metri alle Olimpiadi di Pechino del 2008 Nesta Carter è risultato positivo ai test antidoping. Insieme a Bolt e a Carter dovranno restituire la medaglia anche Michael Frater e Asafa Powell. Il campione di Carter è stato riesaminato insieme a quelli di altri 453 atleti, ed è risultato positivo alla dimetilamilammina, stimolante proibito dall’Agenzia Mondiale Anti Doping. Nel 2008 la squadra giamaicana vinse la staffetta con un tempo di 37,10 secondi, davanti alle squadre di Trinidad e Tobago e Giappone, che ora riceveranno rispettivamente la medaglia d’oro e d’argento. La squadra brasiliana, che era arrivata quarta, riceverà la medaglia di bronzo. Carter faceva parte anche della squadra giamaicana che vinse l’oro alle Olimpiadi di Londra 2012, e ai mondiali del 2011, 2013 e 2014, gare che però non sono state coinvolte nelle indagini. Bolt ha perso il record di “tripla tripla”, stabilito con la vittoria in tre Olimpiadi consecutive, dal 2008 al 2016, dell’oro nei 100 metri, nei 200 metri e nella staffetta 4×100 metri.
Da diversi mesi si sapeva che il Comitato Olimpico Internazionale aveva deciso di rifare i test sui campioni di sangue di Carter risalenti al periodo delle Olimpiadi del 2008, perché sospetti di contenere tracce di sostanze dopanti. Allora il campione di Carter non aveva presentato anomalie: sui circa 4500 test condotti per le Olimpiadi di quell’anno, solo nove atleti erano stati trovati positivi. Bolt aveva detto che avrebbe accettato di riconsegnare la medaglia in caso il suo compagno fosse risultato positivo. «Spezza il cuore, perché negli anni hai lavorato duro per vincere le medaglie d’oro e diventare un campione. Ma è una di quelle cose. Le cose capitano, nella vita» aveva detto Bolt, che non ha ancora commentato la revoca ufficiale della medaglia.

Harrison 7.75 profumo di record
E' Kendra Harrison l'atleta della settimana. La statunitense primatista mondiale dei 100 ostacoli (12.20 a Londra la scorsa estate), conosciuta anche con il nomignolo di Keni, ha esordito nel Rod McCravy Invitational disputato al Nutter Fieldhouse di Lexington. I primi 60 ostacoli stagionali della Harrison hanno prodotto due world-lead in sequenza: 7.85 in batteria, poi il 7.75 che le vale la nona prestazione all-time (in condivisione con la tedesca democratica Jahn e con la canadese Felicien, che ottennero i rispettivi crono nel 1983 e nel 2004), il personal best, la terza prestazione USA di sempre e il secondo crono della storia sul suolo statunitense, a un centesimo da Gail Devers. Sette centesimi prima, non certo un abisso, c'è il primato mondiale della svedesina Susi Kallur (7.68), una gemma datata 2008 che, se saprà resistere agli assalti, tra un anno festeggerà con il brindisi del decennio la sua longevità. Alla Harrison, che centrando il primato si troverebbe nella posizione unica di detenere contemporaneamente i limiti mondiali sulle distanze indoor e outdoor sugli ostacoli alti, va per ora la soddisfazione di aver corso i 60 hs più veloci da quasi cinque anni (7.73 dell'australiana Pearson ai mondiali di Istanbul). Un super start, considerando che i progetti a lungo termine della Harrison, annunciati alcune settimane fa, prevedono una frequentazione più assidua dei 400 ostacoli, abbandonati temporaneamente la scorsa stagione, dove vanta 54.09.
KORIR WORLD BEST SUI 600 METRI - Tra i migliori risultati delle ultime riunioni negli USA c'è la nuova miglior prestazione mondiale sui 600 metri, stabilita dal semisconosciuto Emmanuel Korir, un ragazzo di 21 anni e mezzo che la scorsa stagione si guadagnò l'ottavo posto nei Trials olimpici kenyani di Nairobi e che da alcuni mesi è studente a El Paso. Esordito negli USA sugli 800 in 1:46.50 (sulla pista non regolamentare di Nashville), venerdì scorso a Albuquerque ha migliorato, non senza grande sorpresa, l'annoso "world best" del tedesco Nico Motchebon (1:15.12 risalente al 1999), correndo per la prima volta la distanza indoor sotto l'1:15, chiudendo in 1:14.97. Nel paragone con la distanza praticata all'aperto, sono ben ventiquattro gli atleti ad aver corso più velocemente i 600. Il migliore è ancora Johnny Gray (1:12.81 trent'anni fa), crono che hanno tentato invano di abbattere David Rudisha e Pierre-Ambroise Bosse l'anno scorso nella Diamond League di Birmingham (1:13.10 per il kenyani, 1:13.21 per la miglior prestazione europea del francese).
WILSON 24 ORE DOPO - L'eco del risultato di Korir risonava nelle cronache e a distanza di un giorno non è mancato molto per l'impresa anche in quota rosa: nei New Balance Games di New York Ajee' Wilson, vicecampionessa del mondo indoor a Portland sugli 800 metri, ha corso i 600 in 1:25.23, quinta di sempre al mondo e seconda negli States, a otto decimi dalla miglior prestazione mondiale detenuta dalla russa Olga Kotlyarova (1:23.44 risalente al 2004), in una lista all-time inflazionata dai tempi di atlete russe.
MONDIALI STAGIONALI - Aggiorniamo l'elenco con l'ultima tornata: oltre alle prodezze della Harrison, di Korir e della Wilson, sono stati ottenute le migliori prestazioni mondiali stagionali maschili sui 200 dal trinidegno Jereem Richards (20.57), dal 20enne My'Lik Kerley sui 400 (46.31), sugli 800 dall'interessante personaggio Daniel Kuhn (1:47.03, atleta bianco dal futuro luminoso) e nell'alto dal bielorusso Seliverstau (2,28 a Hirson, escludendo il russo Ukhov già a misure superiori). Tra le donne, 23.19 di Phyllis Francis sui 200, 4:12.59 e 4:30.14 (1500 di passaggio sul miglio e ovviamente miglio) della canadese Kate Van Buskirk, 14,10 nel triplo della portoghese campionessa europea Patricia Mamona e 12:50.13 della francese Emilie Menuet sui 3000 metri di marcia. Altri buoni risultati da Lexington non valgono a causa dello sviluppo della pista (290 metri). Oltre la cortina della sospensione della federazione russa, ricordiamo i 2,00 nell'alto di Mariya Kuchina.
SPRINT, ITALIA vs MONDO - Dopo il buon inizio del nostro settore velocità e un rapido update delle cifre più recenti, l'italico 6.60 va a collocarsi temporaneamente al quinto posto nelle graduatorie stagionali, superato nella giornata di sabato anche dal duo statunitense Brandon Carnes e Rafael Scott, entrambi a 6.59. Tra gli altri risultati del fine settimana va in archivio il record nazionale canadese nell'asta femminile di Alysha Newman (4,65 a Toronto), migliore anche del precedente limite outdoor, sempre suo (4,61).
STORL-BUKOWIECKI A DISTANZA - Il due volte campione del mondo di getto del peso e oro europeo in carica David Storl ha aperto la stagione a Chemnitz con un lancio da 20,66, a 2 cm dalla miglior prestazione europea stagionale del croato Zunic. Negli ultimi giorni si sono messi in evidenza anche il polacco Szyszkowski con 20,32 e il lussemburghese Bertemes con 20,22.
A metà settimana, durante lo stage sudafricano di Potchefstroom, il polacco Konrad Bukowiecki ha migliorato il record nazionale under 23 portandolo a 21,17. Novità e ritorni dall'alto femminile: la svedese Emma Green è riapparsa in pedana con 1,86, la tedesca 22enne Graumann, quarta agli europei under 23 del 2014, è salita a 1,92.
DAFNE IN ESTATE - Notizie dai box: per rivedere in pista Dafne Schippers occorrerà attendere almeno il mese di maggio. Idem per l'altista Robbie Grabarz, argento mondiale a Portland dietro Gianmarco Tamberi: il britannico è reduce da un intervento chirurgico di appendicite. Niente indoor, ma per tutt'altri motivi, per la campionessa d'Europa dei 3000 siepi Gesa-Felicitas Krause, il cui esordio è previsto il 10 febbraio per la prima mezza maratona della carriera. Non una mezza qualsiasi, ma addirittura la top-run di Ra’s Al-Khaymah.
DACRES DISCO VOLANTE - La giornata nera gli è toccata in sorte a Rio, in qualificazione. Due nulli, poi nel "dentro o fuori" del terzo turno ha vinto la tensione e Fredrick Dacres ha perso la prima finale olimpica della carriera, un anno dopo l'ottimo settimo posto ai mondiali di Pechino. Il giovane giamaicano, campione del mondo allievi nel 2011 e un anno dopo iridato junior di lancio del disco, ha ottenuto sabato a Kingston il record nazionale portandolo a 68,67, dopo una serie eccellente comprendente anche 67,04 e 66,65. Sette giorni fa aveva esordito con 64,79. Sempre dal settore lanci arriva il primo over-21 di un altro titolatissimo lanciatore delle categorie giovanili, il pesista neozelandese Jacko Gill, autore di 21,01 in un piccolo meeting di lanci in patria.
CROSS, TANTO KENYA - Molte gare di livello nazionale a Nairobi e in altre sedi: nei Police Championships si sono imposti Augustine Choge e Caroline Chepkoech. Nei Prisons Championships titoli a Alice Aprot e Bernard Muia. Nei Defence Forces Championships Hellen Obiri ha battuto l'oro olimpico di maratona Jemima Sumgong (Emmanuel Kipsang per il titolo uomini) e infine i campionati della contea Nandi hanno promosso vincitori Abraham Kiptum e la campionessa mondiale di mezza maratona Peres Jepchirchir. In Europa, vittorie dell'ugandese Joshua Cheptegei e della etiope Senbere Teferi a Elgoibar, in Spagna. Sconfitte per i due campioni olimpici dei 3000 siepi, Conseslus Kipruto e Ruth Jebet, entrambi secondi.

In un fine settimana internazionale che ha archivato due decine di primati mondiali stagionali e un record del mondo assoluto, la copertina è della 14enne francese Heather Arneton, che oggi pomeriggio a Eaubonne ha portato la miglior prestazione mondiale di salto in lungo al limite dei 14 anni, da lei detenuto dallo scorso dicembre con 6,42, fino a 6,57, misura che al momento è la seconda prestazione mondiale stagionale, la migliore d'Europa e il primato nazionale under 20. L'allieva di Antony Yaïch (coach anche del triplista Rapinier), dopo aver superato il vecchio limite di categoria (6,30 di Fiona May), "vede" anche il mondiale al limite dei 15 anni, dal 1980 nelle mani di Heike Daute, futura signora Drechsler, che all'aperto arrivò a 6,64.
Classe 2002 (è nata il 27 luglio), la Arneton detiene anche le migliori prestazioni mondiali di lungo e triplo al limite dei 13 anni (6,11 e 12,52). Sempre oggi pomeriggio, ha tolto cinque centesimi al suo primato nazionale di categoria sui 50 metri, portandolo a 6.54. L'anno scorso, poco prima di compiere 14 anni, aveva saltato 6,54 con vento oltre i limiti. Dal suo staff tecnico trapela la notizia di un salto giudicato nullo, ma contestato, di circa 6,60, nel mese di novembre. La Arneton non è la sola "cadetta" che ha stupìto nelle ultime ore. Dagli USA, la velocista Jordan Sales ha corso i 55 metri in 6.81, un crono notevolissimo (a tredici centesimi dalla miglior prestazione mondiale junior) se si considera che il miglior crono mondiale della stagione indoor 2016 fu di 6.84.
IL PRIMO RECORD MONDIALE SUI 50 KM DI MARCIA FEMMINILI - Com'è noto, dall'1 di gennaio la IAAF ha introdotto la distanza dei 50 km di marcia femminili nell'albo ufficiale dei primati. Dettati gli standard tecnici (risultato pari o inferiore alle quattro ore e trenta minuti), il primo record della storia sulla distanza è arrivato nella tarda mattinata odierna, stabilito dalla marciatrice portoghese Ines Henriques, che a Porto de Mos ha realizzato una prestazione tecnica di livello "maschile", 4h08:26. Nel 2016 appena 129 specialisti di sesso maschile hanno marciato più velocemente.
MONDIALI STAGIONALI A PIOGGIA - Di riffa o di raffa si arriva, nelle ultime 72 ore, alla doppia decina, prassi d'inizio stagione. Le prestazioni tecnicamente più rilevanti sono di Jenn Suhr (4,81 a Kent con un tentativo fallito al record mondiale di 5,07), dell'eterna altista spagnola Ruth Beitia (1,95 a Santander per la quindicesima stagione consecutiva sopra la misura), della pesista statunitense Raven Saunders (19,10 a Nashville), e dello sprinter Christian Coleman, sceso a 6.54 sui 60 metri (sempre a Nashville). Dal settore uomini altri limiti stagionali: due volte sui 200 a Fayetteville, prima 20.80 di Andy Hudson poi 20.73 di Marqueze Washington, due sui 600 (prima 1:17.51 di Alex Amankwah poi 1:16.11 di Daniel Kuhn), nell'asta con il 5,73 del greco Filippidis a Orléans (anche se il russo Morgunov è stato accreditato di 5,80 ma paga la sospensione della federazione nazionale), e ancora il 7.59 sui 60 ostacoli del francese Garfield Darien, la 4x400 di Texas A&M (3:05.41) e il 22,46 nel peso con maniglia di Danny Haugh. Da aggiungere la miglior prestazione europea stagionale nel peso, ottenuta dal croato Zunic con 20,68 in Virginia. Non valide, perché ottenuti su pista "oversized" l'1:46.50 del kenyano Emmanuel Korir sugli 800 e il 7:49.89 sui 3000 del campione olimpico dei 1500 metri Matt Centrowitz (il russo Nikitin ha però già corso in 7:48.13).
ALTRI MONDIALI STAGIONALI FEMMINILI - la sprinter ucraina Olesya Povh ha corso sabato a Zaporyzhya i 60 metri in 7.17. Da Seattle il primo "meno otto" sui 60 ostacoli per merito di Sasha Wallace. Si aggiungono al lungo elenco i 4.486 punti dell'austriaca Verena Preiner nel pentathlon a Linz (record nazionale), l'1:09.63 di Ajee' Wilson sui 500 metri a Staten Island, l'1:26.72 della britannica Marilyn Okoro in Alabama, il 3:34.00 del quartetto di Baylor nella 4x400 e il 23.31 di Jessica Ramsey nel peso con maniglia. Tra le prestazioni su pista gigante, ecco il 52.19 della canadese Sage Watson in Arizona e l'8:47.26 di Kate Grace sui 3000 metri. Non valido come top europeo stagionale, a causa della sospensione, il 4.70 di Anzhelika Sidorova nel meeting russo di Novocheboksarsk. Tornando a Raven Saunders, quinta a Rio e argento mondiale junior tre anni fa, il suo limite high school di 17,26 è stato avvicinato mercoledì scorso dalla 17enne Alyssa Wilson, portatasi a 17,13.
Tra le grandi, va citato l'esordio di Sandi Morris (5,00 nella finale Diamond League di Bruxelles), che a Reno ha vinto con un "normale" 4,65 (grazie a Kachkivskyi e Baronet).
ANCORA I 300, ANCORA I GIOVANISSIMI - L'eco dei grandi tempi sui 300 metri indoor della scorsa settimana è ancora vivo, ma la distanza offre altre chicche da atleti delle categorie under 20 e under 18. La primatista mondiale junior dei 400 ostacoli Sydney McLaughlin ha corso ieri a New York in 37.11, ma a stupire ancora di più è stato Tyrese Cooper, classe 2000, che a Lynchburg ha migliorato di due centesimi il record high school correndo in 33.03, sfiorando (sempre per due centesimi) la miglior prestazione mondiale junior, il cui limite è detenuto dal 1986 da Mike Timpson, che fermò il cronometro a 33.01. Candace Hill, vicina a sua volta alla miglior prestazione mondiale under 20 indoor nel weekend passato, ha gareggiato ancora sui 300 chiudendo in 37.00.
HOUSTON, MARATONA E MEZZA MARATONA - In condizioni difficili (umidità del 96%), prestazioni più che accettabili: nella 42 km si sono imposti il kenyano Dominic Ondoro in 2h12:04 sull'etiope Zerihun (2h12:31) e l'etiope Meskerem Assefa in 2h30:17 sulla connazionale Eshetu Biruktayit Degefa (vincitrice un anno fa), seconda in 2h30:43. Ottima la mezza maratona su entrambi i versanti: al femminile a causa delle prestazioni di 1h07:58 di Veronica Wanjiru Nyaurai, 1h08:36 della Yami, 1h08:37 della Wacera e dello splendido esordio sulla distanza di Jordan Hasay, quarta in 1h08:40, miglior debutto nella storia USA, e al maschile per il magnifico testa a testa finale in cui il kenyano naturalizzato statunitense Leonard Korir ha avuto la meglio su Feyisa Lilesa (stesso tempo di 1h01:13). Dopo lo spunto decisivo nel cross di Edimburgo ai danni del brillantissimo britannico Hawkins, un altro finish magistrale per Korir.
MUMBAI AFRICANA - Travolti i favoriti (ottavo Matebo, quinta la Mekash), la maratona della metropoli indiana è stata vinta dal tanzaniano Alphonce Felix Simbu (quinto a Rio) in 2h09:28 e dalla kenyana Bornes Kitur in 2h29:02. Assente l'altro favorito Abshero (dolori alla schiena). Nel cross, vittorie kenyane a Antrim con l'olimpionico dei 3000 siepi Conseslus Kipruto e Caroline Chepkoech Kipkirui. Kipruto ha superato in volata Abraham Cheroben, ora atleta in forza al Bahrain. La Kipkirui ha avuto ragione dele etiopi Gotytom Gebreslase e Birtukan Adamu. Migliori europei Andy Vernon (terzo) e Fionnuala McCormack-Britton (quarta).

Firenze, le città delle maratone azzurre e il futuro di Faniel
Il podio delle maratone italiane è cristallizzato, lo conferma quella corsa a Firenze domenica scorsa (con 8 gradi di temperatura): con 8.260 arrivati si è confermata come la seconda per numero di partecipanti a metà strada fra i 13.881 nella maratona di Roma e gli oltre 6000 della maratona di Venezia. Dietro risale – a distanza – la 42.195 di Milano, con il suo percorso velocissimo e la forza dei numeri delle staffette.
CAMBIO DI PERCORSO. Per l’occasione è stato varato un nuovo percorso con partenza ed arrivo in piazza del Duomo per rendere ancora più spettacolare e valorizzare le bellezze artistiche e storiche di una città meta ogni anno di un numero sterminato di turisti. Percorso più spettacolare, ma non certamente più veloce perchè i vari chilometri finali corsi nel centro di Firenze con molti sanpietrini ed i vari cambi di direzione hanno sottoposto tutti gli atleti, campioni o amatori che fossero, ad un notevole stress muscolare costringendo la quasi totalità a rallentare il ritmo di corsa per arrivare comunque al traguardo. D’altronde quando una gara diventa una classica, il percorso deve adeguarsi alla realtà cittadina. L’esempio più eclatante è la maratona di New York certamente una delle più impegnative del panorama mondiale per le varie difficoltà del percorso che iniziano subito alla partenza con il ponte di Verrazzano e finiscono con i crudeli saliscendi del Central Park.
AZZURRI PROTAGONISTI. Fra chi ha meno pagato le difficoltà della parte finale di gara da segnalare proprio una coppia di atleti azzurri che sono stati entrambi i più veloci nel tortuoso tratto conclusivo di 2 km e 195 metri. In primis la veterana italo- marocchina Fatna Maraoui classe 1997 che alla sua sesta maratona di carriera, concludendo al secondo posto in piena spinta con 2h30’52” dietro la keniota Jepkorir 1° con 2h28’46”, ha mancato il personale per soli due secondi ma comunque si è inserita al terzo posto delle graduatorie nazionali del 2016 della specialità in una classifica davvero tutta composta da ever green dietro Valeria Straneo 40 anni (2h29’44”), Catherine Bertone 44 anni (2h30’19”), ma davanti ad Emma Quaglia 36 anni (2h30’57”).
La grande sorpresa è però arrivata dal terzo posto conquistato dall’esordiente Eyob Faniel Gebrehiwet, un ragazzo eritreo di nascita diventato cittadino italiano da pochi mesi, che con un finale travolgente è andato a conquistare il terzo posto con 2h15’39” dietro l’etiope Yadete 1° con 2h11’57” ed il keniota Sigei 2h14’15”. Eyob che per fortuna di anni ne ha solo 24 compiuti sabato scorso sembra possedere il talento per diventare un buon protagonista in maglia azzurra nel prossimo decennio. Per la cronaca è allenato da Giancarlo Chittolini con il supporto di Ruggero Pertile. Con il suo risultato Gebrehiwet, come la Maraoui, si è inserito al terzo posto delle graduatorie italiane dell’anno, proprio dietro il suo assistant coach Ruggero Pertile (2h12’17”) ed il valdostano Renè Cuneaz (2h15’32”).
LEADERSHIP DEI CLUB CIVILI. Ultima nota statistica, a parte la Maraoui che gareggia da anni per il Centro Sportivo dell’Esercito, è constatare che tutti i migliori maratoneti italiani uomini e donne del 2016 singolarmente gareggino per club civili. Una rarità per l’atletica italiana militarizzata quasi al 90% a sottolineare una volta di più che non è lo stipendio sicuro a fine mese a determinare il salto di qualità, ma la voglia di faticare giorno dopo giorno. (da gazzetta.it)

Pista, strada e cross
Risultati di qualità sui 10000 in Giappone. Maratone in Turchia, Grecia, Francia e Libano. La stagione campestre entra nel vivo.
Ancora risultati dal lontano Oriente e dal continente oceanico, dove è l'inverno a essere altrettanto lontano: ai Trials universitari giapponesi di Kanagawa (lunghe distanze) un ottimo 10000 metri è stato vinto da Bedan Karoki Muchiri, vicecampione del mondo di mezza maratona a Cardiff e sempre ai piedi del podio dei 10000 metri nelle due ultime edizioni delle Olimpiadi e dei campionati del mondo. Il kenyano si è imposto in 27:07.30 (undicesima prestazione 2016) su Jonathan Ndiku (27:11.23) e John Njoroge Maina (27:21.97). Karoki ha vinto anche i 5000 in 13:25.64. In India si sono disputati i campionati giovanili di tutte le categorie: il miglior risultato è stato ottenuto dall'allievo Tejaswin Shankar, che ha superato 2,26 nell'alto centrando un sorprendente record nazionale. Il primato nazionale categoria under 17 della neozelandese Eliza McCartney (4,11), bronzo olimpico a Rio 2016 con 4,80, è stato migliorato di ben 11 cm da Olivia McTaggart, classe 2000, salita a 4,22.
Il primo azero
Svanita la sbornia delle super-maratone autunnali, si corrono ancora 42 km di discreto interesse in Europa e poco lontano. Le quattro maratone di domenica scorsa non hanno offerto risultati a sensazione ma poco importa. A Istanbul l'ex-kenyano Evans Kiplagat, ora atleta di punta dell'Azerbaijan, si è imposto in 2h13:30, regalando al suo nuovo paese la prima vittoria in una maratona di livello internazionale. Kiplagat, dopo il cambio di nazionalità della scorsa primavera, vanta la partecipazione agli Europei di Amsterdam (19° nella mezza maratona) e ai Giochi di Rio (28°). In carriera ha corso la maratona in meno di 2h10 e la mezza maratona in meno di 1h. Più interessante sul piano tecnico la prestazione di Agnes Barsosio, che ha vinto la corsa femminile in 2h28:25, già espressasi sotto le 2h25 nella prima parte della stagione a Seul. La vincitrice della maratona di Roma Rahma Tusa ha chiuso terza in 2h35:44 dietro l'altra etiope Sechale Adugna (2h33:37). Il campione uscente Elias Kemboi stavolta ha deluso: appena sesto in 2h16:51.
Beirut e Nizza, Africa schiacciasassi
Caldo e umidità hanno alzato il livello di sofferenza dei maratoneti della Beirut Marathon (IAAF Silver Label), con il Presidente IAAF Sebastian Coe invitato e starter d'eccezione: in tali condizioni climatiche vanno apprezzate le prestazioni dei neo-vincitori, Edwin Kibet Kiptoo (2h13:19) e Tigist Girma (2h32:48, personale). Terzo il campione uscente Jackson Limo (2h15:02).
Podio donne tutto etiope con Kedir seconda in 2h34:12 e la meno nota Guta terza in 2h37:23. A Nizza gli organizzatori hanno spostato la partenza della maratona delle Alpi Marittime, dal tradizionale start poit della Promenades des Anglais, luogo dell'attacco terroristico dello scorso luglio, allo stadio. Ha vinto l'outsider kenyano Elisha Kipchirchir, un 26enne miglioratosi fino a 2h10:45. Anche qui il vincitore di un anno fa, Henry Sugut, non ha confermato i favori della vigilia chiudendo quarto in 2h12:40, preceduto anche da Felix Kimutai (2h11:11) e dall'etiope Azmeraw Mengistu (2h12:27). Nixon Machichin, altro nome noto, ha concluso quinto in 2h13:14. L'etiope Konjit Tilahun ha vinto la corsa donne in 2h37:56.
Atene celebra Maratona
La 42 km ateniese si è disputata sul percorso originale da Maratona fino al Panathinaic Stadium della capitale, con record di iscritti di 17.000 unità. Nella corsa maschile gran rimonta negli ultimi cinque chilometri di Luka Rotich (runner da 2h08:12), primo al traguardo in 2h12:49 sul 25enne esordiente Benson Kipruto (2h13:24), a lungo leader della corsa, e altri cinque kenyani. Successo femminile con minor margine cronometrico per l'altra debuttante sui 42 km Nancy Arusei (2h38:13) sull'algerina Kenda Dahmani (2h38:28). Come ogni anno, la maratona ateniese è stata preceduta dal Gala dell'AIMS (Association of International Marathons and Distance Races) che venerdì sera ha assegnato il riconoscimento di migliori maratoneti dell'anno ai due vincitori delle recenti Olimpiadi di Rio, Eliud Kipchoge e Jemima Sumgong. Un riconoscimento alla carriera è stato assegnato al neo-presidente della federazione etiope, Haile Gebrselassie.
Premi e classifiche
Kipchoge vince il premio per il secondo anno di fila. Prima di lui era toccato ai due maratoneti che avevano realizzato altrettanti record mondiali, Wilson Kipsang nel 2013 e Dennis Kimetto nel 2014. La Sumgong riporta in Kenya il premio, toccato lo scorso anno all'etiope Mare Dibaba, e in precedenza alle due Kiplagat, Edna prima e Florence poi. Un altro maratoneta molto amato, Meb Keflezighi, ha annunciato che chiuderà la carriera a 42 anni in occasione della prossima edizione della maratona di New York. L'ultima, disputata a inizio mese, può fregiarsi anche del primato di più grande maratona di sempre, con 51.348 runner arrivati al traguardo.
Dopo la New York Marathon le parziali classifiche 2016-2017 delle World Marathon Majors vedono in testa tra gli uomini Eliud Kipchoge con 50 punti, seguito da Kenenisa Bekele con 34 e Ghirmay Ghebreslassie con 29. Tra le donne Jemima Sumgong 50 punti, poi Florence Kiplagat con 34 e a pari punteggio (25) Aberu Kebede, Atsede Baysa e Mary Keitany.
Cross, Teferi in Spagna
L'argento iridato dei 5000 metri femminili a Pechino Sembere Teferi ha vinto il cross d'apertura del circuito IAAF Permit, imponendosi su un percorso di 8 km sulla kenyana Agnes Tirop (al rientro dopo problemi tendinei) con un distacco di tre secondi, e su Alice Aprot Nawonuna, quarta sui 10000 metri alle Olimpiadi. Interessante quinto posto della irlandese Fionnuala McCormack, in prospettiva dell'EuroCross di Chia. Nel cross maschile successo di Aweke Ayalew (Bahrain, ex-Etiopia), che assieme all'ugandese Timothy Toroitich (secondo con lo stesso tempo) ha impedito a Imane Merga, terzo, di cogliere il sesto successo consecutivo nel classico cross in terra di Spagna. Fuori dai primi tre gente con garretti di qualità come Muktar Edris e Jairus Birech, quarto e quinto. Miglior europeo lo spagnolo Abadia, settimo.
Ritiri: Sanya Richards e Reese Hoffa
Danno l'addio all'atletica attiva due personaggi che hanno ricoperto un ruolo di primo piano negli ultimi tre lustri nell'atletica USA e internazionale: Sanya Richards-Ross, 31 anni, e Reese Hoffa, 39 anni. La quattrocentista lascia con quattro medaglie d'oro conquistate alle Olimpiadi, tre con la staffetta e quello individuale di Londra 2012 (oltre al bronzo di Pechino 2008), cinque titoli mondiali (individuale a Berlino 2009 e quattro con la 4x400) arricchiti da due argenti, un oro e tre argenti iridati indoor. Il 48.70 ottenuto nel 2009 a Atene le vale tuttora la settima prestazione mondiale all-time sui 400 metri. Svanita la partecipazione a Rio dopo il ritiro nei Trials, è stata commentatrice TV e è in preparazione un suo libro, in uscita il prossimo anno.
Il pesista Reese Hoffa ha garantito competitività, simpatia e spettacolo, raccogliendo meno di quanto meritasse, considerando i numerosi quarti posti (tre volte ai mondiali all'aperto, uno indoor) e i continui ingressi nelle finali importanti. Lascia con un personale di 22,43, tredicesima prestazione all-time all'aperto, il titolo di campione del mondo di Osaka e del mondiale indoor 2006, oltre a due argenti in altrettanti campionati del mondo al coperto. Alle Olimpiadi vanta il bronzo di Londra 2012. Ai Trials olimpici 2016 si è piazzato quinto, non guadagnandosi la selezione per Rio.

La mosca bianca di maratona
Nessun maratoneta caucasico tra i primi cento perfomer della specialità. Il migliore è Galen Rupp, il bronzo olimpico di Rio.
Dopo la New York Marathon è tempo di bilanci per il pianeta delle 42 km. Nel consueto festival africano di prestazioni di altissimo, alto e medio-alto livello, si ripropone anche nel 2016 la sparizione degli specialisti caucasici di genere maschile tra i primi 100 performers stagionali. Era già successo nel 2013 e nel 2010, il che peggiora la casistica. Significa che nessun maratoneta bianco ha guadagnato l'ingresso nel top-100 per tre volte negli ultimi sette anni. Il paradosso, nemmeno tanto a pensarci bene, è che il primo caucasico delle graduatorie della maratona, lo statunitense Galen Rupp (2h10:05, posizione provvisoria n. 109 nelle liste 2016), ha messo al collo il bronzo olimpico, potendosi presentare ad armi un po' più pari (limite di atleti per nazione) rispetto alle grandi maratone del calendario. Altro esempio: due azzurri tra i primi dieci nella maratona iridata di Pechino 2015, con Pertile quarto e Meucci ottavo. Ciò che latita è però la densità dei caucasici a livelli competitivi e soprattutto cronometrici. Due presenze caucasiche tra i migliori 100 l'anno scorso, due anche nel 2014, tre nel 2012, una nel 2011, due nel 2009 (con l'ultimo italiano tra i primi 100 del mondo, Ruggero Pertile), solo uno nel 2008 e la bellezza di dieci nel 2007. Ventuno presenze sulle mille disponibili.
LA STRADA SMARRITA - Se i caucasici piangono, le caucasiche non ridono: il contigente femminile nelle prime 100 stagionali è, al momento, ridotto a undici unità. Con una presenza più nutrita, le caucasiche sanno però fare appena meglio dei caucasici in zona medaglia, avendo centrato tre metalli nell'ultima decade di "global-events" (Olimpiadi e Mondiali), con Valeria Straneo, Tatyana Petrova e Constantina Dita, rispetto ai due podi degli uomini.
Oltre al bronzo olimpico di Rupp, c'è anche il bronzo dell'elvetico Röthlin a Osaka all'inizio del ciclo di dieci anni, fino a oggi. I caucasici più presenti tra i sopravvissuti del ciclone di prestazioni non-caucasiche (Africa subsahariana, e in netta minor misura Maghreb, Asia, statunitensi afroamericani, centro e sudamericani) sono lo statunitense Ryan Hall e il già citato Röthlin, tre volte ciascuno, nel top-100, poi due volte il polacco Szost e l'ucraino Sitkovskyy. Urge inversione di marcia, anzi di corsa.
INFATICABILI: DUE MEZZE MARATONE IN 24 ORE - Altra 42 km a Seul: vince in 2h08:07 il keniano Joel Kiplimo Kemboi sul connazionale Ronald Kipkoech Korir (2h09:01) e sull'etiope Chala Dechase (2h09:19). Parti invertite (un etiope e due keniani) nella maratona cinese di Hangzhou: vittoria di Regasa Mindaye in 2h11:22 su John Komen (2h11:25) e Raymond Bett (2h11:30), ma una keniana, Anne Bererwe Cheptanui, fa sua la gara donne in 2h31:21. Kenya-Kenya anche a Porto, dove vincono Samuel Theuri in 2h11:48 e Loice Jebet Kiptoo in 2h29:13, con due lusitane sul podio (Ribeiro in 2h30:10, esordio sui 42 km, Costa in 2h30:27). Sulle altre distanze, l'etiope Buze Diriba ha centrato la miglior prestazione mondiale stagionale sulle dieci miglia a Pittsburgh in 51:38. Due mezze maratone in Polonia, con keniani pigliatutto e prestazioni al limite dell'incredibile, perché ottenute nell'arco di ventiquattr'ore: sabato a Swidnica Hillary Kimaiyo (1h03:37) e Stellah Barsosio (1h16:39), ieri a Koscian ancora Kimaiyo in 1h03:19 e la Barsosio in 1h13:57.
PRESIDENTE HAILE - Haile Gebrselassie è stato eletto presidente della federazione etiope.
Il grande campione etiope volerà in settimana a Atene per ricevere il premio alla carriera in occasione del Gala per il Best Marathon Runner dell'AIMS (i campioni olimpici Kipchoge e Sumgong saranno gli atleti premiati). Nel consiglio della federazione etiope fa il suo ingresso anche l'ex-iridato di cross e vincitore della New York Marathon Gebremariam. In rappresentanza degli atleti spiccano le figure di due grandissimi, Sileshi Sihine e Meseret Defar. Per l'elezione del presidente della federazione russa, in programma tra un mese, sono ufficiali le candidature di due campioni olimpici, Yelena Isinbayeva e Andrey Silnov. Altro ex-atleta eletto, anzi confermato, è l'ex-marciatore Korcok, alla guida della federazione slovacca. Gabriela Szabo punta ancora più in alto: si è candidata per la presidenza del comitato olimpico della Romania.
PENSANO IN GRANDE - Dopo Asbel Kiprop, che ci ha provato un paio di volte andandoci assai vicino l'anno scorso a Montecarlo, anche Elijah Manangoi ha nel mirino il record mondiale dei 1500 metri, quel 3:26.00 ottenuto sulla pista dello Stadio Olimpico di Roma e che, in assenza di prestazioni clamorose, si avvia sereno verso un ventennale di vita. Inarrivabile il record mondiale del disco donne, Sandra Perkovic sogna almeno di lambire o superare i 72 metri, misura mai raggiunta dal lontano 1989. Un'altra grande croata, Blanka Vlasic, ha invece espresso il proposito di proseguire la carriera per un altro quadriennio, chiudendo la carriera nell'anno olimpico 2020. I riconoscimenti della settimana internazionale sono stati assegnati in Sud Africa (sportivi dell'anno i campioni olimpici Wayde van Niekerk e Caster Semenya), e in Polonia (il premio Golden Spikes all'olimpionica del martello Anita Wlodarczyk e al discobolo argento di Rio Piotr Malachowski).

Korir e Daska, ritorno per due
Mark Korir e Mamitu Daska tornano a vincere conquistando Francoforte. Successi africani anche a Shanghai, in Slovenia e Irlanda.
Entrambi avevano qualcosa da dimostrare e da recuperare. Questo il tema del successo del kenyano Mark Korir e della etiope Mamitu Daska nella 35ª edizione della maratona di Francoforte. Korir aveva disputato i mondiali di Pechino 2015, forte del successo a Parigi in 2h05:49, il primo da maratoneta, un'impresa che aveva convinto i selezionatori a inserirlo nel team iridato. Male nell'esperienza mondiale (ventiduesimo), ha vinto a Francoforte domenica in 2h06:48, secondo crono della carriera. Appena dieci anni fa un tempo del genere avrebbe fatto sobbalzare (sesto stagionale), nei parametri attuali non è che la 26ª prestazione stagionale. Via dai riflettori a partire dalla delusione di Pechino, Korir aveva gareggiato in marzo in Italia, terzo nella mezza maratona di Verona. Qualche sorpresa nelle posizioni successive: il secondo posto di Martin Kiprugut Kosgey, noto per le partecipazioni alla maratona di Hannover, miglioratosi ieri fino a 2h07:22, e il quarto dello statunitense Bob Curtis (2h11:20). Prima e dopo il nordamericano, l'altro keniano Kotut (2h07:28), legato a Korir avendone ereditato la prima piazza di Parigi lo scorso aprile, e il più accreditato del quintetto, l'etiope Tola, bronzo ai mondiali di Mosca, quinto in 2h11:52. Il titolo tedesco è andato in un modesto 2h20:12 all'outsider Marcus Schönfisch.
DASKA DOPO UN LUSTRO - Mentre la gara maschile è stata decisa a cinque chilometri dal traguardo dall'azione di Korir, la gara femminile è vissuta su alte frequenze dettate dalle etiopi Mamitu Daska e Sutume Asefa, con passaggi di 1h10:40 a metà gara, 1h23:38 al 25° km (con dodici secondi in favore della Daska sulla connazionale, poi costretta al ritiro) e 1h40:28 al 30° km di una Daska ormai protagonista solitaria. L'etiope ha calato visibilmente il ritmo negli ultimi chilometri, complici dolori gastrici, ma è riuscita a preservare il successo in 2h25:27, centrando dopo cinque anni un altro successo sui 42 km. L'ultimo risaliva proprio alla maratona di Francoforte edizione 2011. Le valse il record della corsa in 2h21:59, migliorato l'anno dopo dalla Melkamu.
TOLA PER IL TITOLO - In rimonta nel tratto finale, la neo-tedesca Fate Geleto Tola, etiope fino a pochi mesi fa, ha conquistato la seconda piazza e il primo titolo tedesco di maratona in 2h25:42 (il quarto crono nazionale di sempre). Terza Sarah Jebet in 2h27:07, quarta non senza sorpresa un'altra rappresentante americana, Lindsay Flanagan (2h29:58), che ha tolto 3:20 al personale. I primati della maratona di Francoforte restano l'eccezionale 2h03:42 di Wilson Kipsang (2011) e il 2h21:01 di Meselech Melkamu (2012).
MOKOKA TRIS - A Shanghai terzo successo del sudafricano Stephen Mokoka (2h10:18) dopo quelli del 2013 e del 2014. Nella metropoli cinese, Mokoka vanta anche due secondi posti e un quarto posto. Campione d'Africa sui 10000 metri a Durban in giugno, a Rio è stato diciottesimo sulla stessa distanza. Ai mondiali di mezza maratona a Cardiff, in marzo, si era classificato decimo. Ieri a Shanghai, con l'azione decisiva mossa negli ultimi sette chilometri, ha preceduto Asbel Kipsang (2h11:16), noto per aver vinto le prime tre maratone disputate in carriera (esordio vittorioso a Firenze nel 2014 in 2h09:55), e aver perso una 42 km, prima di ieri, solo a Seul in marzo, col personale portato a 2h07:30. Dominio dell'Africa orientale nella corsa femminile, vinta dall'etiope Roza Dereje Bekele in 2h26:18, di stretto margine sulla keniana Margaret Akai (2h26:20) e sull'altra etiope Wude Ayalew (2h27:08). La vincitrice uscente Rael Kiyara ha chiuso quarta in 2h27:53.
MARATONE D'EUROPA - Kenya, Namibia, Etiopia, la musica è sempre la stessa. A Lubiana bella gara e vittoria di Laban Mutai in 2h09:16 su Philip Sanga (2h09:19) e sull'ugandese 19enne Robert Chemonges (Atletica Futura), che in 2h11:04 ha sensibilmente abbassato la miglior prestazione mondiale junior 2016, limando sensibilmente il 2h11:45 con cui vinse la maratona di Trieste in maggio.
I tempi sono stati appesantiti da un errore degli atleti di testa, che lungo il percorso hanno seguito un veicolo della polizia e una troupe televisiva che ha deviato dal tracciato ufficiale, aggiungendo (secondo stime degli organizzatori) circa 500 metri di corsa. L'esordiente Purity Jebichii Changwony (Kenya, 26 anni) ha vinto la gara femminile in 2h29:32. Esito incerto fino al traguardo nella 42 km di Dublino, vinta dalla namibiana Helalia Johannes in 2h32:31 sull'etiope Gebreyes Bizuayehu Ehite (2h32:32, altra vittoriosa a Firenze nel 2014). Solo Etiopa, invece, tra gli uomini: il migliore è Dereje Tulu (2h12:18). In Europa anche la classica Marsiglia-Cassis (20 chilometri), vinta per la terza volta da Edwin Kipyego (59:28) e da Joyline Jepkosgei in 1h07:00 (record della corsa).
CLASSIFICHE RIVISITATE - La sospensione della maratoneta kenyana Rita Jeptoo è stata estesa di altri due anni fino all'ottobre 2018. A seguito del provvedimento, la vincitrice delle World Marathon Majors 2013-2014 è Edna Kiplagat, la vittoria nella maratona di Chicago 2014 passa nelle mani di Mare Dibaba e quella nella maratona di Boston dello stesso anno porta ora il nome dell'altra etiope Bezunesh Deba.

Amsterdam tapis roulant d'Europa
Sorpresa-Wanjiru, che vince ad Amsterdam in 2h05:21. La maratona olandese ribalta le statistiche delle 42 km in Europa. Tre arresti nella tragica vicenda della figlia di Tyson Gay.
Il top tecnico della domenica internazionale è senza dubbio l'esito, oltre ogni previsione, della maratona di Amsterdam. Tra le più veloci del Vecchio Continente, è risaputo, quasi al pari della gemella connazionale di Rotterdam, e sulle quali orme si staglia ormai da qualche stagione anche l'altra 42 km internazionale di Eindhoven. Ieri, però, la corsa di Amsterdam è passata alla storia per più di un motivo. A livello mondiale solo la maratona di Dubai (edizioni 2012 e 2013) ha raccolto così tanti risultati di alto livello. In Europa, la corsa di ieri ha offerto le migliori prestazioni all-time sul suolo europeo per i piazzati dal quinto al tredicesimo posto, così riassunti nello specchietto che segue:

"BEST EVER MARK FOR PLACE" NELLE MARATONE EUROPEE (DAL 5° AL 13° POSTO)
AMSTERDAM 2016
PRIMA DI AMSTERDAM 2016
5. 2h06:07 Abraham Chebii (KEN)
6. 2h06:25 Felix Kandie (KEN)
7. 2h06:27 Geoffrey Kirui (KEN)
8. 2h06:45 Bernard Kipyego (KEN)
9. 2h07:19 Mule Wasihun (ETH)
10. 2h07:48 Abera Kuma (ETH)
11. 2h08:19 Sammy Korir (KEN)
12. 2h08:19 Wilson Chebet (KEN)
13. 2:09:08 Amos Kipruto (KEN)

5. 2h06:17 Ryan Hall (USA) Londra 2008
6. 2h06:31 Peter Kirui (KEN) Francoforte 2011
7. 2h07:08 John Kiprotich (KEN) Francoforte 2014
8. 2h07:28 Samuel Tsegay (ERI) Amsterdam 2011
9. 2h08:06 Samuel Tsegay (ERI) Londra 2012
10. 2h08:20 Feyisa Lilesa (ETH) Londra 2012
11. 2h08:43 Abraham Chelanga (KEN) Parigi 2009
12. 2h09:13 Francis Kibiwott (KEN) Parigi 2009
13. 2h09:46 Abdellatif Meftah (FRA) Francoforte 2011

Restano immutate le migliori prestazioni tecniche dal primo al quarto posto sul suolo europeo.
Dietro al record berlinese di Kimetto (2h02:57), permangono inarrivabili il 2h03:13 di Mutai (secondo sempre a Berlino), il 2h05:03 di Mosop (Rotterdam 2012) e il 2h05:23 di Lilesa (anche lui a Rotterdam 2012). Non era però mai successo, a parte Dubai e il suo percorso "autostradale", che in otto si esprimessero sotto le 2h07 e in dieci sotto le 2h08. Ben venga quindi un risultato di tale spessore sul suolo europeo, pur se opera integrale di runner africani. Il contraltare, un dato su cui l'atletica europea deve recuperare competitività, è che con i risultati dell'ultimo weekend nelle maratone internazionali, il primo maratoneta caucasico delle graduatorie stagionali figura appena in novantottesima posizione: è lo statunitense Galen Rupp, il cui 2h10:05 di Rio ha permesso di conquistare, però, il bronzo olimpico.
Wanjiru la sorpresa
Il percorso a forti tinte "flat" e le condizioni ambientali al limite dell'ideale hanno favorito il fiorire di prestazioni eccezionali e di una gran bella corsa, in cui è emerso il giovane talento di Daniel Kinyua Wanjiru, 24enne alla terza maratona, che ha avuto il merito di sovvertire i pronostici concludendo i 42 km in 2h05:21 (tre minuti di progresso) e soprattutto determinare la vittoria con un sorprendente "negative split" (1h03:19 a metà gara, 1h03:02 la seconda parte), in cui è decollato negli ultimi quattro chilometri. Tutti keniani fino all'ottavo posto, con le altre ottime prestazioni di Sammy Kitwara (2h05:45), Marius Kimutai (2h05:47, personale di oltre tre minuti e mezzo), e Laban Korir (2h05:54).
Nei grandi numeri, la 42 km olandese di ieri è anche la seconda miglior maratona del 2016, sul piano della densità dei risultati. Sempre dietro Dubai, naturalmente. Al bi-vincitore uscente, Bernard Kipyego, correre in 2h06:45 ha garantito appena l'ottava posizione. L'ex-primatista della corsa, Wilson Chebet, si è spremuto in 2h08:19 per chiudere appena dodicesimo. Vittoria etiope nella corsa femminile con buon margine per Meselech Melkamu (2h23:21), che ha preceduto Abebech Afework (2h24:47) e l'ex-keniana Eunice Chumba (Bahrain, 2h25:00). Solo quarta la keniana Priscah Jeptoo (2h25:37), argento a Londra 2012 e ai Mondiali di Daegu.
Toronto, Demise vince ancora
L'etiope Shure Demise ha concesso il bis nella maratona di Toronto vincendo per il secondo anno di fila in 2h25:16 sulla connazionale Tadelech Bekele (2h26:29) e sulla keniana Rebecca Chesire (2h28:52).
Podio africano anche nella corsa maschile, vinta da Philemon Rono in 2h08:26 sull'etiope Seboka Tola Dibaba (2h09:46) e sull'altro kenyano Albert Korir (2h10:21). Svanito il bis maschile per Ismael Chemtan Bushendich, quarto in 2h12:20.
In Corea Kiprotich 2h06:58
Prestazioni molto buone anche nella maratona coreana di Gyeongju, dove il keniano Felix Kipchirchir Kiprotich si è imposto in 2h06:58 (personale limato di un secondo) davanti ai connazionali Ernest Kiprono Ngeno (2h07:49), vincitore in aprile della maratona di Milano, e Robert Kipkorir (2h08:03). In casa keniana è iniziata la stagione del cross-country: a Nairobi in evidenza ancora Alice Aprot Nawowuna, che su un percorso di otto chilometri ha vinto nettamente su Irene Cheptai e Gladys Chesire, staccata di quasi un minuto. Senza i grandissimi la gara maschile di dieci chilometri, vinta con una decina di metri di vantaggio da Abraham Kiptum su Josphat Tanui. Edwin Kiptoo e Sandra Tuei hanno vinto le rispettive gare under 20.
Black Japan
Da uno dei tanti 10000 metri giapponesi validi come campionato regionale di club, arrivano altri buoni risultati dei keniani di stanza in Sol Levante: è di sabato scorso il 27:30.17 di James Rungaru, che ha preceduto Hiram Ngatia (27:30.75) e Edward Waveru (27:40.23). Dal National Sports Festival di Kitakami, marcia in primo piano con 38:21.88 di Eiki Takahashi e 38:40.22 di Daisuke Matsunaga sui 10000 metri in pista.

Kirui risorge a Chicago
A Chicago e Minneapolis i maratoneti keniani fanno il vuoto
Per il secondo anno consecutivo la Chicago Marathon ha fatto a meno dei pacemaker, a beneficio dell'agonismo e della diversità tattica. I vincitori sono i keniani Abel Kirui e Florence Kiplagat, prima anche un anno fa e seconda nel 2014. La rinnovata scelta degli organizzatori ha premiato soprattutto Kirui, vincitore di una 42 km a cinque anni di distanza dal secondo titolo mondiale, conseguito a Daegu, e a quattro anni dall'argento olimpico di Londra, una metropoli dove conta di tornare a correre nel 2017 per guadagnarsi la selezione per i mondiali e sperare in un magnifico tris di medaglie d'oro. Diversissime le due gare: ritmo sonnacchioso degli uomini per oltre due terzi di gara, con Kirui capace di vincere la resistenza del campione uscente Dickson Chumba nell'ultimo mezzo chilometro e imporsi in 2h11:23, il crono più lento dal 1993, festeggiato all'arrivo da con un ballo all'insegna della felicità: era la sua prima vittoria nel circuito delle World Marathon Majors. Tutti kenyani i primi cinque classificati. Primo statunitense Diego Estrada, ottavo in 2h13:56. Al debutto sui 42 km Stephen Sambu, più che onorevole quinto in 2h13:35.


 





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