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Dal 1998, tanti tentativi di imitazione!                       

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Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org

Fabbri 21,59 record italiano indoor!

A Stoccolma l'azzurro del peso migliora dopo 33 anni il primato al coperto di Alessandro Andrei
Straordinaria impresa di Leonardo Fabbri. A Stoccolma l’azzurro migliora il record italiano indoor nel getto del peso con 21,59 togliendo il primato dopo quasi 33 anni ad Alessandro Andrei, che aveva lanciato 21,54 a Torino, il 28 febbraio 1987. Entra nella storia il 22enne fiorentino dell’Aeronautica, protagonista di un nuovo progresso in questa stagione che era iniziata con 21,32 all’aperto il 24 gennaio a Parow, in Sudafrica, diventando il secondo italiano di sempre outdoor, e proseguita con il personale in sala di 21,11 nel debutto al coperto del 5 febbraio a Ostrava, in Repubblica Ceca. Il grande risultato per il colosso toscano, due metri di statura per 136 kg, arriva al secondo ingresso in pedana dopo aver aperto con 20,48. Poi va ancora oltre i 21 metri al terzo tentativo con 21,09, quindi 20,57 e 20,60 per chiudere con 20,46 vincendo nettamente la gara davanti al norvegese Marcus Thomsen (20,55). Nella scorsa stagione l’atleta allenato da Paolo Dal Soglio ha sfiorato la finale ai Mondiali di Doha, primo degli esclusi, e ha conquistato la medaglia d’argento agli Europei under 23 di Gavle, in Svezia. Con la gara di esordio aveva già realizzato lo standard di iscrizione per le Olimpiadi di Tokyo, fissato a 21,10. Adesso sale al quarto posto nelle liste mondiali indoor dell’anno, guidate con 22,19 dallo statunitense Ryan Crouser.

Kipchoge-Bekele, se la sfida è stellare

Nella maratona di Londra l'atteso faccia a faccia tra il primatista del mondo e il secondo di sempre. Il racconto di altri duelli che hanno lasciato il segno

La maratona di Londra assomiglia sempre più a quei Gran Derby di Maratona che andavano in scena a New York o nei suoi sobborghi balneari nel primo scorcio del secolo scorso e l’adesione di Kenenisa Bekele trasforma il 26 aprile in una data che riserverà le emozioni consentite quando due colossi si scontrano, per di più con il contorno di chi, Geremew e Wasihun, nella scorsa edizione misero alla frusta Eliud Kipchoge, obbligandolo a esprimersi a meno di un minuto dal suo vertice.

Kipchoge, l’uomo che ha violato le colonne d’Ercole delle due ore e per due volte di fila ha ottenuto il riconoscimento di Atleta dell’Anno, punta alla quinta vittoria nella corsa da Greenwich a Buckingham Palace ed è la quinta volta che, in strada, incrocia Bekele: per il keniano la serie è immacolata.

Qualche osservazione: è una sfida tra veterani (Kipchoge, 36 a novembre, Bekele, 38 a giugno), tra primatisti del mondo (Kipchoge dei 42 km, Bekele dei 5000 e dei 10.000) e tra chi occupa il primo e il secondo posto nella classifica di tutti i tempi, divisi da due secondi (2h01:39 Eliud, 2h01:41 Kenenisa). Il tempo dell’etiope è ancora piuttosto fresco di conio, realizzato lo scorso anno a Berlino nel periodo dei Mondiali di Doha. Il duello potrebbe ripetersi a Sapporo, quando Kipchoge inseguirà il suo secondo titolo olimpico e il titolo, per certi versi già attribuito, di massimo maratoneta di sempre.

La storia dell’atletica ha prodotto e proposto grandi sfide, attesi faccia a faccia, molto spesso in occasione di appuntamenti ufficiali, Olimpiadi, Europei, Giochi del Commonwealth e, dall’83, Mondiali. Londra è il magnifico prodotto di un’intrapresa di tipo “privato” ed è in questo campo che abbiamo deciso di operare una ricerca, a volo d’uccello, per ritrovare altre sfide che hanno lasciato il segno. Andando per ordine cronologico…

Il miglio di Dublino, 6 agosto 1958: l'irlandese Ron Delany era diventato campione olimpico dei 1500 due anni prima a Melbourne, Herb Elliott era l’astro nascente. L’uomo del Western Australia prese la testa, così come avrebbe fatto a Roma due anni dopo, e andò a vincere in 3:54.5 abbassando il record del mondo di Derek Ibbotson di 2.7 (il più grande progresso della storia), trascinando il connazionale Mervyn Lincoln a 3:55.9, vale a dire sotto il vecchio record, e sia Delany che Murray Halberg a 3:57.5, negli immediati pressi. Quattro anni dopo l’impresa di Bannister, cinque atleti in un colpo (il quinto era un altro australiano, Albert Thomas) erano andati sotto il muro dei 4 minuti.

Il miglio di Kingston, 17 maggio 1975: fedele al suo schema preferito (from gun to tape, dalla pistola alla linea d’arrivo) Filbert Bayi fece corsa di testa costringendo la coalizione Usa, formata da Marty Liquori, Rick Wohlhuter e Tony Waldrop e rinforzata da Eamonn Coghlan, irlandese trapiantato in America e maestro nelle gare indoor, a un lungo e infruttuoso inseguimento. Bayi, in 3:51, migliorò di un decimo il mondiale di Jim Ryun, e riunì nelle sue mani i primati di 150 e miglio.

L’asta di Roma, 31 agosto 1984: Thierry Vigneron era stato il primo a spingersi a 5,80 e proprio a Roma un anno prima aveva portato il record a 5,83. L’irruzione di Sergey Bubka, campione del mondo a sorpresa a Helsinki, coincise con una raffica di limiti, indoor e all’aperto, sino ai 5,90 di Londra. Il duello dell’Olimpico va ricordato anche per un curioso - e unico - dato statistico: tra le 22.40 e le 22.50, Vigneron, con 5,91, tornò primatista del mondo, l’ultimo prima di un dominio dell’ucraino che ebbe durata quasi trentennale. Sergey offrì un paio di azzardi (rinuncia sia a 5,81 che a 5,91 dopo un primo errore), centrò il 5,94 del record al primo assalto e concesse a un pubblico in ebollizione tre salti a una quota che fece bramire i presenti: 6,00.

I 1500 di Nizza, 15 luglio 1985: la gara e il suo significato nell’ultimo fotogramma. Steve Cram brucia Said Aouita, 3:29.67 a 3:29.71. Nessuno aveva mai infranto il muro dei 3:30. Ora, meeting Nikaia, sono in due, l’airone di Gateshead e il piccolo principe del deserto. Serata memorabile: il terzo, lo spagnolo José Luis Gonzalez, in 3:30.92, va vicino al vecchio record di Steve Ovett, 3:30.77. Poco più di un mese dopo, a Berlino, Said, detto il Kaid, toglierà 21 centesimi, lasciando lontano Sydney Maree.

I 400hs di Zurigo, 29 agosto 2019: in fondo alla sua corsa pazza e generosa, Karsten Warholm regala a Rai Benjamin un singolare corona: con 46.98 l’americano con radici famigliari ad Antigua, diventa il più grande perdente della storia, di più, il primo ad esser sceso sotto la barriera concessa a un club esclusivo (solo quattro ne fanno parte) senza passare per primo tra le fotocellule. Warholm è sei centesimi davanti, con il terzo primato europeo in un’annata indimenticabile, chiusa con la seconda corona mondiale. Fosse stato presente anche un Samba in piena efficienza, cosa sarebbe successo quella sera al Letzigrund?

EuroBronzo Crippa: terzo a Lisbona nel cross
Battocletti conferma d'oro!

L'azzurro, nella gara senior agli Europei di campestre, sale per la prima volta sul podio individuale

Un'altra medaglia internazionale per Yeman Crippa: l'azzurro conquista la medaglia di bronzo agli Europei di cross sui prati di Lisbona. Al termine dei 10,225 km di saliscendi sul percorso muscolare del Parque da Bela Vista il 23enne trentino - con il tempo di 30:21 - è sul podio alle spalle dello svedese Robel Fsiha (29:59) e del turco Aras Kaya (30:10), insieme ai quali aveva viaggiato in gruppo fino ai tre chilometri dall’arrivo. A poco più di due mesi dal primato italiano dei 10.000 metri e l'ottavo posto ai Mondiali di Doha, Crippa sale per la prima volta sul podio individuale degli EuroCross nella categoria assoluta, dopo aver trionfato due volte da junior (2014-2015) e aver vinto due bronzi nel 2016 e 2017 da under 23.

CRIPPA: “AL POSTO GIUSTO, NEL MOMENTO GIUSTO” - “Non mi accontento mai, ma per come si era messa la gara va benissimo il bronzo - racconta Crippa - i primi due correvano più ‘facili’ di me, e verso la fine stavano rientrando da dietro lo svizzero Wanders e il britannico Butchart. Devo dire la verità, oggi ho sofferto come un animale, soprattutto negli ultimi due giri, e ho tenuto duro perché la maglia della nazionale va rappresentata come si deve. Ho dato tutto, ho aspettato la discesa finale per consumare le ultime energie e prendermi questa medaglia. Finalmente la stagione 2019 è finita, ora si comincia a pensare a Tokyo: è stato un anno vincente perché con il mio allenatore Massimo Pegoretti siamo stati in grado di pianificare gli obiettivi, e sappiamo farci trovare pronti all’appuntamento. Penso sia una cosa normale, che dovrebbe fare qualsiasi atleta: non un Crippa straordinario ma un Crippa che arriva al posto giusto, nel momento giusto. Nel 2020 mi auguro di continuare a migliorare, io ci credo, e spero facciano altrettanto tutti coloro che mi stanno intorno”.

AZZURRI DECIMI - Decima la squadra italiana, con gli altri azzurri che non riescono a rimanere nelle prime posizioni: quasi appaiati Nekagenet Crippa (42° in 32:00) e Michele Fontana (43° con 32:03), poco più dietro finiscono 46° Giuseppe Gerratana (32:17) e 49° Said El Otmani (32:26).



A Lisbona l'azzurra si ripete tra le under 20 nella rassegna continentale di corsa campestre. Seconda la squadra, argento anche per il team under 23 maschile. Fantastica conferma d’oro per Nadia Battocletti: è ancora campionessa europea under 20 del cross. Dopo Tilburg c’è Lisbona: la 19enne trentina delle Fiamme Azzurre, figlia d’arte, si ripete nella rassegna continentale e trascina le azzurrine al secondo posto a squadre. Per Battocletti vittoria con il tempo di 13:58 nei 4,225 km del percorso portoghese, davanti alla slovena Klara Lukan (14:01) che l’aveva sconfitta nei 5000 metri agli Europei U20 di Boras, e alla portoghese padrona di casa Mariana Machado (14:10). Il team azzurro con lo stesso punteggio della Gran Bretagna è secondo grazie al 13esimo posto di Angela Mattevi (14:42) e al 15esimo di Ludovica Cavalli (14:51), poi 32esima Anna Arnaudo (15:12), 42esima Giada Licandro (15:20) e 49esima Laura Pellicoro (15:30), mentre il bronzo va alla Francia. Sul podio anche l’Italia under 23 maschile, argento a squadre con la quinta posizione individuale di Yohanes Chiappinelli, la settima di Jacopo De Marchi e la 17esima di Sebastiano Parolini, seguiti da Riccardo Mugnosso (30°), Pasquale Selvarolo (31°) e Sergiy Polikarpenko (61°). Brillante gara tra le under 23 al femminile di Federica Zanne, quinta al traguardo. Trentacinque azzurri in gara agli Europei di cross di Lisbona al Parque da Bela Vista. Gare senior in programma alle 13.05 italiane (staffetta mista), 13.35 (uomini) e 14.20 (donne). Questa la composizione della staffetta mista: Elisa Bortoli, Mohamed Zerrad, Joyce Mattagliano, Soufiane El Kabbouri.

SENZA PAURA - Ancora Nadia! Alla vigilia l’aveva letta alla perfezione: “Saremo in cinque, e tutte forti, a giocarci la medaglia d’oro”. Ma l’azzurrina allenata dal papà Giuliano non ha paura di nessuna: prende l’iniziativa fin dai primi metri ed è lei a portare via il gruppo delle avversarie più quotate, composto dalla portoghese Machado, la slovena Lukan, la svizzera Sclabas e la polacca Dudek. Alla campana dell’ultimo giro sono ancora tutte appaiate, ma è la Machado a muoversi per prima e lanciare l’attacco che sembra poter sbriciolare la concorrenza. Non è così: Battocletti ha ancora energie, ricuce sulla padrona di casa e contrattacca in discesa, lasciando sul posto la portoghese e mettendo a dura prova anche la resistenza della Lukan. Non c’è neanche da sprintare in volata perché il distacco ormai è tale da garantire il successo alla trentina, che arricchisce il palmares di medaglie internazionali già piuttosto scintillante dopo il bronzo europeo U20 dai 3000 di Grosseto 2017 (da allieva), l’argento dei 5000 di quest’anno a Boras e l’oro del cross della scorsa stagione, allori ai quali va aggiunto anche un titolo italiano assoluto già in bacheca (Pescara 2018 nei 5000). La ragazza della Val di Non è in ottima compagnia azzurra: Angela Mattevi fa la propria gara e si prende un bel tredicesimo posto, Ludovica Cavalli salta di nuovo sul podio a squadre dopo l’argento del 2017 (quindicesima), nemmeno Arnaudo, Licando e Pellicoro demeritano, e alla fine quando sul maxischermo - per qualche minuto - compare l’Italia in vetta alla classifica per team esplodono di gioia, soltanto in parte mitigata dalla correzione della graduatoria che promuove la Gran Bretagna al primo posto.

BATTOCLETTI: “ANCORA PIÙ FELICE” - “Sono davvero felicissima, rispetto al 2018 sono ancora più entusiasta del lavoro che ho fatto - le parole della bicampionessa europea under 20 Nadia Battocletti - perché è sempre più difficile riconfermarsi. Nell’ultimo giro andavo molto più delle altre, mi buttavo, e ho capito che questo potesse essere la chiave di tutto. All’inizio dell’ultimo giro ho avuto un momento in cui ho pensato di non farcela più, ero molto stanca, poi ho trovato la forza per continuare. Ho sentito dentro qualcosa che mi diceva di non mollare. Il tifo era tantissimo per la portoghese Machado, ma ha dato tanta forza anche a me, e ho notato che sull’ultima discesa ha avuto un piccolo calo e ne ho approfittato per lasciarla lì anche se ero stanchissima. Due vittorie che dicono che tutti i sacrifici che faccio, la mia famiglia, la mia squadra, la federazione, sono ripagati. Voglio continuare con i cross, Campaccio e Cinque Mulini, poi i campionati italiani. E adesso si prova a fare il salto tra le grandi”.

U23: ARGENTO ITALIA - La medaglia che non ti aspetti arriva dagli under 23: Chiappinelli (quinto) resta giù dal podio, nella gara vinta - ça va sans dire - dal francese Jimmy Gressier, ma guida gli azzurri a un secondo posto non facilmente prevedibile alla vigilia: “Quando succedono cose inaspettate come quella di oggi non si può che essere contenti - le parole del 23enne senese - Ieri sera il presidente e il direttore tecnico ci hanno caricato e noi abbiamo risposto bene. Nella mia gara è mancata un po’ la partenza, non è stata delle migliori, nel primo giro ero ancora intorno al quarantesimo posto e ho dovuto fare una gara tutta di rimonta”. De Marchi non ci crede: “Un’emozione unica, ho fatto una gara perfetta, completata anche con la volata perché credevo avessimo un vantaggio minore rispetto agli avversari. Ho dato il cuore per questa maglia, mi sono riscattato con gli interessi dopo che nel 2018 scorso avevo perso la scarpa e la mia gara era stata condizionata”. Felice anche Parolini: “Non potevo chiedere di meglio, ero in agonia ma continuavo a dirmi... dai che siamo a medaglia!”.

U23: ZANNE QUINTA - Federica Zanne eguaglia la migliore prestazione di sempre di un’azzurra under 23: il quinto posto mancava dall’edizione casalinga di San Giorgio su Legnano nel 2006, e in Portogallo lo pareggia Federica Zanne, a neanche dieci secondi dal podio: “Ho cercato di restare nel gruppetto di testa il più possibile e anche nell’ultimo giro ho provato a reagire quando sentivo le altre che si avvicinavano, così da non perdere posizioni”. È ottavo il team azzurro con la 22enne bresciana e con Gaia Colli (37esima) e Micol Majori (43esima), mentre a livello individuale la vittoria non sfugge alla danese Anna Emilie Moller, che si unisce al gruppo dei “bis”: tutti confermati i vincitori delle categorie giovanili della precedente edizione.

UNDER 20 UOMINI - Jakob Ingebrigtsen, e chi sennò? Quarta vittoria consecutiva per il fenomenale norvegese: gli basta passeggiare e dare un filo di gas giusto nella seconda metà dei 6,225 km per imporsi di nuovo tra gli under 20, categoria di cui è padre padrone da Chia 2016. È di un altro mondo (18:20), e il distacco abissale che rifila a tutti i concorrenti descrive alla perfezione il dominio: secondo il turco Ayetullah Aslanhan con 38 secondi di ritardo (18:58), terzo l’irlandese Efrem Gidey (19:01). Il migliore degli azzurri è Luca Alfieri, bandana azzurra che sventola sulla testa, 19esimo (19:27) e sulla scia dei migliori nella prima metà, a ridosso dei primi dieci quando manca ancora un giro e più appesantito nel “volatone” finale che lo vede perdere una manciata di posizioni. È propositivo anche l’atteggiamento di Marco Zoldan che nelle prime battute prova a farsi strada nelle posizioni principali e nella retta finale guadagna posizioni che lo portano alla 34esima piazza (19:40). Gli under 20 azzurri concludono con l’ottavo posto a squadre, considerato anche il 38esimo posto di Marco Fontana Granotto. Gli altri: 51esimo Enrico Vecchi, 70esimo Francesco Guerra, 87esimo Yassin Choury.

Warholm diamante a Zurigo: strepitoso 46.92
Il norvegese firma il secondo tempo della storia nei 400hs e batte Benjamin (46.98) nella prima finale della Diamond League. Miller-Uibo 21.74 nei 200, Echevarria-lungo 8,65. Seste le azzurre della 4x100

Nella prima finale della IAAF Diamond League a Zurigo si sono assegnati i primi sedici diamanti del circuito. Il Letzigrund è illuminato dalla straordinaria prestazione del norvegese Karsten Warholm, che demolisce per la terza volta quest'anno il record europeo dei 400hs e vince in 46.92, seconda prestazione di sempre, nella miglior gara della storia, in cui anche lo statunitense Rai Benjamin è sceso sotto i 47" in 46.98. I primati della Diamond League non finiscono qui: abbattono i limiti del circuito anche la bahamense Shaunae Miller-Uibo, che vince i 200 metri in 21.74 (-0.4) e il cubano Juan Miguel Echevarria che al primo salto fa sua la finale del lungo in 8,65 (-0.4). Nella gara extra a conclusione del meeting, le azzurre della 4x100 (Dosso, Hooper, Bongiorni, Siragusa) chiudono seste in 44.17 con successo del team tedesco in 42.22, migliore prestazione europea stagionale. Oltre ai tre primati della Diamond League, ancora un record mondiale stagionale con il 20,31 della cinese Gong Lijiao nel peso. Gran serata USA: sui 100 uomini vince Noah Lyles in 9.98 (-0.4), sugli 800 metri Donavan Brazier raggiunge e supera sul traguardo Nijel Amos e vince in 1:42.70, Sam Kendricks all'ultimo salto vince l'asta con 5,93 superando Mondo Duplantis, fino a quel momento al comando senza errori, Sydney McLaughlin fulmina le avversarie dei 400hs vincendo in 52.86. Grandi gare nel mezzofondo, con successo della olandese Sifan Hassan sui 1500 metri in 3:57.08, dell'ugandese Joshua Cheptegei sui 5000 metri in 12:57.41 e della keniana Beatrice Chepkoech sui 3000 siepi in 9:01.71. Altri successi, con montepremi di 50.000 dollari e Diamond Trophy, all'ucraino Andriy Protsenko nell'alto (2,32), alla giamaicana Shanieka Ricketts nel triplo (14,93/0.0) con clamoroso sorpasso e controsorpasso finale e sulla favorita Rojas seconda, alla primatista del Bahrain sui 400 metri Salwa Eid Naser (50.24) e nelle gare di giavellotto all'estone Magnus Kirt (89,13) e alla cinese Lyu Huihui (66,88).

Il Letzigrund ha scritto una nuova pagina di storia, la firma arriva dal vichingo campione del mondo Karsten Warholm, che nella notte zurighese firma tante, troppe cose tutte insieme. Il 46.92 del fantastico norvegese è il secondo crono mondiale di sempre, ormai a 0.14 dal record di Kevin Young (46.78), a vista della prua di Warholm. E' anche il nuovo record europeo, che riscrive per la terza volta in questa stagione, mai successo, e la miglior gara di sempre della specialità, con due atleti sotto la barriera ammazza-muscoli dei 47 secondi. Di due centesimi, in 46.98, la vìola anche Rai Benjamin, che toglie 0.04 al personale (e miglior prestazione mondiale U23) pareggiando il qatarino Samba in terza posizione tra le migliori performance di sempre. Ancora più perfetto delle ultime uscite, e il display lo sancirà, Warholm ha commesso zero errori sulle barriere e, ecco la differenza, non ha perso la dinamica del passo tra le ultime due barriere, come accaduto a Parigi pochi giorni fa. Gara clamorosa, con il terzo McMaster addirittura a 1.60 dal secondo (48.58), come il turco Copello, quarto.

E' stata anche la grande notte di Shaunae Miller-Uibo, che per il suo terzo diamante consecutivo sui 200 ha annichilito le avversarie in un clamoroso 21.74 (vento contrario di 0.4!), record nazionale, record della Diamond League, mondiale stagionale e undicesima prestazione all-time. Dopo una curva perfetta, la bahamense si è trovata la campionessa d'Europa Dina Asher-Smith a fianco all'ingresso in rettilineo. Aperto il compasso delle lunghissime leve, ha divorato la pista e tolto 0.14 al suo miglior risultato di sempre, rifilando la bellezza di 0.34 alla Asher-Smith (bravissima in 22.08). Dietro, per un duello visto tante volte ma per ben altre corone, la Schippers ha avuto la meglio di un soffio sull'olimpionica Thompson in 22.44. Grande notte, merito di una pedana perfetta e di un ingresso ammazza-gara, anche per il cubano Juan Miguel Echevarria, che al primo salto ha chiuso la gara con un sensazionale 8,65 (-0.4), record della Diamond League e miglior salto mondiale 2019, secondo migliore della carriera a soli 3 centimetri dal personale.

Ha collezionato poi due nulli (uno, nettissimo e lunghissimo intorno ai nove metri) e tre pit-stop per dosare le energie alla ricerca di un salto che prima o poi gli riuscirà. Dietro il caraibico, il migliore dei sudafricani, stasera Samaai con 8,20 (0.0) e il giamaicano Gayle, stessa misura con vento sfavorevole di 0,6. Quarto, per un centimetro (8,19), il vincitore delle due ultime edizioni Manyonga.

HASSAN, McLAUGHLIN, LYLES - Letzigrund formato-lusso anche per Sifan Hassan, che ha vinto un altro diamante, dopo quello del 2015, con strappo micidiale e ultimo giro-frullatore in 3:57.08. La leggera olandese ha mietuto le più illustri vittime in circolazione, anche se la tedeschina Klosterhalfen ha fatto molto bene (seconda in 3:59.02) e la canadese Gabriela DeBues-Stafford ha migliorato ancora il record nazionale in 3:59.09. La resa, a 120 metri dal traguardo, di Genzebe Dibaba, quarta in 4:00.86 ma incapace di cambiare passo. L'unico successo femminile statunitense della finale di Zurigo è arrivato dall'atleta più futuribile tra le otto regine incoronate al Letzigrund, Sydney McLaughlin, predestinata a dominare i 400hs in forza dell'età, giovanissima, e del talento. In 52.86 e con barriere superate con sbavature al minimo, ha battuto nettamente le compagne a stelle e strisce, stavolta meglio la Little (53.86) della primatista mondiale Muhammad (54.13). Tra i futuribili maschi, ecco uno che ha un favoloso presente, Noah Lyles, che vince i 100 metri in 9.98 (-0.4) al solito con il miglior lanciato di tutti. Mentre gli altri si irrigidiscono, lui scorre leggero e vince con gamba e braccia magistrali. Il secondo è il primatista cinese Xie in 10.04, Yohan Blake brucia in 10.07 Gatlin, partito al solito a reazione ma contratto negli ultimi 10 metri.

VINCE CHEPTEGEI, ETIOPI K.O. - Vince i 5000 metri, con fuga irresistibile e per il primo diamante ugandese nella storia della Diamond League, Joshua Cheptegei in 12:57.41, man mano avvicinato dagli etiopi Hagos Gebrhiwet (12:58.15) e dal keniano Nicholas Kimeli (12:59.05), ma imprendibile fino al traguardo. Vanno sotto i 13' anche Bekele e il campione uscente Selemon Barega. Nella finale degli 800 metri, dove il super-lavoro del pacemaker Abda (48.23) ha lanciato Nijel Amos verso un risultato da incorniciare. Il passaggio ai 600 del primatista del Botswana ha impressionato (1:14.43), ma nel rettilineo le gambe hanno ceduto, e il saggio statunitense Donavan Brazier, rimasto ben lontano dal vortice iniziale nel primo giro, ha sorpassato l'africano e vinto il trofeo in 1:42.70, record personale e terzo crono mondiale stagionale. Storico, perché è la prima volta in dieci anni di Diamond League che il montepremi più alto finisce a un atleta non africano. Nonostante il crollo finale, Amos chiude in 1:42.98, terzo il canadese McBride in 1:43.51, portando sotto l'1:44 anche il keniano Korir, l'altro statunitense Murphy e il bosniaco Tuka, tutti al primato stagionale.

SALTI SPETTACOLO - La formula di qualificarsi per la finale e ripartire da zero trova uno dei suoi apici nello straordinario epilogo del salto triplo femminile. Dopo una gara sempre al comando con 14,72, la giamaicana Ricketts perde la testa al penultimo salto di gara, dove la campionessa mondiale Yulimar Rojas trova il balzo della rabbia e centra il 14,74 (0.1) della quasi-ipoteca sul trofeo. Non è così, perché la Ricketts, mai meglio di due terzi posti quest'anno nel circuito e sempre sconfitta dalla Rojas nell'ultimo biennio, all'ultima chance segna il clamoroso 14,93 (0.0) della vittoria e del primato personale. Terza la cubana Liadagmis Povea con 14,49 (-0.4). Spettacolo, uno show che non manca mai di illuminare i teatri della Diamond League, nell'asta uomini con il terzo tentativo, altissimo e esagerato, di Sam Kendricks a 5,93, fino a quel momento secondo dietro a un Duplantis senza macchia. E' il secondo trofeo per Kendricks, che alla quota della vittoria vince con Duplantis, con il polacco Lisek e con il terzo statunitense Walsh, tutti a 5,83.

PROTSENKO, KIRT, CHEPKOECH - Per poco non riusciva lo scherzetto dell'anno scorso all'altista australiano Brandon Starc: andati fuori troppo presto Mutaz Barshim, il siriano Ghazal e il campione d'Europa Przybylko (solo 2,20), il canguro si è ritrovato in testa a 2,30 senza nessun errore, ma a 2,32 Andriy Protsenko ha messo il colpo del k.o. con un primo salto valido. A 2,30 restano Starc e il terzo, il riccioluto bulgaro Ivanov. Per Protsenko, gioia e anche amarezza per il 2,34 del miglior salto mondiale stagionale, in cui è andato vicinissimo al successo. Scherzo micidiale, realizzato all'ultimo turno, è quello di Magnus Kirt, l'estone che in extremis con un lancio di 89,13 ha messo k.o. le ambizioni del primatista di Taipei Chao-Tsun, al comando dal primo lancio con 89,05, salendo dal quarto posto alla vittoria in un colpo solo. Terzo il migliore dei tedeschi e campione uscente, Hofmann (87,49).

Sui 3000 siepi donne conferma della keniana Beatrice Chepkoech, che stravince nuovamente il trofeo in 9:01.71, guidando una fila di tre connazionali (Kiyeng 9:03.83, Jeruto 9:05.15 e Jepkemei al personale di 9:06.66). In proiezione Doha, scende il borsino dell'iridata uscente Emma Coburn, che ha chiuso la gara con un ultimo tratto in resa (9:10.01), battuta anche da una brillantissima tedesca Krause, che in 9:07.51 ha tolto quattro secondi al record nazionale e firmato la terza prestazione europea all-time, prima delle non-russe.

Senza sorprese i 400 donne, vinti dalla logica favorita Salwa Eid Naser, che in 50.24 archivia successo e trofeo-bis. Larghissimo il vantaggio sulla statunitense Wimbley (51.21) e sull'olandese De Witte (51.30). Fuori giri la giamaicana McPherson (sesta) e le due statunitensi (ultime). Il tris di diamanti assume i contorni di una collezione per Gong Lijiao, che corona il successo con un'eccezionale world lead all'ultimo lancio (20,31, primato del meeting). Gara in cui prima la tedesca Schwanitz (19,37) poi la statunitense Ealey (19,68, personale) avevano acceso le polveri. Poi è suonato l'atteso Gong, con una prima world lead di 19,90 e infine con il botto finale. Vince come da copione, ed è il primo successo extra-europeo nel giavellotto donne nella storia del circuito, anche l'altra cinese Lyu Huihui con 66,88. Mette sotto l'australiana Kelsey-Lee Barber (64,74) e la ceca Ogrodnikova (63,05).

GARE EXTRA - Doppio personal best nei 400hs uomini della serie Young Diamonds: 49.23 per il tedesco campione nazionale Preis e 49.28 dell'olandese argento europeo U23 Smidt. Nella serie femminile, successo in 56.82 della svizzera poco meno che 20enne Yasmin Giger, bronzo europeo U23. La keniana Eunice Sum, che vinse un mondiale, vince la gara degli 800 donne in 2:00.40. Nell'ormai tradizionale gara di asta nella stazione centrale, disputata ieri, successo senza nessun errore della russa Anzhelika Sidorova, che ha eguagliato il primato dell'evento con 4,87, davanti alla statunitense Nageotte (4,82) e alla canadese Newman (4,82, primato nazionale al coperto). Solo quarta Sandi Morris, settima Katerina Stefanidi.

GLI AZZURRI - Nella gara conclusiva della serata, il quartetto azzurro della 4x100 femminile (Zaynab Dosso, Gloria Hooper, Anna Bongiorni, Irene Siragusa) ha chiuso sesto in 44.17. Per le ragazze dello sprint, già qualificate per i Mondiali di Doha, un test che le lascia cronometricamente lontano dai team avversari visti stasera (i primi cinque tutti sotto i 43") ma che migliora il tempo degli Europei a squadre di Bydgoszcz. Vince la Germania in 42.22, primato europeo stagionale a un centesimo dalla world lead statunitense, davanti all'Olanda (42.28) e alla Cina (42.60). Nelle altre gare extra, sprinter azzurre in pista al Letzigrund anche nei 100 metri. Primato stagionale per Anna Bongiorni (Carabinieri) con 11.73 (-1.0) e quinto posto nella prima serie. Irene Siragusa (Esercito) non fa meglio di 12.12 (-0.6), ottava della seconda serie. Nei 110hs quinta piazza per Hassane Fofana (Fiamme Oro) con 13.90 (-0.8), colpendo il primo e il terzo ostacolo nella gara vinta dal francese campione europeo Pascal Martinot-Lagarde con 13.51.

ZURIGO - VINCITORI IAAF DIAMOND LEAGUE 2019

UOMINI DONNE
100m: Noah Lyles (USA)
800m: Donavan Brazier (USA)
5000m: Joshua Cheptegei (UGA)
400hs: Karsten Warholm (NOR)
Alto: Andriy Protsenko (UKR)
Asta: Sam Kendricks (USA)
Lungo: Juan Miguel Echevarria (CUB)
Giavellotto: Magnus Kirt (EST) 200m: Shaunae Miller-Uibo (BAH)
400m: Salwa Eid Naser (BRN)
1500m: Sifan Hassan (NED)
400hs: Sydney McLaughlin (USA)
3000m siepi: Beatrice Chepkoech (KEN)
Triplo: Shanieka Ricketts (JAM)
Peso: Gong Lijiao (CHN)
Giavellotto: Lyu Huihui (CHN)

Diamond League, freccia Lyles a Parigi: domina i 200 in 19”65 e fa meglio di Bolt
Lo statunitense toglie al giamaicano il primato sul mezzo giro di pista nella capitale francese. Triplo spettacolare con Claye che batte Taylor
È di Noah Lyles la firma più bella sulla spettacolare notte di Diamond League a Parigi. Il 22enne statunitense nei 200 sfreccia in 19”65, migliorando il primato del meeting che apparteneva a Usain Bolt. Lontanissimi, dietro Lyles, il turco Guliyev (20”01) e il canadese Brown (20”13).

TRIPLO SHOW—
Spettacolo anche in pedana, col triplo che diventa terra di conquista per Will Claye (vincitore in 18.06) e Christian Taylor (secondo in 17.82): entrambi hanno superato il primato del meeting detenuto dal leggendario Jonathan Edwards. Show anche al femminile, con la venezuelana Yulimar Rojas che vola a 15.05.

RECORD E TRIONFI— Primati del meeting anche per Sam Kendricks, che tocca i 6 metri nell’asta maschile, e Tomas Walsh, arrivato a 22.44 nel peso. Nei 400 hs si fa notare Karsten Warholm, che in 47”26 strappa il secondo miglior crono europeo di sempre. Nei 1500 uomini vince Ronald Musagala (3’30”58 per l’ugandese), Soufiane El Bakkali conquista i 3000 siepi in 8’06”42. La Diamond League chiude con le due finali di Zurigo (29 agosto) e Bruxelles (6 settembre), poi l’attenzione dell’atletica sarà sui Mondiali di Doha

Una super 4x400 maschile e la Bogliolo vince “di naso”: Italia a mezzo punto dal podio!

A Bydgoszcz la staffetta di Scotti, Galvan, Lopez e Re fa un grande 3’02”04 e Luminosa vince i 100 hs. Trionfa la Polonia, la Francia salva il 3° posto grazie alla stessa 4x400. Azzurri quarti, mai così in alto

Un’ottima Italia chiude la Super League dell’Europeo a squadre al quarto posto, a mezzo punto dal podio e a uno e mezzo dalla seconda piazza. A Bydgoszcz a far festa grande sono i padroni di casa: la Polonia, già seconda a Villeneuve d’Ascq 2017 (prima volta sul podio) stravince. Ma anche gli azzurri, mai meglio di sesti da quando la rassegna ha questo format (Leiria 2009, otto edizioni), hanno di che celebrare. L’obiettivo minimo, quello della salvezza (per le prime sette delle dodici Nazionali in lizza) non è mai in discussione. Anzi: gli azzurri, addirittura, fino all’ultima delle quaranta gare complessive, cullano il sogno di finire tra le «magnifiche tre». Il terzo posto di fine seconda giornata, nella terza e ultima, è difeso a lungo. Poi la Germania cresce di colpo e la Francia (quasi) crolla. Si decide tutto con la 4x400 maschile che chiude il programma. I transalpini, che a inizio giornata avevano 11.5 punti sugli azzurri, devono difendere un vantaggio sceso a 1.5. Edoardo Scotti, Matteo Galvan, Brayan Lopez e Davide Re, scatenati, vincono in 3’02”04: è il primo crono europeo stagionale e il migliore tricolore degli ultimi 14 anni. Ma i “cugini” sono secondi a 4/100, con la Polonia a 52. Basta per non subire il sorpasso.

CHE LUMINOSA —
Nel segno, su tutti, di Luminosa: miss Bogliolo, nei 100 hs, fa un piccolo-grande capolavoro. Accreditata del terzo tempo stagionale tra le iscritte, le mette tutte in fila e regala alla squadra 12 pesantissimi punti. La 24enne ligure di Alassio, studentessa in veterinaria, una che sino a tre anni fa si allenava una volta alla settimana, conferma l’enorme salto di qualità compiuto in questa stagione. Deve affrontare avversarie qualificate e di esperienza: si disimpegna come una provata campionessa. Esce alla grande dai blocchi, conduce sino al quinto ostacolo, poi deve subire il ritorno alla sua destra della tedesca Roleder (in bacheca un argento mondiale, un oro e due bronzi europei e un quinto posto all’ultima Olimpiade) e – trascinata dal calorosissimo pubblico di casa – della polacca Koleczek. Le mangiano centimetro su centimetro. Le tre scendono dall’ultima barriera pressoché appaiate. Serve il fotofinish a separarle. Ma il tuffo dell’azzurra (12”87 con -1.2 m/s al vento) è vincente: per due millesimi di secondo sulla Roleder, un soffio (12”867 a 12”869) e per un centesimo sulla Koleczek (12”88). “Contava solo il piazzamento – sorride la neo poliziotta – nel finale non ne avevo più, ma ho trovato il tuffo della... morte. Un successo così non era affatto scontato. E lo metto sullo stesso piano di quello del mese scorso alle Universiadi di Napoli. Anche se questo, gareggiando per la squadra, ha un sapore speciale. Con dedica ai miei allenatori, Enzo Madonia e Antonio Dotti che mi permettono di crescere gradualmente”.

ATLETI RITROVATI— La giornata, che offre anche il terzo posto della 4x400 femminile di MariaBenedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Rebecca Borga e Giancarla Trevisan) dietro Polonia e Gran Bretagna) - dodici i podi totali azzurri – rilancia pure Fausto Desalu, secondo nei 200 (20”69/-1.0) e soprattutto Alessia Trost, terza nell’alto (1.94). Il primo, dopo il grande 20”13 degli Europei di Berlino (seconda prestazione italiana all-time alle spalle di Pietro Mennea), con relativo sesto posto, in questa stagione – nonostante un 20”26 – non è sinora stato all’altezza. Ma a Bydgoszcz dimostra di essere sulla giusta strada. In curva appare un po’ impacciato, sul rettilineo si distende e finisce a soli 3/100 dal vincitore, il britannico Kilty. “Pensavo meglio, lo ammetto – dice – ci sono ancora molte cose da sistemare, ma mi resta la voglia di riscatto”. Poi Alessia: all’aperto è dal 2013 che non va più in alto di questa misura, qui ci riesce con una determinazione che, in gara, le mancava da un po’. Perché data la regola di Coppa (quattro errori al massimo), di trova con le spalle al muro dopo due nulli a 1.90 e dopo uno, appunto, a 1.94. In entrambi i casi ha il piglio giusto nella rincorsa e lo stacco deciso. “Ci voleva – sostiene – ora andrò ai Mondiali di Doha con uno spirito diverso. Questa quota mi dà fiducia: rispetto al recente passato sono riuscita a saltare più libera e più... leggera”.
TANTI ACUTI — In un contesto con pochissime controprestazioni, l’ultima giornata regala anche i quarti posti di Yeman Crippa nei 3000 (8’03”69) dopo il successo di sabato nei 5000 e, più inattesi, di Giovanni Faloci nel disco (60.25) e Sara Fantini nel martello (67.81), oltre che i quinti di Ahmed Abdelwahed nei 3000 siepi (8’34”30), di Claudio Stecchi nell’asta (con un promettente 5.66 all’esordio stagionale) e di Francesca Tommasi nei 5000 (15’49”79).

Europeo a squadre: i successi di Re e Crippa lanciano l’Italia al 3° posto!
Davide (45”35) e Yeman (13’43”30), nella Super League di Bydgoszcz, dominano 400 e 3000. Gli azzurri, con altre cinque piazzamenti da podio, in classifica alle spalle solo di Francia e Polonia

I successi di Davide Re nei 400 e di Yeman Crippa nei 5000, col contorno di una serie di prestigiosi piazzamenti, lanciano l’Italia nel paradiso dell’Europeo a squadre: gli azzurri, nella polacca Bydgoszcz, a poco più di metà dell’opera (22 gare su 40), con 170 punti, sono terzi dietro la Francia (192.5) e la Polonia (191). Domani, puntando forte soprattutto su Desalu (200), di nuovo Crippa (3000), Stecchi (asta), la Zenoni (1500), la Bogliolo (100 hs), la Trost (alto) e le due 4x400, c’è da provare a confermare la posizione. Non male considerando che, nelle sette edizioni della storia della rassegna, eredità della vecchia Coppa Europa, la formazione tricolore mai è andata oltre la sesta piazza.

CHE DOPPIETTA—
Intanto ci sono da celebrare i trionfi di Re e di Crippa. Simili, tale è il dominio esercitato dai due. Il ligure controlla fino all’uscita della seconda curva, poi – benché controvento – tra sé e gli avversari scava un solco. Chiude in un pregevole 45”35, terzo crono stagionale, quinto della carriera e rifila al secondo, il britannico Cowan, addirittura 83/100. «Speravo di scendere sotto i 45”00 – dice – ma va bene così. Qui contava portare il massimo bottino possibile alla squadra». Il trentino gioca come il gatto con il topo. Lascia sfogare lo svizzero Wanders e il tedesco Petros, che attaccano già dopo 600 metri («Era l’unica tattica che avrebbero potuto adottare»), non si scompone e, con calma, intorno ai 2300, cuce il buco. Sta con loro sornione e, a 600 metri dal termine («Come stabilito a tavolino col mio allenatore»), attacca deciso. La progressione è irresistibile. Negli ultimi metri si permette persino il lusso di aizzare il pubblico: «Ho voluto divertirmi un po’. So bene che il livello era quello che era. Ma intanto, in attesa anche dei 3000, mi confermo su standard elevati». Per quel che conta chiude in 13’43”30.

SETTE PODI— La giornata regala altri cinque piazzamenti azzurri da podio. Marcell Jacobs nei 100 (10”39/-1.4) e Marta Zenoni nei 3000 (9’08”34) sono secondi alle spalle del francese Jimmy Vicaut (10”35) e della svedese Yolanda Ngarambe (9’07”67). Stefano Sottile nell’alto (2.22), MariaBenedicta Chigbolu nei 400 (52”19) e Ottavia Cestonaro nel triplo (14.18/+1.0) sono terzi. Nell’ambito di prestazioni tutte da punto esclamativo (inficiata dal vento quella di Jacobs che poi, per un risentimento, rinuncia precauzionalmente alla staffetta, solo Sottile resta al di sotto delle attese), spiccano gli exploit di Zenoni e Cestonaro. La prima, molto accorta tatticamente al punto da attaccare alla campana, ribadisce di essere definitivamente recuperata. La seconda addirittura stupisce: incrementa il personale di 13 centimetri e, nella lista italiana all-time, col miglior salto delle ultime quattro stagioni, passa dal nono al sesto posto. Con dedica a Diego e Diletta Fortuna, azzurri e vicentini come lei, che di recente han perso Cinzia, moglie e mamma e al fidanzato Simone Zanon. rugbista della Nazionale che poche ore prima, a Dublino, ha dovuto rinunciare al test match contro l’Irlanda (sarebbe stato titolare) per infortunio. Piace anche Filippo Randazzo (quarto nel lungo con 8.00), un po’ meno Ayo Folorunso che, nei 400 hs, in lizza per la vittoria, pasticcia sull’ultima barriera e, con 56”34, è la prima giù dal podio.


Diamond League a Londra, Crippa cresce ancora nei 5000: 13’07”. Antibo adesso è a due secondi

Nella prima di due giornate, l’azzurro si migliora di quasi due secondi. Vola il norvegese Warholm: stratosferico record europeo dei 400 hs con 47”12.
Il record europeo del norvegese Karsten Warholm nei 400 hs (47”12!) illumina la prima giornata della decima tappa stagionale di Diamond League all’Olimpico di Londra. Nella quale Yeman Crippa non tradisce: il 22enne trentino, nei 5000, vola in 13’07”84. Il poliziotto, settimo, migliora così il personale centrato il 6 giugno al Golden Gala di Roma di 1”68 e consolida il proprio terzo posto nella lista italiana all-time alle spalle di Totò Antibo, che resta a non più di 2”25 (Bologna 1990) e Francesco Panetta (a 1”08). La gara non segue un copione lineare: le due lepri designate (per i primi 2 km) sono un po’ più lente del previsto e al vertice, sfumata la possibilità di una grande prestazione, il 3° (2’41”) e il 4° km (2’40”) costeranno a Yeman la possibilità del record. L’allievo di Massimo Pegoretti è però bravo a rimanere col gruppo di testa, composto da otto atleti, fino alla campana. Quando baby Jakob Ingebrigtsen scatena la bagarre. Gli risponde solo l’etiope Hamos Gebrhiwet, mercoledì in Olanda dominatore dei trials nazionali dei 10.000 in un grande 26’48”. Non pare accusare affatto la stanchezza e la volata lo premia. è lui a vincere (13’01”28”), ma non da meno è Ingebrigtsen che, con 13’02”03, firma il record nazionale e quello europeo junior. Prima di Crippa, un altro uomo del Vecchio Continente, il britannico Andrew Butchart, 5° col record scozzese (13’06”21).
GIGANTESCO WARHOLM —
Il protagonista assoluto è Warholm: il 23enne campione del mondo in carica – conquistò il titolo due anni fa proprio su questa pista – non gareggia dal meeting di Oslo di oltre un mese fa, quando con 47”33 già limò il primato continentale. Si supera. E di gran lunga. È autore, in solitario, di una gara pressoché perfetta. E diventa il settimo uomo al mondo all-time. Esattamente come, al femminile, la giamaicana Danielle Williams nei 100 hs: dopo un 12”41 in batteria, vince la finale con 12”31 (+0.8), miglior prestazione mondiale stagionale. Ce una terza prestazione che si colloca in testa alla lista dell’anno: il sudafricano Luvo Manyonga, nel lungo, atterra a 8.37 (+1.1).
SIMBINE E THOMPSON OK— Sudafrica anche nei 100: per merito di Akani Simbine che spara un bel 9”93 (+0.5), davanti al britannico Zharnel Hughes (9”95, miglior crono europeo 2019) e Yohan Blake (9”97). Dopo il giapponese Yuki Koike (perdonale di 9”98), quinto è Andre De Grasse che, con 9”99, torna sotto i 10”00 per la prima volta dopo tre anni. Anche Adam Gemili, sesto con 10”04, è redivivo: non andava così forte da quattro. Vola pure Elaine Thompson che nei 200 scrive 22”13 (+1.1). Da notare il k.o. di Christian Taylor nel triplo (17.19 contro il 17.53 di Pedro Pablo Pichardo)e l’infortunio muscolare patito da Nijel Amos dopo 140 metri di un 800 vinto dal keniano Ferguson Rotich in 1’43”14.

Si rivela il cinese Zhenye Xie, 19”88 sui 200!

Il 25enne, nella seconda giornata della decima tappa del circuito, si migliora di 28/100 e fa il record asiatico (Desalu 6° con 20”51). La Hassan firma quello europeo dei 5000 (14’22”12) vinti dalla Obiri con 14’20”26, miglior prestazione mondiale 2019 come per la 4x100 britannica (37”60) e l’etiope Tefera nel miglior (3’49”45)

Avviso ai naviganti: la Cina, adesso, ha anche uomini veloci. Molto veloci. Per informazioni rivolgersi a Zhenye Xie. Il 25enne, quarto sui 60 agli ultimi due Mondali indoor, allunga la gittata e a Londra, a sorpresa, domina i 200 della seconda giornata della decima tappa stagionale di Diamond League. Al cospetto di avversari di tutto rispetto, spara un 19”88 (+0.9) che vale quale record asiatico. Non male per uno che, forte di un 6”55 sui 60 al coperto e di un 9”97, sulla distanza non vantava meglio di 20”16 (Osaka 2018).

Zhenye Xie, pedina fissa della 4x100 quarta all’Olimpiade di Rio 2016 e seconda e quarta ai Mondiali di Pechino 2015 e Londra 2017, con questo risultato entra in una nuova dimensione. Regolando, con una grande seconda parte di gara, gente come il britannico Miguel Francis 819”97) e il brasiliano Aldemir Junior (20”17). Sesto, con 20”51, è Fausto Desalu, unico azzurro di giornata. Il finanziere, certo non favorito dalla prima corsia, corre una buona curva, è ottimo in uscita dal rettilineo, ma soffre negli ultimi 50, irrigidendosi soprattutto negli arti superiori. La prestazione però, dopo il 20”26 del 30 giugno a La Chaux-de-Fonds, va nel complesso valutata positivamente. Il bello è che la Cina, con Wenjun Xie, si impone anche nei 110 hs (13”28/+0.4).

Londra, la prima giornata
Crippa, nei 5000 a 2' dal record di Antibo
HASSAN, ALTRO PRIMATO— Il meeting regala un altro primato continentale, un secondo europeo dopo il grandioso 47”12 di sabato del norvegese Karsten Warholm nei 400 hs. Lo firma nei 5000 l’olandese Sifan Hassan. La fresca primatista del mondo del miglio è terza in 14’22”12, proprio record limato di 22/100 (Montecarlo, 13/7/18). In volata, finisce alle spalle di due super keniane: Hellen Obiri (14’20”26, miglior prestazione mondiale stagionale) e Agnes Tirop (14’20”68).
GRAN BRETAGNA, CHE 4X100— Lo stadio Olimpico, come sempre, regala diversi botti. I 400 sono del redivivo giamaicano Akeem Bloomfield (44”40), il miglio dell’etiope Samuel Tefera (3’49”45, altra miglior prestazione mondiale 2019, con 15/100 di margine su Filip Ingebrigtsen, al record norvegese), l’alto di Majd Eddin Ghazal (2.30), con Mutaz Barshim a 2,27 e il disco del sempre più solido svedese Daniel Stahl (68.56). Tra le donne brillano l’infinita Shelly-Ann Fraser, 10”78/+0.7 sui 100 davanti a Dina Asher-Smith (10”92) e la tedesca Malaika Mihambo, costante oltre i sette metri (7.02/-0.5) . Poi, su tutto, il 37”60 nella 4x100 maschile della Gran Bretagna di Ujah, Hughes, Kilty e Mitchell-Blake: nessuno, quest’anno, ha corso più forte.


Jacobs boom: a Padova fa 10”03 sui 100. Meglio solo Tortu e Mennea
Il 24enne bresciano nato in Texas, nel 33° meeting patavino, si migliora di 5/100

Marcell Jacobs boom: il poliziotto bresciano nato in Texas, al 33° meeting di Padova, nei 100 vola in 10”03 (+1.7), terza prestazione italiana all-time alle spalle di Filippo Tortu (9”99) e Pietro Mennea (10”01). Per il 24enne allievo di Paolo Camossi il progresso sul personale (Savona 2018) è di 5/100: quanto basta per scavalcare nella lista nazionale Simone Collio (10”06) e staccare Carlo Boccarini (10”08).

SUPER VOLATA—
La sua volata, aiutata da una folata di vento generosa, ma entro i limiti, è pressoché perfetta. Marcell, schierato in quinta corsia sulla pista blu del rinnovato stadio Colbachini, ha azione molto rilassata, ma estremamente redditizia. Presto in testa, rifila 8/100 al giapponese Yuki Koike e 9 al blasonato britannico Adam Gemili. Che l’azzurro fosse in condizione, del resto, lo aveva dimostrato anche di recente: dopo il 10"13 dell’11 giugno a Turku, in Finlandia, dieci giorni fa a Trieste aveva corso prima in 10”11 e poi 10”10.


ROJAS SÌ, LASITSKENE NO— Nel resto di un meeting di alto livello, sotto le attese Mariya Lasitskene – non oltre 1.94 in alto – impressiona la venezuelana Yulimar Rojas, capace di 14.87 (+1.8) nel triplo davanti all’emergente cubana Liadagmis Povea che, con 14.64 (+1.6) ribadisce il suo nuovo status. Bene anche Shelly-Ann Fraser: la giamaicana due volte campionessa olimpica della specialità, vince i 100 con 11”00 (+1.1). E non finisce di stupire il botswano Njgel Amos: vince la seconda serie dei 400 col personale di 44”99 e diventa il primo uomo della storia a essere sceso sotto il muto dei 45”00 e, in contemporanea, sotto quello dell’1’42”00 negli 800. In chiave italiana conferma tra gli ostacoli alti di Hassane Fofana, secondo nei 110 con un 13”46 appena ventoso (+2.3) e di Luminosa Bogliolo, 12”80 (+2.4) nella batteria dei 100, prima di rinunciare precauzionalmente alla finale. Fausto Desalu, nei 200, è 5° con 20”66 (+1.1)

Montecarlo, record del mondo sul miglio donne: Hassan 4’12”33. I 100 a Gatlin: 9”91
Nella nona tappa di Diamond League l’olandese strappa il primato alla russa Masterkova. Amos 1’41”89 sugli 800, sui 100 Gatlin batte Lyles: 9”91 a 9”92. Falsa partenza nel giro di pista ma i 3 delle corsie esterne non se ne accorgono, compreso l’azzurro che poi chiude ultimo in 46”21
La nona tappa di Diamond League regala un record del mondo: lo firma l’olandese Hassan nel miglio, corso in 4’12”33, 23 centesimi meglio di Svetlana Masterkova, che nel 1996 a Zurigo corse in 4’12”56. La gara era dedicata a Gabe Grunewald, la mezzofondista statunitense morta qualche settimana fa dopo una decennale battaglia contro il cancro.
I 100 A GATLIN— Justin Gatlin ruggisce ancora: sui 100 il 37enne statunitense dà una lezione al giovane Noah Lyles, battendolo sul filo (9”91 contro 9”92). Terzo un altro statunitense, Michael Rodgers, in 10”01.
SUPER 800 CON AMOS— Ancora più impressionanti gli 800 maschili: le lepri fanno passare il gruppo alla campana in un assurdo 48”8, Nijel Amos resta in testa e nei 100 finali fa un forcing incredibile, chiudendo in uno straordinario 1”41”89: è il miglior crono del 2019, a 16/100 dal personale firmato nel 2012 nella mitica finale dei Giochi di Londra con il record del mondo di David Rudisha (1’40”91). Va fortissimo anche in keniano Rotich, secondo in 1’42”54. Veloci anche gli 800 donne, pur privi di Caster Semenya: vince la statunitense Ajee Wilson in 1’57”73, davanti alla giamaicana Goule (1’57”90) e alla britannica Muir (1’58”42).
CAOS 400— Falsa partenza sui 400 uomini, ma gli occupanti delle tre corsie più esterne non se ne accorgono. Tra loro c’è anche il neoprimatista italiano Davide Re, che si ferma dopo 200 metri, mentre Jonathan Jones si fa tutto il giro di pista protestando poi per non aver sentito lo sparo. Jones come Zambrano protestano, non vogliono correre. Re invece è al via della gara dopo 10 minuti, regge per 200 metri a fianco di Gardiner ma poi inevitabilmente cede nell’ultimo rettilineo, chiudendo ultimo (46”21), mentre il bahamense vince in 44”51.
400 HS— Il meeting si apre con il botto: nei 400 hs femminili la statunitense Sydney McLaughlin ha firmato il miglior tempo stagionale correndo in 53”32, davanti alla connazionale Ashley Spencer (54”46).
ALTRE GARE— Fioccano le grandi prestazioni in molte altre gare. L’asta maschile conferma il momento di grazia di Piotr Lisek, che in un colpo solo firma il limite mondiale stagionale, il primato del meeting e il record di Polonia con 6.02, fallendo poi tre volte a 6.06; secondo Duplantis e terzo Braz, entrambi a 5.92. Sui 1500 dà spettacolo il keniano Timothy Cheruiyot, primo in 3’29”97 davanti al norvegese Jakob Ingebrigtsen (3’30”47) e all’ugandese Ronald Musagala (3’30”58). Sui 3000 siepi si va fortissimo: il marocchino Soufiane El Bakkali brucia nel finale il keniano Kigen (8’05”12) e firma la miglior prestazione stagionale in 8’04”82, mentre l’azzurro Chiappinelli chiude in 8’26”93. Il giavellotto parla tedesco con Andreas Hofmann (87.84), ma superano gli 85 metri anche l’estone Kirt (87.47) e l’altro tedesco Roehler (86.04). Grande tempo nei 100 hs: trionfa con lo stagionale la statunitense Kendra Harrison (12”43/+0.1), a tre centesimi dal miglior tempo del 2019. Vittoria “normale” di Maria Lasitskene nell’alto: la russa sale a 2.00, fallendo tre volte l’assalto ai 2.04. La seconda, la bulgara Demireva, chiude a 1.94. Nei 200 donne vince Shaunae Miller-Uibo: la bahamense, in pista con i capelli colorati di rosa, si impone in 22”09. con la giamaicana Thompson seconda in 22”44 e la rediviva Schippers terza in 22”45. Nel triplo maschile è derby statunitense: si impone Christian Taylor con 17.82, 7 cm meglio di Will Claye.

Tortu è settimo (10.21) nei 100m della tappa statunitense della Diamond League IAAF. Coleman è super (9.81), l'olandese Sifan Hassan firma il record europeo dei 3000 (8:18.49), Maria Lasitskene sale a 2,04 nell'alto.

Filippo Tortu corre in 10.21 ed è settimo nei 100 metri di Stanford, sede dell'edizione 2019 del Prefontaine Classic, in quella che è stata con ogni probabilità una delle gare migliori della tappa statunitense della IAAF Diamond League. L’azzurro, allineato con i migliori sprinter del globo, non parte benissimo (peraltro, al cospetto di diversi partenti di primo piano), ma nel lanciato si difende, finendo per non sfigurare in un contesto da brivido. Vince Christian Coleman in un sensazionale 9.81 (-0.1), la cifra del mondiale stagionale 2019, precedendo l’eterno Justin Gatlin (37 anni compiuti nel febbraio scorso), secondo in 9.87, e il britannico Zharnel Hughes, terzo in 9.97. Per Tortu, una nuova lezione di sprint alla scuola dei più grandi, esperienza formativa utile nel suo personale percorso di crescita.

La pedana dell’alto femminile regala una serata (anzi, un pomeriggio, nell’assolata California) da ricordare: la russa Maria Lasitskene, stimolata dalla statunitense Vashti Cunningham e dall’ucraina Yaroslava Mahuchikh (18 anni non ancora compiuti), sale a 2,04: le due avversarie si spingono fino a 2,00, pungolandola come non le accadeva da tempo. Emozioni forti anche dai 3000 metri al femminile. Sifan Hassan corre una sensazionale gara di rimonta, vincendo a ritmo di record europeo: il suo 8:18.49, oltre che primato continentale, è la quarta prestazione mondiale di sempre, la prima di una atleta non cinese nella lista all-time. L’olandese compie il prodigio negli ultimi 500 metri, recuperando sulle etiopi Gidey (terza in 8:20.27) e Dibaba (quarta in 8:21.29), e trascinando la tedesca Kostanze Klosterhalfen al secondo posto in 8:20.07. In sette finiscono al di sotto degli 8:30, in 12 sotto gli 8:40, per quello che è con ogni probabilità uno dei più grandi 3000 metri di sempre.

Sensazionale cavalcata di Rai Benjamin nei 400hs. Il 22enne statunitense domina la corsa, e firma il mondiale stagionale fermando il cronometro a 47.16, soli 14 centesimi oltre il proprio limite personale; il secondo classificato, Kyron MacMaster, finisce a quasi due secondi, in 48.94. Mondiale stagionale anche nei 3000 siepi donne, ad opera della keniana Beatrice Chepkoech, autrice di una corsa tutta di testa (e in solitaria) da 8:55.58, con la statunitense Erma Coburn seconda al traguardo (9:04.90) malgrado una caduta occorsa dopo circa due terzi di gara. Sorpresa (relativa) nell’asta uomini, con il 20enne svedese Armand Duplantis unico a superare i 5,93 (poi anche tre tentativi falliti a quota sei metri), e capace quindi di imporsi su Sam Kendricks (USA), secondo con 5,88.

Nel match annunciato tra la britannica Dina Asher-Smith e la giamaicana Elaine Thompson, regine mondiali dello sprint, la vittoria nei 200 metri finisce per aggiudicarsela la nigeriana Blessing Okagbare, che sfrutta pienamente i quasi due metri di vento alle spalle (+1.9) per chiudere in un eccellente 22.05; la Thompson è seconda in 22.21, Asher-Smith terza in 22.42, precedendo la quattrocentista Salwa Eid Naser, quarta – davanti a molte specialiste – con il personale di 22.51. Sorpresa anche nel getto del peso uomini: il padrone di casa, Ryan Crouser, deve inchinarsi al brasiliano Darlan Romani, ormai inarrestabile nella sua scalata al vertice: con 22,61 il sudamericano centra il primato della Diamond League, mentre Crouser, pur capace di un eccellente 22,17, finisce sconfitto.

Il ritorno di Caster Semenya ai “suoi” 800 metri produce una nuova prestazione di livello mondiale: la sudafricana si impone in 1:55.70 (non lontano dal mondiale stagionale, l’1:54.98 da lei stessa realizzato a Doha il 3 maggio), con il consueto ampio distacco su tutte le altre, guidate dalla statunitense Ajee Wilson (1:58.36). Soluzione allo sprint nei 1500 metri al femminile: la spunta la keniana Faith Kypiegon (3:59.04), che piega la resistenza della britannica Laura Muir (3:59.47), e della statunitense Shelby Houlihan (3:59.64), al termine di un ultimo giro al calor bianco: le prime cinque terminano nello spazio di poco più di un secondo. In campo maschile si corre il miglio, e nell'ultimo giro la caccia dei fratelli Ingebritsen (in questo caso, Filip e Jakob) finisce per incepparsi, per una combinazione tra contatti e traiettorie di corsa tutt'altro che indovinate: ne approfitta il keniano Timothy Cheruiyot, che vince in 3:50.49; anche in questo caso in cinque terminano nello spazio di poco più di un secondo.

L’attesa per il giro di pista di Michael Norman rimane parzialmente delusa: lo statunitense vince in un buon 44.62, ma non arriva il risultato iperbolico da molti predetto, dopo il 19.70 sui 200 metri del Golden Gala. Norman è cauto in avvio, e finisce probabilmente col pagare (anche) l’assenza di punti di riferimento di livello adeguato; podio completato dai connazionali Montegomery e Kerley, 45.12 e 45.33. Nulla più che routine nei 100m donne: l’ivoriana Marie-Jose Ta Lou si impone in 11.02 (+0.3), superando la statunitense Hobbs, 11.04, mentre protagoniste annunciate come ShaCarri Richardson (11.15) e soprattutto Shelly-Ann Fraser-Pryce (addirittura 11.39) finiscono battute. Ordinario anche il 13.24 (+0.3) che regala allo spagnolo Orlando Ortega il successo nei 110hs, cinque centesimi di margine sul francese Belocian e sul giamaicano McLeod (13.29 per entrambi, ma classificati nell’ordine). Nel meeting dedicato a Prefontaine, il mezzofondo offre gare su distanze della tradizione anglosassone: il keniano Joshua Jeptegei vince la prova sulle due miglia in 8:07.54, resistendo al ritorno dello statunitense Paul Chelimo (8:07.59).




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